Epilogo

Serie: The Hunter

Per impedire all’ansia di lacerarla, Ivilia si teneva impegnata con la preparazione di  infusi curativi schiacciando le erbe con il pestello dentro un mortaio di marmo. Le risate di Fael, che giocava fuori, erano un piacevole sottofondo.  Ciò, tuttavia, non riusciva a frenare le sue preoccupazioni, che crescevano di pari passo con l’affievolirsi del giorno. La mattina presto Enedor si era portato con sé Ivon per andare a caccia. Così, su due piedi, senza prima consultarsi con lei. E sebbene le avesse garantito che avrebbero cacciato solo “normali” prede, questo non era bastato di certo per rasserenarla. A preoccuparla maggiormente era Enedor stesso. Da diversi giorni ormai lo vedeva strano, distratto, lo coglieva alle volte con espressione meditabonda. D’un tratto tali riflessioni furono spazzate via dal grido del bambino.

«Fael!»

Uscì fuori travolgendo la porta come il sussurro di una tempesta,  mille scenari, uno più tragico dell’altro, le tuonarono in testa. Questi,  fortunatamente, furono destinati a essere ridotti in cenere alla tenera vista di Fael disteso a terra tra fragorose risate, mentre una macchiolina nera gli solleticava il viso a suon di leccate. Al sollievo si aggiunse l’immane gioia nel vedere Ivon lì, accanto a loro.

«Ivon, amore, tutto bene?!» gli domandò, abbracciandolo stretto a sé. Sembrava non aver alcuna ferita, né lividi, neppure un graffio. Mai come quella volta fu più grata al Tetramorfo.

«Madre!» Dentro quella parola, Ivilia percepì tutta la stanchezza del figlio, spingendola ad abbracciarlo ancor più forte.

«Bambino mio, che ci fai con un cucciolo di Belzeb, e dov’è tuo padre?»

«Lui è…»

Un brivido le attraversò la schiena quando vide l’espressione di Ivon mutare in qualcosa di maledettamente familiare. L’aveva vista innumerevoli volte, il viso di un uomo virtuoso che si faceva carico del fardello di un peccato troppo grande per la coscienza. Vederlo su quei giovani lineamenti, dentro quegli occhi immacolati, era come guardare una bambola ricucita con delle viscere. Che cosa era successo nella foresta? Ed Enedor? Si chiedeva, afflitta da un peso sullo stomaco in attesa di risposte.

«Incredibile!» esclamò  Fael con la meraviglia incisa negli occhi.

Ivilia, incuriosita, seguì lo sguardo del bambino portandola a scorgere una sagoma che emergeva all’ombra del tramonto. Tuttavia se prima il sollievo era accompagnato dalla gioia, ora questi trovò a suo seguito l’amaro stupore nel vedere suo marito portare sulle spalle due Belzeb.

Quella sera cenarono normalmente, come se nulla di quella giornata fosse accaduto. Perfino Ivon sembrava tornato alla spensieratezza di prima, battibeccando con Fael che desiderava capricciosamente il bottino ottenuto. Un pugnale di singolare fattura di fronte al quale Ivilia  rimase non poco perplessa.

Per tutta la serata il figlio maggiore non fece alcun cenno sui dettagli della caccia, e a destare ancor più preoccupazione fu suo marito che parve solidale in questo. Notò inoltre che i due non si rivolgevano neppure una parola,né uno sguardo da quando erano tornati. Ivilia attese, impaziente, e quando finalmente i bambini si coricarono a letto, rimasero soli davanti a un tavolo a stento illuminato da  tenui candele in procinto di estinguersi. Senza indugio e senza tergiversare Ivilia affrontò subito l’argomento.

«Mi vuoi spiegare cosa è successo?»

La voce, seppur pacata, celava una profonda ira trattenuta da una ferrea volontà; come un addestratore di cani da guerra che tira per la catena la sua bestia. Voleva dare la possibilità a Enedor di far valere le proprie ragioni.

«Ho trovato un’opportunità e l’ho colta»

«Un’opportunità?»

Ripeté, con voce incrinata, lasciando trasparire un velo della rabbia taciuta.

«È così che vuoi giustificarti per aver spinto tuo figlio, senza il minimo addestramento, a cacciare un Belzeb? Anzi, due!»

