Giuda

Serie: Etimmé

«Un uccellino, mi ha riferito che la municipalità ti ha affidato la vendita di altri cani randagi.»

Rocco stirò gli occhietti miopi in due fessure, nel tentativo di identificare l’uomo che gli si stava avvicinando. Fisico curato, spalle ampie: un Cane di Pregio. La redingote di velluto rosso che indossava, tanto lunga da sfiorargli gli stivali di pelle nera, lo innalzava al ruolo di Cortigiano. Uno dei massimi onori.

Il mercante posò lo sguardo sui corti capelli scuri e gli occhi grigi che esprimevano chiaro scherno. Dal loro ultimo incontro si era fatto crescere la barba.

«Oh, ti sei scomodato fino a qui? Di solito lasci questo compito ai servi.»

«Sono di passaggio, Madonna Eve mi ha chiesto di recarmi all’atelier per ritirare un nuovo abito: questa sera parteciperà a una “festa”. Voleva portare un dono al suo ospite, così le ho detto che ti avrei fatto visita personalmente e scelto un cane il cui sangue fosse gradito. Non cerco un pasto, ma un’ottima coppa. Sai meglio di me che i randagi sono più adatti a soddisfare un palato raffinato. Il sangue dei cani domestici, tranne rare eccezioni, è annacquato: accoppiarsi fra fratelli per decenni non ha giovato loro.»

«Non sapevo che Madonna fosse giunta alla Capitale, di norma preferisce trascorrere l’inverno in Campagna.»

«È affamata, alla masseria il “cibo” scarseggia da alcune settimane. Ho sottovalutato il suo appetito, sono qui per rimediare. Una ventina di cani saranno sufficienti. Conosci i suoi gusti, pagherò il sovrapprezzo: avverti il chihuahua quando li avrai radunati.»

Rocco annotò quanto gli era stato chiesto in un quadernetto che teneva sempre in tasca.

«Una bella fortuna, per la giovane Madonna… ancora non mi capacito della morte del Nobile Nicolo. Nessuno ad Augustea sapeva che si era unito in matrimonio con la figlia di un povero frontaliero: l’amore gioca brutti scherzi.» Il mercante ridacchiò, cercando di apparire disinteressato. «Un matrimonio… segreto?»

«Non in Campagna. Probabilmente il Nobile Nicolo provava vergogna per essersi imparentato a un poveraccio come Augusto. I documenti sono stati inviati alla notaria, suggellati con il sangue, non appena Todi ha sancito il vincolo. Quanto al resto… una sfortunata coincidenza. Il mio povero padrone peccava di arroganza, nemmeno un “freddo” è immune agli elementi. Attraversare il fiume ghiacciato non è stata una buona idea. Quando lo abbiamo soccorso era troppo tardi.»

Il Cortigiano era certo che, entro un paio d’ore, quelle confidenze sarebbero giunte all’orecchio dell’intera Capitale. Rocco si sarebbe pavoneggiato millantando amicizie altolocate.

«Madonna Eve lo ha sfidato ad un gioco d’amore: un bucaneve in cambio di una notte di passione. Per sollecitarlo, ha accolto nel talamo l’Effimera: creatura graziosa, peccato si sia spenta lo scorso inverno. Il Nobile Nicolo non poteva che accettare.»

La risata che Rocco aveva trattenuto fino a quel momento scoppiò fragorosa. «Donna ardita: non ha impiegato molto tempo, per scegliere un buon cane da letto. Non si può dire che tu non abbia fatto carriera.»

Il Cortigiano si produsse in un inchino perfetto: erano molte le cose che aveva appreso negli ultimi anni. «Non ho di che lamentarmi. Ora, mercante, fammi vedere la merce.»

«Come desideri.»

Rocco aprì il chiavistello che bloccava la porta di ingresso nelle baracche di legno, rinforzate da sbarre di ferro, lasciandolo passare per primo.

«La tua presenza non è necessaria.» Il Cortigiano allungò una mano posando in quella del mercante un borsello colmo di monete. «Batterò sull’uscio quando avrò terminato.»

Attese di essere solo e avanzò lungo lo stretto corridoio che divideva le celle anguste, a passo lento. Studiò per un attimo le gabbie, lasciandosi prendere dai ricordi. Il profumo di cui si era cosparso non attenuava l’odore degli escrementi freschi e della sbobba tirata a terra come cibo per animali. Osservò gli occupanti con attenzione, distinguendo i cani d’allevamento dai randagi. 

Ad attrarre la sua attenzione, fu la donna. Si avvicinò alle sbarre, studiandola per alcuni istanti. «Carola…»

Lei sollevò il volto di scatto, sporco di sangue e muco, e lo fissò come se fosse un fantasma.

«Shhh… Hai addosso un cartellino rosso, la qualità è buona. Non eccelsa come quella dell’uomo che ti sta accanto.»

L’interpellato, un giovane soldato di appena vent’anni, tentò di aggredirlo inutilmente: nel divincolarsi, le manette che lo legavano gli ferirono i polsi. I randagi erano stati incatenati al muro: la lunghezza delle catene permetteva loro di muoversi di alcuni metri, ma non di giungere all’apertura della cella. Urlò, muto: gli era stata asportata la lingua. Carola non aveva subito la stessa mutilazione: forse, per una scommessa?

