Dalla Terra

Serie: Emotikon

Ci sono volte in cui la ragione non sostiene la realtà, poiché essa si piega all’assurdo, all’ignoto. E quel che sta oltre la colonna fa il giro, si manifesta e ci viene incontro con un sorriso, prima di sferrarci una carezza penetrante.

Allo stesso modo, il gelo ramifica nel corpo di chi si sveglia in un campo, scavandosi un’uscita dalla terra umida con le proprie mani.

Questo è l’unico modo che ho per descrivere il mio risveglio, per descrivere le sensazioni, le emozioni, le percezioni e le pulsioni di quelli come me.

Mi dispiace e mi scuso già da ora se doveste trovarvi a rileggere per cercare un senso alle mie parole, ma ho provato, ho tentato a renderle… normali.

Allo stesso modo, provate a venire incontro alle mie elucubrazioni: un povero cristiano che si è trovato solo, di notte, in un campo, con la terra a riempire qualsiasi orifizio del viso, mentre i boschi e la fauna attorno urlavano contro i suoi sensi.

Sollevatomi lento da terra, il mondo prese a tempestarmi di stimoli e tutti i miei sensi agognavano libertà, quiete, silenzio.

L’erba, le foglie che si sfregavano tra loro, le rane nella roggia poco lontana, i grilli, le cavallette, conigli e tutto ciò che le selve ospitavano. Il caos selvatico vociava quanto una metropoli, e tutto urlava contro un microfono, il cui jack era infilato direttamente nella mia scatola cranica.

Avrei starnutito, se solo ne fossi stato in grado, ma mi sentivo graffiato dall’aroma intenso della terra umida e del prato, infilati su per il naso come tamponi imbevuti di periferia milanese distillata.

E passo dopo passo, mi trovai a farmi largo tra i rami di arbusti e alberi all’ingresso di una macchia boschiva. Non claudicavo, ero sicuro dei miei movimenti, rapido e attivo: ogni parte di me rispondeva alla perfezione agli impulsi, senza un minimo sentore di ciò che mi ha condotto dove ero.

Come se nulla mi fosse capitato.

Come se non fossi stato sepolto vivo.

Tutto era entropicamente chiaro alle mie membra, mentre la mente non decriptava bene i segnali cacofonici, filtrati dai sensi.

In uno sforzo dell’anima, contrattasi come un muscolo, un’innaturale luminescenza regalò dettaglio a tutto quel che il mio sguardo catturava.

E incuriosito da quel che un sicomoro avrebbe potuto donarmi, carezzai malizioso la sua corteccia, con la stessa cura di un preliminare a luci spente. Gli scricchiolii della fibra interna vagivano, progenie del vento che dondolava delicato tutto il fusto dalla cima.

Piccoli insetti traversavano lesti il dorso della mia mano, i cui polpastrelli si perdevano tra i canyon lungo la corteccia; da quelle insenature la vita brulicava con parole arcane, trasportate da voci sottili.

Mi sentivo, per la prima volta nella vita, parte di ogni elemento e io stesso ero un elemento che componeva il grande algoritmo. Ero strafatto di… qualcosa, senza comprendere quale prodigio circolasse dentro di me.

La volontà guidava fili eterici, annodati a ogni mia libra di carne, guadagnando sempre più fluidità e coordinazione con l’appacificarsi dei sensi. E in tutto questo, io non cessavo di avanzare, seguendo un sentiero tracciato unicamente da un navigatore sconosciuto.

Attraverso le mie pupille, il bosco si fece sempre più chiaro in un tripudio di toni cangianti e tutto aveva una parte insolita nello spettro del visibile, compresi i suoni… e forse anche gli odori.

Le mie unghie, infatti, insolitamente affilate, tracciavano ferite nel tempo: quando muovevo le dita davanti ai miei occhi, le scie energetiche, come percorsi colorati, permanevano per qualche secondo, per poi raggiungere l’ultima posizione, quando ogni falange cessava il suo agire.

