Divisi

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione

Nicolas aveva atteso con ansia il giorno delle dimissioni: il nuovo cuore funzionava a dovere e il Dottor Manetti gli aveva concesso di lasciare l’ospedale una settimana prima di quanto programmato.

Aveva notato che mamma e papà lo guardavano ancora “strano”, come quando avevano paura di perderlo a causa della malattia. Non se ne spiegava la ragione, ma vinse la tentazione di chiedere. Quando papà venne a prenderlo lo strinse forte al petto, quasi avesse timore che qualcuno volesse strapparglielo dalle braccia.

Sapeva che i suoi genitori avevano preparato una piccola festa per lui, le sorprese erano bandite per evitargli troppe emozioni, e non vedeva l’ora di mettere piede dentro casa. Sperò che anche Ron fosse presente, si erano visti spesso all’ospedale. Una volta che le sue condizioni erano migliorate, era stato trasferito in una camera nel reparto di cardiologia e gli era stato concesso di ricevere visite. Anche Luise si era conquistata un posto in famiglia, ormai la considerava una zia. A volte lo metteva a disagio: i suoi occhi chiari sembravano sapere molte cose. Aveva sentito zia Denise cianciare di un licantropo, redarguita da mamma che le aveva lanciato un’occhiataccia. Papà gli aveva assicurato che non c’era nessun mostro ad attendere il suo ritorno.

Peccato…

Una volta a casa papà lo posò sulla grande poltrona patronale del salotto, facendolo sentire un sovrano: a Nicolas sembrò d’essere il principe dagli occhi di smeraldo protagonista delle storie di Sung. La sala gli sembrò più piccola di quanto ricordasse, probabilmente perché non aveva mai ospitato tante persone in una volta sola.

Mamma distribuì a tutti un calice pieno di succo di frutta e Nicolas sorrise alzandolo per un brindisi. L’atmosfera festosa ebbe il potere di distrarlo dalla malinconia.

Ron gli portò una gelatina al lampone e sedette sul bracciolo della poltrona. «Spero di aver indovinato, in cucina ce ne sono parecchie e non conosco i tuoi gusti.»

La cucina. Nicolas si adombrò solo per un attimo, ritrovando il sorriso nel notare la spensieratezza dell’amico. «È una delle mie preferite, grazie.» Il cuore nuovo funzionava come quello vecchio: mise “via” quello a cui non voleva pensare.

«Mamma mi ha raccontato che quest’estate studierai per gli esami che hai perso. Ho sentito dire che sei un cervellone.» Ron scoppiò a ridere. «Spero che il prossimo anno saremo in classe assieme: mi farebbe comodo un amico, sono una frana in matematica.»

«Piacerebbe anche a me.»

La sua situazione non gli permetteva ancora di affrontare la scuola: i genitori lo avevano iscritto a un programma speciale che prevedeva l’istruzione domiciliare. L’insegnante che gli era stato assegnato, il Signor George, gli aveva fatto visita in ospedale e parso una brava persona. Nicolas contava di diplomarsi entro settembre ed accedere alle scuole medie come tutti i suoi coetanei.

Fu distratto dalla risata squillante di zia Denise. Chiacchierava con i nonni in un angolo della sala, aggiornandoli sulla sua situazione amorosa. Si era lasciata da poco con la compagna, ma sembrava non averne risentito più di tanto. Nicolas sospettava fosse lei quella ad essere scappata a gambe levate: zia Denise non amava sentirsi in gabbia. Era solita cambiare lavoro, città e amicizie con il mutare del vento. Mamma diceva che non era mai cresciuta. Forse, era vero.

«Ron, andresti a prenderne una anche a me?»

Luise si era avvicinata, silenziosa.

Ron le sorrise. «Ce ne sono anche alla menta. Vado a prenderla subito.»

La donna gli posò una mano sulla testa, in una carezza veloce, seguendolo con lo sguardo fino a quando scomparve nel corridoio

«Ho fatto un giro di carte per te, questa notte.»

