Epilogo

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione

«Nicolas!»

Nicolas emerse dal sonno, intontito, cercando di mettere a fuoco il ragazzo che si era sistemato sopra di lui cavalcioni. Riuscì a distinguere il volto pieno di lentiggini di Thomas dopo un paio di minuti, notando con sorpresa l’eccitazione del ragazzo.

Thomas era famoso per l’aplomb che lo rendeva ridicolo alla gran parte degli studenti del college. Gli occhiali storti e il pigiama stropicciato comunicavano il suo stato di agitazione: che fosse addirittura salito sopra il letto rappresentava un comportamento del tutto alieno al suo carattere.

Nicolas aveva fatto gruppo con lui e Anne Marie già dal primo giorno. Non poteva essere diversamente: i loro “odori” erano compatibili.

Aveva deciso di seguire gli studi in scienze naturali, contando di specializzarsi in antropologia appena possibile. Non intendeva passare l’intera vita all’università: il suo scopo era laurearsi in anticipo sui tempi. Oltre al Cuore, Moo gli aveva lasciato un’eredità importante.

Grazie a lui il suo corpo era più forte. I medici potevano attribuire il miracolo alla scienza e ai farmaci di ultima generazione, solo lui conosceva la verità: aveva smesso di assumere ogni tipo di terapia da almeno cinque anni. Le sue condizioni fisiche avevano cessato di essere una preoccupazione.

La mente, al contrario, era pervasa da mille domande.

Nicolas non aveva intenzione di immischiarsi nelle vicende del Clan, non aveva alcun desiderio di rintracciare i Suoi. Avrebbero colto il suo odore riconoscendolo. Erano i Creatori a interessarlo: desiderava incontrare le prove scientifiche della loro esistenza, trovare la risposta che ogni uomo cercava. Il pezzo mancante del puzzle. Forse non sarebbe riuscito a dipanare del tutto la matassa, ma intendeva impegnare ogni sua energia tentando di mettere ordine nelle “memorie” che aveva ricevuto in eredità.

Aveva lasciato Glenrock senza alcuna esitazione. Nelle occasioni in cui faceva visita alla famiglia dormiva nella cameretta che lo aveva accolto prima della malattia. L’unica cosa che aveva voluto tenere esposta era la statuetta del grizzly. Non l’aveva portata con sé perché temeva che qualche “cavernicolo” la rompesse.

Johnny aveva raggiunto i nonni a New York. Frequentava l’università di architettura con profitto: la terapia a litio aveva fatto miracoli. Aveva deciso di andarsene per guardare al futuro con uno slancio diverso, senza la pesante zavorra che lo teneva ancorato al passato. A Glenrock tutti lo conoscevano come il folle che aveva tentato di uccidere madre e fratello.

Nessuno dei due era riuscito a stabilire un rapporto sereno con l’altro: era più facile tenere i contatti chattando al cellulare. Quando si incontravano evitavano lo sguardo dell’altro. Nicolas per il senso di colpa, Johnny per la consapevolezza che il “mostro” del fratello era esistito davvero. Il ragazzo non poteva confidarsi con nessuno, consapevole che i suoi terapeuti avrebbero proposto un nuovo ricovero. Il periodo trascorso in clinica ancora lo tormentava nei sogni.

I nuovi amici di Nicolas rendevano la lontananza meno pesante.

«Hanno appeso Livingstone!»

Nicolas sedette sul letto, cercando di schiarirsi le idee. «“Appeso” Livingstone?»

Thomas si esibì in una smorfia di esasperazione, iniziando a tirarlo per un braccio. «Muoviti.»

Nicolas si alzò, dirigendosi verso l’armadio per infilare un paio di jeans.

«Lascia perdere!» Thomas lo spintonò verso la porta. «Giù nel piazzale sono tutti mezzi nudi.»

Scesi nell’androne del dormitorio Nicolas si accorse che Thomas aveva ragione. I ragazzi che si accalcavano verso l’uscita erano ancora mezzi intontiti dal sonno, vestiti del poco che utilizzavano per andare a letto.

Constatò che l’abbigliamento delle ragazze erano sicuramente più interessante. Anne Marie li raggiunse vestita di un corto pigiamino di cotone azzurro, che la faceva sembrare sexy e infantile al tempo stesso. Nicolas notò il povero Thomas farsi rosso come un peperone. Il ragazzo iniziò a tossire imbarazzato e Nicolas gli assestò una poderosa pacca sulla schiena, fermando l’escalation in un solo gesto. Con un singulto Thomas tornò a mandare giù la saliva in eccesso. «Ok, ok… Ora va meglio.»

