Frecce nel vento

I piedi scalzi affondavano nel terreno umido della foresta delle sequoie e le grida beffarde degli Yankee ci rincorrevano mentre ceravamo disperatamente riparo. Erano in troppi, venti, forse di più, armati di fucili. Maledetti. Hanno distrutto il nostro villaggio, ridotto in cenere il nostro passato, la nostra memoria. È tutto perduto. Io, Kai e Tre Penne eravamo l’ultimo ricordo della tribù. Gli zoccoli dei loro cavalli calpestavano pesanti le nostre tracce e gli schioppi delle loro rivoltelle rimbalzavano da tronco a tronco raggelandoci il sangue. Kai, d’improvviso, si aggrappò alla corteccia di una sequoia e si erse, leggera come il vento, sulla sua cima. Tre Penne, con un grande balzo sulle zampe posteriori, portò il suo brillante manto grigio sul ramo più basso dell’albero. Rimasi solo a terra. Gli Yankee erano vicini, sentivo i loro stivali puntuti battere sul ventre dei cavalli. Gli occhi di Kai grondavano terrore. La sua mano cercava di raggiungermi, ma era inutile. Piangevo mentre provai a scappare. Mi circondarono in cinque. Spuntarono da dietro gli alberi, ognuno da una direzione diversa. Cercai di minacciarli con la lancia, ma loro non fecero che sogghignare per aver catturato la loro preda. Uno dei visi pallidi si avvicinò a me, lisciandosi i baffi con la canna della pistola, per niente intimorito dalla lancia che gli puntavo addosso.

-Mi presento, sono William Longbow, venuto dall’Inghilterra per reclamare la freccia in suo possesso- iniziò tranquillo facendo svolazzare la coda della sua lunga giacca nera. Tutto quell’orrore, quella distruzione, quei massacri, era ovvio fossero dovuti a quella. Quella maledetta freccia. Non l’avevo io, l’aveva Kai nella sua faretra. L’avevamo recuperata prima che il nostro villaggio venisse raso al suolo. Non potevo lasciarla nelle loro grinfie, avrei sacrificato la mia vita. Cercai di infilzarlo con la punta della lancia, ma fece un balzo indietro.

-Risposta errata- sogghignò facendo cenno agli uomini dietro di lui -Il gentiluomo ci ha fatto il piacere di scegliere un albero a cui venire legato. Vogliate provvedere a soddisfare il suo desiderio- Provai a reagire, ma mi trovai i polsi stretti attorno alla corteccia dell’albero che mi feriva le mani, come loro ferivano quella foresta. Longbow schioccò le dita e i suoi scagnozzi non persero tempo ad allestire un grande accampamento. Lui mi guardava accovacciato dai suoi occhietti neri trasudanti malignità, indicati dalla punta dei suoi baffi arricciati all’insù. I suoi uomini avevano acceso un fuocherello su cui stavano arrostendo dei conigli. Lo Yankee dai baffi arricciati si avvicinò a me sgranocchiandone una coscia.

-Queste bestioline non sono così succose in Inghilterra, vi trattate bene da queste parti- iniziò -Oh, ma che gentiluomo sarei se non te offrissi un po’, dopotutto sei nostro ospite- continuò strofinandomi quella carcassa oleosa sulla guancia. Ogni anfratto della mia mente non faceva che pensare ad ucciderlo. Lo guardavo con occhi assetati di sangue e lui mi rispondeva con uno sguardo sufficiente e un sorrisetto fintamente incurvato dai suoi baffi.

-Non sarebbe da gentiluomini passare subito alle maniere forti, non trovi?- mi guardò dritto negli occhi -Perché non mi racconti un po’ dove è quella freccia?- Rimasi in silenzio, con gli occhi che lo bestemmiavano. Lui alzò le spalle con un’espressione fintamente rammaricata e schioccò nuovamente le dita. Uno dei suoi uomini prese dal fuoco un coltello che avevano lasciato scaldare e la sua lama era rossa come lava.

