Dentro la pancia

Serie: Levii-Hatan


≪Lasciali entrare≫ supplicò la ragazza.

La donna al suo fianco si voltò di scatto, gli occhi slavati si strinsero ≪tu non puoi chiedermi niente! Tu non sei niente sulla mia Subhïssa! E perché dovrei, solo un peso, solo uomini inutili!≫

La ragazza si ritirò davanti alla violenza di quelle parole, scagliate come pietre. Si morse un labbro e ritentò con l’astuzia ≪io vedo braccia forti, proprio quelle che ci servono. Come pensi di arrivare fino a Urtä senza un equipaggio?≫

La donna fece uno scatto avanti e i capelli bianchi fluttuarono intono al volto, come sott’acqua ≪la colpa è tua, solo tua! La mia Subhïssa aveva un equipaggio, la nave è deserta perché loro hanno scoperto la tua colpa!≫ disse sputando la sua rabbia.

Questo era troppo, e la ragazza non era più disposta a subire ≪la tua colpa madre! Non ho chiesto io di nascere figlia bastarda, sei tu che hai ceduto alla lussuria con un camminatore! E io sono arrivata su Levii-Hatan senza terra né acqua, figlia di un Dio distratto!≫ non fu lo schiaffo che seguì quelle parole a farle versare quell’unica lacrima, ma la rabbia dell’umiliazione, la stessa che provava sua madre.

La donna espirò lentamente, fece tre passi dandole le spalle ≪sei più caparbia di me, lo devo ammettere… sono mezzi morti non saranno utili…≫

***

Le onde sfumavano sopra a quella discesa formata dal bizzarro scoglio, che come un piccolo vulcano dalla punta piatta stava emergendo dal mare. I fianchi scendevano a scivolo fino ad arrivare paralleli al pavimento del mare, dove s’inabissavano nuovamente.

Turi in un equilibrio precario stava perdendo il senso del reale, in quella sfumatura evanescente che preannuncia la perdita dei sensi: il corpo congelato era scosso da fremiti violenti e la vista iniziava ad annebbiarsi. Avrebbe voluto parlare, domandare all’uomo devastato che aveva davanti di quale imbarcazione stesse parlando, cos’era Subhïssa… ma non riusciva ad articolare. Severo dal canto suo, sembrava catapultato in un mondo parallelo dove l’unica visione era la tragedia che stringeva tra le braccia: Rega esangue e coperto di sangue.

Un torpore rassicurante pervase le membra di Turi e l’istinto fu quello di scivolare in basso, verso il sonno che lo avrebbe accolto ristoratore. Voleva dormire, solo quello. Piegò le ginocchia per assecondare il richiamo della Falce, avrebbe attraversato l’Ultima Porta con dolcezza, lasciandosi alle spalle quella visione di morte. Sentì una voce lontana che lo chiamava, la ricacciò mentre gli occhi si chiudevano, non era il momento di rispondere, c’era spazio solo per il sonno. La voce divenne squillante e sentì a malapena delle mani che premevano sulle braccia assiderate, che lo scuotevano mentre davanti a lui una faccia indistinta gridava parole semi-mute. Un colpo sulla guancia fu seguito da un secondo schiaffo. Aprì controvoglia gli occhi e riconobbe Dion che come uno spettro furioso sbraitava strattonandolo. Non voleva parlare con lui, non voleva ascoltarlo ma flebili parole giunsero nel profondo di un ricordo.

≪Meloria… viva… ha bisogno di noi…≫ quegli stralci sfilacciati arrivarono dritti al cervello e un barlume avvampò ridestando una volontà ancestrale. Turi mise a fuoco l’amico e un caleidoscopio di immagini irruppe come una valanga: il Rostro, i lupi, meloria assiderata, morta e ritrovata. Non l’avrebbe perduta ancora. Incapace di muoversi cercò di assecondare le mani che lo tiravano con disperazione e tenacia, alle sue spalle l’ansimare di Severo si confondeva con il rantolo furioso del mare.