Di fronte a quel prodigio, in qualche sentiero della mia ragione, trovai un segno, qualcosa di superiore, qualcosa oltre un sipario di tulle, un velo leggero indossato da ogni uomo, e questo copre ognuno dalla testa ai piedi. È un limite che ovatta ogni delizia, lasciata lì, inaccessibile.

Ammirando le mie mani, saggiando nuovi stupori di secondo in secondo, m’accorsi dei riflessi lunari dosati sulle unghie: lunghe, dure e acuminate.

Sapevo e so che alcune parti di un corpo, seppur morto, continuano a crescere.

Le unghie erano tra queste.

Ma perché ora quel plumbeo pensiero?

Ero vivo. Ero lì a vagare per i boschi delle Groane.

Era una sensazione dettata dalla mia emersione dalla terra?

Portai così l’indice a curiosare nell’orecchio destro, scovando parti di terriccio ancora insidiate in profondità; quando fu abbastanza pulito non riscontrai però sollievo, come se nulla fosse cambiato da prima. Non ebbi mai, dal mio risveglio, il senso di ottundimento all’udito.

Ripetei lo stesso procedimento, poggiato a un pino, per il naso, e liberai le narici piano piano, scaccolando terra e muco solidificati insieme.

Ancora nessun sollievo.

Nessuna liberazione.

In cuor mio, sentivo l’anima librarsi leggera all’interno del corpo, come se esso fosse vuoto, solo un involucro. E la mia essenza si muove da un’estremità di carne all’altra, ora sganciata da una catena ossidata che prima la teneva prigioniera.

Un mistico cordone ombelicale era stato reciso e io mi sentivo nuovamente partorito dalla terra, ed ero ancora ricolmo del suo utero.

Mi passai le mani sugli abiti da sera che indossavo e rimossi le zolle più di terra più importanti ancora attaccate. E tastando qui e là, all’interno della giacca, tra le pieghe della camicia, mi accorsi che molto era mutato anche nell’aspetto.

Sentivo la mia pelle sottile e tutto lo strato che prima la separava dalle ossa non esisteva. Le unghie, allora, scavarono leggermente la cute: ero io a guidarle nella recisione della carne, e non comprendevo il perché. Un’atavica curiosità mi costringeva a spingere le punte acuminate sempre più a fondo, facendo fatica a creare un varco, un taglio.

Quel che percepivo non erano altro che brevi e intense scosse che allarmavano tutto il sistema, danneggiato in superficie. Non era vero dolore, bensì una semplice consapevolezza.

Nessuna sofferenza, solo altra meraviglia per quel che mi stava accadendo o che già mi era accaduto.

Mi scossi quando percepii ciò che covavo di viscoso all’interno, e quando finalmente un taglio mi sorrise, io non potei far altro che inginocchiarmi di fronte all’evidenza: ero solo una sacca di materiale denso, e quello non era sangue. Nonostante fosse rosso, la sua consistenza era più compatta, quasi non volesse abbandonarsi alla gravità.
Forse ero io a non volere che la strana materia vermiglia mi abbandonasse, ed essendo parte di me, rispondeva al mio volere. Forse era così, o semplicemente ero davvero strafatto e mi avevano violentato, per poi tentare di seppellirmi da qualche parte.

Nulla aveva senso.

Ma in quel momento aveva poca importanza, perché fari di auto sfrecciavano su strade poco lontane, e i molti occhi luminosi della civiltà mi chiamavano di nuovo a solcare l’asfalto.

