“Hikikomori”

Serie: Hikikomori


Andrea non esce più. La camera è il suo regno. Ventidue anni, vive così, a Senigallia. Neppure la luce del sole gli fa compagnia; nastro adesivo nero e finestra accecata. Perché anche il sole gli dà fastidio, non vuole nessun contatto con la realtà esterna che è una minaccia. Che gli è ostile.

Però non è malato, almeno nel fisico. Si è soltanto rinchiuso in se stesso, ha calato il sipario.

Recluso. In una stanza poco più grande di una cella, da cui esce unicamente per il bagno. Ma non è solo. C’è Wilson, il cane di peluche e il poster di Lady Gaga. Soprattutto c’è il Pc.

Di fronte al letto, sulla scrivania in disordine.

Il Pc sempre acceso.

Chat, videogame, film, Facebook, Twitter, Ask, Instagram, You Tube… il suo mondo, il suo Eldorado.

Molti contatti virtuali a ogni ora. I suoi amici. Perché Internet è sempre sveglia, sempre vigile.

E lui dorme poco, scambia il giorno per la notte e la notte per il giorno. Se non sta attento, se non si controlla può restare incollato allo schermo fino a perdere i sensi. Anzi di notte, nel cuore della notte, la Rete è persino più affascinante, perché non ci sono rumori, non ci sono distrazioni e si avverte la netta sensazione che essa sia l’unica realtà possibile. Che il mondo fuori e la vita vera, fatta di carne e ossa, di visi e di corpi tangibili non esista. Non sia mai esistita.

Andrea la conosce bene questa sensazione. Andrea sa cos’è la Rete.

Labirinti infiniti di solitudine, di cyberspazio; di luoghi che non sono luoghi. Dove nulla è mai fuori posto, dove non si corrono rischi, dove non ci sono sguardi da sostenere.

Il mondo esterno non regge il confronto. Non c’è storia.

Perciò le sue giornate scorrono leggere, uguali ma diverse al tempo stesso. La molteplicità, l’offerta smisurata di contenuti rendono la sua esistenza unica, irripetibile.

Internet non finisce mai e ogni momento è differente.

È esclusivo.

Competizione. Noia. Ipocrisia. Invidia: il mondo reale, il mondo reale è una palude oscura, una terra desolata, un grigio pomeriggio d’inverno. Nel virtuale invece l’impossibile è di casa. L’impossibile è un Eden di colori. Meraviglioso. Andrea lo ha capito. Perfettamente. Andrea è un hikikomori di 147 chilogrammi ¬– glielo ha detto uno strizzacervelli antipatico tempo fa – e ha scelto di stare in disparte. Ha scelto i colori.

Niente stress. Niente paura. Niente dolore.

Universo privo di materia, lo ama. Moto immobile. Oceano senza tempeste. Spazio sempre verde che permette di compiere qualsiasi azione.

Universo fantastico dove non conta il titolo di studio e neppure l’aspetto fisico. Dove non esistono segreti perché ogni pagina web si apre, si concede spontaneamente.

Come le attrici e gli attori di certi siti hard che si accoppiano fra loro come furie. Andrea ne conosce nomi e prestazioni, grazie a loro ha risolto persino il problema del sesso.

Onanismo cibernetico. Si fa così. Basta collegarsi, basta guardare e il gioco è fatto.

Nessuna ragazza ti scassa l’anima, nessuna ti rompe le scatole perché non ti ricordi quando è nata o perché vuole andare a ballare. Basta collegarsi, è semplice.

Neppure i genitori riescono a disturbarti, le loro pretese, i loro rimproveri sono insignificanti di fronte alla potenza della Rete.

Ma la cosa più divertente sono i vecchi cartoni. Andrea ne va matto. Specialmente per le colonne sonore. Se le ricorda parola per parola, spesso ne canta qualcuna in ricordo dei vecchi tempi. Ventidue anni e un passato già da rimpiangere.

Può capitare.

Questo però sua madre non lo capisce. Non capisce quanto è difficile oggi essere giovani, senza un briciolo di futuro e con la delusione di non aver combinato un fico secco all’università. Non si rende conto che non è facile essere all’altezza del presente in un Paese come questo, che non concede nessuna opportunità alle nuove generazioni.

Non si rende conto che è più rassicurante essere un hikikomori.

Lo strizzacervelli antipatico gli ha rivelato che ce ne sono molti in giro per il mondo e lui ci crede, visto che il mondo è uno schifo globale. Quanti però è difficile dirlo. Del resto hikikomori è un termine giapponese – gli ha fatto notare sempre lo strizzacervelli antipatico – e ciò dovrà pure significare qualcosa. In Giappone pare che il 20% dei ragazzi fra i 15 e i 24 anni siano hikikomori.

E in Italia?

In ogni caso i giapponesi sono strani, pensa Andrea mentre si massaggia la schiena, utilizzano parole dolci per esprimere concetti terribili. Come nel caso di tsunami che fa pensare a una cosa bella e al contrario rimanda alla morte.

A una morte immensa, terrificante.

Nella Rete invece nessuno muore, perché tutti possono risorgere come Lazzaro in ogni istante. Non solo, possono addirittura vivere più vite e spacciarsi per chi non sono.

Ragazze sexy, culturisti, scrittori, sportivi, scienziati… insomma chi si vuole. Perfino l’età non conta e neppure il sesso. Tutti uguali nella Rete. Soprattutto tutti onnipotenti.

