Eve

Serie: Etimmé

«Basta.»

«No!»

Aran ammorbidì il tono della voce: il corpo dell’Effimera si era fatto rigido, la postura indicava chiaramente che intendeva allontanarsi da lui.

«Ancora qualche sorso, Eve. Mi sento bene.»

Le membra di Eve tornarono a rilassarsi: chiuse nuovamente gli occhi per concentrarsi sulle sensazioni che si mescolavano in lui. Un saliscendi di emozioni.

L’Effimera sedeva sulle sue ginocchia. Aran le circondava il fianco con il braccio sinistro trattenendola a sé: addolcì la stretta, sapendo che non sarebbe fuggita. A differenza di quello dei “freddi” il suo corpo era caldo, ne sentiva il tepore contro il proprio. I capelli biondi gli solleticavano il mento posato sulla sommità della testa di lei, riusciva a intuire la fisionomia del piccolo l’orecchio a forma di conchiglia poggiato sul petto. China sull’impianto, Eve suggeva il sangue a piccoli sorsi.

Non aveva mai provato quel desiderio di lasciarsi prosciugare, quando era Nicolo a nutrirsi.

Gli erano bastati pochi mesi per sentirla una sua “creatura”. Aveva scelto per lei un nome. Eve, la prima donna. Poco alla volta il volto e il corpo dell’Effimera avevano preso definizione e colore. Aran l’aveva osservata mentre scopriva il sorriso, il piacere di occuparsi di sé, il sapore del cibo servito in una tavola condivisa.

Era affamata di sapere, tutto le procurava meraviglia. Era divertente, il suo senso dell’umorismo l’aveva coinvolto dai primi istanti assieme. Le aveva acconciato quegli assurdi capelli in una treccia comoda da portare su una spalla e lei era scoppiata a ridere. “Finalmente potrò andare alla latrina da sola!”

Non gli era parso strano quando il loro rapporto si era evoluto, aveva imparato a conoscere ogni dettaglio di lei al punto da poterlo richiamare alla mente ad occhi chiusi. La fragranza della sua pelle, il suo sapore. Il sangue umano le aveva permesso di riacquistare solidità, nessun livido violaceo solcava il suo corpo dopo aver condiviso la notte assieme.

«Può bastare… Marta ha messo da parte dello stufato, sono sicuro di trovarlo ancora caldo.»

Eve scostò le labbra dalla cannula, sollevata, attenta a premere l’estremità come le aveva insegnato a fare. Non aveva dimestichezza con l’impianto, era l’unica a non averlo. Una volta inserita la chiusura il suo sguardo si fece più tranquillo: il pensiero di fargli del male la terrorizzava.

Le posò un bacio sulla fronte, rasserenandola.

«Non attendere il mio ritorno sveglia.»

«D’accordo.» Alzò il mento per ricevere un altro bacio, questa volta sulle labbra. «Porta con te una candela.»

Aran ignorò quella inserita nella bugia, oramai ridotta a un mozzicone. Dopo essersi alzato si diresse alla madia per prenderne una intonsa: ancora gli pareva strano non servirsi della corrente elettrica, Eve doveva ricordargli piccole cose come quella di continuo.

Le rivolse un ultimo sorriso e si allontanò per raggiungere la cucina.

Amava quell’ambiente, il focolare racchiudeva il cuore della casa. I domestici vi si affaccendavano ad ogni ora del giorno, odori e sapori scandivano il trascorre del tempo. Il profumo dolce del latte fresco accompagnato dalle crostate di frutti di stagione, la colazione, l’aroma speziato dello stufato e del pane appena sfornato, il pranzo, quello caldo e ricco della zuppa ai cereali che veniva messa a bollire nel primo pomeriggio, la cena.

In assenza di Nicolo i cani solevano riunirsi lì, lasciando ogni pensiero fuori dalla porta. Il notabile era solito recarsi in Campagna nella bella stagione: lasciava la durezza dell’inverno agli schiavi, preferendo le comodità offerte dalla metropoli. Alla grande stufa in maiolica preferiva il calore assicurato dai pannelli fotovoltaici. Al contrario, Aran amava quel luogo. Non aveva mai assaporato il tepore di una famiglia e quella iniziava ad apparirgli come tale.