Serie: Emotikon
  • Episodio 1: Dalla Terra
  • Episodio 2: L’Incrocio
  • Episodio 3: Il Bimbo in Pasticceria
  • Episodio 4: Il Colore Rosso
  • Episodio 5: Il Dedalo Mentale
  • Episodio 6: La Lunga Notte
  • Episodio 7: Sfiorare l’Azzurro
  • Episodio 8: La Materia Rossa
  • Episodio 9: Le Fata Notturna – Finale di Serie
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    Commenti

    1. Vanessa

      Ciao Bellard, questo ritorno alla vita, mi ha affascinato. È stato come osservare una danza macabra in un certo senso; traspare molta oscurità, innumerevoli dettagli ed emozioni. Proseguirò sicuramente nella lettura 🌺

    2. Fabio Volpe

      Ciao, la cosa bella di questo racconto è che ho sentito davvero la terra, il sapore umido dell’erba e di tutti quegli elementi che circondano la scena. C’è qualcosa che va oltre quello che scrivi, qualcosa di cupo ma che nasconde qualcos’altro. Devo solo capire cosa. Per il momento ti faccio i complimenti e continuo a leggere.
      Alla prossima

    3. Giuseppe Gallato

      Ciao Bellard. Ti faccio i complimenti per questo inizio serie, scritto con uno stile davvero interessante, capace di catturare sin dalle prime battute. Ciò che apprezzato più di ogni altra cosa è l’incipit, a mio avviso uno degli elementi più importanti. Proseguo con la lettura. 🙂

    4. Antonino Trovato

      “In cuor mio, sentivo l’anima librarsi leggera all’interno del corpo, come se esso fosse vuoto, solo un involucro. E la mia essenza si muove da un’estremità di carne all’altra, ora sganciata da una catena ossidata che prima la teneva prigioniera.” Preferisco esordire con queste splendide parole presenti nel racconto, uno stralcio che mi ha letteralmente catturato, perché da sempre immaginiamo la nostra essenza come incatenata alle imperfezioni del corpo, e tu l’hai liberata in un’esistenza rinnovata oltre la nostra limitata razionalità. Le tinte oscure si mischiano magistralmente con una grande vena poetica, laddove le vecchie sensazioni diventano un’unica cosa con la rinascita a nuova vita. Sottolineo i bei dettagli di carattere introspettivo, curati e profondi, a mio avviso, senza perdere fascino e scorrevolezza e una punta di ironia nera che non guasta mai. Beh, riassumo in due parole: mi piace! Ho già visto altri episodi, li gusterò con calma! Alla prossima!

      1. Bellard Richmont Post author

        Caspita. Neanche per i miei romanzi ricevo commenti o recensioni così… ti ringrazio di cuore.

    5. Micol Fusca

      Ho trovato la serie questa mattina e mi ci sono gettata d’impulso. Sono un’amante del paranormale, la confort zone che non mi abbandona nella lettura e nella scrittura. Ho trovato questo primo episodio poetico. Non chiedermene motivo, ma ho sentito nella tua scrittura una forte appartenenza al decadentismo. Centellinerò i tuoi racconti, uno alla volta, per poterli assaporare con cura.

      1. Bellard Richmont Post author

        La cosa strana, cara Micol, è che si tratta di una storia sorta proprio in concomitanza a una mia immersione in letture romantiche e decadenti. E ho tentato di rendere “contemporaneo” questo concetto; ripeto, ho “tentato”, poi i mostri sacri sono sicuramente altri. In ogni caso, ti ringrazio per avermi letto e son contentu tu abbia apprezzato.

    6. Tiziano Pitisci

      Ciao, hai saputo creare un’atmosfera densa e cupa, indugiando su molti dettagli capaci di restituire al lettore una scena vivida e palpabile. Buono il cliffanger, aspetto il secondo episodio.

      1. Bellard Richmont Post author

        Ti ringrazio tantissimo per avermi letto. Il secondo episodio dovrebbe arrivare a breve; giusto il tempo dell’approvazione da parte della piattaforma. 😉

      1. Bellard Richmont Post author

        … e pensa che succede quando non lo fai! Ahahahah! Come già fatto nel mp in maniera più elaborata, ti ringrazio.

      2. Bianca Heinz-Kurstermann

        Ops, invece di risponderti ho scritto un nuovo messaggio, e non vedendolo sotto al tuo pensavo la piattaforma non l’avesse preso… eh, niente! Io e la tecnologia siamo nemici <.<'