Di carne e sangue

Serie: Nel Buio della Notte

I giorni nella tana dei Senza Pelo erano densi di scoperte. Moo non si era mai sentito tanto vivo e forte.

Il suo Clan lo aveva rifiutato perché “Diverso”.

I Suoi erano creature solitarie: si riunivano in occasione degli accoppiamenti, delle nascite e delle lotte fra Clan. Maschi e femmine trovavano un territorio in cui vivere e lo difendevano fino alla morte. A nessuno della loro razza era concesso oltrepassare la “linea”.

Moo fuggiva da sempre: era basso, gracile. Era stato abbandonato appena nato perché giudicato inutile. La Vecchia lo aveva seppellito vivo in una bassa buca coperta di foglie lasciandolo solo. Era stata grande la sua sorpresa quando, giunta per finire la sepoltura, non l’aveva trovato.

Si era salvato grazie ad una lupa macilenta. L’animale lo aveva raccolto prendendolo per la collottola con i denti e portato nella sua tana. Era diventata madre in età ormai avanzata: il suo latte era acido, ma era servito ugualmente a svezzarlo. Moo non sapeva cosa fosse accaduto ai cuccioli. Forse, come capitava nel Clan, qualche altra femmina li aveva presi con sé allontanandola dal branco. Privata della maternità lo aveva raccolto per compensare la perdita dei suoi piccoli.

Aveva bevuto il suo latte misto a sangue fino a quando l’animale aveva avuto la forza di nutrirlo. Quando la lupa era morta l’aveva coperta di terra, sperando che gli spazzini non si nutrissero del suo corpo. Non c’era ragione per farlo: gli era sembrava la cosa giusta.

Si era nutrito di scarafaggi e piccoli roditori fino a quando aveva acquistato la forza per cacciare lepri e scoiattoli. Una volta giunto a maturazione puma e alci erano divenuti prede più appetibili.

Il suo peso gli permetteva un’agilità insolita per la sua razza. Aveva imparato ad arrampicarsi e a nascondersi: alberi cavi, fenditure nella roccia, rovi e cespugli. Riusciva a mimetizzarsi nelle ombre più oscure del fogliame.

Grazie a queste capacità aveva appreso molto del Clan.

Possedeva una memoria base atavica, informazioni genetiche che lo aiutavano a comprendere il suo ruolo e la sua identità. Gli era stato chiaro, da subito, che da sola la sua magra conoscenza non era sufficiente a fornirgli i mezzi necessari alla sopravvivenza. Doveva sviluppare quelle informazioni dormienti, dare loro consistenza nella realtà.

Da cucciolo il suo desiderio di sapere era stato forte. Durante il suo peregrinare gli era capitato più volte di imbattersi nel territorio di uno dei Suoi. Consapevole del pericolo si  era rifugiato sopra qualche albero o in una fenditura profonda. Era rimasto lì per intere lune cibandosi di quello che gli capitava a tiro. Aveva imparato che gli insetti gli fornivano il nutrimento sufficiente a sopravvivere e  l’arte dell’immobilità: persino il suo respiro, sembrava rallentare.

Quello che aveva appreso lo aveva indotto a riflettere. I maschi del Clan lo superavano in peso di almeno tre volte e un centinaio in forza fisica. Erano in grado di neutralizzare un grizzly in pochi attimi, mettendo fine alla sua vita con un secco morso alla giugulare.

Doveva evitare in ogni modo uno scontro diretto. Aveva osservato i combattimenti fra i Suoi e sapeva che portavano alla morte certa di uno dei contendenti. I Solitari combattevano per ogni cosa: cibo, territorio, soddisfazione. Bastava l’incontro casuale fra due individui per generare battaglia.

Grazie all’osservazione era riuscito a dare spessore a ciò che intuiva e non conosceva.

Aveva appreso il modo corretto per cibarsi, ricavandone una soddisfazione inattesa. I predatori del Clan non si limitavano a “mangiare”. Dedicavano agli organi interni il primo boccone e nel farlo il loro corpo tremava per alcuni istanti percorso da una sorta di pulsazione: si cibavano della carne solo in seguito, per spegnere la fame vera e propria.

