Del matrimonio e di altri orrori.

Serie: Storie vere... Forse

Mercoledì 21/02/2018

«È già sera e il tempo che ci rimane si riduce a niente.»

Nonostante il crimine che aveva compiuto a casa mia, sapevo che aveva le sue ragioni e non riuscivo proprio ad accusarla.

Mi scoprì a guardare quella cosa abominevole di cui lei era la causa, ma, lo capii subito, anche vittima.
Macchie marroni, come sangue rappreso da giorni, incorniciavano quella figura enorme che si stagliava sotto di me, ormai immobile e putrida.
Per un attimo ho fantasticato che si fosse trasformata anche lei una sorta di vampira, ma di quelle ti spillano tutta la linfa e ti riducono ad un bozzolo viscido, come quello a casa mia.

Ora diciamolo: una donna così bella ed intelligente la vorresti sempre a fianco, la sua forza vitale è come una scarica di energia elettrica che ti trapassa il cervello.
Con lei anche parlare di cose insignificanti come il calcio, diventa una fantastica avventura dialogale.
Lo senti che le pause tra quei toni pacati e poi furiosi, sono come crisi d’astinenza per un drogato. Sono insopportabili. Soffri, ma allo stesso tempo preludono a quello che sta per succedere dopo. È la suspense di cui non puoi fare a meno.
Dotata di un innata raffinatezza, ricci vaporosi e mori, fisico atletico, sensuale, seduttivo. Lei, consapevole del suo fascino, della sua intelligenza, con il suo sguardo riesce a persuadere chiunque.
Una che irradia così tanta luce, non puoi immaginarla eleggerci amici “oltre la morte” e prendere sul serio le mie infantili proposte di non uscire mai da un centro commerciale senza prima aver visitato il reparto giocattoli. Mi piacciono i giocattoli e per quanto folle piacciono anche a lei.

Ho notato che la gente, a volte, mentre passeggiamo, si gira a guardarci. Credo per il gusto del contrasto che offriamo alla loro vista.
Lei una fiamma scura e scintillante, elegante radiosa e… io, un tizio che indossa vestiti sputati a caso dall’esplosione di asciugatrice.
Non è che io sia brutto, ma manco lontanamente vicino al concetto di ragazzo affascinante.
Noi però a tutte queste cazzate non ci pensiamo. Siamo troppo impegnati a viverci nella più assoluta assenza di noia.

Destinata al successo in qualunque cosa decida di intraprende, purché questo non preveda il matrimonio. Questo, però, l’ha scoperto dopo.

Io lo chiamo “l’accollo”. Il marito è fisicamente tutto quello che una donna o un un uomo possa desiderare. Persino la voce che proviene dal suo cavo orale, ricorda il profondo rombo del vento che accarezza le foglie d’autunno.
Tutto sembra confermare che una qualche divinità abiti quel corpo.
Sembra, perché l’inquilino di quel fisico, ha quel non so che tipico di un mostruoso stronzo cronico.
Non te ne accorgi subito, l’orrore si insinua piano piano, fino a quando ormai ti si “accolla” gentile e viscido come una piovra.
Facendo leva sul suo fascino, tiene legato a sé le persone di cui decide letteralmente di nutrirsi.
E quando non basta il fascino, fa leva sui sensi di colpa nascosti che neanche sapevi di avere. Solo troppo tardi, dopo qualche giorno, quando ti sei ripreso da quella strana spossatezza maliarda, ti chiedi terrorizzato: «ma come fa, come li scova?».
Non è strano che dopo solo un ora in sua compagnia, la sua energia sembra aumentare, il suo umore rinvigorirsi e tu invece ti senta inspiegabilmente sempre più stanco.
Sei arrembato dal suo terribile attacco.
Stare vicino ad un essere di tal fatta significa morte certa, morire dentro, senza rendersene conto.
Decisamente il vampiro era lui, il mondo era la sua vittima e lei era la sua preda preferita. E quando dico vittime, parlo seriamente di malattie nervose e strane morti di alcune persone che hanno avuto la sfortuna di frequentarlo.

