Maschere

Serie: Il corriere

L’uomo del corriere aveva due figli, il più giovane aveva un occhio pigro, si chiamava Simone, nove anni, vivace oltre ogni misura, con le guance piene, la testolina tonda e un viso dolce e innocente. Era piccolo di statura rispetto agli altri bambini della sua età, un vero e proprio scricciolo che ancora non ne voleva sapere di crescere, la sua voce però era più profonda di quello che ci si poteva aspettare, cosa che veniva accentuata quando tirava su le spalle, accucciava la testa sul collo e bofonchiava qualche parola. Essendo anche l’ultimo nato tra i cugini, Simone, era anche il più coccolato da nonni e zii che non si risparmiavano in abbracci e strapazzate, il padre, più della madre, era solito fargli delle sorprese, anche se con il passare del tempo ne aveva diminuita la frequenza. Quella sera Nicolas si era ricordato del suo scricciolo che lo aspettava a casa e per vedere sul suo volto il sorriso tirò fuori dalla tasca un ovetto di cioccolato, uno di quelli senza sorpresa, poiché a Simone non piacevano i giocattolini che ci trovava dentro. Lorena, la madre, storceva sempre un po’ il naso quando Nicolas gli regalava dolciumi vari e quando il bambino, poco prima di andare a letto, ingurgitò l’ovetto, volarono parole di rimprovero un po’ per tutti. E Riccardo che quel giorno pensava di averla passata liscia nonostante fosse stato in giro tutto il giorno, si ritrovò a subire una ramanzina su quanto stesse studiando poco. Lui era il primogenito, frequentava l’ultimo anno di liceo e si trovava in quella fase della sua vita in cui la casa gli stava proprio stretta, perciò al sentire delle solite lamentele della madre se ne filò in camera a guardare un film sul cellulare. Un gesto che per quanto Nicolas fosse un uomo tutto di un pezzo in realtà lo ferì, voleva passare più tempo con suo figlio. Riccardo era un ragazzo sveglio, forse troppo, e per quanto gli interessasse poco dei suoi genitori in quel periodo della sua vita, si era accorto che in suo padre c’era qualcosa di diverso. C’era stato un tempo in cui a cena Nicolas parlava di politica, commentava le notizie al telegiornale e impartiva lezioni di vita, discorsi che non si sentivano da un bel po’ ormai.

Di lì a qualche giorno sarebbe arrivata la festa che il piccolo Simone attendeva più di tutte, sì perché mancava sempre meno al 31 ottobre e la folle ricerca per il costume giusto stava già esasperando sua madre che tra tutti gli impegni si era ridotta all’ultimo momento per acquistarlo. Dopo una giornata passata a fare le pulizie nelle case del vicinato era finalmente riuscita a trovare il tempo per passere in qualche negozio e comprare il costume. Avrebbe voluto prendere uno di quelli che il figlio gli aveva chiesto, ma guardando i prezzi Lorena si accorse che non avrebbe potuto permetterseli. Perciò quando Simone vide quel costume da pirata un po’ arrangiato gli si formò un nodo in gola e tirando su con il naso disse: «Bello mamma! » sforzandosi di sembrare felice, anche se la tristezza era visibile nei suoi occhi. Lorena si sentì una pessima madre. Fortunatamente sapeva che suo marito stava tornando a casa e ciò la rallegrò.

«Stai attento quando attraversi la strada e resta sempre vicino agli altri» stava dicendo la madre, «poi quando avete finito papà ti viene a riprendere». Simone annuì mentre si sistemava la benda da pirata su l’occhio destro, poi si accorse che era l’occhio buono e allora la spostò su quello sinistro.

«Tu aspettami qui piccola, che torno subito», le sussurrò Nicolas all’orecchio, Lorena sorrise guardandolo negli occhi. Marito e moglie in effetti, data l’assenza anche del figlio maggiore, si erano organizzati una serata romantica. Nicolas iniziò a giocare con lei come il gatto con il topo, rincorrendola per tutta la casa minacciando di farle il solletico, cosa che lei non sopportava, ma dopo poco si faceva acciuffare di proposito per poi scappargli via dalle braccia e continuare a giocare. Rivestendosi Nicolas pensò a quanto fosse legato a quella donna e già si gustava la felicità che avrebbe visto nei suoi occhi. Riallacciò i bottoni della camicia, non indossò il solito bracciale e chiese a sua moglie di chiudere gli occhi, Lorena sorridendo li coprì delicatamente con le mani e aspettò.

«Vai aprili».

Lei li aprì e vide davanti a sé un mazzo di rose, poi Nicolas la sollevò, lei lo abbraciò forte tenendosi stretta a luo petto e portando con sè le rose. Erano quasi le nove. La salutò con un bacio sulla fronte e uscì per andare a recuperare suo figlio, poi salì in macchina, c’era tempo per accendere un po’ la radio.

«Da dove telefona signora?» disse la voce del conduttore radiofonico.

«Buonasera, chiamo da Milano». La voce della donna prese a raccontare la storia: «In realtà dopo tanti anni penso ancora a lui, da un po’ di tempo vado ancora in quel bar per sentire ciò che avevo provato. E lo aspetterò lì ogni giovedì mattina, aspetto e aspetto, non so per quale stupida speranza», disse la voce della donna.

«Spero che Nicolas da qualche parte ti stia ascoltando.. e con questa nota romantica vi lasciamo al pezzo Stairway to Heaven».

L’autista del corriere spense la radio, ingranò la marcia e pensò al ricordo di quella ragazza per tutto il viaggio. Neanche il piccolo Simone e le sue avventure con il dolcetto o scherzetto riuscirono a distrarlo. Sapeva dove e quando andare, soltanto non sapeva se fosse ciò che realmente volesse.

Continua 

Serie: Il corriere
  • Episodio 1: Sensazioni
  • Episodio 2: Maschere
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    Discussioni

    1. Ciao Marco, in fondo tutti indossano maschere. Il problema è che con il passare del tempo queste divengono reali, acquistano una loro personalità, tanto da far parte di chi le indossa. Penso che tu abbia voluto dare al tuo protagonista questo pensiero, un fragile equilibrio fra due diverse vite che ha timore di spezzare: entrambe, gli appartengono.