Danza Macabra (parte I)

Serie: La Dannazione dei Corvi

  • Episodio 1: Danza Macabra (parte I)

Orsilia, Regione di Neapis, Anno 1011 dell’Era del Tetramorfo

Ai primi vagiti dell’alba, un sedicenne Mavio Crowen saliva le strette scale della torre nord del castello seguito dall’eco dei propri passi. I gradini di marmo erano tappezzati di una moltitudine di colori, irradiati dalle vetrate artistiche. Gli occhi del ragazzo imbrigliavano quel gioco di luci, ravvivando i dischi scarlatti attorno alle iridi. I capelli nero corvino, al contrario, si confondevano tra gli strati di ombre agitate dal riverbero del vassoio ammantato d’argento, che teneva saldamente fra le mani.

Raggiunte le stanze del viceré all’ultimo piano, Mavio bussò alla porta dello studio ticchettando con l’anello di ferro di cui la mano era ornata. Sapeva che non lo avrebbe trovato nella sua camera.

«Maestro Galad? Maestro Galad?!» Nulla, tutto taceva dall’altra parte.

«Di nuovo» mormorò seccato tra sé e sé.

Aprì la porta, lentamente, destando il tenue cigolio delle cerniere. La stanza, trafitta da fasci di pulviscolo che passavano dalle finestre chiuse, occupava gran parte dell’ultimo piano, eppure non bastava a soddisfare le esigenze di spazio del viceré. Sul pavimento si ergevano colonne di scartoffie più alte del ragazzo, che di certo non era basso. Guai a farne crollare una, si sarebbe scatenato un effetto a catena di proporzioni bibliche, con il risultato di settimane e settimane perse a riordinare tutto. Ogni volta che le vedeva si chiedeva sempre come il suo mentore riuscisse a prendere i documenti che gli servivano senza scatenare un disastro. Inutile dire quanto fu difficile muoversi, districandosi in quel domino di carte – come un giocoliere in mezzo a delle piante carnivore – ricoperte di polvere e puzza di cantina una cantina abbandonata, umida e divorata dalla muffa.

Calpestò involontariamente diversi pesciolini d’argento: insetti, famelici di quasi ogni sorta di materiale commestibile, specie la carta. Disgustosi.

Dopo essersi lasciato dietro una sfilza di infimi cadaveri, intravide finalmente gli scaffali e i mobili straripanti di libri. Infine, vide la scrivania, trovando dall’altra parte il caro maestro appisolato sulla lussuosa poltrona. La testa leggermente piegata in avanti e le guance flaccide, nascoste dalla barba bruna scheggiata da chiazze grigie, che si ingrossavano e svuotavano a ogni espiro dalla piccola crepa fra le labbra, con i capelli appassiti dal bianco che cascavano sulle spalle come fili di ragnatela. Sopra le ginocchia poggiava distesa la cara volpe domestica, Orfen VIII, sulla cui pelliccia grigia brizzolata premeva delicatamente l’esile mano con le unghie annerite di inchiostro. Percepita la presenza del ragazzo, la bestiolina drizzò le orecchie saettando gli occhi ambrati su di lui, impegnato a liberare un po’ di spazio sulla scrivania per poggiarvi il vassoio. Era il caos più totale. Piume d’oca consumate, calamai vuoti, rotoli di pergamena su altri rotoli e un numero incalcolabile di lettere aperte sparse ovunque. Diverse volte aveva provato a dettare un po’ di ordine, ma con scarsi risultati..

Riuscito a deporre il vassoio, concesse qualche coccola alla volpe che si beava tra le carezze e le grattate, specie sotto il collo, ringraziando con una coda assai felice.

«Sei una pessima volpe da guardia, lo sai?» la rimproverò divertito.

Dopo ciò si dedicò finalmente a Galad che ancora dormiva. Si protese verso lui con l’intenzione di scuoterlo finché non sentì il freddo pungente del ferro premere sotto la mandibola nella forma di un sottilissimo pugnale.

«Mai abbassare la guardia dinanzi a una facile preda» affermò il vecchio con occhio socchiuso ma lesto.

Il ragazzo sorrise, per nulla sorpreso. Solo allora il viceré si accorse del pugnale, uguale a quello che impugnava, rivolto al suo ventre.

«Perché è in quell’istante che la preda diventa predatore» aggiunse Mavio con tono solenne, osservando: «Con questa stiamo a tre», giocherellando con il coltello.

«È proprio vero, il tempo non lascia indietro nessuno. Triste realtà».

