Fase 1 – Flash

Serie: Perché?


Stati Uniti del Brasile, Zona de Rio, Rio Janeiro,

1 Maggio 12131 – 04:33.

«Che potenza ha il nuovo ordigno?» chiese un giornalista.

Abayomi lo fulminò con lo sguardo: «il “nuovo ordigno” ha un nome: l’OMD-48-1516-2342, non una cifra in più, né una in meno! E’ pregato di chiamarlo propriamente».

Il giornalista rimase impietrito dalla risposta.

Abayomi continuò stringendo i denti per il fastidio: «oramai tutti i paesi “civili” hanno smesso la produzione di armi nucleari, malgrado le invitanti possibilità delle nuove tecnologie, quindi per quasi due secoli l’ordigno più potente mai creato e sperimentato è stato l’RDS-220, volgarmente conosciuto come Bomba Zar: il suo raggio di distruzione totale era di 35 km: l’OMD-48-1516-2342 distruggerà il doppio del doppio. La RDS-220 era di cinquantamila chilotoni; l’OMD-48-1516-2342 ne ha la potenza di ottantatremila! La Bomba Zar è un petardo in confronto!»

«E’ possibile che ci possano essere effetti negativi nelle vicine Aree?» domandò uno dei rappresentanti del Sud Africa.

Abayomi ne fu estremamente irritata: odiava fin dal profondo della sua anima essere interrotta.

«Scusi se glielo dico, ma non è ancora il momento delle domande» commentò fredda. «Ad ogni modo no: le tecnologie dei nostri ordigni nucleari sono così avanzate da permettere un controllo assoluto anche sulle conseguenze a lungo termine, e abbiamo centinaia di microsatelliti pronti a contenere le devastanti conseguenze lì dove quelle non devono danneggiare o non servono».

Abayomi mirò nuovamente il pubblico, e una scarica elettrica le passò lungo la schiena: aveva creato qualcosa di mostruoso e sublimemente magnifico: si sentiva la regina del mondo.

Anni di studi e ricerche per creare l’arma nucleare perfetta, più potente e più sicura della storia.

Oppenheimer: hold my beer!

Con un sorriso a trentadue denti che non riusciva a trattenere, con le telecamere puntate su di lei per trasmettere live la conferenza in tutto il territorio Brasiliano e Nord Americano, insieme alle riprese satellitari e dell’alta atmosfera grazie ai droni, si schiarì la voce: «dicevo»; guardò il suo assistente, gli fece un cenno ed inviò il comando al satellite.

Il satellite era proprio sopra il suo obiettivo: il Palazzo Repubblicano.

Appena il comando arrivò il satellite uscì dalla modalità stealth: sarebbe stato visibile immediatamente a tutti i satelliti della zona, e fatto a pezzi dai satelliti militari in pochi secondi, ma erano sufficienti: il sistema di lanciò si attivò e all’istante l’ordigno venne sganciato, i motori si accesero e l’uranio arricchito fu lanciato a velocità altissime nell’atmosfera: in pochi minuti avrebbe raggiunto l’obiettivo.

Sopra Xinairobi i cieli erano limpidi, anche se in lontananza una perturbazione si stava avvicinando. I velivoli di vario tipo, gli Hyperloop, i droni, sfrecciavano indaffarati; milioni di persone svolgevano le loro mansioni quotidiane, e tutto l’organismo cittadino era in piena attività: respirava.

Pochi minuti dopo il lancio orbitale dell’ordigno, nel dispositivo un proiettile di uranio fu sparato lungo un condotto fino ad una vaschetta di uranio: un neutrone libero reaggì fulmineamente con un nucleo di uranio: iniziò immediatamente la reazione a catena di fissione nucleare: nuclei atomici di divisero numerose volte in elementi più leggeri, materia solida cominciò a sfaldarsi, gli atomi diventanorono instabili: un’immensa, inimmaginabile quantità di energia fu liberata proprio sopra il Palazzo Repubblicano.

Il tempo si fermò alle 10 e 33 del primo Maggio del 12.131.

«Dicevo» continuò Abayomi, «ci saranno tre fasi».

Fase Uno

Repubblica Sarhiana, Xinairobi

1 Maggio 12.131 – 10:33.

«La prima fase sarà istantanea: in un millisecondo l’energia rilasciata dalla fissione nucleare genererà una palla di plasma caldo più del nucleo del Sole – all’circa qualche decina di milioni di gradi – e si estenderà per diciotto chilometri da parte a parte: tutto e tutti all’interno di questa zona sono semplicemente andati; immediatamente evaporerà tutto: strade, velivoli, alberi, edifici, infrastrutture, persone».

Il palazzo repubblicano fu il centro della palla di plasma: il Presidente e tutti gli alti funzionari della Repubblica Sarhiana evaporarono all’istante.

Come loro anche il casalingo Anuj che aspettava a casa suo marito per vedere il loro bambino per la prima volta, insieme agli altri residenti del suo quartiere residenziale;

il Multipotenziale Shi e la ingegnera Darika, insieme agli altri visitatori dell’intero Museo dell’ex-ventesimo secolo;

la scultrice Addy e il fratello Tobias, insieme a tutti gli artisti e appassionati della galleria d’arte;

la famiglia di turisti messicani formata da Alejandro, Alberta e la figlia, insieme a tutti gli altri turisti e alla guida;

e così anche per le altre cinquecentoquarantamila persone all’interno della zona.

«L’esplosione genererà un flash la cui luce inonderà gran parte della megalopoli. Coloro che avranno gli occhi puntati in direzione di tale flash soffriranno di cecità per qualche ora. Il calore di tale luce produrrà un impulso termico che brucerà tutto nell’arco di centocinque virgola sei chilometri: tutto quello che può andare in fiamme nell’area di quattromilatrecento settantasei chilometri quadrati inizierà a bruciare: legno, tessuti, capelli e pelle».

Un momento prima della detonazione molti milioni di cittadini di Xinairobi nell’area di quattromilaquattrocento chilometri svolgevano le loro quotidiane attività; un istante dopo erano in fiamme:

Ankit nuovamente in viaggio per lavoro in compagnia dei suoi nuovi colleghi Roho, Thabo e Cheng, come tutti i pendolari degli Hyperloop e automobilisti;

Hui alla riunione d’ufficio e impaziente e felice di poter riabbracciare Anuj al ritorno a casa, come tutti i colleghi e lavoratori di ogni tipo;

gli insegnanti Kamau, Wen e Deepa e la loro classe con Charan e gli altri bambini, come tutte le classi delle scuole dell’area;

gli amici Temitope, Zifa e Qiang che discorrevano piacevolmente al bar, come migliaia di altre persone nei locali e per le strade;

i colleghi Mei e Uchenna intervenuti all’incidente al Distretto III e diretti alla centrale, come tanti altri membri del corpo pubblico;

Murari e Feng diretti urgentemente al Palazzo Repubblicano, oramai inesistente.

Chiunque fosse in superficie o a contatto con l’aria, non riparato in alcun modo, andò a fuoco.

E quei pochi che si erano fortuitamente salvati dall’inferno si trovavano solo all’inizio della fine.

Serie: Perché?


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