Hacker

Serie: Inganno Imperfetto

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«Non c’è fretta!» esclamò John, tirandole un ceffone sulle natiche già arrossate.

Sandra si lasciò cadere sul pavimento emettendo dei flebili mugolii di piacere.

«Ne hai avuto abbastanza?» chiese spavaldo.

La ragazza annuì con la testa, ma non si mosse.

«Non starai pensando di cavartela così!» la minacciò, afferrandola per i glutei. La trascinò con forza a sé e ricominciarono a fare l’amore.

John fu il primo a farsi la doccia e quando fu il turno di Sandra ne approfittò per preparare la cena.

«Che buon profumo» commentò la ragazza, entrando in cucina. «Che stai preparando di buono?».

«Mezze maniche al ragù di carne e scaloppine alla birra» sorrise.

«Dove hai imparato a cucinare la pasta?».

«Non dove, ma da chi» ammiccò. «Prima di diventare un poliziotto ho condiviso un appartamento con altre tre persone. Una di queste era un italiano e così ho finalmente capito che il sugo non va messo nella pentola a bollire con l’acqua e la pasta» scoppiò a ridere. «Le mezze maniche che trovi al supermercato non tengono la cottura, così me le faccio spedire dall’Italia. Tutto un altro sapore!».

«Non vedo l’ora di assaggiarle!». Lo baciò sul collo.

«Ancora qualche minuto e la cena sarà servita». Le tirò una pacca sul sedere.

Sandra emise un gridolino sommesso e, ridacchiando, andò a sedersi a tavola. Impaziente, iniziò a tamburellare con le posate sul piatto di porcellana.

«Magari, concentrandoti, riusciresti anche ad andare a tempo» commentò, acidamente, John.

«Sei sempre stato così stronzo o da piccolo sei caduto dal seggiolone?» ringhiò la ragazza.

«Domanda stupida la tua… Se da piccolo fossi caduto dal seggiolone, non me lo ricorderei e, vista la tenera età, se fosse davvero successo, sarebbe come dire da sempre». Scosse la testa infastidito. «Comunque, per rispondere al tuo quesito, qualche anno fa ero anche peggio» concluse con una smorfia di compiacimento.

«Ma tu guarda se mi doveva capitare lo stronzo più intelligente della classe» sbottò seccata.

«Lo stronzo più intelligente della classe» la scimmiottò il ragazzo.

«Perché, perché, perché capitano tutti a me?» piagnucolò, passandosi una mano sulla faccia.

«Perché, perché!» ripeté John, ridendo. «La cena è pronta!».

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«Così questo è il mondo in cui ti rifugi?» chiese, incuriosita, Mary. Sandra aveva scelto quello pseudonimo perché era il nome della protagonista della sua serie televisiva preferita.

«Questo è uno dei tanti» rispose Alan. «È l’ultimo che ho creato e ho cercato di essere il più pignolo possibile, altrimenti non ci sarebbe quel brivido che si prova nella realtà».

«Certo, giusta osservazione. Come te le scegli le ragazze?».

«Vado in qualche locale, cerco quelle più ubriache e offro loro da bere. Dopo qualche drink, sono pronte a seguirmi in capo al mondo» sghignazzò.

«Ma non ti sembra troppo facile così?».

«Forse, ma visto il poco tempo di gioco che abbiamo, non mi va di spenderlo tutto nel cercare una vittima» spiegò Alan.

«Questa pulsione omicida è così irrefrenabile?».

«No, non è per quello che lo faccio. Mi piace pensare che dopo un omicidio qualcuno alla Game Enterprise non sarà più tanto felice di aver scelto quel tipo di lavoro» scoppiò a ridere, fregandosi le mani.

«Che idiota che sei. Lo sai che non tutti lo hanno scelto. Sei proprio un disturbato» rispose, Mary, con disprezzo.

«Quanto la fai lunga. Se non ti piacciono le mie risposte, evita di farmi le domande».

«Come sempre, hai ragione. Allora, ci muoviamo? Sono già passati quindici minuti».

«Agli ordini, capo» sorrise compiaciuto.

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Baphomet continuò l’omelia per quasi un’ora; Jack pareva estasiato da quell’uomo, ma al tempo stesso non poteva fare a meno di chiedersi di quali droghe facesse uso perché le assurdità che a suo avviso sparava, erano davvero tante.

