Esperienza sensoriale

Non so come, davvero non so come sia potuto accadere. Mi sono lasciata convincere da un’amica a partecipare ad una cena di coppia al buio, ma proprio al buio!

Arrivo puntuale al locale, all’ingresso la cameriera mi accoglie, deposita il mio cappotto al guardaroba e mi benda gli occhi…buio totale. Mi accompagna al tavolo dello sconosciuto con cui cenerò.

Nel breve tratto di strada, mi passano per la testa mille e un pensiero, ma cosa mi è venuto in mente? Ma sono proprio io questa donna che avanza incerta verso un uomo che non conosce e che solo a fine serata vedrà in viso?

Sì sono io.

Esco da una storia complicata, dura, dolorosa. Mi rimane solo amaro in bocca, non voglio pensarci, per questo sono qui.

Mi sono preparata con cura, il trucco che piace a me, che mette in risalto i miei occhi, a detta di Andrea, bellissimi e penetranti. Ma che senso ha, ora con la benda su gli occhi, il mascara sbaverà tutto.

In realtà sono sempre molto curata, non mi piace la trasandatezza, leggerezza sì, sciatteria mai. In tutte le cose.

Idee che si rincorrono nei pochi secondi che precedono il mio arrivo al tavolo, l’addetta alla sala mi sussurra all’orecchio: il suo compagno l’ha preceduta, buon divertimento.

Ho sempre pensato di avere un ottimo olfatto e mentre mi accomodo, ancor prima di salutare il mio dirimpettaio, cerco di afferrare qualche effluvio nell’aria, un odore, piacevole o no, che mi dia un’indicazione su chi mi sta difronte.

Nulla.

Ma la sua voce mi piace, è calda, amichevole, un’inflessione leggera mi aiuta a capire che non si tratta di un milanese.

La cameriera ci spiega brevemente come si svolgerà la cena, e ci serve da bere: a sinistra calice di vino, a destra bicchiere dell’acqua; maliziosamente ci suggerisce di mettere un dito nel bicchiere, quando versiamo l’acqua, eviteremo così di farla strabordare.

Stranamente non provo imbarazzo, sono tranquilla, rilassata, non conosco nemmeno il suo nome, non l’ho chiesto e lui non chiede il mio.

Mi urta un piede e ride sommessamente, l’avrà fatto apposta?

La prima portata è un antipasto, certamente qualcosa di cremoso e morbido, visto che in mano mi ritrovo un cucchiaio.

Buono, lo mangiamo quasi in silenzio, solo qualche battuta, cercando di indovinare gli ingredienti.

Allungo le mani sul tavolo cercando il cestino del pane, incontro un suo dito. Perché lo accarezzo? La pelle è liscia, direi priva di peli, non sopporto gli uomini con le dita pelose. Lui, credo, sia sorpreso, colgo un’incertezza, come se volesse togliere la mano, ma poi ci ripensa.

Scusa: cercavo un grissino, anch’io, risponde.

Sento che si versa dell’acqua, avrà seguito il consiglio della cameriera? Non resisto, e glielo chiedo, non mi risponde, ma subito sento la sua mano umida sul viso, cerca le mie labbra, trovate.

Non so se è stata piacevole questa carezza, lui ride e dice che voleva farmi sentire il dito bagnato, ma non trovava la bocca. Ride ancora.

Altra portata, nel frattempo, penso che non ci siamo detti niente, non il nome, non cosa facciamo, non l’età, niente.

Sono una discreta gourmet, mi piace il cibo, anche se sono tutt’altro che una mangiona. Mi sto divertendo a scoprire, attraverso l’odore, la consistenza e il sapore, cosa ci stanno somministrando.

Direi che il mio compagno, invece, di cibo capisce poco o nulla, o forse sta giocando, e lascia che sia io a svelare gli ingredienti delle portate.

È come se togliessi un indumento dopo l’altro, e lui, che non vede, può utilizzare tutti gli altri sensi per conoscere la mia persona, ma ha bisogno di suggerimenti.

Le mani si incontrano parecchie volte, è inevitabile o lo desideriamo e facciamo di tutto perché avvenga? Mi piacerebbe che qualcuno ci filmasse!

Mentre lotto con coltello e forchetta, e penso che questa carne è un po’ troppo consistente per essere tagliata al buio, mi domanda, a bruciapelo, perché sono lì.

Ma, che ne so, è un gioco, è una serata diversa, è l’insistenza di un’amica, è la voglia di non pensare, come si permette questo illustre sconosciuto di indagare su una cosa così privata.

Che risposta si aspetta? Che sto cercando l’uomo della mia vita.

Ecco che il mio umore cambia, divento nervosa, sono certa che dalla mia bocca sparisce il sorriso, vorrei alzarmi e lasciarlo lì da solo.

Il mio commensale ha immediatamente percepito di aver fatto un passo falso, e con voce carezzevole pronuncia la parolina magica: scusa, non dovevo.

Mi spiega, che, in realtà, voleva raccontare a me, perché lui fosse lì.

Gli chiudo la bocca con la mano, per la verità, gli ho quasi dato uno schiaffo, non voglio sapere nulla, non così, non senza vederlo negli occhi.

Sento la sua lingua sulla dita, un tocco lieve, poi si fa insistente.

È piacevole, ma mi infastidisce, tolgo la mano, con un certo impeto, lui si giustifica, dicendo che le dita erano sporche di sugo d’arrosto. Non è vero, e ne sono certa.

La nostra esperienza sensoriale, questo era il tema della serata, volge al termine, lui apprezza molto il dolce, una mousse al cioccolato, io non la mangio, non amo i dolci. Si sente in diritto e in dovere di raccontarla. Mi intenerisce.

Per me, immancabile, un caffè. Ad occhi chiusi lo apprezzo ancora di più. Caldo, aromatico, amaro, lo amo…il caffè.

Ecco che si avvicina la responsabile di sala, è il momento, dice. E ci toglie la benda, prima a me, poi a lui, peccato, penso, vedrà il mio trucco sbavato.

Non è certo il mio tipo, ma con il mio tipo, guarda com’è andata a finire.

Ci scambiamo i numeri di telefono, non voglio commenti a caldo, ci sentiremo, se ne avremo voglia…

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Commenti

  1. Raffaele Sesti

    Racconto che mi ha solleticato tutti i sensi escluso uno. Voi non potevate vedermi, ma me ne sono stato al tavolo con voi tutta la sera… me ne sono andato solo quando la responsabile di sala stava per togliervi le bende e anche in quel momento,seminascosto dietro la colonna, vi ho guardato esplorarvi con l’ultimo senso rimasto a disposizione..
    Brava, una racconto diverso ..
    Alla prossima lettura