Frammenti d’autunno

Serie: Io ti sentirò

Dal mio arrivo in orfanotrofio passarono molte settimane, settimane fredde di solitudine ricolme di pianti. Avevo smesso di contare i giorni che passavano. Mi sentivo sbagliata in quel posto, non riuscivo a vederla come una casa e molti bambini, vedendomi sempre in disparte, mi presero di mira. Cominciarono a farmi scherzi, come spintonarmi o tirami i capelli, e come risposta mi accanivo su di loro con prepotenza; insultandoli e picchiandoli.

Le prime punizioni da parte della direttrice non tardarono ad arrivare.

Passavo gran parte delle giornate seduta sulle scalette a vedere i bambini che giocavano, guardare oltre il cancello e, con la mente, viaggiare fino alla mia casa. Diventavo un tutt’uno con l’autunno che stava trasformando il paesaggio: gli alberi sembravano sfoggiare con orgoglio quelle chiome rosse e oro. Talvolta cadeva qualche foglia e io la guardavo pensando a come dovesse sentirsi sola così ogni giorno la portavo dalle sue compagne anch’esse cadute.

In realtà c’era il giardiniere che si occupava di spazzare le foglie ma c’era sempre qualcuna che sfuggiva ai suoi occhi e io, di nascosto, la raccoglievo. Un giorno però mi vide e spaventata da una sua possibile reazione scappai rifugiandomi in camera; lo spiai dalla finestra e con mia grande sorpresa lo vidi sorridermi e dirmi grazie.

Mentirei se dicessi che la sua reazione non mi aveva incuriosita.

Così da quel giorno mi proclamai sua assistente personale e lo aiutai a recuperare le foglie smarrite. Il suo volto lo ricordo con nostalgia perché è stato grazie a lui se ho cominciato ad aprire il guscio che mi ero scavata attorno, poco per volta smisi di fare la prepotente con gli altri bambini. Tuttavia in molti continuarono ad aver paura di me.

– Ivanna! – mi chiamò un giorno il giardiniere.

Io strinsi la foglia a me stando attenta a non frantumarla e lo raggiunsi, quella fu la prima volta che incontrai Dominik e Tomas.

– Voglio presentarti Dominik e Tomas, i miei figli –.

La prima cosa che notai furono i loro occhi luminosi, sembravano brillare di luce propria; una luce capace di illuminare ogni cosa nei dintorni riscaldandola con dolcezza. Era evidente che Dominik fosse il fratello maggiore per come Tomas si aggrappava a lui con lo sguardo, un po’ più timoroso rispetto al fratello.

– Oggi abbiamo molto lavoro da fare perciò ho deciso di assumere due aiutanti – l’allegria di quell’uomo riusciva a riscaldare anche l’aria di inizio novembre – Mentre io sistemo gli attrezzi voi che ne dite di sistemare le foglie? –.

– Sissignore! – risposero in coro i due fratelli.

Io ero infastidita dalla presenza di Dominik e Tomas, forse era la gelosa, ma ignorai presto quel pensiero per mettermi al lavoro.

– Quanti anni hai? – mi chiese Dominik.

– Sei –.

– Sei! Sei più piccola di mio fratello Tomas, lui ne ha nove e io dieci! –.

Sfoggiò la sua età con orgoglio, come fosse una preziosa medaglia guadagnata con fatica. Invece Tomas non era spavaldo come suo fratello, sul suo volto c’era una lieve traccia di timidezza.

– Papa… – balbettò poco dopo – …papà ha detto che non hai amici –.

Lasciai cadere a terra i frammenti d’oro morente di una foglia appena raccolta. Quelle parole mi arrivarono come una pugnalata al cuore rendendomi subito vulnerabile, le lacrime presero a pizzicarmi gli occhi e io implorai tutta me stessa di non piangere davanti a loro.

Mi morsi il labbro e trattenendo le lacrime alzai le mani su Tomas – Non sono affari tuoi! –.

Umiliata lasciai Tomas in lacrime e Dominik dire male al fratello, corsi su per le scale fino a raggiungere la mia stanza. Presi la chiave sul comodino chiudendomi dentro, infine sfogai le lacrime sedendomi a terra facendomi piccola in un mondo ostile alle mie sofferenze e ai miei desideri.

– Karel – lo chiamai a lungo senza ottenere risposta.

Oltre la porta la direttrice non faceva che parlarmi ma io ero persa in un mondo plasmato dal rigetto, il gelo della solitudine era sempre più aggressivo – Karel dove sei? –.

