Dentro la maschera

Se fossi un colore sarei notte, una notte cupa ed eterna in cui la pioggia si riversa implacabile sulla terra, priva di emozioni e discernimento.

Da sola in cima a questo castello di carte, mentre guardo le onde della ragione fluttuare in lontananza, provo una strana sensazione di distacco dal mio mondo. Forse sto per rinascere, per liberarmi per sempre dai vincoli immondi di questa maschera che porto da quando l’innocenza mi ha abbandonato, lasciando spazio al fatale destino che attende i reietti come me.

«Jane, va tutto bene?»

Percepisco la voce della dottoressa, il suo avido desiderio di entrarmi in testa, di profanare il tempio sacro della mia anima. Mi sento quasi come allora.

«Jane, dove ti trovi?»

Scendo le scale che portano ai giardini delle mie memorie più recondite. «Nell’oscurità e nel silenzio» mi limito a rispondere, e inspiro a fondo per assaporare il dolce veleno della vendetta che cresce impetuoso, che mi assale impellente e mi brucia nel profondo.

«Vai oltre quell’oscurità, dimmi cosa vedi.»

Vedo lacrime di sangue solcarmi gli occhi, ma lei non deve saperlo. Non ancora almeno. «C’è uno specchio che mi riflette, il mio sguardo è terrorizzato. Indosso una maschera nera come il buio che mi circonda.»

«Non avere paura, Jane. Prova ad attraversarlo, ci sono io a guidarti.»

Paura? No, non è ciò che provo in questo momento.

«Affondo nello specchio, è freddo…» faccio una breve pausa, seguita da un respiro greve. «Adesso mi trovo in una stanza, illuminata da squarci di fulmini che affiorano improvvisi dalle finestre. L’aria è greve del profumo d’incenso, e non c’è nulla se non una donna che mi osserva. Avanza verso di me, i suoi passi sono lenti e pesanti. Apre la bocca, sembra voler dire qualcosa. Poi si ferma, sorride e volge lo sguardo altrove.»

«Dove? Dove è diretta la sua attenzione?»

Sento la rabbia pervadermi, ma devo trattenerla ancora per qualche istante.

«È rivolta a una bambina, un’anima sola, indifesa, terrorizzata. Il suo pianto risuona nell’oscurità più assoluta…»

«Una bambina?» la voce della dottoressa un sussurro. «Non mi hai mai parlato di una bambina.»

«Aveva paura a mostrarsi, ad affrontare quei ricordi… ancora una volta.»

«La mente a volte protegge se stessa dai pensieri che ritiene nocivi, ma se vuoi conoscere il tuo passato, capire chi sei, è necessario andare oltre e far riemergere tali memorie.»

Ma io so già chi sono e cosa sto per diventare.

«La donna si avvicina alla bambina e asciuga le sue lacrime. Poi l’avvolge nel suo abbraccio e le sussurra all’orecchio mondi incantati, terre promesse, felicità perpetua. “Sei speciale, mia piccola Jane”, le dice… ma è l’innocenza che vola via, profanata per l’ennesima volta da un mostro senza colore, un essere immondo che in una notte di afa e pioviggine annientò il cuore, il respiro e il sonno di un dolce angelo.»

«Jane… svegliati… » la voce della dottoressa biascica, è in preda allo sconcerto. «È arrivato il momento di uscire dal…»

Apro gli occhi, senza esitazione, sicura di ciò che deve essere fatto. Finalmente posso abbandonare la maschera che mi ha tenuta soggiogata al dolore fino a oggi.

Lei mi guarda sconcertata. «Non può essere… non capisco…» Deglutisce, quasi non riesce a respirare. Abbassa lo sguardo e lo tiene fisso sul pavimento, come se avesse appena visto un fantasma.

«Si ricorda adesso di me? Si ricorda della bambina a cui venti anni fa ha distrutto la vita? La bambina a cui ha rubato per sempre l’innocenza per i suoi ripugnanti piaceri? Si ricorda? Sono io che non capisco…»

A quel punto la dottoressa si alza di scatto, ma io sono più veloce di lei: le afferro i capelli e poi le circondo il collo con le braccia, puntandole un coltello alla gola.