«Forse un po’ di tempo nelle stalle farà bene al tuo ego».

«Se preferite che siano altri a entrare nel vostro studio mentre dormite, prego, fate pure» ribatté, riponendo l’arma in una cucitura segreta nelle vesti.

«Attento, Mavio, perfino un arto è sacrificabile in favore della sopravvivenza, ricordalo».

Mi chiedo allora chi sia l’arto e chi la testa, avrebbe voluto rispondere il ragazzo anziché limitarsi ad annuire con un paziente «Sì, maestro».

«Novità su Sottile Canto?» domandò Galad,  come a parlare di faccende mondane.

«Il nostro esercito starà assalendo la città proprio mentre parliamo» spiegò Mavio, portandosi alle finestre per aprire uno spiraglio. Erano ad arco, rivestite all’esterno di un telaio di ferro con intrecci a rombo eccetto per il riquadro al centro, che lasciava passare una tenue brezza sufficiente a dar sollievo ai polmoni tumefatti dall’aria malsana della stanza.

«I pronostici ci vedono sul filo del rasoio. Seimila dei nostri contro ottomila dei loro,  in campo aperto. Se Vena delle Ninfe verrà meno…».

«Claus terrà fede all’accordo» interruppe il vicerè. «Tradire la mia fiducia può costare caro. Lo… lo sa bene».

Improvvisamente si massaggiò la fronte con aria sofferente.

«Maestro, tutto bene?» Si avvicinò preoccupato il ragazzo.

«Sì, sono solo un po’ stanco».

«Vi capita spesso ultimamente, le notti insonni non vi giovano. Dovreste riposarvi un po’».

«Come se avessi scelta» disse, con sorriso amaro. «Ma ora vediamo cosa ci offre la cara Adelia».

Mavio evitò di insistere, farlo significava rischiare veramente di lavorare nelle stalle. Alzò il coperchio del vassoio liberando un’eruzione di aria calda che celò per qualche istante due salmoni affumicati e due grosse pagnotte, il tutto adornato da fette di limone insieme all’odore aromatico di spezie che deliziavano l’olfatto e stimolavano l’appetito.

«Esagera come sempre».

«Sa che lei tende a saltare il pranzo, e alle volte anche la cena».

«Mi chiedo da chi l’abbia saputo» disse il mentore inarcando un sopracciglio.

«La servitù ama spettegolare, maestro».

«Sui miei pasti, Mavio?».

«Beh, non è che su di lei ci sia molto altro di cui chiacchierare da un decennio a questa parte».

«Il braccio, Mavio. Il braccio!» ammonì il viceré divertito, dopodiché immerse delicatamente le mani nella ciotola d’acqua calda portata insieme alla colazione, lavandosi faccia e collo. Prima ancora di mangiare concedette a Orfen VIII il primo morso, come solito, dandogli una porzione generosa della tenera carne bianca.

«Lo sa, vero, che i suoi piatti vengono assaggiati da quattro dei migliori maestri della coppa di tutto il regno?».

«Quelli del Re, invece, da sette ma non vedo come il numero possa influenzare la mia mancanza di fiducia in loro. E a ben ragione». Fece notare, accarezzando l’amabile creatura impegnata a pulirsi il muso. Il che portò Mavio a ricordare la tragica fine dei due ultimi predecessori di Orfen. La schiuma che usciva dal sesto in preda alle convulsioni, gli incessanti mugolii del settimo che si contorceva nel proprio vomito.

E furono i più fortunati.

Dovette sbarazzarsi di simili, orribili, immagini dalla memoria. Non vi era tempo per questo.

Contemplava la regale figura davanti a sé con la stessa dedizione di chi osservava una scultura. Alla ricerca di qualcosa, un dettaglio, un gesto. Il modo in cui spezzava la pagnotta, le palpebre socchiuse, perfino il modo in cui masticava poteva suggerire l’ombra di un’intenzione.

«Allora?» domandò d’un tratto la scultura vivente senza tanti preamboli.

«Tenerti certe curiosità per te non è mai stato il tuo forte».

«Maestro, io…». Mavio esitava, per la prima volta da molto tempo.

«Coraggio, esprimi il tuo pensiero ora o affogalo per sempre» lo spronò, per poi dare un feroce morso alla focaccia lasciando cadere una vagonata di briciole sulla pelliccia della volpe.