«Ho fatto ciò che dovevo, Ivilia»

«No, tu hai fatto ciò che volevi!» aggiunse, liberatasi totalmente di qualsiasi  moderazione.

«Non fraintendere Ivilia. Non era mia intenzione andare a caccia di oscuri. Quelle due carcasse che vedi fuori sono opera di tuo figlio»

«Cosa?»

Quella rivelazione arrestò l’ira di Ivilia, come un’onda che si frantuma contro gli scogli. La mente non fu in grado di immaginare il suo bambino capace di un simile atto. Lui, che esitava perfino nell’uccidere i topi che infestavano la cantina.

Enedor si decise, quindi, di raccontarle ogni cosa; di come Ivon aveva seguito le tracce del Belzeb; di come lo aveva ucciso con una scoccata magistrale; e naturalmente di come aveva colpito in mezzo agli occhi il secondo Belzeb che era riuscito a portarsi alle spalle di Enedor, mentre questi era impegnato a dare una severa lezione di vita a loro figlio. Ivilia rimase in silenzio per tutto il tempo, ascoltando con fermezza senza mai cedere a qualsiasi avvilente sentimento: scorse un dettaglio celato tra le righe.

Enedor, cacciatore tra i cacciatori, aveva permesso non per una, ma per ben due volte a un Belzeb di avvicinarsi così tanto a loro senza che lui se ne accorgesse. Ciò la spinse a ripensare agli ultimi giorni sino a quella mattina, e allora tutti i nodi vennero al pettine.

«Enedor, tu…» le parole vennero a mancare, non osava pronunciarle, convinta scioccamente  di venir smentita. Un bisogno di scappare da quella spietata verità.

«Mi devo ritenere fortunato, con mio padre si incominciò dalla vista»

Ivilia sentì le forze venir meno mentre il cuore sprofondava in un vuoto senza fine; Enedor stava diventando sordo.

«Ecco perché ho rischiato, Ivilia»

«Ha solo undici anni!» aggiunse, cercando invano di dar forza a parole sottili.

«Ha “già” undici anni! Ero ben più giovane quando divenni un Cacciatore Oscuro. Ti avevo avvisata di cosa comportava entrare nel mio mondo»

Vero, da sempre sapeva il terribile fardello destinato ai suoi bambini. Eppure, decisa e follemente innamorata, lasciò tutto per l’uomo che ora le sedeva a fianco a lei. Capì di non poter tirarsi indietro. Capì quanto era stata egoista nel dargli dei figli, i suoi figli. La vergogna di una puttana era nulla in confronto a ciò che provava. L’istinto materno che era in lei gridava a squarciagola: «Prendi i bambini e scappa»

Ma sapeva di non poter far questo a Enedor. Non a lui, a quel folle amore di quindici anni fa mai estinto.

Socchiuse gli occhi, strinse le mani mentre sprofondava nel silenzio, si trattenne dal versare lacrime. La luce delle candele cedette, lasciando giacere il buio nella stanza. Un calore inatteso calò sulle mani di Ivilia. Familiare, ardente. La mano di Enedor posava sulle sue.

«Non devi temere. Lui è forte in un modo che mai mi sarei aspettato. E non mi riferisco ai due Belzeb»

«Il cucciolo? È stato lui a convincerti?» chiese sorpresa.

«Per così dire. Dopo aver ucciso anche il padre, ha preso il cucciolo e mi ha detto: “Ecco, ho fatto la mia scelta”. Ci credi? Un attimo prima teme di contraddirmi e l’attimo dopo mi salva la vita e mi sfida. Sembrava diventato un’altra persona. Non so se esserne orgoglioso o meno»

Eppure, nonostante quelle parole, si poteva intravedere una piccola curva di compiacimento sulle labbra. Poi si alzò, dirigendosi verso la loro camera. Ma non prima che Ivilia gli chiedesse: «Quindi domani lo porterai di nuovo con te?»

«No. Lascerò che si chiarisca le idee. Quando sarà pronto, sarà lui a chiedermelo. E poi, devo indagare su una faccenda»

«Ha a che fare con il proprietario del pugnale?»

«Si, apparteneva a un Cacciatore Oscuro della Gilda dell’Ovest»

«Cosa lo ha portato nell’estremo Est?»