«Si ricorda?» le sussurro all’orecchio. «Si ricorda?» replico gridando, e le tiro il collo all’indietro, facendole scricchiolare le vertebre.

E lei annuisce, mentre il suo viso si dipinge di luride lacrime e la sua bocca di ipocriti singhiozzi.

«Le sue mani, in quella notte grigia, impressero sulla mia pelle il marchio di una maledizione.»

«Mi disp… mi dispiac…» la sue labbra inghiottono lacrime, quasi non riesce a parlare. Patetica.

«Ti dispiace?» le urlo in faccia tutta la rabbia che ho in corpo, le mie mani tremano di follia. «E quella sera? Quando mi smarrivo nel tuo sguardo disumano?» pronunciavo quelle parole con una durezza forgiata da anni di ricordi, di attese, di sofferenze silenziose.

La dottoressa prova a liberarsi, ma con una forza solenne le sbatto la faccia contro la scrivania, più e più volte.

«Piangi, piangi!» E mi ritrovo a piangere pure io.

Affondo la mano tra i suoi capelli, poi stringo e le sollevo la testa. «Se ti ho permesso di entrarmi dentro ancora una volta, nei pensieri, è stato solo per farti assaporare il seme della condanna che hai coltivato in me, e che ho serbato con cura dentro la mia maschera.» Le parole sfumano, come un’impalpabile tela di ricordi intessuta del timbro delle voci di quella creatura senza elisio che sto per spegnere.

Con un colpo deciso le taglio la gola.

Vedo il sangue sgorgare copioso e la sua vita spegnersi in quegli occhi colmi di stupore. Istanti di amara vendetta che rimarranno impressi senza fine nei recessi della mia mente.

Esattamente come quel lontano giorno, in cui la terra si era spalancata e mi aveva inghiottito.

Per sempre.

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Commenti

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Francesca! Questo è un racconto che avevo iniziato a scrivere durante un corso di scrittura creativa: un esercizio prevedeva la stesura di un racconto il cui tema doveva essere “basato” unicamente sulla scelta casuale di una foto, consegnata in una busta chiusa. La foto assegnatami raffigurava una donna immersa nell’oscurità con indosso solo una maschera. Ecco svelato il segreto. 🙂 Felice ti sia piaciuto.

  1. Gil Gal

    Attraverso la tua scrittura si viene letteralmente ‘trasportati’ ! Racconto dopo racconto si nota una trasformazione, una ‘raffinazione’ dello stile narrativo e questo racconto (a parer mio) ne è un esempio. Complimentissimi!

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Gil Gal! Mi fa piacere che percepisci in tal modo il mio stile narrativo! 🙂 E soprattutto che sia in grado di “trasportare”! Mille grazie! /\

  2. Emanuela La Capricciosa

    Bellissimo. Molto intenso. Ogni parola è studiata e al punto giusto. A questo punto dovrebbe essere inutile che io posti il mio racconto per il concorso. 🙁 E comunque lo posto lo stesso. Non sarà apprezzato come questo, ma magari vale la pena che qualcuno lo legga! 😉

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Emanuela e grazie infinite per il tuo commento, sei fin troppo buona! 🙂 In questo concorso ci sono tantissimi racconti validi, scrittori seri e motivati capaci di dare vita a trame veramente spettacolari. Certo che devi postare il tuo racconto, stai scherzando? 🙂 Tienimi aggiornato, lo leggerò immediatamente!

    2. Emanuela La Capricciosa

      Ho pubblicato il mio racconto “Lesbica”. La mia tecnica di scrittura è di sicuro ancora imperfetta, ma cerco di migliorare giorno per giorno. Finora ho all’attivo un breve romanzo pubblicato: “I colori della seduzione”, scritto a più mani con la collaborazione di altri amici scrittori, con la tecnica del Token Ring Letterario.
      Ciao e a presto!