Aveva imparato che la vita in campagna era dura, quanto un tempo aveva creduto scontato era frutto di lavoro e fatica. Eppure, ogni cosa gli appariva “vera”. Prima di bagnarsi, era necessario riscaldare l’acqua attinta dal pozzo, mentre la temperatura notturna era addolcita da trapunte, imbottite con la lana prodotta dalle pecore allevate dai braccianti. Lana, che veniva utilizzata anche per filare le semplici vesti di cui si abbigliavano, un lavoro a ciclo continuo che le domestiche svolgevano senza un lamento. I telai occupavano un angolo della cucina, permettendo loro di beneficiare del piacevole calore propagato dalla stube.

Si avvicinò al forno ed indossò un guantone per estrarre la casseruola in terracotta. La cuoca aveva preso l’abitudine di conservare per lui una razione aggiuntiva dello stufato, riservato ai cani da pasto, servito a mezzogiorno. Ne preparava in abbondanza sapendo che Aran ne avrebbe avuto bisogno prima di andare a coricarsi.

Facendo attenzione a non scottarsi posò il tegame sul tavolo decidendo di utilizzarlo come piatto: recuperò in fretta una forchetta dalle posate riposte in un cassetto e sedette dando le spalle alla stufa.

I passi pesanti di Romeo lo annunciarono ancor prima che si avvicinasse a lui. Aran non sollevò la testa dal pasto, continuando a portare alle labbra carne e patate. Altro vantaggio della Campagna: il cibo era paradisiaco.

Quando gli sedette accanto, la panca tremò sotto il peso dell’eunuco.

«Sai quello che stai facendo?»

Non ne avevano mai parlato, ma Aran non dovette lavorare di fantasia per comprendere la sua domanda.

«Perché non sei tu a dirmelo?»

Romeo sospirò, stancamente. «Stai mettendo tutti noi in pericolo.»

«Mi assumerò ogni colpa con Nicolo, non intendo recarvi danno.» Aran sollevò lo sguardo, sincero, cercando gli occhi dell’altro.

«No.» Romeo scosse il capo energicamente. «Tu non capisci.»

«Aiutami a farlo.»

Aran aveva cercato quel confronto più volte, ora che l’eunuco aveva deciso di aprirsi non intendeva lasciargli scelta. Desiderava conoscere la verità. «È Eve ad essere pericolosa. Più di un “freddo”.»

Le rughe sul volto di Romeo si contrassero. «Un’Effimera è destinata ad una vita breve, nessuno ha interesse nel contrario. È un mostro cui tutti augurano la morte: di norma viene soppresso nella culla. Nicolo è uno sciocco, ha acquistato madre e figlia per pavoneggiarsi con gli amici.»

Aran annuì. Aveva avuto già modo di constatare che il notabile amava il rischio e godeva nell’esibire la sua presunta superiorità.

«Se non viene alimentata con il sangue, la sua parte etimmé sopprime quella recessiva conducendola alla morte. Si nutre di se stessa. Marta ha agito all’oscuro di tutti, avrei fermato la sua pazzia già da tempo se ne fossi stato a conoscenza.»

«Non posso credere che tu la voglia morta. Ricordo quando mi hai chiesto di portarla in salvo, la tua preoccupazione era genuina. Hai per Eve l’affetto di un parente.»

Romeo sembrò non udire le sue parole. «Nutrita, la sua parte etimmè si evolve prepotentemente. La temperatura corporea non accusa un crollo , la sua forza fisica acquista un vigore che nessun “freddo” può contrastare.»

«E questo è un male?»

«Sì. È accaduto in passato, le Effimere che si sono evolute hanno portato morte e distruzione. Rotto l’equilibrio. La protezione dei notabili ci assicura quanto di cui abbiamo bisogno, l’obbedienza è un magro prezzo da pagare. Oltre al dolore la vita ci offre doni meravigliosi, sei rimasto con noi quanto basta per saperlo.»

Aran scosse il capo, duramente. «Forse in Campagna. Non parleresti in questo modo se avessi conosciuto la realtà dei cani di Città. La tua è paura.»

Romeo sorrise. «Hai ragione. La guerra esige un prezzo immenso, un prezzo che non sono disposto a pagare. È mio dovere proteggere la mia famiglia.»

«Eve ne fa parte. Conosci il suo cuore, non è malvagia.»

«La malvagità e l’egoismo risiedono nella natura umana, Aran, tutti desiderano potere.»