Nicolas deglutì, ingoiando la cucchiaiata di gelatina che aveva portato alla bocca. Si fece attento, avvicinando il volto a quello della Maga.

«Qualcuno che ti ama si è allontanato, ma conserva ogni ricordo nel cuore.» Luise parve incerta: aggrottò le sopracciglia. «Le carte, dicono che prima o poi le vostre strade torneranno ad unirsi e nulla potrà dividervi.

Ha un senso, per te?»

Nicolas annuì, ricacciando indietro una lacrima. La guardò timoroso, ma lei non gli chiese alcuna spiegazione. Si limitò a stringergli una mano con forza, cedendogli parte della sua energia.

«Ho trovato solo quelle al limone, a quanto ho capito John si è spazzolato le altre.»

Quando Ron giunse accanto a loro, Luise prese la gelatina ringraziandolo. «Meno male che ha lasciato qualcosa!»

Risero tutti e quando Luise si allontanò lanciò a Nicolas uno sguardo complice.

«Mi ha mandato via con una scusa. Ha fatto le carte per te?»

Ron non sembrava preoccupato per l’atteggiamento della madre e Nicolas non seppe che rispondere.

«Sono faccende private, sono abituato a farmi gli affari miei. Quello che so, è che tutto andrà bene.»

«Sì.» Nicolas si rilassò contro lo schienale della poltrona. Le parole di Luise lo avevano tranquillizzato.

Il pomeriggio trascorse in fretta, protraendosi in una cena buffet a base dei tramezzini e stuzzichini. Al momento di prendere congedo Nicolas diede un bacio a ognuno.

Quando John lo portò a letto, si sentiva stanco ma felice.

Una volta solo mise il pigiama e si sentì libero di riprendere possesso della sua camera.

Sfiorò tutto con dolcezza, impregnandosi dei ricordi che ogni oggetto gli trasmetteva. Non pensare a Johnny, in casa, era più difficile. Durante la festa il pensiero per suo fratello era stato una presenza marginale anche se costante. Nonostante gli sforzi, le risate e la baraonda, non era riuscito ad allontanare completamente il ricordo di quanto che era accaduto in cucina.

La Dottoressa Jones l’aveva avvertito. Aveva promesso a Barbara, così si chiamava la psicologa, che ne avrebbero parlato durante il loro prossimo incontro. Provava nostalgia per Johnny e il suo cuore si divideva in due: desiderava rivederlo, ma ne aveva paura al tempo stesso.

Sapeva che suo fratello non avrebbe fatto ritorno per molto tempo. Era stato trasferito in una piccola clinica: un ambiente più familiare in cui Johnny poteva tornare un po’ alla volta a condurre una vita normale. Non l’aveva più incontrato dopo “l’incidente”.

Nicolas aveva compreso troppo tardi gli avvertimenti di Moo e ora doveva combattere contro il senso di colpa. Moo, a modo suo, glielo aveva spiegato: Johnny “puzzava” come un cane rabbioso.

Aveva pensato che Moo avesse inteso che il fratello era cattivo: in realtà, voleva comunicargli che soffriva di una malattia.

Johnny gli aveva rivelato di sentire le “voci” dei mostri, ma Nicolas non aveva mai pensato fossero il segno di un male così grave. Non aveva mai detto nulla ai suoi genitori. Come avrebbe potuto, quando lui stesso ne ospitava uno in camera da letto? Il “suo”, era vero.

Solo negli ultimi tempi il dubbio aveva iniziato a farsi strada nella sua mente.

Non avrebbe mai potuto spiegare tutto questo a Barbara, doveva trovare un altro modo per venire a patti con la sua coscienza.

Riappropriandosi della stanza ritrovò la statuetta del grizzly. Era al suo posto, sulla mensola: Marianne doveva averla sistemata prima del suo arrivo.

La prese fra le mani, sentendo una lacrima solitaria sfiorargli la guancia. Il suo “orso tibetano”… Nicolas sentiva che le loro avventure erano ormai un ricordo. Nonostante le parole di Luise, sapeva che nulla sarebbe stato come prima.