    3. Giuseppe Gallato Post author

      Oh, vado subito a leggere! Trovo molto interessanti i racconti e i romanzi scritti a più mani! 🙂

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Cristina! Mi fa piacere sapere che tu abbia trovato i dialoghi interiori di Jane – e non solo – molto credibili, e che la storia abbia assunto ai tuoi occhi un taglio cinematografico! Veramente onorato per questi grandiosi apprezzamenti! Grazie! 🙂
      Tra l’altro, ho appena visto che anche tu stai prendendo parte al concorso con il racconto “Niente di male”. Mi fiondo subito a leggerlo! 🙂

  3. Massimo Tivoli

    Gran bel racconto, as usual per Giuseppe 🙂 Concordo con chi ha già commentato nel dire che questo racconto dimostra che non sempre debba per forza esserci il finale a sorpresa o il ribaltone alla fine per tenere il lettore col fiato sospeso e incollato allo schermo; è anche questione di come si narra. Il meccanismo dell’ipnosi terapeutica funziona benissimo, siamo dentro la psiche della vittima che piano piano, riga dopo riga, si trasforma in carnefice. Bella prova, davvero una gran bella prova. Eh, questa edizione del concorso la vedo bella competitiva 😉

    1. Dario Pezzotti

      Alla fine qualcuno vincerà. Questo concorso è una “scusa” per leggere tanti bei racconti. Parliamoci chiaro: nessuno diventerà milionario grazie ad esso! Quindi io dico (e scrivo): buona fortuna a tutti e soprattutto buona lettura.

    2. Giuseppe Gallato Post author

      Grazie tante, Max! 🙂 Esatto, l’espediente narrativo utilizzato è proprio questo. Man mano che il lettore va avanti, si delinea sempre più la psiche del personaggio e il suo intento ultimo: una Jane che non si nasconde semplicemente “dietro” una maschera, ma “dentro” quella maschera stessa. La violenza subita non ha distrutto solo la sua innocenza; muta altresì la sua esistenza, per sempre. Jane così, dopo essere diventata una vittima, si tramuta in vendetta… e quindi ancora in una vittima.

    3. Giuseppe Gallato Post author

      Caro Dario, sono assolutamente d’accordo con te! 🙂 Praticamente attendo i concorsi di Edizioni Open per avere la possibilità di leggere i tuoi racconti, quelli di Massimo, di Marta e di molti altri validissimi scrittori che ho avuto il piacere di conoscere! 🙂

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Molto ma molto gentile, Micol! 🙂 Dirmi che sono capace, con i miei racconti, di “regalare al lettore un istante che vale una vita” è veramente tanto! Non so se posso meritare una frase simile, ma ti ringrazio infinitamente!
      Dico anche a te ciò che ho già detto a Fabio: mi piacerebbe leggere anche un tuo libriCK! 🙂

  4. Marta Borroni

    Ritrovo fedele la tua scrittura e il tuo stile che si arricchiscono di racconto in racconto, ogni storia tua è un involucro di tanti significati e le frasi tue che spargi qui dentro sono, narrativamente parlando, di una potenza davvero grande.
    Riesci a descrivere e delineare con dei tratti che sanno insieme di naturale e magistrale, davvero bravo!

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Poi arrivi tu e mi fai arrossire con i tuoi commenti! 🙂
      Sono veramente onorato delle tue parole, felice delle emozioni che riesco a suscitarti attraverso le mie storie! Anzi, doppiamente onorato, proprio perché so quanto vale la tua scrittura, il tuo stile, il tuo estro! Un grazie di cuore, Marta! 🙂
      Ah, dimenticavo… attendo un tuo racconto! 🙂

  5. Cristina Gallato

    Racconto molto introspettivo…Una geniale esplorazione della natura del male.Omicidio e vendetta .
    Hai condotto il lettore a presentire la trama,riuscendo a dare comunque una forte carica di suspence ,a lasciare col fiato sospeso fino alla fine .
    Complimenti per ogni tuo lavoro,storia,racconto .Amo la tua scrittura,ma questo lo sai già …

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Certo che lo so, che apprezzi ciò che scrivo! Grazie mille, sorellina! 🙂 Sì, è ciò che ho voluto sondare con questo racconto: il male, capace di germogliare in qualsiasi cuore, di crescere impetuoso e di annidarsi anche nelle profondità della più innocente anima.

