Histora

Serie: Gli Occhi del Drago


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Riconosciuta la passeggera salita a bordo a Molo Sabbioso, Akira fa la sua contromossa. Avvicina un mercante in odore di magia, chiedendogli aiuto

Diana fece ritorno dal chiosco portando un sacchetto colmo di biscotti ripieni alla marmellata. Aveva preferito la quantità alla qualità: le praline al cioccolato costavano troppo e con quanto le aveva dato Akira non avrebbe potuto acquistarne più di tre. I dolcetti che aveva scelto erano ugualmente buoni, più piccoli e meno costosi. Era riuscita a farsene dare una dozzina. La ragazza al chiosco l’aveva presa in simpatia e le aveva consentito di indulgere in vari assaggi.

Raggiunse Lenore e Akira, sedendo accanto a loro, e quando allungò il sacchetto l’Erborista vi introdusse prontamente una mano: la sua espressione era quella di una bambina golosa.

Diana la osservò mentre assaporava il biscotto, curiosa: sorrise solo quando notò il volto della donna colorarsi di soddisfazione.

«Marmellata ai fichi! La mia preferita.»

Diana annuì. «Anche la mia.»

Anche il Ka allungò una mano, prendendone uno per assaggiarlo.

«Buono! Hai fatto un buon affare.»

Diana gli consegnò il pacchetto, decisa a tornare verso la prua dell’imbarcazione. «Tienili pure.»

Akira le rivolse uno sguardo sorpreso. «Non ne vuoi?»

La bambina scrollò il capo, arrossendo leggermente. Portò una mano al ventre, massaggiandolo distrattamente. «Ho la pancia piena. La negoziante mi ha permesso di assaggiare un biscotto per ogni tipo e ce n’erano davvero tanti!»

Diana raccolse di sfuggita l’occhiata benevola del Ka, allontanandosi in tutta fretta.

Le piaceva l’angolino a punta del parapetto che si spingeva quasi sulle onde, da lì le sembrava di essere fra cielo e mare. Ora non più una distesa verde, come quella della piana, ma di un bianco azzurro con venature color ciano. La sua vista, oltre che l’olfatto, sembrava consentirle di discernere sfumature a cui fino a quel momento non aveva dato molta importanza.

Ricordava quel nome, “ciano”, perché lo aveva sentito in bocca alla madre e le era rimasto impresso. Un paio d’anni prima, una vicina aveva fatto loro visita esibendo un giacchino di lana e la mamma l’aveva lodata per aver scelto quel colore particolare.

La città si stava avvicinando in fretta e con lei i suoi Nuovi Occhi. Di che colore sarebbero stati? Lenore le avrebbe consentito di scegliere? Verdi come la piana, color ciano o neri come quelli di Akira? Le piacevano gli occhi del Ka, anche se dubitava di poter mutare la forma dei suoi per renderli a mandorla. Magari, se gli Occhi di Drago avessero fruttato molto, Lenore le avrebbe consentito quel capriccio.

Concentrò l’attenzione sulle torri, gli obelischi, che a quella distanza iniziavano prendere consistenza. Erano altissime, sembravano grattare il cielo. Le mura che circondavano Histora le impedivano di osservare all’interno, ma riuscì comunque a scorgere delle note di verde laddove gli alberi erano più alti e folti.

L’andatura dell’imbarcazione si fece moderata, facendole intuire che non mancava molto all’approdo. Attese, muta, fino a quando giunsero in prossimità delle mura. Si accorse che Lenore e Akira l’avevano raggiunta solo quando il Ka la prese per mano.

«Sei pronta, Topolino?»

«Prontissima.»

Il Ka la allontanò con dolcezza dal parapetto e Diana lo seguì, affiancata da Lenore.

Non appena l’imbarcazione attraccò notò del parapiglia, ma Akira e l’Erborista le impedirono di attardarsi per soddisfare la sua curiosità. Le parve che un giovane avesse urtato per errore un’anziana signora, causando il malumore dei passeggeri che si erano riuniti per prestarle soccorso. La donna era caduta a terra dopo che il bagaglio dell’uomo l’aveva malauguratamente colpita ad un fianco.

La Signora si era rialzata con l’aiuto di uno dei marinai, visibilmente infastidita da tutto quell’interesse. Molti le si erano fatti attorno per chiederle come si sentiva e il medico di bordo era accorso in tutta velocità per accertare le sue condizioni. Ignorando il biasimo generale, il giovane, armato della valigia dello scandalo, si era defilato in tutta fretta seguendoli oltre la passerella.

A Diana parve vederlo scambiare uno sguardo con Akira, ma non ne fu del tutto sicura.

Il Ka la guidò oltre al cancello che introduceva alla città vera e propria, un ampio arco di pietra lavica che contrastava con il candore della pietra con cui era stato costruito il muro di cinta: si rese conto in quel momento che si trattava di marmo.

Una volta all’interno Diana ebbe l’impressione di trovarsi nel mezzo di una foresta. Alberi, all’apparenza secolari, si levavano maestosi ovunque spostasse lo sguardo: più alti ancora dei giganteschi salici che aveva ammirato all’imbarco. Il sentierino che stavano percorrendo era stretto, sufficiente a far passare due persone appaiate.

