Dittatura morbida

Serie: SUISEKI


Zoia tirò fuori una bottiglietta d’Evian dalla borsa e fece un lungo sorso posando la testa sullo schienale.

Le sue attività interessanti si svolgevano nel Sommerso:

Programmi di ufficio ne conosci tanti, “piccola”, ma programmi di vita ne conosci zero.

Lavoro regolare. Manodopera straniera. Standard di vita dei lavoratori ospiti. Protezioni umanitarie. Dispersione economica. Joint venture fruttuosa. Calcoli e bilanci. Grafici a forma di svastiche greche. Rapporti falsati con i colleghi. Sorridono, e apostrofano i miei comportamenti all’oscuro di me. Reti malavitose. Odissee burocratiche. E ci sono anche i chiedenti asilo, i blocchi da sfamare, le imposte, tutte le tipologie d’imposte, pure quelle doganali. Una forbice ampia, un dialogo interconfessionale tra enti economici europei, vaffanculo!

Dal fondo pieno di stampanti industriali emerse un altro fischio.

Fiuuu! Ecco che mi richiama!

“Zoia, piccola dove sei?”

Il dominus… ho anche dimenticato come si chiama, ‘sto tizio. Restituitelo ai tedeschi!

“Piccola?”

Quello secondo te è un vincente, Zoia? Allora tieniti il vincente!

“Arrivo dominus, eccomi!”

Dopo essere tornata dal Giappone, Zoia trovò impiego presso uno studio di assistenza e consulenza aziendale, fiscale e strategica a piazza Buenos Aires.

Fu un passaggio rapido.

L’occupazione presso la quale l’aveva fatta inserire il padre, tramite conoscenze altolocate, le aveva fatto acquisire nel giro di qualche mese importanti competenze e abilità tecniche per l’organizzazione del lavoro in materia di registrazioni contabili, bilanci di fine anno, elenchi clienti-fornitori e scadenze Iva.

Nell’ambiente dell’ufficio, questa signorina aveva sedimentato una buona conoscenza dei programmi Dylog, E-Bridge, un’infarcitura di base sulla valutazione degli investimenti pubblici, l’economia delle aziende no profit, quelle delle Risorse Naturali, Politica e Governance ambientale.

Era il mattino di un assolato venerdì di giugno e per un attimo la signorina Zoia sentì in lontananza le campane della chiesa di San Bellarmino, a Piazza Ungheria. La ragazza si affacciò alla finestra e vide gli ombrelloni di un cafè all’aperto, un gruppo di giovani vestiti come squali di Wall Street intenti a farsi un aperitivo malgrado fossero solo le dieci di mattina. Il tram #19 passava in quel momento lungo viale Regina Margherita in direzione Parioli.

La sua zona di lavoro era un covo di assicuratori, notai e contabili in giacca e cravatta. Nonostante ci fosse il sole, una bomba d’acqua con tuoni, saette e fulmini si era abbattuta sulle strade e il traffico era ossidato a causa di un semaforo andato in tilt all’altezza di piazza Fiume. La pioggia aveva provocato allagamenti sulle carreggiate e nei sottopassaggi della metropolitana. Fuori dalla finestra, Zoia ammirò il Diluvio Universale. Quando c’erano questi acquazzoni improvvisi si potevano scorgere degli arcobaleni che fuoriuscivano dallo skyline urbano come un capello d’oro fuori posto. Sarebbe bello vederne uno, proprio in questo momento, pensò mentre inseriva dei dati nel computer con l’aria svogliata.

Sarebbe già qualcosa.

Fai la fintona, ragazza.

Quella che dice di sì a tutto, yes-girl! Mettiti a disposizione di tutti. Salva le copie in Pdf nel cloud. Rileggiti la teoria dei giochi di Nash. Conosci un tipo dei piani alti, e piano piano la parte pratica di te si evolve. La pratica di te. Sì, certo: il fascicolo, il mio fascicolo esistenziale! Eppure resta vive l’idea in me che, che……

Da quando era tornata a Roma si sentiva sola, veramente, e l’aspetto frustrante è che si rendeva conto di esserlo. Aveva perso tutte le sue amiche dell’università, sebbene sul suo Cv fosse scritto “buone capacità relazionali e comunicative”.

Qual è il senso di tutto questo? rifletteva davanti al monitor. Stare al mondo. Vivere secondo criterio in mezzo a tutti questi… questi… con tutti gli atteggiamenti banali e ipocriti che si devono assumere per difendere le apparenze… boh.

Questa signorina era capace, intelligente, ambiziosa, ma aveva poca voglia di vivere e molta voglia di disperarsi. Il suo originale savoir-faire si era fatto di gran lunga scadente ma il suo fascino rimaneva sofisticato e bohemien, almeno secondo i dati forniti da principali social networks.

Dentro di sé percepiva segnali di luce, una balugine color rosa shocking accompagnata da uno stimolo contraente, un suono sordo, bleso, una sensazione differente che la avvolse come un nuovo rito eucaristico. Aveva piccole dimenticanze. Faceva poca attenzione alla dieta. Poca frutta, insalata, legumi, ortaggi. Era vendicativa con le persone, le puniva. Era psicologicamente disturbata. Bipolare. Ma nessuno lo sapeva.

Nessuno tranne la sua amica Giulia.

Serie: SUISEKI


Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

Letture correlate

Discussioni

  1. La tua protagonista si fa portavoce di una società a cui interessano solo le maschere, non importa cosa c’è sotto. Probabilmente è proprio questo il fulcro del malessere psicologico di molti, ci si “inventata” senza avere il tempo di interrogarsi su chi si è davvero. Bello che Giulia conosca quello che si cela oltre l’illusione costruita da Zoia

    1. come T, anche tu hai la facoltà di cogliere il tema della mia storia prima di me. Ci sarebbe molto da parlare, le maschere sono un tema super-antico, prima sviluppato… basta, mi conosco sono logorrocio grazie ciao

    2. Hai ragione, tanti si nascondono dietro a delle maschere le quali spesso sono quelle che vanno più di “moda” secondo me per paura….forse varei paure: essere giudicati? O riconoscere chi sono veramente?
      Comunque bravo David, credo che il tuo racconto porta a galla diversi aspetti della società moderna. Ottima creazione del personaggio.

    1. Sto cercando di sviluppare un tessuto psicologico in Zoia che possa “giustificare” in qualche modo i Parental Advisory Explicit Content che narrerò più tardi… ad ogni modo tu sei il primo che mi definisce elegante. Ti ringrazio. Sto seguendo questa linea. Non c’è niente di più elegante che il lato naif di un essere umano… grazie Ale

  2. “come un capello d’oro fuori posto.” Un passaggio che non è solo una pennellata, è uno spartiacque durante un tifone. Continua a essere interessante la presentazione di Zoia con l’aggiunta delle piccole dimenticanze.
    Una curiosità (se vuoi), cosa sono queste immagini che compaiono nella copertina? Ma sono appunti?

    1. Scritto a mano nell’adolescenza, molta roba, scritto malissimo ma pieno d’idee. Grazie per averlo notato. Spero che questo racconto ti piaccia. In qualche modo, leggere la tua roba mi ha riavvicinato a Banana Yoshimoto dopo molto tempo. La cosa più complessa da raccontare è la semplicità: è una grande