  6. Riccardo Maltese

    Istanti di amara vendetta che rimarranno impressi senza fine nei recessi della mia mente…..
    Ciò che rimane dalla vendetta portata a compimento!
    Bellissimo , come tutti i tuoi racconti!

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Riccardo e grazie del commento! 🙂 Eh sì, dici bene: ciò che rimane dalla vendetta portata a compimento! Uno dei principali significati alla base del racconto. 🙂

  7. Debora Aprile

    Scrivere un racconto in prima persona spesso può essere un’arma a doppio taglio, ma questo non è assolutamente il tuo caso. Padroneggi la narrazione, ed il personaggio principale in sé, in modo molto abile. Accompagni il lettore alla scoperta di questa truce storia, fino al suo epilogo, con un’accurata descrizione introspettiva dello stato d’animo di Jane che rende il tutto ancora più suggestivo.
    Ancora una volta sei riuscito a rendere vive le emozioni umane, trascinandoci nel turbinio della follia vendicativa della protagonista.
    Complimenti! ❤️

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Debora, dirti grazie è veramente poco! 🙂 Oltre ad essere una mia fedelissima lettrice, sei prima di tutto un’ottima consigliera: è anche grazie ai tuoi preziosi suggerimenti se riesco a dare il meglio di me! Sei capace di scardinare gli angoli più bui (malati) dei miei racconti, di addentrarti nel cuore della trama e far tuoi i personaggi! 🙂
      Grazieeeee! 🙂

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Fabio e grazie per queste bellissime parole! Felice che proprio tu abbia trovato il racconto espresso in tal modo, intenso! 🙂 Eh sì, molte volte le poche battute costituiscono un grande ostacolo, ma sta proprio in questo la bellezza, il gioco, la sfida, il divertimento!
      Mi farebbe piacere leggere anche un tuo LibriCK in questo concorso! Ti aspetto, mi raccomando! 🙂

  8. Dario Pezzotti

    Ciao Giuseppe. Ho letto questo racconto con molto piacere. L’incipit, come sempre, è perfetto, incisivo. Se fossi un colore sarei…uno pensa nero, e invece notte! Piccola cosa forse, ma sono le sottigliezze a fare la differenza. Il tuo stile è impeccabile, introspettivo e ricco di azione allo stesso tempo. Per quanto riguarda il racconto nello specifico, voglio essere sincero; avevo un po’ intuito dove saresti andato a parare, ma questo non mi ha impedito di emozionarmi. Bravo, Giuseppe.

    1. Giuseppe Gallato Post author

      Ciao Dario! Felice che questo racconto sia stato di tuo gradimento, ancora più che abbia apprezzato così tanto l’incipit! 🙂 Sì, giusta osservazione: questa volta non ho puntato a “sconvolgere” il lettore con un finale non intuibile; al contrario, l’ho guidato a percepire sin da subito la trama con la frase “Forse sto per rinascere, per liberarmi per sempre dai vincoli immondi di questa maschera che porto da quando l’innocenza mi ha abbandonato…”.
      In questo racconto, infatti, ho voluto dare molto spazio all’azione, un’azione rafforzata dalla componente introspettiva, così come hai ben delineato tu stesso. 🙂

    2. Dario Pezzotti

      Hai strutturato il racconto come una bomba ad orologeria. Passami il paragone, ahahah! Cresce di intensità e alla fine esplode. Il lettore pensa di sapere tutto, è pronto ad affrontare l’epilogo. Invece, ne viene travolto.

    3. Giuseppe Gallato Post author

      Ahahahaha! Bel paragone, una bomba a orologeria: “Cresce di intensità e alla fine esplode!”
      Grande! Grazie infinite, Dario! 🙂