Fase 3 – Fughe – parte II

Serie: Perché?


Stati Uniti del Brasile, Zona de Rio, Rio Janeiro,

1 Maggio 12.131 – 04:40.

«Siamo stati molto meticolosi» fece Abayomi, continuando la sua conferenza e diretta sulla detonazione, «il team di scienziati dietro l’OMD-48-1516-2342 ha programmato perfettamente l’ora – la più dinamica di attività – ed il giorno per l’attacco: attualmente su ciò che resta di Xinairobi si trova una bella perturbazione, individuata da settimane dalla costellazione di satelliti WW-XXII; non c’è da sorprendersi visto che attualmente l’Area d’interesse si trova nella stagione delle piogge: ma non è un caso».

Abayomi aveva gli occhi fuori dalle orbite per l’euforia: «il momento esatto è stato scelto di proposito: attualmente la natura ci sta aiutando a completare l’opera, versando acqua, polveri e ceneri radioattive: un evento naturale trasformato in uno strumento di sterminio semplice ed efficiente: ogni superficie, ogni persona, ogni cosa sarà cosparsa d’acqua mortale, ed inizierà il lavoro delle radiazioni: ogni respiro porta veleno ai polmoni, e più si giace sotto la pioggia, e maggiori saranno le vittime tra i sopravvissuti».

Abayomi aveva gli occhi lucidi, il respiro affannoso per l’entusiasmo ed ogni muscolo teso per l’emozione: «purtroppo statisticamente non sarà possibile raggiungere il cento percento della popolazione cittadina, ma il genocidio raggiungerà un tasso di pulizia della popolazione della megalopoli compreso tra l’ottantacinque e il novantacinque percento».

Repubblica Sarhiana, Xinairobi, Distretto sotterraneo VII

1 Maggio 12.131 – 12:37.

Uchenna, Mei, Murari e Charan erano riusciti a raggiungere in breve tempo il primo piano sotterraneo che erano riusciti a trovare: interi distretti cittadini sotterrati ora erano tunnel polverosi, bui, silenziosi, inquietanti ed umidi.

I due colleghi e Murari approfittarono per riposare, ma anche per cercare dispersi nelle vicinanze.

Uchenna si prendeva cura di Charan, che continuava a tossire per via delle polveri respirate.

Hyperloop ed altre vetture frantumate contenevano solo brandelli di persone incenerite, e tra le macerie vi erano solo carcasse.

«C’è nessuno?» continuava a ripetere Murari inutilmente, fiancheggiato da Mei.

«Ehi!» rispose una voce rauca «Qui! Sono qui!»

I due si voltarono e dall’oscurità di un tunnel emerse un uomo, zoppicante e stanco: era Temitope: la pioggia gli stava irritando la pelle all’accampamento dei soccorsi, e visto che i droni ed altri mezzi non tornavano, aveva deciso di scendere nel sottosuolo in cerca di aiuti umani.

Si gettò a terra: faceva fatica a respirare; intere porzioni di pelle stavano iniziando a distaccarsi per via delle radiazioni subite. Murari e Mei lo portarono al luogo ove Uchenna e Charan si trovavano.

Si udivano cigolii, e polveri cadevano dal soffitto; la pioggia era sempre più forte e dalla superficie rivoli d’acqua e piccole cascate si riversavano nel tunnel.

«Dobbiamo scendere ulteriormente» ordinò Murari.

«E dove vorresti andare, sentiamo» provocò Mei.

Murari non la sopportava, ma non era il momento di farsi prendere dall’orgoglio: «qui non siamo davvero protetti: anche se la pioggia non ci bagna, le radiazioni in superficie sono troppo forti: dobbiamo scendere».

A Murari già pareva di sentire le sue cellule morire: sapeva che se fossero sopravvissuti fino all’arrivo dei soccorsi sarebbero probabilmente morti per le radiazioni, a meno che per puro miracolo non fossero riusciti a fare il Passaggio, almeno quei pochi ai quali le condizioni l’avrebbero ancora consentito. Ma Murari già sentiva che almeno per lui era troppo tardi.

Uchenna si alzò e iniziò a camminare: «agli ordini».

Mei era irritata alquanto: non voleva sottostare agli ordini di nessuno in quel momento: non le importava più di nulla, e in quel posto oramai neanche i ranghi militari contavano ancora per quel che le importava. Ma si fidava di Uchenna, quindi decise di assecondarlo ancora.

Camminavano e camminavano alla ricerca di un passaggio per il livello inferiore.

Uchenna portava sulla schiena Temitope, con il quale parlava vivacemente, sorridendo e cercando di distrarlo: continuava a perdere sangue dalle ferite e dalla pelle e respirava sempre peggio.

Murari portava in braccio Charan; neanche le sue condizioni erano promettenti, tra ferite e tosse compulsiva.

Mei faceva da apristrada usando le torce del suo dispositivo per illuminare la via.

E camminavano.

All’improvviso: «ATTENTI!»

Murai si voltò verso Uchenna, che lanciò via Temitope mentre il soffitto cedette sotto il peso dell’acqua che stagnava tra le macerie: la polvere, come nebbia, si issò e l’acqua radioattiva irruppe nel tunnel, trascinando via tutti.

Mei perse il suo dispositivo e quando si rialzò, bagnata fradicia, poté constatare con orrore che Uchenna era stato schiacciato dalle macerie: solo un piede immobile ne indicava la posizione.

«Uch-!» balbettò gemendo e strepitando, mentre Murari cercava di tenerla: «è pericoloso» le diceva, «dobbiamo andarcene!»

Mei continuava a dimenarsi per raggiungere il collega, e nel tentativo di svincolarsi dalla presa estrasse la sua pistola e sparò al braccio di Murari; quello cadde a terra insieme a Charan cingendosi il braccio.

Mei raggiunse il corpo esanime del suo storico collega; e nella confusione del momento Murari udì un altro sparo: Mei cadde a terra, morta.

Serie: Perché?


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