Quando ebbe finito di parlare, l’uomo scese dal palco tra gli applausi della folla alzatasi in piedi. Dopo qualche minuto, i presenti smisero di applaudire e pian piano defluirono dal giardino, uscendo dalla chiesa.

«Lei deve essere Jack Bauer» disse una donna di colore, sedendosi accanto all’uomo. «Lui la sta aspettando. Vada verso il palco, lo superi e le si aprirà un nuovo mondo. Abbia fede». Sorrise, si alzò e si diresse verso la porta d’uscita.

«Se lo dice lei» commentò, sarcastico, Jack, alzandosi dalla poltroncina.

L’uomo percorse la parte di giardino che lo separava dal palco, ma quando fu a ridosso della struttura di legno, non riuscì a scorgere Baphomet da nessuna parte.

«Devo avere fede e superare il palco» bisbigliò Jack.

Con passo indeciso continuò a camminare verso il fondo del giardino e appena ebbe superato il palco, si ritrovò in una stanza molto grande con le pareti di pietra. Al centro del locale vi era un tavolo rotondo d’acciaio con delle sedie in pelle nera; appesi lungo le pareti c’erano dei candelabri accesi, ma la luce che illuminava la stanza sembrava provenire dal pavimento.

«Finalmente Jack Bauer ci ha raggiunti. Prego, si accomodi» esordì Baphomet, con voce rassicurante. Era un uomo di quarant’anni con la mascella squadrata e i capelli corti neri, vestito in modo elegante con un completo nero e una camicia bianca. Gli indicò una delle sedie intorno al tavolo e poi riprese: «Possiamo darci del tu? Le crea qualche problema?».

«No, signor Baphomet. Possiamo parlare in tono confidenziale» rispose Jack. Anche lui aveva circa quarant’anni, un fisico esile e la pelle grigiastra che gli conferiva un aspetto quasi malaticcio. Portava i capelli rossicci lunghi e un po’ unti, i jeans e una felpa con il cappuccio.

«Loro sono Balac e Tiamat» disse l’uomo, indicando le altre persone sedute intorno al tavolo.

Jack ebbe come un sussulto; era più che sicuro che al tavolo non ci fosse seduto nessuno fino a quel momento.

«Come avrai capito, questo luogo non risponde alle leggi della fisica che conosci» sghignazzò Baphomet.

«Ovviamente» rispose, infastidito, Jack, prendendo posto al tavolo.

«Il programma che ci hai fornito è fantastico! Semplice e intuitivo. Il codice è geniale! Grazie a te sarà ancora più facile mantenere l’anonimato in questo posto» spiegò l’uomo. «Lo so che gli organi statali e la Game Enterprise non possono spiare i luoghi di culto, ma la prudenza non è mai troppa. Non credi?».

«Sono lieto di esserti stato utile. Le precauzioni non sono mai troppe, infatti c’ho messo un po’ a trovare qualche informazione nel web che mi portasse a voi. Questo gioco è pieno di santoni e a sentirli parlare, sembrerebbe che ognuno di loro conosca la verità».

«Cosa ti fa pensare che qui tu possa trovare quella autentica?».

«Tu, le cose che dici. Non vi fate pubblicità e il numero dei vostri adepti cresce di giorno in giorno. Vi ho studiati, ho fatto delle ricerche e alcune cose che hai detto le avevo trovate anche io nascoste in qualche computer della Game Enterprise. So con certezza che il nostro mondo ha qualcosa di strano, lo percepisco».

«Così il nostro mondo ha qualcosa che non va? Ne sei sicuro?» sorrise.

Jack lo scrutò per qualche secondo: «Perché mi hai fatto questa domanda tanto stupida? Sappiamo entrambi la risposta!».

«Non esiste mai una sola risposta e niente è così semplice come vogliamo credere che sia». Fece una breve pausa. «Sai, Jack, anche io ho fatto i compiti, come te. Il noto hacker Rodan, scomparso dal web da un giorno all’altro da ormai dieci anni, è tornato tra noi con lo pseudonimo di Jack Bauer» sibilò, fissandolo.

Jack sbiancò; si sarebbe aspettato di tutto, ma non che venisse scoperto al primo incontro.