Mentre trascinava i piedi sentiva il suo corpo come estraneo, quei movimenti meccanici che per tutta la vita lo avevano accompagnato con naturalezza sembravano ora impossibili da compiere, i passi, l’equilibro, il respiro, tutto quello che aveva dato per scontato. Nel suo arrancare grottesco riuscì con l’aiuto di qualcuno ad arrampicarsi fino alla cima piatta di quella montagna flottante. Con il volto a terra e la visuale in tralice osservava Meloria, pallida e distrutta, un sorriso lieve gli increspò le labbra, vide la mano muoversi in cerca della sua, ma non riuscì a sentirne il tocco. Ancora sdraiato sulla roccia, si stupì di trovare la superficie incredibilmente calda e asciutta, vi rimase incollato cercando di sopravvivere per non perdere quella visione dei suoi occhi.

Dion raggiunse Severo che seminudo stava lacerando la camicia zuppa di sangue. Le mani tremanti applicavano lunghe strisce sul capo di Rega, immobile come la statua d’un Dio sconfitto. Meloria lasciò gli occhi di Turi e il freddo siderale ripiombò su di lui, feroce. La ragazza a quattro zampe si mosse, e raggiunto il corpo di Rega vi si aggrappò tirandolo a sé. Sugli occhi di Severo passò un lampo di rabbia, che mutò con la stessa velocità con cui la saetta appare in cielo, si leggeva ora paura tra le rughe profonde della stanchezza. Dion gli posò una mano sulla spalla senza aggiungere una parola mentre gli chiedeva fiducia in Meloria, che iniziò a frizionare il petto del fratello. In quell’istante il mondo si capovolse. Urla di paura risuonarono rimbalzando su pareti verticali prima inesistenti. Una botola larga quanto il lato piatto del loro ricovero si era spalancata e la voragine li aveva inghiottiti. Scivolarono nel buio pesto di un tunnel obliquo, Turi sentì un corpo travolgerlo e delle mani che come le sue cercavano un appiglio per frenare la discesa. Poi il tonfo. Atterrarono in pochi centimetri d’acqua tiepida, mentre il varco si richiudeva sulle loro teste. In preda allo sgomento gli accoliti si cercarono gridando i nomi gli uni degli altri, cercando a tastoni i corpi dei compagni. Dion toccò la faccia di Turi, come un cieco che prova ad intuire i lineamenti d’un volto, Meloria gli si strinse di fianco e la voce di Severo risuonò come dall’oltre tomba.

≪Siamo dentro la sua pancia… Rega non è morto, ho sentito il suo cuore, lo sento come se fosse il mio sapete… ma di qua non usciremo più, non se sapranno che siamo Camminatori.≫ L’eco delle sue parole rimase a vibrare per un istante poi si spense nel silenzio.

Dion si ravviò i capelli in un moto di nervi e si schiarì la gola ≪nella pancia di cosa mio buon amico?≫ Disse con voce rauca che lui stesso non riconobbe.

Severo scoppiò in una risata tonate che fece sussultare Turi ≪nel ventre di una Subhïssa mio buon amico! Non ne avete mai sentito parlare?≫ Gli occhi degli accoliti si spalancarono nel buio mentre tentavano di vedere il volto del loro interlocutore.

≪Sono mezzi sottomarini, si confondono con gli scogli di cui sembrano formati e solo a volte affiorano a pelo d’acqua issando una vela che sembra intessuta d’acqua, trasparente… Noi ci troviamo nel abitacolo d’apertura appena sotto la pelle del mare. Perché ci hanno permesso di entrare? No, non sbagliatevi non è stato un errore, non ne commettono e non è neanche pietà, non ne hanno…≫ Severo si mosse nel buio e gli sguardi seguirono il rumore.

≪Subhïssa…≫ la voce di Meloria era un sibilo tra denti serrati; allungò una mano sulle spalle in cerca del suo arco e le trovò vuote. Tastò il pugnale ancora sulla coscia, tra i brandelli sfrangiati dei pantaloni in pelle, ma era troppo debole anche solo per pensare di riuscire a combattere, se ne rendeva conto.

Turi continuava a tremare con i capelli fradici che gli ricadevano sul collo, allora si accasciò sdraiandosi nell’acqua tiepida sotto di lui. Sentiva la promessa della Falce correre nelle vene, doveva ritrovare il calore del suo corpo, riprendersi ora più che mai.

