Game Enterprise

Serie: Inganno Imperfetto

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«Ehi, tu!» urlò Turok, a corto di fiato ed energie. «Come ti chiami?».

«Giulian» rispose il ragazzo, alzandosi in piedi. «Ed è giunta la tua ora».

Giulian scomparve dalla vista di Turok e dopo qualche secondo ricomparve a pochi passi di distanza dal guerriero. Turok strinse i pugni e iniziò a librarsi in aria. Sbigottito, urlò: «No! Fermo! Cosa mi vuoi fare?». Poi, lentamente, si dissolse come neve al sole.

Il display del bracciale di Giulian si aggiornò: “Uccisioni: 1856. Esperienza: 2.853.492. Bottino: 584”, dopodiché smise di lampeggiare. Una freccia blu ora gli indicava di proseguire verso nord.

«Manca poco, appena arriverò a tre milioni di esperienza, potrò alzare la percentuale di uso del mio cervello di un altro punto, arrivando così al 50%! Finalmente potrò lasciare questo posto sfigato per andare nella città volante» sghignazzò il ragazzo, fregandosi le mani.

Si guardò intorno e riprese a camminare nella direzione indicatagli. Fece pochi passi quando una luce gialla iniziò a lampeggiare sul display del bracciale.

«Ma come… è già ora?» sbottò, tristemente. «Per fortuna ho altri cinque minuti prima della disconnessione forzata».

Il ragazzo si guardò intorno in cerca di un buon posto, abbastanza nascosto, per lasciare l’avatar fino alla connessione successiva.

«Eccolo, finalmente!».

Giulian corse verso il bosco e si infilò in una fenditura naturale presente in una grande roccia, spinse il tasto quadrato del bracciale e attese il conto alla rovescia.

10… 9… 8… 7…

Un flash bianco lo investì, accecandolo. Il ragazzo rimase in una specie di limbo per alcuni, interminabili, secondi, poi il countdown riprese da dove si era interrotto fino ad arrivare a zero. Il menu d’ingresso del gioco segnalava che il credito giornaliero si era esaurito, oltre a riepilogare il livello di esperienze acquisite, delle uccisioni effettuate e del bottino guadagnato. La vita del suo avatar era al 100% e la disconnessione era avvenuta con successo.

Dopo essersi scollegato dal gioco, Stewe Miller si tolse lentamente il visore. Quell’improvvisa luce bianca lo aveva disorientato, così decise di rimanere ancora un po’ sdraiato sulla morbida poltrona fornita dalla Game Enterprise, la società che aveva creato anche il visore e il resto della consolle.

Fece un profondo respiro, trattenne il fiato per qualche secondo e poi si alzò in piedi.

«Questo gioco è sempre più strano» meditò tra sé e sé.

La moda di quell’anno imponeva pantaloni col cavallo basso fino al ginocchio, camicione a scacchi colorato e maglietta fucsia da indossare sotto la camicia sbottonata, scarpe sportive senza lacci e svariati medaglioni di ogni genere attaccati al collo. Stewe, che era un adolescente, non si era fatto sfuggire niente: era vestito esattamente come tutti i suoi coetanei. L’unica cosa che lo contraddistingueva dagli altri era il ciuffo di capelli bianchi che risaltava sulla folta capigliatura nera.

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In quello stesso momento, nella sede della Game Enterprise…

Il corpo fu scosso da profondi spasmi che lo lasciarono senza fiato; un urlo di dolore gli uscì improvvisamente dalla bocca.

«Che cazzo sta succedendo!» urlò Peter, in preda al panico.

La schiena gli si inarcò all’indietro. Fu quasi sul punto di spezzarsi, quando improvvisamente il dolore svanì. L’uomo respirava in maniera affannata e impiegò qualche minuto prima di riuscire a togliersi il visore e mettersi seduto sulla poltroncina.

«Che diavolo è successo?» chiese nuovamente.

«Una scarica elettromagnetica ha sovraccaricato il sistema» rispose, in tono pacato, il computer.

L’uomo si massaggiò le spalle e le tempie, chiuse gli occhi e cercò di rilassarsi.