Aprì ugualmente il fermo della finestra e tornò a letto lentamente, avvolgendosi nel piumone. Dopo aver assaporato il calore di Moo nessuna trapunta poteva scaldare la sua anima.

Aveva portato con sé la statuetta posandola vicino al cuscino. Adesso anche lui era stato “aggiustato”, proprio come il grizzly.

Mentre era ammalato si era convinto che Moo fosse giunto da lui per qualche ragione. Forse era uno strano angelo custode, destinato a vegliarlo in quel momento difficile. Lo aveva protetto dal pericolo e dalla paura. L’orso tibetano era rimasto con il piccolo principe, ma Moo non poteva farlo: la gente di Nicolas, i Senza Pelo, non lo avrebbe mai accettato.

Poco prima di scivolare nel sonno augurò a Moo di trovare la stessa pace che gli aveva donato.

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Luogo Grigio
  • Episodio 2: Il Piccolo Principe
  • Episodio 3: Estasi
  • Episodio 4: Divisi
  • Episodio 5: La Grande Battaglia 
  • Episodio 6: Uniti
  • Episodio 7: Epilogo
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Letture correlate

    Discussioni

    1. Ciao Micol, ho avvertito molta malinconia in questo episodio nonostante la speranza offerta a Nicolas dalla maga. Traspare la mancanza di Moo nel cuore del bimbo, ma anche la mancanza di una famiglia che non è più unita. Però sento anche molta tenerezza nel desiderio finale di Nicolas, qualcosa che scalda il cuore. Un episodio secondo me necessario perché ricco comunque di sentimento e emozione, e per questo non meno valido degli altri, tutt’altro! Ormai la fine del viaggio è vicina, e mi dispiace, ma ovviamente non vedo anche l’ora di scoprire come va a finire?

      1. Ciao Tonino, effettivamente siamo quasi alla fine della vicenda. Dopo aver lasciato Moo e Nicolas mi verrà di sicuro un po’ di malinconia, ma non è detto che la serie non trovi una diversa collocazione. Il consenso che ho ricevuto nel tempo mi ha permesso di rinforzare il mio amore per questo scritto. Strano, diverso, senza chiara collocazione. Grazie a te per avermi seguita sempre nei miei viaggi, spero di farne ancora molti assieme 😀

    2. Sento l’avvicinarsi dell’epilogo e la cosa mi dispiace così tanto, amo molto questa serie e come Nocholas anche io non sono ancora pronto a dire addio a Moo

      1. Ciao Alessandro, purtroppo tutto ha un inizio ed una fine 🙁
        Credo che questa rimarrà per sempre una delle storie che porterò nel cuore.

    3. Ciao Dario. Vero, di tanto in tanto serve un episodio di passaggio. Anche perché, da qui in poi si va di volata fino alla fine della stagione: sarà più breve delle altre, 7 episodi in tutto 😀

    4. Mi piace il tuo modo di descrivere le scene. La cura che ci metti. Per esempio, quando dici, a proposito di Nicolas, che una volta a casa il padre lo posa sulla poltrona padronale, dai proprio l’idea che intorno si prodighino affinché lui si senta importante. Sono dettagli, ma sono importanti per chi legge. Questa frase mi ha colpito. Ciao Micol, a presto.

      1. Ciao Cristina 😀
        Ti ringrazio per l’affetto che dimostri a Nicolas, sono felice di essere riuscita a renderti “partecipe”. Quello che mi fai è un complimento dei più graditi 😀

    5. Un episodio di passaggio; niente di male, servono anche quelli nell’economia di un romanzo. Poi, dopo le emozioni dell’episodio precedente, un pizzico di calma è quello che ci vuole. ?

      1. Ciao Dario. Vero, di tanto in tanto serve un episodio di passaggio. Anche perché, da qui in poi si va di volata fino alla fine della stagione: sarà più breve delle altre, 7 episodi in tutto ?