Piansi perché sapevo che Tomas aveva ragione, io ero sola da quando ero arrivata in orfanotrofio. Rifiutavo ogni contatto con gli altri bambini: non volevo avere nulla a che fare con loro. Dov’era la mia casa in mezzo al verde? Dov’era il fiume scintillante? Dov’era Karel? Piansi tutte le mie lacrime, infine accettai passivamente la punizione che meritavo.

Da quel giorno passò una settimana esatta.

Avevo paura di incontrare il giardiniere perché avevo fatto del male a suo figlio. Doveva essere arrabbiato con me, doveva odiarmi per quello che gli avevo fatto; lui era stato gentile con me e io l’avevo ripagato in quel modo. Così me ne stavo dentro immaginando di assaporare la calda aria calante d’autunno, le foglie che cadevano erano sempre più numerose e sui rami non era rimasto più nulla. Lui era sempre lì ad occuparsi delle foglie mentre l’inoltrarsi dell’inverno portava con sé la tristezza.

Accadde poi ciò che più speravo: Karel venne a trovarmi.

Era un mattino sul tardi quando Irena si precipitò da me per prepararmi un bagno caldo, ma l’acqua non mi aspettò perché quando mi immersi era quasi gelida. Lanciai qualche starnuto e Irena, come al solito, mi sgridò.

– Perché mi devo lavare? –.

– Svelta ragazzina! Sei già in ritardo –.

Solo quando raggiunsi l’atrio e vidi la sua figura in piedi contro un albero il mondo tornò a battere e fuori di me corsi ad abbracciarlo. Sentivo il suo calore farsi vivo, il suo sorriso accogliermi, le sue braccia forti stringermi.

– Relrel! –.

In quell’attimo l’autunno perse il suo senso lasciando germogliare un’orizzonte primaverile dolce e pieno di tenerezze. Per la prima volta dopo mesi potevo riscaldarmi con la felicità che mi attraversò come una scarica elettrica: Karel era lì.

– Sei venuto a prendermi? –.

– Non ancora Ivanna ma te lo prometto, tornerò a prenderti presto –.

La sua voce non era più solo un ricordo.

Per tutto il pomeriggio rimasi con lui, assaporando ogni attimo fino a quando i frammenti d’autunno non scesero giù mentre la sua figura svaniva fra essi. Sentivo la solitudine farsi lontana, come se non mi avesse mai rapito il cuore per stritolarlo. Quella sera ero felice ma ciò che mi aspettò nelle tenebre non potevo immaginarlo.

Raggomitolata nel mio letto sognai la mia casa, l’odore dell’erba e il suo corpo in preda a convulsioni e io ero lì. Cercavo di calmarlo fino a quando il suo corpo si fece immobile e freddo, piansi chiamandolo. Piansi aggrappandomi al suo corpo disperata sperando di poter rivedere i suoi occhi.

Ma i suoi occhi rimasero chiusi.

Serie: Io ti sentirò
  • Episodio 1: Dove lasciai il mio cuore – Tramonto
  • Episodio 2: Frammenti d’autunno
  • Episodio 3: Fiocchi di neve – Regina
  • Episodio 4: Il suo odore era gelsomino
  • Episodio 5: Italia
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    Commenti

      1. Africa Erasmo Post author

        Lo sto riscrivendo (dopo averlo sfortunatamento perso in mezzo a dozzine e dozzine di cartelle) e se tutto va bene domani mattina lo pubblicherò. 🙂

    1. Raffaele Sesti

      Secondo episodio ancora migliore del primo. La protagonista con le sue angosce e paure emerge con prepotenza e l’autunno, stagione che adoro, con le sue caducità è l’ambientazione perfetta per questa storia.
      Il tuo stile è asciutto con i dialoghi che, nonostante siano pochi, riescono a tratteggiare bene i personaggi.
      Alla prossima lettura

      1. Africa Erasmo Post author

        Punto molto sull’introspezione della protagonista, sui suoi pensieri e sulle sue sensazioni; i dialoghi lascio che siano pochi ma incisivi facendo in modo di non creare confusione nel lettore.

    2. Tiziano Pitisci

      Sentivo che mi sarebbe piaciuto e infatti questo secondo episodio mi ha fatto percepire in modo palpabile le sensazioni e la pena di Ivanna. Mi ha davvero trasportato il contatto con il giardiniere e il timore di averlo deluso. La narrazione è inoltre arricchita da suggestioni molto toccanti, ne cito una: “Talvolta cadeva qualche foglia e io la guardavo pensando a come dovesse sentirsi sola così ogni giorno la portavo dalle sue compagne anch’esse cadute.” Brava, mi è piaciuto.

      1. Africa Erasmo Post author

        Ammetto che non è stato semplice da scrivere questo secondo capitolo ma alla fine posso ritenermi soddisfatta, Ivanna è un personaggio che mi da parecchio filo da torcere!