Il punto è che questo non lo si può dimostrare.

Le aveva fatto passare un’altra di quelle giornate infernali; me ne sono accorto subito, appena ho aperto la porta.
Bellissima come sempre, era chiaramente debilitata, forse troppo.
Le occhiaie e il volto scavato e il pallore malsano non mi sono sfuggiti. Mi sono spaventato.
Per un momento è parsa sconvolta leggendo il mio volto. Poi con un gesto mi ha fatto capire che non era il momento e che invece era ora di festeggiare, di celebrarci.
L’ho assecondata, ma timore e inquietudine non mi hanno lasciato.
Aveva negli occhi uno sguardo strano, pazzo, ma non gli ho dato importanza subito.

È arrivata a casa mia trafelata.
Ho insistito io, da troppo non ci vedevamo..
Sempre impegnata a districarsi tra i vari impegni familiari che “quello” s’inventa, solo per il gusto di romperle l’anima.
Forse pensava di spezzarla, in qualche modo per poterla legare ancora di più a sé e nutrirsene.
«Mi fai entrare o vuoi che faccia stand up comedy qua sull’uscio?»
Mi sono scusato. Intento a guardarla, non mi sono accorto che era piegata da un enorme borsone nero a tracolla.
«Dai dammelo, ti aiuto» provai a sollevarlo dalla spalla. Era pesantissimo. «Cazzo c’è li? Un cadavere?» scherzai.
Fece un forte respiro e guardò di lato.
«Devo fare una cosa» e sparì in bagno col borsone,
Uscita, parlammo poco, per lo più parlavo io. Era distratta e inquieta.

Quando ho scoperto quella cosa informe in bagno, lei apparve sulla soglia si mise la mano alla bocca.
«Scusa, sono…»
«Ma sto coso lo avevi nascosto nel borsone?» La interruppi sarcastico.
Ero completamente ipnotizzato da quello che vedevo, l’odore di putrido ormai si diffondeva in tutta casa.
«Senti devo dirti che l’Accollo non farà più parte della mia vita. Dovevo liberarmi di lui. E l’ho fatto stasera, prima di venire qua. Mi sono portata un po’ di roba per fermarmi qui per un po’, se a te va bene» disse d’un fiato
«Ah…»
«Senti mi dispiace per questo spettacolo, sono completamente scollata dalla realtà e mi distraggo…»
«Sei mia amica, ti comprendo, capita sotto stress» la interruppi «Puoi restare tutto il tempo che vuoi. Sono felice, che tu ti sia liberata dello stronzo… Capiamoci: felice che tu abbi lasciato l’Accollo»
«È già sera e il tempo che ci rimane si riduce a niente.» Stavolta mi interruppe lei, seccata per finta.
«Non ti preoccupare ho pronto due bottiglie di ottimo prosecco per festeggiare fino a tardi. Arieggiamo l’ambiente, io tiro l’acqua. e vengo.» ho detto complice.
«Solo» ho continuato guardando la tazza del cesso «renditi conto che è difficile determinare quale sia il più grande»
«Di che parli?»
«dell’Accollo e di quest’affare. Se ci fosse un guinnes dei primati della quantità di cacca prodotta in una seduta, tu vinceresti.»
«E dai cretino!» Finalmente rise.

Serie: Storie vere... Forse
  • Episodio 1: Del matrimonio e di altri orrori.
  • Episodio 2: Urbano Favoloso
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. «È già sera e il tempo che ci rimane si riduce a niente.»
      Questa frase, che si ripete (e a me nei racconti piacciono un sacco le frasi ripetute) è l’ingresso al tuo racconto, una frase che mi ha colpito particolarmente, forse perché è vera quindi bella.
      La frase secondo me racchiude già un pò il tuo racconto, storia nella quale delinei in modo quasi magistrale le componenti psicologiche dei personaggi.
      Sublime anche la struttura in cui riesci a far funzionare bene i dialoghi. Complimenti!