Aran storse il naso, esprimendo dissenso. «La sua non è tale da prevaricare gli altri.»

«Dimmi, Aran» Romeo decise di rivoltare il piatto scavando all’interno della coscienza del giovane «cosa speri di ottenere?» Il suo sguardo si fece sottile. «Intendo, oltre ad uccidere Nicolo. Questo è chiaro. Hai mai pensato a quanto accadrà dopo?»

Lo aveva fatto, più volte. «Farò ritorno nelle terre dei recessivi e vi porterò con me. Tutti.»

«Tutti?» gli occhi dell’eunuco brillarono divertiti. «Ne sei certo? Come pensi che la tua gente accoglierà Eve? È un “vampiro”.»

“Vampiro”. Comprese che Romeo aveva utilizzato quella parola di proposito. Non un “freddo”, che poteva essere vinto grazie a particolari accorgimenti: paradossalmente gli etimmè soffrivano le basse temperature. Le armi create dai recessivi per vigilare i confini erano state dotate di appositi laser che lavoravano ad una frequenza dannosa per i nemici. Non per Eve: la sua sola esistenza rappresentava un pericolo.

Non seppe cosa rispondere e Romeo gli rivolse uno sguardo di trionfo. L’eunuco si alzò dalla panca, strascinandola al suolo rumorosamente.

«Come ho detto, la malvagità e l’egoismo risiedono nella natura umana.

Nemmeno tu sei diverso da Nicolo. La stai utilizzando, come faresti con un oggetto, per ottenere quanto desideri.»

Aran posò il cucchiaio nel tegame, osservandolo mentre si allontanava. La sua rabbia, lo aveva accecato a quel punto?

Serie: Etimmé
  • Episodio 1: Cane
  • Episodio 2: Nicolo
  • Episodio 3: Effimera
  • Episodio 4: Eve
  • Episodio 5: Rondini
  • Episodio 6: Vampiro
  • Episodio 7: Giuda
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Horror

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Micol, trovo il rapporto tra Aran e l’effimera molto “intimo”, per così dire… Aran prova qualcosa per lei? Oppure, come sostiene Romeo, è solo avvinto dal desiderio e la sta usando? Ovviamente non cerco risposte, le troverò strada facendo😁! Piuttosto è affascinante la natura delle effimere: tanto fragili quanto pericolose, a quanto pare… sarà interessante scoprire il resto! La narrazione, a mio parere, rimane fluida, immersiva come sempre, e nei dialoghi traspare la personalità dei protagonisti. Un’ultima cosa: il lessico, davvero prezioso e ricercato in alcuni punti, un qualcosa che apprezzo personalmente😁! Al prossimo episodio!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, temo dovrai attendere l’ultimo episodio per rispondere alla tua domanda. Calcolo o amore? Fino alla fine, Aran non avrà ben chiara la natura del sentimento che prova per Eve. Sì, credo che quello dell’Effimera sia un concetto interessante, anche se non credo di svilupparlo in futuro (mai dire mai, lo so). Spero di riuscire a rendere fede all’immagine che vorrei dare di Eve: quello della purezza d’animo e pensiero che si contrappone alla degenerazione in atto nell’anima di Aran.

    2. Raffaele Di Poma

      Questa serie è diversa dal solito, non propone “scene” d’azione, ma è molto descrittiva ed introspettiva.
      Una poderosa virata stilistica, che lascia sorpreso il tuo lettore, abituato ad un altro tipo di ritmo. Insomma! Forse si potrebbe definire “un esercizio di stile” e tutto ciò comunque lo trovo interessante ed anche ben scritto.
      Ad ogni modo spero che prossimamente, nei futuri racconti o serie, riprenderai il vecchio stile che, onestamente, preferisco. Ci tengo a far presente che la mia non è assolutamente una critica, ma soltanto gusto personale e come dicevano i nostri antenati latini: de gustibus et coloribus non est disputandum. A buon intenditor poche e sagge parole.
      Un applauso! Sei un’ottima narratrice.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Raffaele. Come ben sai, ogni scritto nasce da un “momento” e forse in questo aveva bisogno di scrivere questa storia. Presto riprenderò in mano il mio amato “branco”, mi attende in un angolino della mente scalpitando per uscire allo scoperto 😀
        Ti ringrazio comunque per aver apprezzato questa serie sebbene non sia nelle tue corde, il tuo appoggio mi è prezioso.