-Sicuro sicuro?- ripetette mentre il coltello gli veniva porto. -Come preferisci- aggiunse alzando le spalle e affondando la lama nel mio fianco, rotandola per farmi il più male possibile. Gridai, urlai di un dolore troppo forte, ma niente poteva smuovere la mia anima. Il viso pallido affidò la lama a un suo scagnozzo affinché la scaldasse ancora, poi portandomi sotto il suo braccio iniziò

-Ti immagini quante cose potemmo fare con quella freccia? Quanta paura incuteresti al tuo peggior nemico puntandogliela addosso? Un colpo sicuro, alla testa, letale, senza bisogno di mirare. Prendi un arco, tendilo, tic e puf, il nemico non c’è più. Ma a noi piace pensare in grande. Tic, puf e muore il generale. Tic, puf e viene ammazzato il re. Tic, puf e l’imperatore viene scannato sotto gli occhi di tutti i suoi maledettissimi sudditi. Quella freccia è una condanna a morte per ogni tuo nemico, non è stupefacente? Magari quella freccia è Dio, o è il Diavolo-

-Sir Longbow- venne interrotto da uno dei suoi scagnozzi -La lama è pronta- Lo Yankee ridacchiò mentre giocherellava con il coltello in mano.

-Ma fino a che quella freccia non è nelle mie mani- continuò maligno -Io sarò il tuo Dio!- gridò infilzandomi le carni con quella lama rovente.

Continuò così per ore. Infierì con pugni e calci fino a che la mia testa non riuscì più a stare dritta e fui costretto a piegare lo sguardo, solo allora fu contento, solo allora mi lasciò in pace. La mia pancia era massacrata dalle ferite cauterizzate della lama incandescente e i miei occhi gonfi e ridotti a due piccoli buchi violacei. Longbow si era preso una pausa e ora rideva attorno al fuoco con i suoi scagnozzi. Non so per quanto tempo fissai il terreno sotto di me, non so se svenni, non so se sognai, ma la vidi, vidi Kai danzare leggera attorno al falò. Vidi le penne del suo copricapo svolazzare agitate dal fumo del fuoco. La vidi, bellissima, roteare su sé stessa intonando le canzoni degli avi. Per un attimo mi sembrò di essere di nuovo al villaggio. Mi sembrò che quello fu solo un sogno terribile, ma che come un sogno, sarebbe svanito con il sorgere del sole. Sentii l’ululato di Tre Penne alla luna piena, ma questo era diverso, era reale, era vicino. Lo scoccare di una freccia che si conficcò vibrando nel legno della sequoia dove ero legato mi svegliò da quella trance. Sentivo l’ululato di Tre Penne mettere terrore nei volti degli Yankee e osservavo la pioggia di frecce di Kai portare scompiglio nell’accampamento. Longbow gridava ai suoi uomini sparando a vuoto e non pensò due volte a freddare con una pallottola alle spalle il viso pallido che cercò di darsela a gambe. Tre Penne correva come il vento confondendosi tra i larghi tronchi degli alberi aspettando, come la morte, di piombare addosso al primo che rimanesse solo, azzannandolo senza pietà. Di Kai, invisibile, si percepivano solo i fischi delle frecce che tagliavano l’aria, centrando due degli uomini di Longbow al petto. Lui, più furbo degli altri, indietreggiò verso di me, mentre il collo dell’ultimo dei suoi scagnozzi, rimasto solo, venne strappato dalle zanne di Tre Penne. Kai si rivelò e puntò Longbow con il suo arco mentre Tre Penne ringhiava. La canna del suo revolver era poggiata sulla mia tempia e, anche se messo alle corde, non aveva perso la sua maledetta espressione beffarda.

-Penso che ciò che cerco sia nella tua faretra, bella indiana-

Kai avanzò verso di lui, tendendo il suo arco.

-Ti va, un baratto?-

Lo sguardo di Kai rimase fisso su di lui e per qualche secondo ci fu solo silenzio.