      1. Sono contento che il racconto ti piaccia.
        Ti svelo un piccolo segreto: in realtà quella frase non è mia. Un mio amico, mi ha dato come compito di scrivere un racconto, partendo da una frase che avrebbe scelto lui in uno dei numerosi libri che vivono nella sua biblioteca.
        Ho accettato e tutto il racconto è nato intorno a quella frase a confermarla e contraddirla, a prenderla sul serio e prenderla alla leggera.
        Quando lo ha letto gli ho anche chiesto da dove l’avesse presa, ma non lo ricordava più.

        Delle tue osservazioni sul racconto non mi ero reso conto.
        È vero che ho studiato più situazioni, ho scritto appunti vari, fino ad arrivare a questo, ma non ho pensato fosse così magistrale come lo hai descritto.
        Sto imparando.

        Comunque questa cosa di scrivere racconti da una frase di un altro libro aiuta molto e allo stesso tempo è faticosissimo.
        Vuoi suggerirmi una frase?
        Grazie.

      2. Caro Settimo,

        ma che bello entrare in Edizioni Open e trovare un commento come il tuo!
        Sono felice di averti “zommato” gli occhi su alcuni aspetti del tuo racconto di cui non ti eri ancora reso conto, penso che il bello di questa piattaforma sia propria questa speciale forma di confronto che tutti insieme possiamo avere 😀

        Ecco la frase che ti suggerisco io:
        «Il mio destino è di non arrendermi.»
        “Ritratto di Signora”
        di Henry James

        Oltre ad essere un romanzo che ho molto amato e che trovo più maturo e completo di “Madame Bovary” (con il quale ci può essere qualche raffronto) credo che sia una frase che possa rappresentare l’esistenza di molti di noi e può anche dare spunto a molti contesti e storie, se così fosse anche per te, fammi sapere che corro a leggerti subito.

        Intanto buona serata!

      3. Grazie Marta.
        Come immagini non so bene come sì svilupperà il racconto. Ho notato che per fare questo “compito” è sempre meglio svelare dopo di chi sia la frase, così non mi intimorisce.
        La verità è che alla fine non avrà importanza di chi sia, ma cosa diventerà.
        Appena avrò un po’ di tempo, scriverò degli appunti per dare forma al prossimo racconto. Spero ti divertirai.
        Intanto buone letture.
        Ps. Ogni tanto soffro di Bovarismo, ma del resto, come dico sempre “siamo tutti un po’ normali”.

    2. Ciao Isabella sono contento che ti sia piaciuto. Sto imparando a scrivere, tanto che se avessi tempo farei un corso di scrittura a Roma.
      Per ora cerco di leggere e studiare per conto mio e quando ho qualche idea, di giocare con le frasi e con le aspettative delle persone. Alla fine il mio interesse è divertirmi e divertire.
      Mi piace raccontare storie e ascoltarle.

    3. Ciao Settimo 🙂 Mi ha colpito la tua capacità di tratteggiare con due pennellate in modo così intenso le persone, tanto che sembra di vederle “…Lei una fiamma scura e scintillante, elegante radiosa e… io, un tizio che indossa vestiti sputati a caso dall’esplosione dell’ asciugatrice”.
      Ma ancor di più mi ha colpito il fatto che, di tutta la storia, ciò che fa più orrore e paura, è la sottile malvagità di lui, un “parassita” di energia mentale e morale, che distrugge e prosciuga, mentre, a rigor di logica, ciò che dovrebbe fare più orrore è l’epilogo della storia. Ma le parole con cui lo descrivi
      “…gentile e viscido come una piovra…fa leva su sensi di colpa che neanche pensavi di avere…” fanno venire i brividi. Il tutto con un linguaggio ironico e colloquiale che conferisce anche un’atmosfera surreale al dramma. Bravo, mi è piaciuto anche se è lontano dai miei gusti abituali!

      1. Ciao Isabella sono contento che ti sia piaciuto. Sto imparando a scrivere, tanto che se avessi tempo farei un corso di scrittura a Roma.
        Per ora cerco di leggere e studiare per conto mio e quando ho qualche idea, di giocare con le frasi e con le aspettative delle persone. Alla fine il mio interesse è divertirmi e divertire.
        Mi piace raccontare storie e ascoltarle.