«È proprio quello che intendo scoprire. Inoltre il Belzeb che lo ha ucciso…credo che fosse posseduto»

Ivon era disteso sul letto insieme a Fael. Quella piccola rottura di scatole dormiva beatamente con il cucciolo di Belzeb fra le braccia; ce n’è voluto per farlo desistere nel volere il pugnale. Quel silenzio portò inevitabilmente Ivon a ripensare agli eventi della giornata. Mai aveva disobbedito a una disposizione di suo padre, figuriamoci a rispondere in quella maniera. “Ho fatto la mia scelta” ripeteva fra sé e sé. E più  ripeteva quelle parole, più sentiva che non gli appartenevano. Rammentando una sensazione di distacco. Come se d’un tratto fosse diventato estraneo al proprio corpo, come se a pronunciarle fosse stato…

un altro?

Improvvisamente una voce ignota e contorta emerse dalle tenebre. Ivon balzò dal letto, oscillò lo sguardo in ogni angolo della stanza.

«Chi c’è?» chiese, mentre la paura gli stringeva il cuore. Prese il pugnale, appeso a un chiodo sul muro, insieme all’arco e senza indugiare ne tirò fuori la lama seghettata, puntandola tremante verso il tacito silenzio della sera. Suo fratello e il cucciolo continuavano a dormire come nulla fosse, mentre ad accogliere la domanda del ragazzo non vi era altro che quiete. Si trattava solo della sua immaginazione. Abbassò l’arma sebbene ancora un po’ teso. E fu allora che scorse qualcosa, lì sulla lama. La avvicinò al viso, e nel tenue riflesso del suo volto, scorse fiamme scarlatte divampare dagli occhi!

Si svegliò di colpo, ancora nel suo letto. Aveva il respiro pesante, grondava di sudore. Si guardò attorno. Fael era lì, anche il cucciolo, e nessun’altro. Tirò un sospiro di sollievo. Fin quando non si rese conto di stringere qualcosa nella mano destra. Era il  pugnale, privo del fodero. Esitante, guardò nella lama scrutando il proprio volto. Non c’era niente. Nessuna voce, nessuna fiamma scarlatta. Solo l’ombra di un incubo, pensava, mentre cercava di togliere quell’inspiegabile ghigno dal viso.

Serie: The Hunter
  • Episodio 1: Scoccata Fatale – Parte I
  • Episodio 2: Scoccata Fatale – Parte 2
  • Episodio 3: Scoccata Fatale – Parte 3
  • Episodio 4: Scoccata Fatale – Ultima Parte
  • Episodio 5: Epilogo
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Daniele, questo epilogo mi ha stupito piacevolmente, non mi aspettavo un risvolto simile. Credo che dovresti continuare, è stata una bella serie, ma lascia aperte molte porte… questo fantasy merita davvero altri episodi! Pensaci!!!

      1. Daniele Parolisi Post author

        Ti ringrazio antonio, nn potevi farmi complimento più grande. Tranquillo, ho in serbo altro…molto altro per il cacciatore 😉

    2. Micol Fusca

      Ciao Daniele, finalmente sono riuscita a terminare The Hunter. Gli ultimi due episodi sono stati un continuo ribaltarsi degli eventi, tanto da rompere le certezze che credevo di avere in pugno. La tua serie mi ha portato lontano, nel tuo mondo, e fatto vivere nella pelle dei tuoi personaggi. Spero in un seguito ed attendo ritorno del Cacciatore. 🙂

    3. Giuseppe Gallato

      Un episodio fantastico, mi è piaciuto moltissimo, veramente bravo! I dialoghi mi hanno preso parecchio, così come le rivelazioni sui personaggi. Leggo “Epilogo”, peccato! Mi sarebbe piaciuto saperne di più, ma sono certo che questa storia non finisce qua. Vero? 🙂

      1. Daniele Parolisi Post author

        Wow, grazie per la bella recensione, Giuseppe. Per quanto riguarda il continuo della storia non saprei dirti. Alla fine si può dire che l’intera serie è un Capitolo che ho voluto lasciar uscire fuori per far scorgere un po’ del mondo fantasy che ho in mente

    4. Dario Pezzotti

      Ciao Daniele. Questo epilogo getta una nuova luce sui personaggi. Nessuno è innocente, tranne forse Ivilia.
      Pur non amando il Fantasy classico, ho letto la tua serie con piacere.🙂

      1. Daniele Parolisi Post author

        Il fatto che ti piaccia nonostante il poco amore per il genere è veramente un gran complimento. Grazie mille Dario!