-Non ti importa la vita del tuo amico?- ribattette lui spingendo forte la pistola sulla mia testa.

Kai tese l’arco quasi a spaccarlo tra il crescendo dei ringhi di Tre Penne. Longbow non perdeva il suo sorriso. Lunghissimi istanti passarono senza che nessuno facesse niente, solo i piedi leggeri di Kai spezzavano dei rametti avvicinandosi a me.

-Okok, avete vinto voi- esclamò Longbow alzando le mani e facendo cadere la pistola, sedendosi accanto al cadavere dissanguato del suo compagno.

Kai si fiondò su di me e tagliò i nodi che mi stringevano i polsi insanguinati. Mi prese sotto il suo braccio e iniziò a correre, ma fu interrotta dalle risa sguaiate di Longbow.

-Corri più veloce dolcezza, ci sono cinquanta dei miei uomini in questa foresta. Con tutto il casino che abbiamo fatto prima. Beh, fatti due conti-

Corremmo più veloce del vento, ma non avevamo scampo. L’ombra degli uomini di Longbow era nascosta dietro ogni albero. Kai mi depositò in terra. Tre Penne ringhiava disperato mentre Kai estrasse dalla faretra la magnifica freccia intagliata dei nostri antenati. Le ombre si fecero carne e ci tolsero ogni possibilità di fuga. Kai portò la freccia sopra di sé e con tutte le sue forze piegò la freccia il cui fusto iniziò a spaccarsi.

Cercai di gridare, ma il mio respiro si perse nell’aria, tanto era debole. Intorno a noi nessuno parlava, solo il vento fischiava le parole degli avi scuotendo le fronde degli alberi.

-Giuseppe, Rita dove siete? È ora di pranzo-

-È la voce di tua madre- mi disse Rita sorridente, imbellettata da un copricapo indiano giocattolo -Vieni Ernesto, andiamo a casa- un cagnolino grigio la seguì scodinzolando, mentre incastrava i suoi ditini nella corda di un arco di plastica. Mi guardai intorno, tutti quegli uomini attorno a noi non erano altro che arbusti rinsecchiti o pali conficcati nel terreno.

-Aspettami Rita!- gridai affondando i piedi scalzi nella terra brulla e bruciata di quel campo di ulivi nodosi.

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Discussioni

  1. ““La vidi, bellissima, roteare su sé stessa intonando le canzoni degli avi. Per un attimo mi sembrò di essere di nuovo al villaggio. Mi sembrò che quello fu solo un sogno terribile, ma che come un sogno, sarebbe svanito con il sorgere del sole. “”
    Questo passaggio mi è piaciuto ❤️

  2. Ciao Moreno, questo racconto mi ha comunicato nostalgia. Sono ricordi ormai “antichi”, quelli dei bambini che giocano a cowboy e indiani. Oramai tutto è teconologia, i videogiochi hanno preso il posto dei giochi innocenti di un tempo.

    1. Ciao Micol, sono felice che il racconto tu abbia suscitato queste emozioni, erano quelle che speravo comunicare?
      A dir la verità non sono totalmente d’accordo con te per quanto riguarda il rapporto tra bambini e tecnologia. Parlando della mia infanzia, i videogiochi sono stati uno dei miei passatempi preferiti e penso che in qualche modo abbiano aiutato la mia fantasia e la mia crescita. Comunque sarebbe sicuramente un discorso molto interessante da affrontare??

  3. “Cercai di gridare, ma il mio respiro si perse nell’aria, tanto era debole. Intorno a noi nessuno parlava, solo il vento fischiava le parole degli avi scuotendo le fronde degli alberi.”
    ? Questo passaggio mi è piaciuto

  4. “La vidi, bellissima, roteare su sé stessa intonando le canzoni degli avi. Per un attimo mi sembrò di essere di nuovo al villaggio. Mi sembrò che quello fu solo un sogno terribile, ma che come un sogno, sarebbe svanito con il sorgere del sole. “
    Questo passaggio mi è piaciuto ?