I tre si unirono alla calca facendosi trasportare dalla marea fino alla Battell Chaphel. Giunti lì alzarono lo sguardo su uno degli spettacoli più incredibili che era capitato loro di vedere da quando avevano iniziato l’anno di studio.

Un ragazzo se ne stava appeso a uno dei doccioni della cappella, ben fissato da robuste corde da scalatore che lo tenevano saldamente ancorato all’edificio. Come tutti gli spettatori che lo guardavano a naso all’insù, indossava solo la biancheria. Anche se da quell’altezza era impossibile giudicare il colore dei boxer la scritta sotto lo sventurato non lasciava dubbi sul suo stato.

Uno striscione bianco, scritto a lettere cubitali con dello spray rosso fuoco, recitava una misera confessione: “Mi sono pisciato addosso”.

Tutti gli occhi si rivolsero al giovane Martinez, ultima vittima dei “cavernicoli”.

I ragazzi della squadra di football non facevano mistero della loro prepotenza: terrorizzavano gli studenti del primo anno facendoli dormire ad occhi aperti per non essere colti di sorpresa. Ad andare in voga quell’anno era la gara di resistenza “pipì”.

Un gruppo di studenti anziani selezionava le matricole a parer loro interessanti, prelevandole dal letto nel cuore della notte. Li radunavano nel corridoio centrale del dormitorio, obbligandoli a bere litri d’acqua. Non passava molto tempo prima che la maggior parte dei ragazzi lasciassero andare il contenuto della vescica bagnandosi i pantaloni. Solo all’ultimo concorrente era concesso urinare in bagno.

Gli spettatori delle gare erano sempre numerosi: accompagnavano l’evento con scommesse e risate, rendendo l’esperienza ancora più penosa. Le vittime provavano un senso di vergogna che li accompagnava per mesi.

Nicolas rivolse uno sguardo di simpatia in direzione di Martinez, intento a godersi lo spettacolo. Al pari di molti altri, fissava il grosso giocatore di football con un sorriso di maligna soddisfazione. Nelle occasioni in cui il ruolo di capogruppo era affidato a lui, Livingstone era uno dei peggiori aguzzini del campus.

«Ehi! Tu sei Lynch!»

Nicolas spostò lo sguardo su un ragazzo a pochi passi da lui. Conosceva quell’energumeno, alto quanto lui ma largo due metri.

Nicolas gli sorrise serenamente. «Ciao Davis, anche tu qui per lo spettacolo?»

Davis aprì la bocca in una smorfia sorpresa, incerto su come interpretare il suo sorriso serafico. Ricordava perfettamente quel ragazzo.

Nicolas era stato selezionato per una delle gare di “pipì” ed era stato lui quello a buttarlo giù dal letto per portarlo nell’androne. Il cinesino non aveva mosso obiezioni, scendendo le scale con indolenza. A Davis quelle gare non piacevano: non aveva mai detto nulla perché non voleva essere etichettato come una femminuccia rammollita.

Lynch aveva bevuto il contenuto di due bottiglie d’acqua, attendendo che gli altri ragazzi cedessero per primi. Si era conquistato il diritto di raggiungere il bagno, ma aveva deciso diversamente e con tranquillità aveva raggiunto Livingstone. Nicolas gli aveva svuotato la vescica direttamente sulle scarpe, con calma: aveva perfino indugiato in qualche colpetto per essere sicuro di essersi liberato del tutto.

Due dei ragazzi avevano dovuto fermare di peso il capo spedizione prima che rovinasse addosso all’altro.

«Fermo!» L’ordine di Moore era stato perentorio. «Frequenta la lezione di anatomia avanzata del mio corso, soffre di problemi cardiaci. Se gli succede qualcosa il minimo che possiamo sperare è l’espulsione.»

A Davis quel ragazzo era sembrato tutto fuorché malato: ostentava una sicurezza pericolosa.

Anche in quel momento, gli sembrò pericoloso. Ricambiò il sorriso avvicinandosi di qualche passo e rivolse lo sguardo verso la cappella, facendogli un cenno con il mento.

«Ne sai qualcosa?»