«C’è qualcosa di strano nella stanza… qualcosa è cambiato» sussurrò.

L’immagine di alcuni cavi elettrici che penzolavano dal soffitto gli balenò nella testa. Si tolse il visore e aprì gli occhi, ma nell’ufficio era tutto in ordine. Lo spazio in cui lavorava non era molto grande: al centro del locale c’era la poltrona con la quale si collegava al gioco e sul lato opposto rispetto alla porta d’ingresso vi era una piccola scrivania con un computer portatile. Sulle pareti c’erano dei poster di alcuni dei più famosi giochi per consolle, mentre la finestra si affacciava su di un piccolo laghetto artificiale.

«Ma cosa mi sta succedendo?» sbottò Peter.

Chiuse di nuovo gli occhi, ma questa volta gli arrivò l’immagine di una piccola stanza con le pareti d’acciaio e una porta con delle sbarre. All’improvviso, un forte olezzo di escrementi e sporcizia lo investì, causandogli nausea e mal di testa. Peter si strinse forte la testa tra le mani ed ebbe come l’impressione di toccare delle escrescenze metalliche poste ai lati della testa, poi il soffitto iniziò a vorticare e perse i sensi.

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«Peter! Peter! Si svegli, Peter!» esclamò la donna, dandogli dei buffetti sulle guance.

Lentamente, l’uomo aprì gli occhi. «Dove mi trovo? Cos’è successo?».

«Ricorda che giorno è oggi?» chiese la donna.

«È il ventisei aprile».

«Di quale anno?».

«Siamo nel 2173».

«Sa dove si trova?».

Peter osservò l’ambiente intorno a sé: le pareti erano bianche e c’erano delle luci quadrate incassate nel controsoffitto. Poi avvertì quell’odore inconfondibile di disinfettante.

«Questa è una delle infermerie della Game Enterprise, la società per la quale lavoro da circa due anni e siamo su un’isola chiamata Australia». Un colpo di tosse lo interruppe per qualche secondo. «Ora, mi dice come mai mi trovo su questo lettino?».

«È svenuto. Mentre era collegato al gioco, una scarica elettromagnetica ha sovraccaricato i circuiti neurali causandole nausea e vertigini. Quali sono i suoi ultimi ricordi prima del malore?».

«I miei ultimi ricordi? Ero l’avatar di un player; mi sembra che si chiamasse “Giulian”. Il tempo della sessione di gioco era quasi scaduto, aveva avviato il countdown, quando una luce bianca mi ha accecato e subito dopo una forte scarica elettrica mi ha attraversato tutto il corpo, lasciandomi senza respiro» spiegò Peter, senza mai riprendere fiato.

«Si calmi, il peggio è passato» lo rassicurò la donna, accarezzandogli la fronte.

Peter fece un profondo respiro e chiuse gli occhi, ma l’immagine di una stanza con le pareti metalliche si fece subito strada nella sua mente. Era molto simile a quella vista in precedenza, però questa volta la porta con le sbarre era posizionata sulla parete opposta. L’uomo riaprì lentamente solo l’occhio destro e l’immagine dell’infermeria si sovrappose a quella della cella metallica.

«Mi dica la verità, sto per morire?» chiese, terrorizzato, Peter.

«Perché dovrebbe?» chiese, perplessa, la donna.

L’uomo si girò verso la dottoressa: aveva lunghi capelli neri e dei grandi occhi scuri dietro i piccoli occhiali da vista. Una bella donna, senza dubbio, ma nella sua mente la signorina aveva delle protuberanze metalliche che le uscivano dalla testa, mentre nella cavità oculare sinistra era inserita una piccola telecamera. Peter sbiancò.

«Perché mi sta guardando in quel modo?» chiese, spaventata, la dottoressa.

«Mi scusi! Non volevo…» borbottò, con un filo di voce.

«Resterà in osservazione per qualche ora, poi la rimanderemo a casa».

«Va bene, grazie» sospirò Peter, con un velo di tristezza.

