DAVANTI ALLA FUCINA DELLE VANTERIE DI UN FABBRO UBRIACONE… IL DIAVOLO SI FERMÒ

Serie: JACK O’LANTERN. La vera storia dei digrignanti lumi di Halloween.

Padre Perry non avrebbe mai saputo quanto il suo coraggio e la sua perseveranza erano stati utili.

Al Diavolo alla fine avevano procurato un’anima e una buona serata.

È arduo salvare la vanità di una donna dalla perdizione… quasi più di una fede malconcia.

Gli uomini sono così melodrammatici nel portare avanti battaglie incessanti… glorie e orgogli personali gonfiandosi i petti, le gole… e così non vedono le guerre silenti che bruciano i cuori e le loro case dal di dentro.

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A St. Peter viveva un fabbro, taccagno e barbuto, che indugiava spesso nel mettere le monete in fondo al cestino delle carità durante la funzione domenicale, cui andava per risparmiare il carbone e stare al caldo, tra quei corpi cantanti e vestiti a festa. Il nome del fabbro era Jack.

Jack indugiava nella carità con la stessa tenacia con cui ritardava la sua vita e si appropinquava alla morte davanti a un bicchiere di liquore. Il lavoro non gli piaceva ma si adoperava con le sue braccia troppo lunghe per guadagnare il più possibile con lo sforzo più esile, come le sue braccia sgraziate. Jack viveva al piano terra di un edificio del centro della città: la sua casa e la sua officina erano una cosa sola, a lui bastava un letto lungo e stretto, dove buttarsi dopo le “cene” in taverna. Non lavava mai il suo viso nero di polvere di ferro e zozzura di intenti.

Quel magro fabbro non era simpatico a nessuno. Egli lavorava male ma in qualche modo riusciva sempre a soffiare qualche buon appalto a qualche concorrente: grazie a stratagemmi poco puliti come le sue unghie lunghe e sbeccate. Forse il suo aspetto ricordava più l’Inferno rispetto all’elegante andatura del Diavolo che un giorno davanti alla sua officina si trovò a passare.

Jack aveva un lavorante, o meglio un “tuttofare” stupido e assetato, a cui bastava del whisky annacquato di ultima scelta per assecondare il padrone, e soddisfarlo nelle sue operazioni di risparmio e furberia. Il garzone non aveva un vero nome: tutti lo chiamavano il Verme.

Verme rideva sempre quando lo chiamavano così, maledicendolo con gesti e sputi. Lui era felice delle cose che Jack gli insegnava. Era diventato il più veloce e invisibile ladro di St. Peter. Verme riusciva a entrare nelle case dei professionisti e dei “rispettabili” senza lasciare la minima traccia. Entrava e si divertiva a gettare in terra ninnoli, spazzole e fotografie. Danzava con rosari di madreperla in collo e seminava la paranoia in paese riuscendo a far guadagnare a Jack la commissione di finestre robuste, con inferriate che avrebbero tenuto fuori di casa i pericoli. La gente odiava Jack ma temeva la sua scaltrezza senza scrupoli. A volte anche i più potenti riescono a temere… temono chi non ha paura di Dio; non reagiscono avendo la puzza dell’Inferno e delle parole del Diavolo sempre addosso a tormentarli. Jack spiava e ricattava più gente che poteva per rimediare lavoretti facili facili e riempire il suo stomaco di alcool. Piegava e suonava quella pancia come una fisarmonica ogni sera. Il bancone della taverna era la sua vera casa. L’alta torre da cui ascoltava le confessioni degli ubriachi e carpiva informazioni e segreti utili per i suoi scopi, da alto artigiano di sua maestà… RE WHISKY SOLDO SONANTE.

Una sera come tante altre Jack e Verme stavano discutendo in officina, soppesando sacchetti di monete e guardando sul fondo delle numerose bottiglie, poggiate ovunque in quella nera e scura stanza. Il fuoco della fucina illuminava i loro visi, storti e infossati, con un effetto innaturale… teatrale… parevano due personaggi da palcoscenico tali erano le ombre che disegnavano oscuri segni tra i loro nasi gobbi e le loro bocche larghe.

Jack stava informando Verme del fatto che in paese due settimane prima c’era stato un grosso lutto. Che fortuna! L’avvocato Longline era morto. Egli era l’ultimo della sua famiglia a essere rimasto in vita: aveva sotterrato ben due mogli e due figli morti troppo giovani per consunzione. Non aveva eredi e i suoi averi erano andati a un’opera caritatevole che aiutava gli orfani. Che spreco.

Jack raccontava dell’avvocato, mimando la grossa pancia del defunto e ridendo a crepa pelle ricordando quella volta in cui gli aveva sottratto l’orologio d’oro a carte; all’interno vi erano anche due piccole incisioni con i nomi dei figli… quel brutto orologio di certo non serviva a Jack, ma gli fece guadagnare zuppe per tre anni e un cappotto nuovo, di pelliccia di volpe, che a sua volta rivendette per acquistare lo stabile in cui era la sua officina. Al piano di sopra era riuscito anche a ricavare una stanza buia e umida che affittava a qualche vedova, che prontamente doveva soddisfare i suoi lombi per riuscire a fargli prorogare di qualche settimana il pagamento dell’affitto.

La questione importante era che Longline era stato sepolto. Al cimitero c’era una piccola area circondata da una recinzione di ferro battuto con rose e croci, che l’avvocato fece fare proprio per delimitare quel piccolo luogo: la nuova casa di quella ricca e sfortunata famiglia infelice. Jack aveva puntato quelle ringhiere… se qualcuno le avesse prese nessuno avrebbe potuto reclamare dato che erano tutti morti…

Verme tendeva l’orecchio e già stava pensando a come trasportare il bottino, senza dare nell’occhio, mentre con il piede batteva nervosamente a terra scalpitante per quella nuova “impresa”.

