Fuckin’ Depression, I Love You.

Sono davvero così strana? Sono davvero così tediosa? Merito davvero di fare un altro compleanno in solitudine?
Vorrei solo trovare qualcuno curioso quanto la sono io. Qualcuno con cui parlare, chiacchierare, con cui stringere un’amicizia.
Forse questa persona non esiste. Se così fosse, è difficile essere la pioniera.
Sempre sola: La Prima. Certo è gratificante, ma quanto può esserlo se non si può condividere niente con nessuno perché non si viene compresa?

Mi sento come la persona che ha inventato il linguaggio dei segni: chi era in grado di udire l’avrà presa per pazza, ma chi era sordo non avrà comunque capito i suoi gesti.
Che strano esempio. Inconscio cosa mi vuoi dire? Forse che io sono un misto tra questi soggetti? Sono sorda, ma allo stesso tempo sensibile, eppure non compresa?

Perché non ho ricordi felici? Vorrei spaccarmi la testa contro un muro. E’ così snervante! Come avere una morsa che mi stringe la testa. Più mi sforzo di ricordare, più sento dolore.
“Che casino qua dentro”.
Buffo. L’ho pensato con la voce di mia madre.

Sara mi manchi.
Sono passati anni, tuttavia non riesco nemmeno a pronunciare il tuo nome. Appena l’ho scritto sono scoppiata in un pianto che ancora non riesco a fermare.
Non era il tempo che curava le ferite? Un’altra stronzata che mi hanno raccontato.

Perdonami. Lo so che sarei dovuta venire a salutarti al funerale, ma non volevo credere che te ne fossi andata veramente e quella era la prova schiacciante, così come la è stata la fredda terra sulla tua bara.
Forse piango ancora perché sento che saresti stata l’unica in grado di comprendermi con tutti i miei sbagli e le mie stranezze.

Mi manchi, sai?

Chissà come saremmo oggi, entrambe adulte. Chissà come sarebbe la nostra relazione.

“But you’ll never be alone
I’ll be with you from dusk till dawn
Baby, I am right here”.

Vorrei sentirtelo dire.
Se
è vero che quando si muore rimane la nostra coscienza e si è ancora in grado di pensare, tu a cosa pensi? Ogni tanto ti ricordi di me?

Ricordo la mia maestra, Silvia, e il suo biglietto: “Alla mia ragazza che sa sempre regalare un sorriso a chi più ne ha bisogno”.
Qualcuno si è mai fermato a riflettere che, forse, quella che ha sempre avuto un sincero bisogno di un sorriso ero io?

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Discussioni

  1. Grazie per aver condiviso questo ricordo e grazie per condividere queste istantanee della tua vita. Proprio ieri ho assistito ad un webinar che concludeva con una poesia attribuita a Mario Quintana:
    “Il segreto non è prendersi cura delle farfalle, ma prendersi cura del giardino, affinché le farfalle vengano da te.
    Alla fine troverai non chi stavi cercando, ma chi stava cercando te.”

  2. Ho letto prima il racconto, poi i commenti. E mi trovo d’accordo con David e Tiziano. I tuoi racconti sono pagine di diario, ma non sono solo quello. Come diario, raccontano in prima persona esperienze vissute (non sempre piacevoli, ma è normale: il diario è il nostro alter ego con cui ci confrontiamo quando le cose non vanno bene); ma allo stesso tempo sono scritti, ribadisco, con ottimo stile e con intelligenza. Le emozioni “arrivano” al lettore molto bene.

  3. Sai, il racconto piace perché è una sorta di pagina di diario che tutti abbiamo scritto nella vita, ma questa versione più romanzata rende giustizia a un sentimento comune che tutti attraversano

  4. I diari – e le storie scritte in prima persona on generale – hanno l’effetto di innescare empatia tra lettore e scrittore. Provare dolore è un’esperienza soggettiva, non potrò mai mettermi veramente nei tuoi panni, ma col tuo modo così pulito di scrivere sono riuscito a visualizzare dei frammenti di storia vissuta. Continuerò a sbirciare tra queste pagine…

  5. In quel cimitero ero entrata proprio per caso. Mi stavo dirigendo zoppettando verso un gruppo di persone, in prevalenza ragazzi e ragazze giovani, che sembravano alla fine di una tumulazione, quando due donne di mezza età venendo nella mia direzione quasi mi urtavano.
    “Povera Sara”
    “Andarsene così senza dire niente”
    Dovevo stare attenta perché avevo un paio di scarpe basse e senza tutore. Il piede si allunga facendo il passo, si approfondisce nella ghiaietta trascinandolo avanti, e quando ‘flapp’ si appoggia potrebbe sollevare il sassolino che entra nella scarpa e sono guai.
    Una delle due donne si è accorta della mia giustificata apprensione, ma anche della mia strana reazione stupita alle loro parole.
    Sara?
    No, non può essere ‘andata’. L’ho appena vista. Aveva un passo veloce e mi ha appena superata!
    Quando sono stata vicino al gruppetto, l’ho riconosciuta. Stava scorrendo lo sguardo sui presenti. Poi mi si avvicina e sorridendo sommessamente ma con timbro gioioso,
    “Ho controllato. Giulia non è venuta. Ne ero certa. E’ l’unica che ha capito che io sono ancora qui!”
    “Ora sbrigo due cose urgenti, poi vado da lei”
    “Se no, non vedendomi arrivare, si mette a piangere”
    “Baby, I am right here – I’ll hold you in these forearms – I’ll be with you from dust till dawn”
    “But you’ll never be alone – I’ll be with you from dust till dawn”

    1. Ciao, devo dirti che non ho apprezzato affatto i tuoi commenti. Hai estrapolato dal mio testo un tema a me caro, della perdita di una persona a cui tenevo molto e ne hai creato una “favola” che mi ha davvero infastidita. I commenti sotto ai post pubblicati dovrebbero essere critiche costruttive. Ho evitato di commentare il primo commento lasciato sotto al vecchio post, dove criticavi il mio viso e le mie scelte di vita. Ti chiedo, cortesemente, di non includermi più nei tuoi racconti, soprattutto perché non mi conosci e non hai il diritto di estrapolare un estratto dando un tuo giudizio personale. Grazie