Fase 3 – Risvegli – parte I

Serie: Perché?


Repubblica Sarhiana, Area Somalica, Kiambu, centro d’emergenza per i superstiti di Xinairobi

10 Maggio 12.131 – 11:10

Perché…perché…?

Quella era la domanda che assillava la mente di Ankit.

Era stato fortunato ad essere messo su un lettino, mentre migliaia di feriti gravi in isolamento lo circondavano, a terra o su materassini.

Chi piangeva, chi sanguinava, chi moriva, chi soffriva.

Non c’era spazio, non c’erano infrastrutture pronte e persone specializzate e preparazione per un evento di quella portata. Medici, robotici od umani, correvano avanti e indietro, portavano via cadaveri e sistemavano nuovi feriti.

Erano tutti schermati per le radiazioni. Avevano provato col transumanesimo ed il Passaggio per cercare di salvare quante più coscienze possibili, ma le condizioni dei feriti erano così critiche che su nessuno, a sua saputa, era sopravvissuto.

Forse solo in quelle Aree del nord del mondo sarebbero stati pronti ad una catastrofe del genere…

Chi gemeva, chi rinnegava. Ma perché? Perché…?

Ankit soffriva atrocemente ad ogni respiro, malgrado la Salivina iniettata in quantità nel suo sangue. Il suo corpo era solo un ammasso di pelle bruciata e poc’altro.

Le mogli, i figli, i parenti, gli amici: tutti morti.

Piangeva sangue ogni ora da quando era stato portato via da quell’inferno che non riusciva a dimenticare, né capacitarsene, e si chiedeva: perché ciò? Perché – tutto – ciò?

Fase Tre

Repubblica Sarhiana, Xinairobi

1 Maggio 12.131 – 10:39.

La popolazione era stata decimata, i superstiti erano in condizioni gravissime e necessitavano di immediate cure mediche.

Nei minuti dopo l’esplosione i pochi sopravvissuti iniziarono ad emergere: erano feriti, moribondi, storditi, confusi, spaventati.

I fortunati a non essere stati esposti alle fiamme dell’esplosione si trovano intrappolati nei piani sotterranei della megalopoli, molti dei quali erano collassati su loro stessi, impedendo ogni via d’uscita.

Molti erano in stato di cecità, altri in shock, altri ancora sepolti dalle macerie. Più della metà dei superstiti all’esplosione sarebbe morta nel giro di qualche ora per l’assenza di aiuto: persone sole, intrappolate, spaventate e tremendamente ferite, chiedendosi cosa fosse successo e perché…

Nessuno nell’immediato poteva aiutarli: gli ospedali, stazioni di polizia, centri di comando dei pompieri erano rasi al suolo; medici, poliziotti e funzionari statali erano morti o feriti come tutti gli altri.

L’allarme e la notizia già si era estesa all’intera Repubblica Sarhiana, e così in tutto il mondo.

Distretto sotterraneo V – 10:41

Ankit era steso a terra tra le lamiere: la parte destra del suo corpo era completamente bruciata; l’occhio era sciolto insieme alle palpebre; il braccio destro fuso all’addome e bruciato fino all’osso; le dita carbonizzate e i vestiti inceneriti.

Giaceva lì: nudo, moribondo.

Aveva preso un Hyperloop insieme ai suoi neo-colleghi Roho, Thabo e Cheng; si doveva dirigere ai laboratori sotterranei della Sahara Shíyàn shì. L’esplosione improvvisa aveva colpito il condotto dell’Hyperloop e le fiamme avevano raggiunto la capsula nella quale viaggiavano i passeggeri.

Nel momento del deragliamento erano già nel primo livello sotterraneo, mentre fuori divampava l’inferno.

Roho, riaprì gli occhi. Era il più giovane del gruppo, assunto appena laureato, ma in quel momento gli parve tutto superfluo.

Ancor prima di capire cosa fosse successo, Roho sentì che tutto era in malora. Cercò di rialzarsi ma provò solo dolore lancinante alla gamba: una lamiera l’aveva trapassata da parte a parte.

Gli incidenti in Hyperloop erano i peggiori: viaggiare alla velocità del suono poteva risultare mortale. In normali condizioni gli incidenti erano quasi inesistenti. Ma con quello che era successo…

Roho chiese aiuto. Spostò una grande lamiera da sopra il suo corpo e sentì subito puzza di pelle e capelli bruciati: attorno a lui tutti i passeggeri erano carbonizzati.

Da lontano un lamento pareva dare speranza di vita, ma era flebile: forse una bambina piangeva, ma durò solo qualche attimo.

Voltò il capo e vide due corpi a terra vicino a lui, bruciati fino all’osso, i tendini e i muscoli esposti: erano riconoscibili dalle parti metalliche di quel che restava dei loro abiti: Thabo e Cheng!

Un brivido pervase il corpo di Roho, che in lacrime urlò: «aiuto! AIUTO!! C’è nessuno? Aiuto! Venitemi a prendere!»

Nessuna risposta, solo un gemito: era Ankit!

«Ehi! Mi senti?» Mio dio…mio dio mio dio!

Roho tremava tutto per il terrore: era lo scenario più macabro che aveva mai visto! Lo stomaco non resse.

Pian piano il mondo attorno parve ampliarsi e Roho ebbe una visione migliore: la capsula dell’Hyperloop era incastrata in una parete, lontana dal condotto frantumato alle sue spalle. Le luci bazzicavano e non davano una chiara vista dell’ambiente circostante se non sprazzi di luce qua e là.

Poi gli occhi di Roho caddero sulla sua gamba: cresceva il panico dentro di lui, voleva uscire da quel posto. Incurante del dolore si alzò un po’ alla volta e iniziò ad uscire dalla capsula.

Ancora puzza di bruciato, pezzi di macerie ovunque; lamenti lontani e strazianti.

Roho non aveva il coraggio di rimuovere la lamiera dalla gamba. I soccorsi tanto arriveranno a breve, pensò per calmarsi, stanno già arrivando.

Controllò il proprio dispositivo: non c’era linea, non c’era campo: era tutto offline.

Stava per allontanarsi ulteriormente, quando si ricordò di Ankit, ancora a terra, agonizzante: nella sua condizione solo il Passaggio poteva salvarlo.

Facendosi forza, e a fatica lo trascinò fuori.

Serie: Perché?


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