Entrambi scoppiarono di nuovo a ridere così forte che la vedova Redhorse, al piano di sopra, sentì un nodo allo stomaco. Jack quando riuscì a riprendere fiato esclamò: «IO SONO PIU’FURBO DI LUCIFERO», il tutto puntandosi il dito alla tempia unta dal sudore.

In quello stesso instante il Diavolo stava passando davanti all’officina e sentendo il suo nome si fermò in un secondo. Girò il capo alla sua destra e vide quei due visi sgraziati e putridi. Digrignò i denti e si avvicinò per vedere meglio.

Jack ribadì, ancora, reggendosi il panciotto a cui erano rimasti solo tre bottoni: «IO RIUSCIREI A CAVARE ORO PERSINO VENDENDO LA PELLICCIA PUZZOLENTE DEL DIAVOLO IN PERSONA».

Il Diavolo non era per niente felice di ciò che stava ascoltando… tutti sapevano quanto la sua schiena pelosa fosse lucida e accogliente; il suo profumo di noci arrostite inebriava le puttane più di una fumata d’oppio. Nessuno poteva dire che emanava cattivi odori… nessuno poteva pensare di poter ingannare il Principe della menzogna.

CONTINUA…

(Ph. Francesca Lucidi)

Serie: JACK O’LANTERN. La vera storia dei digrignanti lumi di Halloween.
  • Episodio 1: “JACK O’ LANTERN”, LA LEGGENDA DAL PRINCIPIO. Il Diavolo sceglie sempre, Il Diavolo scelse St. Peter
  • Episodio 2: DAVANTI ALLA FUCINA DELLE VANTERIE DI UN FABBRO UBRIACONE… IL DIAVOLO SI FERMÒ
  • Episodio 3: INIZIA “OGNISSANTI”… spessi spettri e bicchieri tintinnanti
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    Commenti

    1. Isabella Sguazzardi

      Ciao Francesca,
      il personaggio del Diavolo che va nutrendosi delle anime perdute è eccezionale. Cammina lentamente, ascolta i sussurri delle anime e le cattura. Il fabbro però ha fatto una brutta mossa… Mi precipito sul seguito… 😊

    2. Dario Pezzotti

      Questo episodio conferma la buona impressione che mi sono fatto con il primo. Linguaggio evocativo, in linea con l’epoca presa in considerazione; personaggi ottimamente caratterizzati. Bene così!😊

    3. Giuseppe Gallato

      Il linguaggio che hai adottato in questa serie è assolutamente confacente al contesto: credo sia stato uno dei punti principali da cui sei partita per originare la storia. E non è cosa da poco! Il tutto poi senza mai abbandonare il tuo stile. Brava. 🙂 A tratti emerge un certo umorismo nero – dal sapore gotico -, i dialoghi hanno lo scopo di far riflettere il lettore e di tuffarlo nella quotidianità. I tempi cambiano… ma i diavoli rimangono uguali. Complimenti, come sempre! Al prossimo episodio. 🙂

      1. Francesca Lucidi Post author

        Sono partita dal contesto… l’epoca, gli odori, gli olezzi; e i colori molteplici di quella molteplice umanità che ho preso sott’occhio. Esattamente. Il linguaggio è stato il materiale da cui forgiare. Spero di aver fatto un buon lavoro. Grazie davvero… ❤🍂🎃

    4. Antonino Trovato

      Francesca, il tuo modo di raccontare è sempre così potente e affascinante, le voci dei tuoi personaggi li sento proprio urlare nella mia testa, mentre le tue descrizioni sono sempre evocative, vive, reali, e lo scenario gotico mi riporta in mente Jack the ripper… niente a che fare col tuo Jack, ovviamente, ma comunque i tuoi personaggi incarnano alla perfezione il lato oscuro di quella medaglia che si chiama umanità… e aggiungo che, con le ovvie differenze, nella cupidigia e voglia di accumulare di Jack ho rivisto il protagonista de “la roba”, novella di Giovanni Verga. E in effetti, ora che ci penso, questi due episodi hanno proprio il profumo di novelle d’altri tempi, seppur in chiave gotica horror. Brava Francè, come sempre😁! Chapeau!

      1. Francesca Lucidi Post author

        Adoro le tue “osservazioni”… sempre puntuali, educate; ed esse stesse un piccolo racconto. Grazie Mille. Ci vediamo nei prossimi sviluppi. Un abbraccio <3

    5. Micol Fusca

      Ciao Rose, mi sono immersa nel tuo mondo gotico fino alle orecchie ed apprezzato ogni singolo istante dell’avventura. Ho una curiosità, magari l’avvocato riesce a sussurrartelo nel tuo, di orecchio, dall’aldilà: ha chi ha commissionato la una recinzione di ferro battuto con rose e croci? Scommetto che è bellissima ;D

      1. Francesca Lucidi Post author

        Ahahahahah non l’abbiamo fatta noi.
        L’avvocato avrà un bel da fare ☺️🤣 ahahahah. Grazie di tutto cara.

      1. Francesca Lucidi Post author

        I miei servigi non hanno prezzo…
        Ahahahahaha questo commento mi ha fatta morire. Grazie mille… ci vediamo in taverna. Anche perché forse già hai intuito qualcosa; ma non svelo nulla.

    6. Francesca Lucidi Post author

      Grazie per essere tornato Ale…
      Sì ho amato ogni singolo personaggio. Ho lavorato per cesellarli a dovere. Simbolismi e miserie umane, uno spettacolo multiforme.
      Un beso