«Te ne stai lì seduto senza dire una parola» tuonò all’improvviso Tiamat, un uomo enorme, sulla cinquantina. Indossava un completo grigio, aveva i capelli biondi e la carnagione scura, come se fosse abbronzato. Sotto ai vestiti si poteva notare la muscolatura possente.

«È inutile tentare lo scollegamento forzato, questo è il nostro mondo» spiegò in tono pacato, Balac, l’uomo con la faccia sfregiata e i lunghi capelli bianchi legati dietro alla nuca. Balac era sulla sessantina; indossava un completo color beige con una camicia azzurra parzialmente sbottonata sul petto e un orecchino al lobo sinistro.

«Cazzo! Sono nella merda fino al collo» pensò Jack, tentando inutilmente di accedere al menu del gioco per scollegarsi.

«La cacca sta salendo oltre il collo» lo schernì Baphomet, scoppiando in una macabra risata. «Ora che abbiamo finito con le presentazioni, perché non ci parli di quello che hai scoperto quando eri ancora Rodan?» ammiccò sorridendo.

«Come?» chiese perplesso Jack, madido di sudore.

«Non avrai pensato che volessimo ucciderti?» chiese, corrucciato, Baphomet.

«Nnn… no… io non so cosa abbia pensato, ma di sicuro non mi aspettavo questa domanda» balbettò. «Come hai fatto a scoprirmi?».

«Il programma che mi hai dato: ho riconosciuto la tua firma» sbuffò, annoiato. «Allora, adesso ce lo dici cos’hai trovato nei computer della Game Enterprise?».

«Ma sì, certo. Però, piuttosto, inizierei con il dirvi che cosa non ho trovato!» esclamò con arroganza.

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Serie: Inganno Imperfetto
  • Episodio 1: Combatti o Muori
  • Episodio 2: La Cicatrice
  • Episodio 3: Religioni
  • Episodio 4: Game Enterprise
  • Episodio 5: Clergyman
  • Episodio 6: Proteggere e Servire
  • Episodio 7: Hacker
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    Commenti

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Giuseppe per aver letto anche questo capitolo! 🙂
        Sono curioso anche io di sapere dove ci porterà questa storia. 😉
        A presto, un abbraccio.

    1. Micol Fusca

      Ciao Andrea, ho avuto la grande fortuna di conoscere una persona come il tuo Rodan. Un genio della programmazione. Spesso, sorrideva e mi confidava una sua convinzione: questa vita non è reale, siamo il personaggio di un immenso videogioco. La morte è solo un game over. Confesso che lo spero…

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Micol e grazie di aver letto anche questo capitolo. 🙂
        Sono dei “personaggi” particolari i programmatori, hanno un punto di vista sempre interessante. 😉
        Un abbraccio e speriamo non salti la corrente altrimenti sarebbe un Game Over globale! XD

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Eleonora per aver letto anche questo capitolo, sei molto gentile! 🙂
        Presto uscirà il prossimo LibriCK. 😉
        Ciao.

      1. Andrea Bindella Post author

        Grazie Riccardo! 🙂
        Pian piano pubblicherò anche gli altri capitoli, grazie per aver letto anche questo. 🙂
        Piaciuta la storia del QR Code? ahahahahha
        Ciao!!!

    2. Antonino Trovato

      Ciao Andrea, il tuo racconto diventa ogni volta sempre più avvincente, col tuo continuo alternare tra realtà e virtualità, e il mistero che aleggia attorno agli obiettivi dei tuoi personaggi, e attorno alla game enterprise, mi tiene sempre incollato allo schermo. Attendo sempre con grande piacere ogni singolo episodio, perché gli intrecci che riesci a regalarci sono davvero avvolgenti e il tuo incedere secco, preciso e ricco di dialoghi ficcanti non fa altro che aumentare la curiosità e il piacere di gustare ogni singola riga, proprio come la pasta cucinata da John😁! E credo che John e Jack siano due cardini dell’intera faccenda, a questo punto, ma tu sei imprevedibile, perciò, mi aspetto grandi colpi di scena😁!

      1. Andrea Bindella Post author

        Ciao Antonino e grazie per gli innumerevoli (e troppi) complimenti, sei troppo gentile. 🙂
        Sono contento che ti sia piaciuto anche questo capitolo, piace molto anche a me! 😉
        Grazie ancora, un abbraccio.

        p.s. evito qualunque commento sul capitolo che poi spoilero, ne se non più che convinto!! XD