≪Un saputello eh? Tu sai tutto è? Subhïsssa, i Natanti e tante belle storie è!≫ Una voce gracchiante arrivò da un punto nel buio. Severo emise un ringhio basso, Dion si voltò di scatto cercando a tastoni piccola Mir, Turi si agitò riuscendo a mala pena a mettersi seduto e gli occhi di Meloria parvero assorbire il nero della stanza, grandi e profondi come il cratere d’un vulcano.

≪Non sai niente!≫ proruppe d’improvviso la voce ≪niente! Sento puzza di terra in questa stanza, nella mia stanza, nella mia Subhïsssa≫ l’ultima parola uscì come il cuore scuro di un’onda.

Severo lasciò il corpo del fratello a terra e fece qualche passo nell’oscurità ≪ti sbagli è puzza di pesce questo… sei tu che comandi il portello, perché ci hai fatti entrare allora?!≫ Sbraitò stringendo i pugni.

La voce tacque per qualche istante, poi riprese ≪per vedere la morte da vicino≫ rispose la voce in un sibilo.

Serie: Levii-Hatan


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Discussioni

  1. Ciao Virginia, bellissimo episodio. Mi sono frenata dal sottolineare i punti che mi hanno conquistata con la loro poesia, perchè avrei dovuto riprendere l’intero racconto. Intrigante questa nave che, ho come l’impressione, non è del tutto priva di vita e conoscenza. Mi è chiara la somiglianza con una balena. Belli i personaggi di madre e figlia, incuriosiscono parecchio e non vedo l’ora di saperne di più. Di solito, esistono sempre due verità

    1. Ciao Micol, l’ho anche disegnata la Subhïssa per avere un’idea più precisa😊 anche i loro occupanti sono allo stesso modo curiosi, combattuti tra i rimorsi del passato e uno sguardo al futuro. Inizia un nuovo viaggio tra l’elemento Liquido. Ti ringrazio tanto per il tuo apprezzamento ❤️

  2. “≪la tua colpa madre! Non ho chiesto io di nascere figlia bastarda, sei tu che hai ceduto alla lussuria con un camminatore! E io sono arrivata su Levii-Hatan senza terra né acqua, figlia di un Dio distratto!≫”
    Un personaggio che si annuncia con uno squillo di tromba ❤️

  3. Ciao Virginia, ottimo inizio di stagione, finalmente ritroviamo i nostri eroi, anche se mezzi morti e nella pancia di un mezzo così affascinante come la tua subhissa, sono proprio curioso di conoscere questi Natanti.
    Bel lavoro.
    Alla prossima puntata

    1. Ciao Alessandro! Il nuovo mezzo di trasporto porterà gli accoliti (loro malgrado) verso nuove mete e vere avventure… praticamente non c’è la farò mai a scrivere tutto quello che ho in mente in una sola ultima stagione 😂. Grazie mille

    1. Evviva! L’ho disegnata appositamente anche se poi mi sono ricordata solo poco dopo di avere un disegno anche migliore😂

  4. Dall’ultimo episiodio della stagione precedente si intuiva che lo scoglio non era uno scoglio 🙂
    Ma sinceramente io pensavo ad una balena o qualcosa di simile! non mi sarei aspettato un sottomarino (sempre che lo sia! per ora sappiamo che è una Subhissa!).
    La prima parte del racconto, che introduce due nuovi personaggi, mi incuriosisce parecchio. Madre e figlia, una figlia che – visiti i dissapori tra i due popolo di Levii-Hatan, non può avere una collocazione in quel mondo.
    Vedremo come se la caveranno i nostri eroi!

    1. Lo sapevo che avevi già intuito che lo scoglio si sarebbe rivelato qualcos’altro😊 Le due figure, madre e figlia, seguiranno per un po’ il viaggio degli accoliti che cercano di tornare al Rostro. Ci riserveranno belle sorprese! Grazie mille Sergio di aver letto 😘

    1. C’è un quadro di Salvador Dali dove la superficie del mare è sollevata e un cane dorme alla sua ombra, credo che quell’immagine abbia ispirato questa frase😊