Erano passati quasi dieci anni da che non utilizzava quell’espressione con lui. A Mavio parve di ritornare ai primi periodi con il mentore, un tempo in cui mai si sarebbe sognato di rispondere a tono o di puntare un’arma al ventre di un vecchio. Rammentò ciò che era e ciò che non sarebbe mai più stato. Incerto, timoroso, codardo!

Con la ritrovata determinazione seppellì ogni esitazione. «Attaccare Sottile Canto equivale attaccare i Sette Anelli. Neapis non ha né la forza né le risorse per sostenere una guerra contro la coalizione più potente del continente dopo il Concilio di Orcad. E lo vuol fare senza l’appoggio delle altre regioni… senza l’appoggio del Re!» Si prese una breve pausa, la gola gli tremava, le persone troppo argute tendevano a essere molto sfortunate di quei tempi. Lo sapeva bene.

«A cosa anela realmente?»

Il mentore finì di ingollare la fetta di pesce, si pulì le labbra con un tovagliolo di pregiato tessuto e riempi il calice di vino. E colava, colava, finché rimase solo una linea d’argento a separarla dal bordo. In procinto di rispondere, allargò le spalle dietro un profondo respiro.

«Non ci sarà nessuna guerra» rivelò, sorseggiando.

Il ragazzo non capì. La confusione gli si palesò in volto allorché il viceré, padrone di una calma raggelante, spiegò: «Stiamo adempiendo a una richiesta».

Quelle parole falciarono via il groviglio di pensieri che tanto si erano ramificati nelle ultime settimane, spese a carpire la motivazioni del maestro. Solo un nodo spinoso rimaneva da recidere.

«Perché mai avrebbero…» Un folgorio attraversò le nere iridi come un fulmine che squarciava le tenebre, accompagnato dal rimbombo di una frase.

«Perfino un arto è sacrificabile in favore della sopravvivenza»

Una sottile linea rossa si tese sotto il folto cespuglio bruno del vecchio Galad.

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Commenti

  1. Dario Pezzotti

    Ok, Il trono di spade ormai è terminato, ma per fortuna ecco la nuova serie di Daniele!😎
    Bel primo episodio, in cui appare evidente l’ispirazione dalle vicende del ghiaccio e del fuoco. Mi raccomando Daniele, stupiscimi!😉

    1. Daniele Parolisi Post author

      Hahahahahaha, questa mi ha spiazzato. Diciamo che un po’ si perché mentre scrivevo il racconto stavo vedendo l’ultima stagione. Ah, giusto per essere chiari nn ho mai letto i romanzi di martin. Nn fin quando nn pubblicherà gli.ultimi volumi…quindi forse mai XD

    2. Dario Pezzotti

      Io ho letto solo il primo volume…Tra virgolette, tutti si sentono molto Stark, io invece ho sempre tifato casa Lannister…😂

  2. Antonino Trovato

    Ciao Daniele, ormai la tua cura per i dettagli mi è ben nota, e non annoi mai. Ho letto con grande attenzione ad ogni singolo scambio, e mi affascina questo tipo di fantasy, molto vicino alle trame medievali di cui sono appassionato. Sono curioso di sapere le intenzioni del viceré, un personaggio davvero interessante! Bello davvero, in attesa del prossimo episodio!

    1. Daniele Parolisi Post author

      Il “non annoi mai” e da incorniciare. Grazie Antonino per questa recensione a 5 stelle. Non ne ne pentirai 😉

  3. Vanessa

    Un’ambientazione dettagliata a racchiudere personaggi affascinanti e molto misteriosi. Mi piace la figura del viceré, mi piace il modo in cui hai introdotto la serie e il modo in cui scrivi. Attendo curiosa il prossimo episodio 🌺

    1. Daniele Parolisi Post author

      Sono davvero lieto che il viceré sia piaciuto come speravo e ti ringrazio 1000 volte per la splendida recensione. È un bel toccasana all’autostima! XD

    1. Daniele Parolisi Post author

      Wow! Addirittura?! Grazie Ely! Farò del mio meglio per essere all’altezza di un simile elogio 🙂

  4. Micol Fusca

    Ciao Daniele, ero in attesa del tuo ritorno nella fantasy classico. Questa serie affonda in una simbologia a cui sono molto legata: quella del corvo. Come di consueto i tuoi personaggi mi permettono di entrare in empatia con molta naturalezza. Sarà per la caratterizzazione non solo fisica, ma fatta di piccoli gesti che li rendono umani e avvicinabili. Sono curiosa di conoscere le ragioni del Viceré, scoprire quale arto dovrà essere sacrificato, e per quale motivo, in nome di un bene superiore.