Fulminanti!

Una fredda tardo-sera fine ottobrina di due decenni fa, GP (mia madre) decide di botto che il 2 novembre è imminente e che è necessario:

a) verificare il corretto funzionamento dei lumini sulle tombe dei parenti seminati e, in caso di guasti, procedere a opportuna manutenzione e collaudo (dei lumini, non dei parenti, ovviamente);

b) ripulire le fredde lapidi dalla lascivia putredine;

c) trasformare fiori marci in lussureggianti composizioni floreali.

Dopo un’estenuante trattativa, vengo dispensato dal trasformarmi in ingegnere botanico e ottengo di occuparmi solamente dei punti a e b.

Munito così dell’apposita attrezzatura pedalo il kilometro che mi separa dal cimitero, nella tremolante sera del 31 ottobre.

Va detto che eran tempi in cui non si parlava ancora d’effetto serra e di temperature percepite, quindi faceva veramente un freddo boiasso e basta. 

Orbene, parcheggiata la bici in prossimità del cimitero (deserto a quell’ora), mi trovo uno scenario perfettamente dario-argenteo, con: folate di vento caldo alternate a aria gelida (quindi ululati nelle fenditure dei muri delle cappelle); cancellone del cimitero che si muove e cigola; ombre dei cipressi che sventolano e proiettano lugubri danze sulle tombe e infine lucine dei lumini che sbrilluccicano rossastre e ammiccanti come gli occhi del Satanasso in persona.

Ottimo.

(“Pronto Dario? Hai da girare ancora qualche scena di Cimiteri Sbudellati 3”?)

Bene, per scacciare la carrellata di scene di mani scheletrose spuntate da terra che ghermiscono il giovane teenager che mi si affollano deliziosamente nella testa a bizzeffe, mi metto stoicamente a pensare a nobili immagini (tette di mie compagne, culi di mie compagne, Fender Jaguar, tette di mie compagne…) per trarre il giusto giovamento e serenità atti ad immergermi con la dovuta concentrazione in quell’ambiente così contemplativo, diciamo.

Ok, molto tranquillamente mi dedico alla pulizia dei marmi – usando una bella lucina da 2 watt adatta a illuminare sé stessa – e alla fine di tutto collaudo con qualche cerino le luminarie funebri che – con mio sommo orgoglio – funzionano alla perfezione.

Attorno a me non c’è proprio nessuno (e chi cacchio viene a pulir le tombe alle 7 di sera in ottobre?)

(a parte me, intendo)

Comunque.

Soddisfatto di tutto quel lavorare mi alzo finalmente in piedi e in quell’istante una mano gelida mi si posa sulla spalla.

(Avete presente Gatto Silvestro quando dopo aver tentato qualche malestro con quel dannato canarino ricchione si trova intrappolato davanti al bulldog bastardo e, un attimo prima di venire orrendamente sbranato, sbianca atrocemente in volto e comincia a recitare una selva di avemarie in gattese?

Ecco, uguale.)

Ebbene, mentre tutti i miei nervi scricchiolano, il cervello sbanca di giri e le pupille mi si dilatano per l’orrore, sento una voce dall’oltretomba che dice, in veneto:

“Fiol! Per caso al gà dei fulminanti par accendere il lumin lù?”

Mi volto con cautela, ancora coi battiti accelerati, e vedo questa innocente vecchina sorridente che mi porge la mano per avere dei fiammiferi.

(1) Decapitarla mediante calcio rotante;

(2) Dimenticare tutto il mio rispetto e devozione per gli anziani e punirla a colpi di insulti inverecondi;

Calma.

Alla fine, dopo aver smandibolato un po’, le ho lasciato tutta la scatola di cerini (non sarei riuscito a separarli) e, raccolte le mie cose mi son avviato con cautela verso l’uscita, temendo da un momento all’altro di sentire una risata agghiacciante alle mie spalle.

Pedalando a scatti ho ripreso la via di casa e, varcatane la soglia, mi son sentito trionfalmente dire che alla fine non serviva neanche fare il lavoro, chè tanto mia zia sarebbe passata l’indomani a farlo lei, sicuramente meglio.

Ecco, e poi uno si illude di venir su a posto con la testa

Pubblicato in LibriCK

Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Ciao Francesco, LibriCK divertentissimo, leggerti è stato un piacere. Non è facile scrivere in modo ironico ma penso che la contrapposizione tra horror e comicità aiuti a creare atmosfere grottesche e comiche. Complimenti.