«Acquisterò entrambi, vi prego di non agire stupidamente. Il mercante vi condurrà nel Palazzo della mia Signora entro questa sera.»

«Sei…» gli occhi di Carola si inumidirono «vivo.»

Avevano frequentato assieme l’Accademia e, una volta terminato l’addestramento, assegnati allo stesso avamposto.

«Ar…»

Lui la bloccò con un gesto imperioso della mano. «Il mio nome, qui, è un altro. Giuda.»

Il ragazzino che fino a quel momento si era dimenato come una tarantola, si fermò di botto.

«Quel… Giuda?» un tenue barlume di speranza accese gli occhi della soldatessa.

«Una volta in Campagna il vostro compito vi sarà chiaro. Non è una brutta vita, apprezzerete la quiete della masseria.»

Giuda poggiò la mano sulla grata ed iniziò a picchiettare un dito su una sbarra, con simulata indifferenza. L’anello d’argento che indossava produsse un fastidioso ticchettio.

Carola fu lesta, benedisse il codice Morse che tanto avevano odiato durante le ore di lezione.

“Nessuna idiozia. Imperativo giungere in Campagna. Salvi.”

La donna sputò a terra. «Vita… se con vita intendi lasciarsi prosciugare da qualche “freddo” affamato, preferisco strapparmi l’impianto di dosso. A morsi, se necessario!» nella foga Carola iniziò a battere una delle manette contro l’anello metallico che la fissava al muro.

“Altri tornati, sotto la montagna. Abbiamo speranza?”

«Avremo cura di te, e di lui, Cane. Sono certo che la mia Signora apprezzerà il vostro bouquet. Ottimo cibo, compagnia, un piatto dove mangiare e una latrina dove cagare.» Puntò con ostentazione lo sguardo sulla paglia sporca raccolta in un angolo.

“Sì. Porterete con voi bambini, venti.”

Carola parve riflettere. «Una latrina dove cagare… beh, questo è interessante» scoppiò a ridere istericamente.

Giuda si allontanò dalle sbarre: oramai, l’accordo era stato suggellato.

Volse loro le spalle senza un saluto, raggiungendo l’uscio della baracca. «Mercante, ho trovato quanto cercavo.»

Rocco non tardò ad arrivare, guardandosi attorno curioso. «Chi hai scelto?»

Giuda puntò un dito in direzione dei due soldati. «Strigliali per bene e mettigli addosso vesti pulite. Li attendo a Palazzo entro un paio d’ore, Perseo si occuperà di loro.»

L’espressione del mercante era compiaciuta. «Hai buon occhio… Come li hai convinti?»

«Come hai convinto me.» Gli restituì un sorriso feroce. «Ricordi? Aria buona, buon cibo, un luogo accogliente…»

Quello di Rocco si spense d’immediato.

Giuda rindossò la maschera: il suo volto si distese, le labbra assunsero una linea meno severa.

«E avevi ragione, amico mio» gli batté la spalla in un gesto confidenziale. «Non poteva toccarmi sorte migliore.»

Serie: Etimmé
  • Episodio 1: Cane
  • Episodio 2: Nicolo
  • Episodio 3: Effimera
  • Episodio 4: Eve
  • Episodio 5: Rondini
  • Episodio 6: Vampiro
  • Episodio 7: Giuda
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Horror

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Micol, Aran è un personaggio che mi piace molto, alla fine non un eroe romantico, anzi, ma è proprio questo che lo rende preferibile. Ha ottenuto ciò che voleva a qualsiasi mezzo, conquistandosi una posizione in maniera macchiavellica, un finale che ho apprezzato nonostante Aran non sia proprio un liberatore😁😁, ma comunque, questo mondo distopico da te creato sono convinto che ritornerà con altri personaggi e vicende, magari in futuro! Un abbraccio😁!

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Tonino, Aran/Giuda in fondo in fondo non è un fetente 🙂
        Quando si è ritrovato a gestire le 20 anime che erano divenute sua responsabilità, ha pensato anche al bene comune. Portarli dall’altra parte significava togliere loro tutto ciò che conoscevano e perdere Eve. Si era innamorato della Campagna al primo sguardo, quella era la sua famiglia. Certo, ha volto le carte a suo favore per costruirsi un mondo a sua dimensione, dove è assurto a padrone e burattinaio incontrastato. Ma, perché no? 😉

    2. Raffaele Di Poma

      Questo finale, più che sorpreso, mi è sembrato inaspettato; come del resto tutta la serie.

      Su questo passaggio : «Il mio nome, qui, è un altro. Giuda» si potrebbe aprire una discussione, ma non di carattere stilistico (per quanto mi riguarda il racconto che hai proposto è ineccepibile dal punto di vista formale) bensì sotto una prospettiva personale: cosa che non faccio perché le conclusioni le tengo per me.

      Una storia che mi è piaciuta anche se, come hai potuto capire ed affermare, non è nelle mie corde e questo, fattelo dire, è un punto in più per te: una dimostrazione delle tue abilità di narratrice.

      Un applauso

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Raffaele, sono felice che la serie, sebbene non sia la tua preferita, ti sia piaciuta. Come discutevamo il gusto personale guida ognuno di noi, ma è comunque affascinante leggere qualcosa di diverso. Mi sono accostata a generi che evito e in realtà mi hanno coinvolta parecchio e mi sono trovata a pensare “in fondo non è male”. Come hai detto tu, un punto in più per l’autore! 😀