Fase 3 – Risvegli – parte II

Serie: Perché?


 Distretto IV – 10:44

Murari riaprì gli occhi; alzò delicatamente il busto.

L’ultima cosa che ricordava era di aver preso un AeroMobil insieme a Feng e di impostare il Palazzo Repubblicano come meta; poi un flash e buio.

Fu all’ora che la verità gli piovve addosso come mattoni; collegò i pensieri e capì: l’attacco era avvenuto.

Intontito ed incapace di muoversi mirava il cielo nero: era l’arrivo di una tempesta o le polveri negli altri strati dell’atmosfera? Lui non seppe dirlo con certezza.

Le lacrime gli cadevano lungo le guancie per la prima volta da quando era bambino. Idiota, idiota di una Presidente!

Te l’avevo detto! Dovevamo attaccare per primi!

STUPIDA! STUPIDA!

Era incredibile che precipitato a seguito dell’esplosione fosse ancora vivo e apparentemente incolume. Ma poco gli importava: se l’attacco era avvenuto a quell’ora la Presidente era morta.

«Sorella…» singhiozzava tra una lacrima e l’altra, «sorella mia…»

La città attorno a lui era inesistente: una distesa di macerie bruciate e frastagliate e fumanti: per la prima volta si poteva vedere dalla città l’orizzonte e le montagne. Incendi qua e là davano un tono rossastro all’ambiente grigio, e rivoli di fumo si alzavano nel cielo, mentre nevicava polvere e fogli e tessuti.

Qualcosa poi gli tirò la divisa stropicciata e vide Feng a terra, ferito. Era in una pozza di sangue eppure lo guardava con aria serena.

«No!» Murari si riprese istantaneamente. Feng cercava di dirgli qualcosa, il naso e i denti rotti, ma non ci riusciva. «Tranquillo, tranquillo shh, adesso andiamo dai soccorsi» disse, anche se sapeva di star raccontando una bugia: in città nessuno poteva aiutarli, e dall’esterno i soccorsi su un’area così vasta, con una portata verosimilmente enorme di feriti, avrebbero faticato a trovarli. Provò solo a controllare se fosse online, ma i suoi occhiali erano distrutti e il dispositivo di Feng non rilevava nulla.

Era rischioso spostare Feng, ma l’unica cosa che forse poteva garantirgli la salvezza era provare a portarlo in qualche zona di raccolta ove magari dei droni di salvataggio li avrebbero aiutati. Forse.

Lui era robusto e alto, non gli fu difficile prendere tra le braccia l’esile ragazzo, che soffriva silenziosamente: si fidava di Murari.

Il laoban cercò di capire quale direzione fosse la più agevole da percorrere, ma non sembrava esserci un percorso facile: macerie e corpi erano ovunque.

Poi vide un bambino coperto di polvere corrergli incontro, piangendo.

Distretto IV – 10:40

Kamau, l’insegnante d’inglese, si era svegliata in un cimitero: Deepa e Wen, suoi colleghi, erano stati schiacciati dalle macerie, i crani frantumati, la pelle sciolta; della sua classe restavano solo manine senza vita che uscivano dai blocchi di regolite.

Era anch’essa mezza sepolta da un’enorme blocco dal ventre in giù; era ustionata, senza fiato, coperta di polvere; era confusa ma allo stesso tempo sapeva che, qualunque cosa fosse successa, a breve sarebbe finita.

Poi tra le macerie vide un ammasso di polvere muoversi: era Charan, con un drone in mano.

«Ti avevo detto di non hackerare…i droni» fece flebile l’insegnante, più intenerita che arrabbiata.

Charan aveva uno sguardo spento e lucido di lacrime: «i miei amici non si muovono» disse solamente. Stringeva il drone come fosse un peluche.

«Charan…esci da qui. E’ come durante le prove d’evacuazione: vai nel cortile e aspetta i soccorsi – stanno arrivando». Kamau cercava di essere più rassicurante possibile: per lei era tardi, ma per lui no.

Charan, impaurito e in lacrime, mirò i cadaveri degli altri due insegnanti.

«Ehi» fece Kamau «guarda me… Ascolta: esci, esci e vedrai che lì ci saranno tutti ad aspettarti. Io vengo dopo».

«Ti aiuto»

«No, tranquillo. Ora finisco di riposarmi ed esco» rassicurò Kamau sorridendogli.

La vista le si annebbiava. L’ultima cosa che udì fu: «vado a cercare aiuto».

Quando Charan si diresse al cortile vide solo una distesa di blocchi e mattoni e auto distrutte. Cercava di non guardare troppo a terra o di non mettere a fuoco, perché se guardava bene poteva scoprire macabre cose.

Incespicava nel terreno e guardava su, tenendo il drone in mano; avanzò, tossendo, finché non vide un alto signore che portava un ragazzo.

Distretto IV – 10:48

Quando Murari arrivò sul luogo indicato dal bambino, il luogo ove avrebbe dovuto aiutare la sua maestra, trovò solo corpi senza vita. Il bambino non se ne capacitava: stringeva il suo drone, piangeva e sbatteva i piedi a terra.

Non fu facile per Murari portarselo via insieme a Feng, oramai svenuto.

Si sentiva in colpa: se non avesse portato Feng ora non starebbe soffrendo; e se non avesse aspettato il permesso tutto quello non sarebbe successo!

Serie: Perché?


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