Nicolas scoppiò a ridere, divertito. Quando riuscì a calmarsi lo osservò con le lacrime agli occhi. «Sono l’ultimo a poter tentare un’impresa del genere.»

Il ragazzo non sembrò del tutto convinto.

Nicolas tornò a sorridere. La sua serenità riuscì a tranquillizzare l’altro: Davis rilassò le spalle, portandosi al suo fianco con naturalezza.

«Quando ero piccolo, un amico speciale aveva trovato un modo per riassumere la mia condizione con una sola parola. Diceva che ero “Rotto”.»

«Può darsi.» Davis ignorò il moto di sorpresa di Nicolas. «Il vero problema è un altro.»

Tornò a guardare in alto. «Come facciamo a tirarlo giù?»

Nicolas seguì il suo sguardo, lasciando che la brezza del mattino gli accarezzasse il volto rivolto al sole. «Non ne ho la minima idea.»

Serie: Nel Buio della Notte Terza Stagione
  • Episodio 1: Il Luogo Grigio
  • Episodio 2: Il Piccolo Principe
  • Episodio 3: Estasi
  • Episodio 4: Divisi
  • Episodio 5: La Grande Battaglia 
  • Episodio 6: Uniti
  • Episodio 7: Epilogo
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Fantasy, Horror

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    Discussioni

    1. Questo finale sembra voler richiamare altro, forse un nuovo inizio? Chissà! Sicuramente il finale lasci aperti diversi spiragli. Anch’io ho fantasticato su una probabile fine della serie nel punto menzionato da @dario-pezzotti, ma questo sicuramente da adito a qualcosa di nuovo. Bella serie, complimenti per tutto. 🙂

      1. Sì maestro, una serie che merita. Brava la nostra Micol.?

      2. Ciao Giuseppe, come dicevo ad altri l’intenzione prima era quella di lasciare un finale aperto per permettere al lettore di fantasticare. Onestamente, non so se Nicolas avrà altro da raccontare ma non posso giurarlo: come ricorderai, c’era anche un tipaccio, un elfo, che doveva prestarsi a una comparsata e poi scomparire nel nulla 😉
        Ti ringrazio di aver seguito le vicende del mio Moo e delle belle parole che hai sempre avuto: sono un grande incoraggiamento.

    2. “Quando si incontravano evitavano lo sguardo dell’altro. Nicolas per il senso di colpa, Johnny per la consapevolezza che il “mostro” del fratello era esistito davvero.”
      Questo passaggio mi è piaciuto

    3. Ciao Micol, mi allineo agli altri, direi che più che un epilogo questo mi sembra l’incipit per una nuova avventura… Ma forse è tua intenzione lasciare la cosa in sospeso o comunque a beneficio della fantasia di noi lettori! Nicolas adesso non è più rotto… Moo è con lui e lo sarà per sempre?!

      1. Ciao Tonino, in effetti era mia intenzione lasciare il finale aperto. Fino ad ora Nicolas non mi è ancora apparso in sogno per raccontarsi della sua vita al College, ma, chissà, forse lo farà un giorno. Nel frattempo ti ringrazio per averlo accompagnato fino a qui ?

    4. Un’importante rottura. Quasi un epilogo prologo, come dice Alessandro. Per me la storia si è conclusa a metà del precedente episodio; che questo sia un nuovo inizio??

      1. Ciao Dario, in realtà avevo pensato a un finale aperto ma… Chissà. Diamo tempo al tempo. Grazie per non aver odiato la fine ???

    5. Epilogo o Prologo?
      Micol, sai che sono un grande fan di questa serie, invece di un commento ti faccio una proposta.
      Ma se quanto letto fin qua fosse semplicemente un prologo? La storia di come Nicholas ha ottenuto le sue capacità sovraumane, la storia di un super eroe adolescente.
      Certo non sarebbe la cosa più originale del mondo (ma è sempre più figa del morso di un ragno) ma sono convinto che questi personaggi abbiano ancora molto da dire e che un pubblico YA ne sarebbe entusiasta.
      Se non lo fai tu faccio lo spin off io, ti avverto.
      Pensaci

      1. Ciao Alessandro, come ti ho già detto ti affido volentieri Nicolas. So che in mano tua è al sicuro ?. Ho voluto questo finale aperto per permettere al lettore di viaggiare cin la fantasia, ma come sai mai dire mai. Per ora, grazie mille per avermi accompagnata fin qui ?