Era sera, aveva appena smesso di piovere

Serie: Around Midnight


Era sera, aveva appena smesso di piovere dopo un lungo pomeriggio cupo. Francesco era di fronte a Ponte Sant’Angelo. Fumava.

La sua giornata era stata pesante, più di quanto avesse desiderato. Con quel lavoro, che altri avrebbero considerato un sogno, lui non poteva andare avanti. La noia lo logorava, una strana stanchezza d’esistere a tratti lo rapiva e poi, di scatto, un desiderio di rivalsa mai provato prima. Voleva mollare tutto. “Si meritano tutti di andare a quel paese!”, pensava spesso recentemente.

La sua vita era, apparentemente, un modello di equilibrio. Sempre gentile ed educato con tutti, preciso, non maniacalmente – intendo – ma puntuale. Non consentiva a nessuno di passargli sopra, ma era in lotta continua. Lavorava praticamente tutta la giornata e solo in tarda serata rientrava a casa; in tempo per una cena da preparare al ritmo di Soultrane.

Amava Coltrane, quei cambi di ritmo, la dolcezza del sax; dimenticava tutto o quasi.

Il suo Capo era il paradigma dell’incompetenza, paurosamente venduto, faceva della corruzione e della depravazione morale il punto di forza della sua carriera. Ma, badate bene, non lo dava assolutamente a vedere. Francesco, tuttavia, se ne era accorto.

Aveva scoperto i suoi giochi balordi e glielo aveva fatto capire. Aveva detto chiaro e tondo: « Capo, queste cose io non le farò né ora né mai» . Il Capo, con amabile gentilezza, lo aveva ridicolizzato di fronte a tutti: «Ma di cosa stai parlando?» ed aveva aggiunto «devi aver frainteso. Noi rispettiamo le regole sempre, sia chiaro!».

Non tutti avevano notato il suo sorriso nervoso, ma Francesco sì.

Lo aveva visto ed aveva capito che non gliela avrebbe lasciata passare. Doveva semplicemente aspettare.

Quella sera aveva un appuntamento con un vecchio collega e, per un istante, si era lasciato alle spalle le incomprensioni della giornata.

Aspettava il suo arrivo da qualche minuto; sarebbero andati all’Alexander Platz a bere ed ascoltare qualcosa.

Si ricordava ancora la prima volta che ci era andato con Alessandro, il Conte.

Alessandro era un omone di 130 kg, partenopeo con origini spagnole, di una simpatia dilagante ma mai sguaiata, con un savoir faire invidiabile ed un immenso successo con le donne. Aveva lavorato nello stesso ufficio di Francesco per qualche tempo, poi aveva deciso che era abbastanza; aveva mollato tutto ed ora non si capiva bene di cosa vivesse. Francesco lo ammirava anche per questo; evidentemente aveva le possibilità per farlo. “Ma che coraggio!”, pensava.

Quella sera, il Conte era riuscito anche al mettersi al piano. Non aveva sfigurato. Non lo avresti mai detto ma era un musicista serio.

«Sei un grande!» gli aveva detto sbalordito Francesco, dopo gli applausi della sala.

«Lascia stare…» aveva risposto noncurante lui.

«La vedi quella li?» ed indicò la donna più bella nella sala «verrà via con me, riscalda i piedi perché tornerai a casa camminando, sempre che non abbia un’amica disponibile!» e fece l’occhiolino. Ed aggiunse: « mi dispiace, ma stavolta non mi convincerai a fare il bravo!».

Passarono la serata a parlare con Lei: era bellissima, con gli occhi di un verde mai visto prima ed i capelli incredibilmente scuri e lisci; scendevano sulla sua schiena come ad indicare la strada da seguire per stringerla in un desiderato contatto. Francesco aveva notato nel suo sguardo qualcosa di enigmatico, che lo aveva rapito, ammaliato; avrebbe voluto farsi avanti ma si sa l’amicizia è l’amicizia ed Alessandro aveva già chiarito le sue intenzioni. In realtà, poi, lei non sembrava tanto interessata a lui.

Era sola. Venne fuori che era in vacanza a Roma, che alloggiava in un hotel nelle vicinanze e che era scesa semplicemente a bere qualcosa, “ed a renderci estremamente felici”, pensarono i due amici.

Effettivamente il Conte se ne andò via con quella donna e sparì per un paio di mesi.

Si seppe poi, nell’ambiente, che era partito per Nizza con lei quella sera stessa ma che una settimana dopo, svegliatosi nell’hotel di Promenades des Anglais dove alloggiavano, si fosse alzato e fosse sgattaiolato via lasciandole un biglietto. Il Conte non avrebbe mai comprato un pacco di sigarette in vita sua e, quindi, pare avesse scritto: “sei troppo bella, mi hai travolto e lasciato senza sensi.. non ti preoccupare… ti perdono”.

Francesco aveva sorriso al ricordo di quella storia. Ne aveva vissute di avventure da quella sera eppure quella donna, quello sguardo, quegli attimi… gli erano rimasti dentro.

Certo, quel giorno non si aspettava un’altra serata del genere ma un po’ di giusto relax, credeva di meritarselo.

Erano passati dieci minuti eppure di Alessandro non c’era notizia alcuna. Francesco iniziò a pensare di non aver compreso dove dovevano incontrarsi oppure di aver sbagliato orario. Prese il telefono e chiamò. Il cellulare era staccato. Passarono dieci minuti… poi altri dieci… era definitivamente chiaro: gli aveva dato buca. Non era la prima volta che lo faceva, anzi, si divertiva a dargli appuntamenti a cui non si sarebbe mai presentato. Come tutte le altre volte, gli avrebbe detto «sei un gran rimbambito, stai decisamente invecchiando» scaricando la colpa su di lui.

Decise di andarsene. Spense la sigaretta buttandola nella pozzanghera più vicina e si avviò sul Lungotevere, per raggiungere la stazione.

La speranza di una serata diversa si era allontanata ed i motivi del suo quotidiano rancore erano riaffiorati chiassosamente. Attraversò la strada. Era rosso… non se ne era accorto. Non lo distolsero dai suoi pensieri né i clacson delle macchine incolonnate né le aperte offese provenienti dagli autisti insofferenti. Francesco scosse la testa, ma era un riflesso automatico.

Fece qualche metro sul ponte e guardò giù. Il Tevere era scuro nella notte, gonfio per le piogge; se non ci fossero stati gli argini a controllarlo, avrebbe restituito con piacere alla città tutto quello che lei ogni giorno gli vomitava dentro. Sembrava furibondo, rabbioso, obbligato a seguire un corso segnato. Francesco ebbe un brivido; anche lui era furibondo, rabbioso, obbligato a seguire un percorso segnato.

Attraversò il ponte, giunto dall’altra parte, si sentì chiamare: «Ehi tu!». Alzò lo sguardo, fece solo in tempo a vedere un fugone verde scuro con le porte aperte… poi un colpo violento, il buio e nulla più.

Serie: Around Midnight


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Discussioni

  1. “anche lui era furibondo, rabbioso, obbligato a seguire un percorso segnato.”
    Purtroppo è una sensazione che hanno in molti: quella di non essere veramente padroni della propria vita e di non riuscire a stabilire una direzione

  2. Ciao Davide, questo incipit annuncia un bel thriller. Nella prima parte del racconto hai messo le basi per quanto sarebbe accaduto in seguito, il rapimento, ora rimane da scoprire quali siano i traffici illeciti del capo di Francesco