Il primo tentativo di Moo era stato deludente. Gli organi interni del suo pasto, una rana, non avevano un buon sapore. Erano talmente piccoli che li aveva mangiati tutti assieme: forse, l’errore era stato quello.

L’esperienza successiva era stata la più importante della sua giovane vita. Quando le aveva strappato il cuore dal petto la lepre era ancora calda. Aveva masticato la carne molliccia con esitazione, ricavandone dopo alcuni secondi una scarica che lo aveva colpito in tutto il corpo. Aveva avvertito il passaggio di un’onda calda: il sapore era giunto a lambirgli la testa investendo la sua mente con un’orda di sensazioni. Aveva “sentito” chiaramente il profumo dell’erba, il calore del sole, il terrore della morte quando il corpo della preda era stato afferrato dalla grande mano pelosa che lo aveva stretto tanto forte da spezzargli le fragili ossa.

Per un solo istante Moo era entrato nell’essenza della lepre. Aveva acquistato memoria dei suoi semplici, lineari pensieri e la sua mente ne era stata cullata e rigenerata. La carne era passata in secondo piano soddisfacendo un bisogno solo fisico.

Da allora i suoi pasti erano stati un arricchimento. Più si cibava di una specie più imparava a conoscerla e a trarne profitto. Crescendo aveva imparato quali animali gli regalavano più soddisfazione e quelli che lo potevano aiutare. Le “conoscenze” interne di molti di loro gli diedero la possibilità di migliorare le sue doti.

A differenza dei Suoi non disdegnava piccole prede. Il Clan le considerava indegne, preferendo quelle di grossa taglia in grado di rilasciare potenti scariche di adrenalina.

Un grizzly non gli avrebbe insegnato come arrampicarsi o come rimanere immobile per ore intere. Moo doveva queste conoscenze ai piccoli roditori e al tempo trascorso a osservare gli insetti.

La strada che aveva intrapreso nella sua enorme solitudine lo aveva portato sempre più lontano. Anche se Moo non aveva ancora formulato coscientemente quel pensiero, sapeva di essere diverso dagli altri. I Suoi non “pensavano”: agivano in base al puro istinto.

Per questo, dopo aver provato a inserirsi nel Clan, aveva deciso di andarsene dalla foresta.

Era giunto dai Senza Pelo attratto dalle luci, in preda a sensazioni contrastanti. Il tabù, il più importante impresso nell’ordine genetico della sua carne, gli proibiva di avvicinarsi a quel luogo. Moo aveva riflettuto sulle conseguenze dei suoi passi: poteva morire. Forse lo aveva perfino sperato. Aveva immaginato che il tabù lo avrebbe immobilizzato fermando il suo cuore nell’atto di valicare la “linea”.

Invece, era giunto fino a lì: in camera di Nicolas.

Con il Piccolo Senza Pelo aveva scoperto un concetto del tutto nuovo per lui, alieno alla sua razza: comunicare. I Suoi non “comunicavano”.

Nicolas gli aveva trasmesso dei segnali chiari e univoci. Il concetto del “sì” e del “no”, gli aveva aperto un mondo del tutto nuovo. Aveva la possibilità di apprendere moltissimo da quel luogo: le conoscenze acquisite lo avrebbero aiutato a ottenere quello che desiderava da sempre. Il “sì” e il “no” potevano essere più potenti di un cuore.

Tabù a parte, sentiva una strana sensazione nei confronti del cucciolo: somigliava a quanto aveva provato per la lupa quando era morta. Aveva sentito la necessità di coprirla perché non diventasse il pasto di qualche mangiatore di carogne pur sapendo che il suo gesto non le avrebbe evitato quella fine. Non aveva mai considerato di servirsi del suo corpo come pasto.

Moo aveva riflettuto a lungo ed era giunto alla conclusione che, se le circostanze lo avessero reso necessario, non se ne sarebbe cibato comunque.

Da quando era arrivato da Nicolas aveva imparato a considerare gli eventi da una diversa prospettiva. Essere “Diverso” lo rendeva anche forte. Non era morto giungendo lì, non era crollato al suolo colpito da un fulmine. Aveva superato il confine del tabù arrivando a comprendere che i Senza Pelo in fondo erano animali come gli altri. Erano fatti di carne e sangue. 