Il Ka ignorò una fila che si era formata nei pressi di un piccolo pontile che si affacciava ad un canale artificiale, trascinandola in direzione di una scala color argento che poggiava alla facciata di un edificio che Diana non aveva notato: la parete a specchio rifletteva la vegetazione, nascondendolo ad occhio inesperto. Solo la scala era visibile. Volgendo lo sguardo in alto, Diana si sentì scoraggiata. Sembrava non avere mai fine.

«Un’ultima fatica Topolino, ti assicuro che ne varrà la pena.»

Diana fece buon viso a cattivo gioco, cercando di mantenere il passo. Si infilarono in una specie di tunnel coperto che seguiva l’andamento della scalinata, procedendo in fila indiana per un tempo che le parve interminabile. Tutto sommato, scoprì che la salita non era così ostica come aveva pensato: i gradini erano della grandezza giusta, permettevano di poggiare il piede offrendo un appoggio stabile. Il corrimano era fresco e donava una sensazione piacevole.

Una volta in cima, Diana si ritrovò all’interno di un ballatoio coperto da una vetrata trasparente. Di lì, proseguivano dei tunnel sopraelevati che si muovevano in varie direzioni.

Akira imboccò il secondo a sinistra facendo cenno di seguirlo.

«Ora possiamo procedere con calma.»

A differenza del tunnel che racchiudeva la scalinata, quello delle passerelle aree era completamente trasparente. Diana spalancò gli occhi, volgendo lo sguardo verso il basso. Il paesaggio era magnifico: prati e zone boscose erano percorsi da stretti canali d’acqua dolce dove si muovevano delle imbarcazioni simili a quella con cui erano giunti fino a lì. Più piccole, leggere, trasportavano un minor numero di passeggeri.

Rassicurata dalle parole del Ka si fermò più volte per ammirare quanto attirava la sua attenzione. Si rese conto che gli edifici erano pochi, funzionali: fungevano da ponteggio ai tunnel che si diramavano da una parte all’altra della città. Paradossalmente, la vegetazione le impediva di volgere lo sguardo alle Torri obelisco.

«Questi edifici, sono le Tall di cui parlavi?»

«Non proprio, le Tall si ergono in prossimità del lato sud del lago e segnano il confine di Hostaria. La città di Histora si divide in due parti: Hostaria non accoglie solo i cittadini regolari, è aperta ai non residenti e permette loro di prendere domicilio per questioni d’affari. La Polis, sul lato nord, è riservata ai maghi e ai sapienti.»

Diana trattenne un fischio d’ammirazione. «Conosci bene questo posto.»

Il Ka annuì. «Quando ero bambino vi ho trascorso un anno. Sono stato sottoposto a un intervento piuttosto delicato.»

«Oh.» La preoccupazione smorzò l’entusiasmo di Diana. Mai avrebbe pensato che il Ka avesse sofferto di una malattia tanto grave.

«Ora sono in buona salute.» Akira le sorrise, facendole intendere che tutto si era risolto per il meglio.

Nel frattempo, l’Erborista si era allontanata di alcuni passi. A Diana parve che la donna studiasse il reticolato di canali che si snodavano sotto di loro, alla ricerca di qualche punto di riferimento.

Dopo alcuni minuti, Lenore riportò l’attenzione sul Ka. «Ci stai portando alla Tall della Shishi?»

Akira scoccò alla donna un’occhiata divertita. «Non sono un adolescente scappato di casa. So che secondo quanto pattuito ci saremo dovuti dividere qui, ma le condizioni sono cambiate. Alla Hasu Tall nessuno avrà la possibilità di darci noia. Non senza scatenare una guerra: siamo in terra neutrale.»

Lenore sospirò rumorosamente e quando Diana rivolse lo sguardo su di lei, l’Erborista le strizzò un occhio con fare cospiratorio.

«Visto, Topolino? Ho scelto bene il nemico sul quale puntare.»

Serie: Gli Occhi del Drago


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Discussioni

    1. Ciao Dario, mi sembrava lasciare la parola alla piccola Diana. I bambini hanno occhi speciali e riescono a trasmettere la meraviglia anche agli adulti

  1. Bellissima la descrizione di Histora. Forse per i miei trascorsi da giocatore di ruolo, apprezzo molto le descrizioni dell’ambiente in cui si sviluppa la storia, aiuta a mio avviso a visualizzarla nella mente. E le tue hanno due pregi: il primo è che sono ben fatte, fornisci la giusta quantità di dettagli senza essere eccessiva; il secondo è che sono originali!

    1. Ciao Sergio, sono felice che l’ambientazione ti sia piaciuta. Histora mi piace molto, vorrei che le città coesistessero con boschi e foreste divenendo un tutt’uno.

  2. “Ricordava quel nome, “ciano”, perché lo aveva sentito in bocca alla madre e le era rimasto impresso. “
    Personalmente, apprezzo un sacco questi intermezzi, che anche se apparentemente non sono funzionali alla trama, conferiscono tuttavia più spessore ai personaggi, ce li presentano come persone come noi, con dei ricordi.

    1. Qui mi piaceva giocare con i colori e con le emozioni di Diana nell’immaginarsi con i suoi “nuovi occhi”: di che colore saranno? Alla fine, Lenore riuscirà a convincerla a non rinunciare ai suoi?

    1. Come hai visto un po’ ci hai preso con la città di “smeraldo”: Histora è immersa nella natura. Ora inizia la grande volata verso il finale, i tre viaggiatori sono chiamati a destini diversi