Invincibili come Dio.

Qualcuno bussa alla porta della camera. È sua madre che gli porta il pranzo oppure la cena. Andrea non ne ha la più pallida idea ma ci è abituato. Abbassa la maniglia e prende il vassoio. Davanti a lui c’è Vanessa con la consueta aria stanca e cogli occhi verdi tristi.

Lei lo guarda come si guarderebbe un criceto in gabbia. Un criceto che gira in continuazione sulla sua ruota. Però la ruota di Andrea si chiama Internet ed è molto pericolosa.

«Domani viene il dottor Salvani, ti ricordi?» gli domanda Vanessa, voltando le spalle e sparendo nel lungo corridoio.

Andrea non risponde. Andrea è inchiodato sull’uscio della camera che rappresenta il confine invalicabile del suo mondo immaginario. Del suo mondo perfetto.

Salvani è l’ultima speranza, pensa Vanessa, gli altri specialisti non ci hanno capito molto, se anche lui fallisce non resta che portarlo in qualche centro specializzato.

Andrea malato di mente… Andrea pazzo… non riesco a rassegnarmi… io lo vedevo ingegnere… medico… professore… che stupida… che disastro!

Adesso Vanessa vorrebbe gridare, vorrebbe insultare qualcuno. Forse proprio quel criceto che è dentro suo figlio, che non smette mai di girare su quella maledetta ruota. Ma non può farlo, lo sa. Allora torna in cucina, prende la bottiglia sul tavolo, si versa ancora da bere.

Andrea intanto ha già tolto il nastro adesivo dal vetro della finestra. Ha appena scoperto che è sera. Piangere. Vorrebbe piangere ma non ci riesce. Il suo umore è cambiato di colpo, il suo appetito svanito. Gli succede così quando arrivano brutte notizie. Lui non ci è più abituato, perché esse non esistono nel suo universo ovattato e sicuro. Internet protegge e non delude mai. È un fatto.

Il nome di Salvani perciò lo ha spiazzato, lo manda in crisi.

Apre la finestra e respira l’aria gelida. Gettarsi di sotto. Subito. Dal sesto piano del suo palazzo giallo. Farla finita perché un altro strizzacervelli non lo sopporta proprio. Non sopporta più quei lunghi discorsi inconcludenti che lo fanno a pezzi, che lo umiliano. Non sopporta più quelle pastiglie bastarde che gli rompono lo stomaco. Una volta ha vomitato addirittura per una settimana intera.

Lui non deve guarire da niente. Punto. Lui è sano. Gli altri. Sono gli altri sbagliati, sono gli altri che non capiscono, che non comprendono il vero significato della Rete.

Spaventato. Lui è molto spaventato da questa società e da quest’epoca. Che non valgono nulla. Di carta. Avrebbe voluto vivere nel passato ma non è andata così. Pazienza. Fortuna che Internet gli permette di coltivare anche questa illusione coi videogame.

Grande Internet, non la ringrazierà mai abbastanza. Pensiero e immagini per sognare, per evadere, per esistere altrove.

Hikikomori… forse potrà esserlo anche in Paradiso e continuare la sua vita perfetta da lassù.

Per i secoli dei secoli.

Amen.

Luminose, le lacrime del cielo lo guardano. Sembra che aspettino il suo sacrificio.

È il momento. Tirare fuori le palle e via. Un secondo e finisce tutto. Potrebbe farlo. Potrebbe davvero farlo. Adesso. Ora. In questo istante. In questa sera stranamente inquieta.

Salvani… ma chi ci pensava più… chi cazzo è questo qui? No, un altro strizzacervelli non lo reggo… non voglio neanche guardarlo in faccia!

D’un tratto una e-mail. Non ci sono dubbi, inequivocabile il suono del Pc.

La apre e rimane di sasso. Nella Rete c’è qualcuno che lo invita fra due giorni a una festa. Addirittura una ragazza. Una ragazza vera, in carne e ossa.

Serie: Hikikomori


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Discussioni

  1. Ciao Simone, questo racconto mi ha toccato da vicino. Hai descritto alla perfezione il Paradiso offerto dalla rete ai nostri giovani: lì, sciolti dalla carne, possono essere chi desiderano ed esprimere se stessi. Covid o meno, è questione di carattere e molti preferiscono l’isolamento a dei coetanei con cui non riescono a relazionarsi per vari motivi. Soggetti fragili? Non so… forse alcuni. Altri (quelli che chiamo i romantici malinconici) sono alla ricerca di una perfezione che non riescono a trovare in un mondo standardizzato, pieno di individui che sembrano identici e fatti con lo stampino. Credo che la salvezza, come ho avuto modo di toccare in una situazione sicuramente meno drammatica, sia trovare quel qualcuno in carne e ossa che sia fatto della nostra materia. Magari proprio grazie ad un primo incontro nel web 😀

    1. Forse hai proprio ragione e magari il web può anche essere fonte di salvezza. La prospettiva invece dei romantici malinconici sinceramente non la conoscevo.

  2. Scritto molto bene, e sopratutto ben rappresentata la figura dell’hikikomori. Azzeccata ed efficace l’analisi del Web. E adesso, con questo cliffhanger finale, non mi resta che correre al secondo episodio!

    1. Grazie mille. Sono molto contento che ti piaccia. Quello delle net addictions è un argomento nuovo e interessante.