Fotoromanzo

Serie: Panchine


«E’ così che a forza di correr dietro a quelle immagini,

 io le raggiunsi. Ora so di averle inventate. [..] 

– Ci siamo sbagliati! [..] Era il funerale di un altro!»

(I. Svevo, La coscienza di Zeno)

C’è ancora un posto sulla riva del fiume, sopra la pescaia e di fianco alle cascate, dove scorre, per così dire, l’immagine di un giovane seduto sulla sua panchina, tutto preso a immaginare di scrivere il suo romanzo, con le immagini afferrate dal centro della corrente e sottratte al loro fluire, come pagine raccolte sulla sponda fluviale:

nella classe di X. era stata radunata la popolazione maschile complessiva di tutte le sezioni del primo anno della scuola, con il pensiero rivolto ai vantaggi derivanti per l’organizzazione delle ore di educazione fisica settimanale; un’idea che reggerà all’urto di quei corpi giovani, a volte con il peso di più anni ripetuti sulle spalle, soltanto pochi giorni del resto, quei pochi necessari alla presa di consapevolezza dell’ingovernabilità della classe da parte degli insegnanti, ma ben sufficienti a stimolare la curiosità delle ragazze di tutto l’Istituto, causa di pellegrinaggi quotidiani ed effetto di assembramenti ben poco consoni ad una scuola di tradizione – ormai anche X. forse aveva compreso che quella particella posta prima dell’aggettivo era stata evidentemente inserita troppo di recente – ex femminile, davanti alla porta della classe di un genere così particolare, che inevitabilmente verrà dunque smembrata senza indugio, da un giorno all’altro, senza avvisi o programmi appesi, e come se nulla fosse mai accaduto, come se quel mostro didattico non fosse mai esistito, con i ragazzi rapidamente suddivisi e smistati nelle diverse sezioni, dove saranno scortati a coppie, quasi come detenuti importanti o certi beni di pregio, e quantomeno accolti da occhi interessati nel silenzio che interrompeva la lezione dell’insegnante di turno.

Di quegli studenti maschi ben contati, d’altronde, ne sarebbero sopravvissuti ben pochi dopo il primo anno, tre nel ciclo delle terze classi, due soli in quarta e quinta, e in questa scarsità anche X. potrà sperimentare di nuovo o per la prima volta, dopo lunghi anni di disagio e sofferenza per il sentimento della propria inadeguatezza, quella sensazione di possedere un certo valore agli occhi di altri soggetti, meglio se femminili per l’appunto, che lo lusingavano appellandolo filosofo, in un indirizzo scolastico dove peraltro la materia non esisteva – ma per come dibatteva orgogliosamente alcune sottigliezze critiche con l’insegnante di cultura generale -, mentre gli appoggiavano le mani gentilmente sulle natiche, che dicevano ben fatte, appena prima dell’inizio delle prove di maturità, ed in prossimità quindi della fine definitiva della scuola.

C’è ancora un giovane seduto sulla riva del fiume, a cercar di osservare le immagini passare, sulle acque correnti inseguirle magari, e insieme a loro provare la tentazione di fuggire.

Serie: Panchine


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