Serie: Nel Buio della Notte
  • Episodio 1: Notte
  • Episodio 2: Il Fuoco e la Falena
  • Episodio 3: Mostri
  • Episodio 4: Smile
  • Episodio 5: L’Alieno
  • Episodio 6: Uno sguardo nel buio
  • Episodio 7: “Forse”
  • Episodio 8: Di carne e sangue
  • Episodio 9: La Maga
  • Episodio 10: Nel Buio della Notte
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    Commenti

    1. Vanessa

      Erano fatti di carne e sangue.

      Queste battute finali, dicono moltissimo. Mi ha affascinato il modo in cui questa razza di mostri, assorba informazioni dagli organi interni… È un risvolto interessante. Molto! Bravissima Micol!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Vanessa. Inizia a delinearsi il vissuto di Moo, il suo non essere esattamente un mostro di peluche. In questa storia il cuore riveste un ruolo molto importante.

    2. Giuseppe Gallato

      Interessante il mondo di Moo, molto interessante! Non mi aspettavo questo risvolto, ma devo dire che mi è piaciuto un sacco! Viene fuori un “mostro” “diverso”, un “diverso diverso” che porta il lettore a riflettere sul suo status, oltre al vasto concetto di fondo. E che finale poi! Sinceri complimenti, amica mia! 🙂

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giuseppe, la faccenda inizia a farsi preoccupante. Il mostro non ha più paura degli umani 😉

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele. Moo sta diventando il “più amato dagli italiani” 🙂 Ti confesso un segreto, a tutti, questo è un romanzo che ho proposto a delle case editrici e doveva essere pubblicato due anni fa. Mi sono tirata indietro perché la CE non mi dava fiducia. Ma, forse, sono io quella a non aver avuto fiducia in me stessa. L’ho ripresa in mano e fatto alcune modifiche per poterla pubblicare in due stagioni. Sono contenta che questa serie vi piaccia, qui su Open sto imparando molto da tutti voi su come si scrive e spero di cuore di essere migliorata. Prima o poi Moo invaderà il mondo!!! 😉

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Nicoletta, il genere fantasy è quello che sento più confortevole proprio per questo. Potendo lavorare con diversi tipi di “creature” il concetto di “diverso” diventa labile ed è possibile veicolare concetti a mio parere importanti.

    3. Dario Pezzotti

      Gli esseri umani, in fondo, sono animali come tutti gli altri; una volta compresa questa semplice verità, forse il mondo diventerà un posto migliore.
      Sto cominciando a solidarizzare con Moo, chissà se questo si rivelerà un bene o un male…😉

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Dario, il fatto che siamo tutti animali avrà un peso determinante per la vicenda. Moo non è male, potendo lo accoglierei volentieri sotto il mio letto. E con questo, non intendo dire che sia un mostro “domestico”… Anche lui ha uno scopo.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Giovanni, effettivamente siamo tutti un po’ dei mostri 😉 Non è un cattivo “ragazzo”, credimi.

    4. Antonino Trovato

      Ciao Micol, finalmente ci sono dettagli sul mitico Mooo! È una razza affascinante quella di Mooo, e lui stesso ha una grande personalità proprio per la sua storia dal sapore di malinconia… le tue descrizioni, così meticolose, sono trascinanti, riesci ad imprimere interesse anche laddove il ritmo si abbassa, e chissà se Mooo manterrà il suo presupposto… ottima l’idea di mostrarci come Mooo migliori le sue abilità e cresca “diverso” dagli altri, che poi, essere “diversi”, non è in fondo un vantaggio? Basta accettarlo, e Mooo ne è l’incarnazione! Alla prossima, sperando che Mooo non cambi idea e si pappi tutti! Brava Micol!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino. Sì finalmente Moo ci fa entrare nel suo “mondo”, anche se di riflesso. Nella prossima serie avrai modo di conoscere la sua realtà più da vicino. Eh, sì… prima della fine dell’intera storia si concederà qualche spuntino…