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Peter uscì dall’infermeria nel tardo pomeriggio e, ancora un po’ intontito, se ne tornò al suo alloggio. Voleva solo farsi una doccia e una dormita. Abitava in un residence poco costoso in un appartamento composto da un piccolo soggiorno con la cucina a vista, bagno e camera. I mobili acquistati on-line non erano di pregio, ma rendevano accogliente l’intera abitazione.

Dopo una decina di minuti arrivò davanti all’ingresso di casa. Andò tutto bene fin quando non si infilò sotto le coperte e chiuse gli occhi.

Una serie di immagini prese forma nella sua mente: era sdraiato su un tavolo d’acciaio e le pareti della camera da letto erano metalliche. Su una di esse c’era una porta con delle sbarre. Sentì di nuovo quel tanfo insopportabile.

«No, no, no!» urlò. «Ci risiamo!» imprecò. «Che cos’ho che non va?».

Scese dal letto e si diresse in bagno, aprì il mobiletto dei medicinali e prese il flacone dei sonniferi.

«C’è una pillola per ogni problema!» borbottò. Estrasse due compresse e le inghiottì. «Fanculo…». Tornò in camera e si rimise a dormire.

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Un rumore molto simile a quello di un allarme antincendio lo svegliò. Peter aprì lentamente gli occhi e si rese conto, dopo qualche secondo, che era il suono della sveglia.

«Devo alzarmi o farò tardi» bofonchiò con la bocca impastata.

Si diresse in bagno, entrò nella cabina doccia e si tuffò sotto una cascata d’acqua bollente. Chiuse gli occhi per insaponarsi il viso e le strane immagini del giorno prima si fecero di nuovo prepotentemente strada nella sua mente. Si trovava in un angolo di quella cella metallica, la doccia era sparita e non c’era più nemmeno l’acqua calda. Si osservò le mani, le braccia e il resto del corpo e un conato di vomito lo costrinse a riaprire immediatamente gli occhi.

Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
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    Commenti

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie a te Ines per aver letto e commentato questo LibriCK, sei molto gentile! 🙂
        Un abbraccio.
        Ciao! 😉

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Dario, sei troppo gentile!!! 🙂
        Mi fa molto piacere che ti piaccia anche questo capitolo, grazie per aver letto questo LibriCK.
        Alla prossima! 😉

    1. Eleonora Gonzaga

      Complimenti Andrea, ad ogni capitolo la storia si fa sempre più interessante! Sono rimasta favorevolmente colpita, dall’idea di ambientare la storia on un video game. Il bracciale che segnala quante uccisioni, modalità e il timer aggiunge un tocco in più…..

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Eleonora, sei molto gentile e grazie per aver letto anche questo capitolo! 🙂
        Un abbraccio.
        Ciao! 😉

    2. Ely Gocce Di Rugiada

      Nonostante l’ età vada verso i 40 mi piace ancora giocare al pc anche se non sono una nerd, ma mi ricorda tantissimo un videogioco on line.Sai raccontare alla matrix, un mondo parallelo un po’ confuso ma terribilmente attuale.

      1. Andrea Bindella Post author

        Mmmmm… era la pillola blu? Ho visto quel film tante di quelle volte da non ricordarmelo! ;-P
        Comunque non ha niente a che vedere con Matrix. 🙂
        Ciao Micol!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Enrico e grazie per aver letto questo nuovo LibriCK! 🙂
        Mi fa molto piacere sapere che ti sia piaciuto.
        A presto.

    3. Antonino Trovato

      Avevo qualche sospetto, ricordandomi del primo episodio, e questo mondo futuristico, ingabbiato tra realtà è virtualità, non è poi tanto lontano da quello che vive un gamer oggi… dico questo perché, dopo qualche ora con i gdr, il senso di nausea e di confusione mentale la vivo anch’io!! Questa serie è coinvolgente, e non vedo l’ora di capire dove è finito Peter!!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino! Quando ero più “giovane” passavo anche io svariato tempo davanti al PC a giocare ed effettivamente un po’ di stordimento lo provoca. 😉
        Sono molto contento che ti sia piaciuto questo nuovo capitolo, grazie per averlo letto! 🙂
        A presto.