Dentro di me c’è un fiore



Roma, con i suoi edifici che svettano come torri di pietra. Le strade alberate. Città figlia della notte, di un eterno gioco di colori che brillano ancorati tra cielo e terra. Tra incroci di volti e strade di ardesia, che fanno raggi di tetti informi. Come un sogno, senza ritorno. Non sarà uno sbaglio, porterò con me solo un bagaglio. Sarà per me la speranza, la gioia, un viaggio, una nave che naviga sul suo mare, quel posto con la sua originalità, mai stato abbandonato dopo la guerra. Un luogo protetto con sacrifici di uomini e donne. E persone così hanno un cuore grande come la rosa che porto in grembo. Sì, lo sento. Lì c’è tanto amore, non è come il mio paese, il mio quartiere, non è come mio marito. Mio marito è un naufrago con la voglia di fare sesso con le belle donne. Mi chiedo che vita è, questa? Amore è vita. Generosità è vita. Un sorriso è vita. Un piccolo gesto è vita. Una briciola di gioia accende la fiamma della vita.

Sarà l’inizio di una nuova vita in un nuovo quartiere, e la fine di un’altra. La fine di una vita piena di dolore e menzogne.

Il mio luogo natale ormai in guerra sembra scivolare in uno di quei quadri appesi in un museo. Non ho mai visitato un museo. Ma Roma è ricca… lì c’è vita da vivere. Mentre da me, c’è solo morte, spinte sul letto, frustate, e pazzie di gelosia di un falso amore. Forse sarà anche questa vita, ma è una vita misera e sofferente. E io non voglio più soffrire, basta!

Dentro di me c’è un fiore, che deve crescere con l’amore che insegna la vita e per lui scapperò, perché deve vivere la sua vita e raccontare al cielo di Roma che la sua nascita è la più miracolosa.

Il mio bambino non è un problema e voglio che viva!

Una creatura non può essere un problema: è amore, anche se è nata dalla violenza e dal dolore. Nata dall’ossessione, da una scommessa, e contornata da botte e calci.

A volte sogno la mia mamma, mentre mio padre non lo sogno, non lo chiamo ad alta voce, non mi manca. Mi ha fatto del male, mi ha venduto come una puledra pronta per essere domata. Una puledra selvaggia, libera, desiderosa d’amore, che viveva ogni minuto della sua vita. Una vita strappata, ma che ora sembra ritornata dentro di me. E la proteggerò, sempre. Per me è un dono, una possibilità di salvezza, di rinascere nuovamente, ma questa volta come madre. Una madre che non rifiuta una vita, un qualcosa di speciale, anche se concepita con il seme della violenza. Darò voce alla mia parola, nel rispetto della ragazza madre che presto diventerò. Vedrò il mare luccicare, parlare al vento, le stelle libere, che incontreranno la mia anima, anch’essa libera. Costellazioni che sorrideranno al cuore mio e del mio bambino, la speranza rapire le mie emozioni, la coltre di gioia, e una grande porta si aprirà, e illuminerà il mio nuovo cammino, la mia nuova vita.



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