Fase 3 – Fughe – parte I

Serie: Perché?


Distretto VII – 11:01

…un terremoto…?

…Anuj…Anuj dimmi che stai bene…

…Farò tardi…devo andare a casa…

…Anuj…dobbiamo vedere il nostro bambino…

Hui era sepolto sotto innumerevoli macerie; era al buio e faceva caldo.

Era in riunione quando tutto collassò, tra esplosioni, fiamme e vento.

In un momento di lucidità mandò un segnale di aiuto con i suoi occhiali, ma non sapeva se fosse stato intercettato da qualcuno.

Le macerie lo coprivano integralmente; poteva muovere solo la testa e il braccio destro. Non sentiva dolore, ma una spossatezza generale; si sentiva bagnato, e sospettava che fosse il suo stesso sangue.

Non sapeva da quanto tempo era in quel posto in quello stato, ma pian piano si sentiva sempre più debole, assonnato.

11:18

Un rumore, un fruscio svegliò Hui; dei sassolini gli caddero sul volto; all’improvviso le orecchie gli si stapparono come quando dopo un viaggio in montagna si scende di nuovo d’altitudine.

Poi la luce.

Non sapeva che il segnale era stato captato e che, dalle vicine città, soccorritori stavano già attivando le prime manovre di soccorso e ricerca di sopravvissuti grazie a speciali droni, e cani robotici ed androidi della BariDynamics.

Hui però era ancora incastrato, e aveva un solo pensiero: …Anuj.

E mentre i droni cercavano di liberarlo con laser dalle macerie e i cani ed androidi-medici cercavano di portarlo fuori e di mantenerlo in vita, Hui perì.

Al centro di comando ebbero appena il tempo di abbattersi che subito dovettero continuare le ricerche: quattro superstiti erano morti nel giro di qualche minuto dal ritrovamento, e solo uno era ancora in vita e in buone condizioni: era Temitope.

Prima dell’esplosione si era allontanato un attimo dai suoi amici Zifa e Qiang per andare in bagno: ciò l’aveva salvato.

In quel momento si trovava al piccolo accampamento creato dai soccorritori automatici e comandati ed era in stato di shock: i suoi amici erano morti, e quando si guardava attorno alla devastazione non riusciva a credere, neanche con la più fervida fantasia, che sua figlia, sua moglie e suo marito fossero sopravvissuti.

E quindi se ne stava lì, ferito, intontito, a piangere e frignare.

Intanto iniziò a piovere.

Distretto X – 11:22

I poliziotti Mei e Uchenna si trovavano tra le macerie. Si erano salvati per pura fortuna si dirigendo nei piani sotterranei per andare in centrale.

Quindi avvenuta la tragedia si erano subito attivati cercando superstiti, mentre provavano a mettersi in contatto con la centrale, infruttuosamente: le comunicazioni erano interrotte e la centrale, come scoprirono poco dopo, era stata seppellita dopo il cedimento del piano superficiale.

Successivamente avevano provato a mandare più richieste d’aiuto possibili e continuarono la ricerca di superstiti.

«Ci hanno attaccati! Quegli stronzi del Sud ci hanno attaccati!» imputò Mei affaticata. «Avevo una famiglia, avevo una vita!» Digrignava i denti così forte che Uchenna pensava che a momenti sarebbero saltati via.

«Calmati» fece il collega, serio in volto ma con gli occhi lucidi, «non tutto è perduto. Facciamo il nostro dovere e aiutiamo i civili: questa è la priorità».

Mei era contrariata, come suo solito, ma non disse nulla e continuò a mandare richieste nella speranza che qualcuno rispondesse.

Dopo più di mezz’ora di puro silenzio udirono un pianto, poi una voce: «ehi!»

Entrambi si girarono: videro un omone portare due feriti con sé.

«Ma è Murari» affermò Uchenna, «il laoban!» Si mise in posa per il saluto onorario, mentre Mei guardava a terra con occhi vuoti.

«Non è il momento di formalità» ansimò esausto il laoban: piangeva, notò Uchenna, e di riflesso iniziò a piangere anche lui: se il grande laoban della Repubblica era arrivato a tanto, voleva dire che non c’era speranza. Iniziò a piovere: le nuvole che avevano visto prima non erano semplice polvere nell’alta atmosfera.

Il piccolo Charan appariva esausto; malgrado ciò non aveva ancora lasciato andare il suo drone.

Murari poggiò delicatamente a terra Feng: oramai non si muoveva da molto. «Sono stato uno stupido» gli sospirò dandogli l’ultimo saluto. Poi si voltò verso Uchenna: «allora soldato, situazione?»

Uchenna iniziò a fare rapporto mentre tutto veniva coperto dall’acqua.; la pioggia era strana: era nera, puzzava, e irritava la pelle.

Il laoban interruppe Uchenna, improvvisamente conscio: «dobbiamo raggiungere i piani sotterranei, qui non siamo al sicuro!»

Mei lo guardò con aria di sfida: «perché?»

Charan iniziò a tossire.

Un’espressione truce oscurò il volto di Murari: «quei bastardi» disse «questa pioggia è veleno. Dobbiamo trovare riparo e allontanarci dalla superficie».

Detto ciò prese in braccio Charan e si avviò con i due poliziotti al seguito.

Serie: Perché?


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