Ho lottato contro un animale

Antonella.

Si chiama così.

E’ la giovane zanzara che girovaga all’interno della mia stanza da oramai più di 14 ore.

Tutto è iniziato intorno alle 23 di ieri sera. Avevo da poco ultimato una call (in realtà faccio un corso online che spesso termina tardi, ma dire call fa sempre molto fico) quando il torbido micro-uccello succhiasangue ha manifestato per la prima volta la sua presenza nell’antro dove sono solito pernottare.

<zzz>, diceva.

Un suono sinistro.

Ho molta paura di questa tipologia di sataniche bestie, ecco perché conservo sempre sul comodino due bombolette di OFF ADVENTURE, un veleno maestoso in grado di deturpare con eleganza qualsiasi forma di vita che abbia un peso specifico compreso tra gli 0 e i 10 milligrammi.

Dalla notte dei tempi, le zanzare succhiano ogni parte del mio sangue. Deve essere estremamente buono, penso io. Chissà cosa vedono in me queste fameliche bestie.

Probabilmente ai loro occhi non sono un essere umano, ma una specie di torta nuziale con topping al caramello.

Sta di fatto che mi amano. Il punto è che io non amo loro.

Ma torniamo su Antonella. Mi ero appena alzato dalla sedia quando udii il sinistro suono.

Prassi, pensai tra me e me. Appena la ribecco, le giro i denti. Una bella spruzzata della dolce fragranza.. e se ne va all’altro mondo.

Io non lo sapevo, ma la guerra era appena iniziata.

Sono le 00.00. Mezzanotte. Ho sonno. Chiudo il libro che sto leggendo: i racconti di Edgar Allan Poe. Questo tizio è pazzo, aveva dei demoni dentro.

Spengo la luce. Buonanotte, mondo.

Dovete sapere che durante la stagione fredda sono solito dormire con tutto il mio corpo completamente avvolto dal piumone. L’unica parte di me che fuoriesce dalle coperte è il naso. Altrimenti non respiro. E poi crepo.

Ebbene, Morfeo mi stava per abbracciare.. quando..

<zzz>.

E’ Antonella.

Non so come sia possibile, ma è riuscita a penetrami in una narice. Lurido verme da soma. Ti prenderò.

Sono le 00.20. Il sonno non arriva.

La mia ragazza vive a Torino, lavora là. Le ho scritto la buonanotte da mezz’ora. Lei penserà che io stia dormendo.

Sciocca.

In realtà sto iniziando una guerra contro una zanzara.

La tecnica numero uno per prendere Antonella è la seguente: nel buio della stanza, accendo la torcia del telefono.

Ne sono certo: Il micro-encefalo dell’insetto la condurrà immediatamente verso l’unico fascio di luce presente.

Una volta captata la sua presenza, basterà una gittata di OFF ADVENTURE e il gioco sarà fatto.

Game. Set. Match.

Con le orecchie tesissime, attendo l’arrivo del torbido uccello. Niente. A un certo mi guardo il polso. Una sensazione di prurito mi pervade l’avambraccio.

BASTARDA. Ce l’ha fatta. Mi ha punto. In totale silenzio. Non capisco come sia possibile. Deve essere dotata di poteri sovrannaturali.

Ore 00.50. Sono a letto, incazzato come una biscia, con un punzone sul braccio procuratomi da una zanzara invisibile della quale sento soltanto il crepitio delle ali.

La tecnica della luce non sembra funzionare. Evidentemente Antonella così scema non è. Avrà un Nobel per la fisica.

Decido di cambiare strategia. Mi fiondo verso l’interruttore della luce. La stanza si illumina. Che paura.

Ho gli occhi gonfi come due canotti. Guardo in ogni angolo della stanza e ne perlustro ogni superficie: scrivania, ante degli armadi, giradischi, libreria, scaffali di ogni tipo. Niente. Sui muri e gli arredi di lei non c’è traccia.

Eppure ne sono certo: è qui. Sto per perdermi d’animo, quando un rumore mi investe.

<zzz>.

ECCOLA. La sento. Ne percepisco la corpulenta massa. I miei occhi seguono istintivamente il richiamo dei timpani. Mi volto verso la scarpiera. Sulla cima, in posizione trionfante, assolutamente inconscia di quanto io sia tremendamente incazzato, c’è lei: Antonella.

Più che una zanzara, ricorda uno pterodattilo.

Ha delle ali da drago e la testa grossa come un fungo porcino.

La guardo dritto negli occhi (non so manco se li ha, gli occhi. Sta di fatto che la guardo con fare molto minaccioso).

Mi avvicino col veleno. Spruzzo…

Niente. L’ho mancata. E’ scappata. Nonostante sia grossa come un’astronave questa zanzara è più lesta d’una lepre. Devo ricambiare metodologia. Mi giro verso la libreria.

“La ricerca del tempo perduto”. Marcel Proust. 1934 pagine.

Non mi è mai servito a una sega.

Almeno fino ad oggi.

Salgo in piedi sulla scrivania. Sono in mutande, ho freddo, ho sonno, ho in mano un libro di Proust, devo pisciare ma sono in mezzo a una guerra, una zanzara di nome Antonella vuole rovinarmi la vita, voglio del Valium, che cosa succede.

Impugno il voluminoso tomo.

SBADABUM! Non posso averla mancata. Controllo il muro. Nessun residuo di carne. Nessuna chiazza di sangue. Eppure a me sembrava di essere stato bravo. Rimango ancora dieci minuti a controllare. Della carcassa di Antonella non sembra esserci traccia. L’avrò demolita sicuro, dai. Le avrò spappolato così tanto il corpo che si sarà dissolta in poltiglia e sparsa per l’aere.

Che sollievo. Sono tre di notte. Mi mangerò un panino col tonno.

Torno a letto. Ho perso tre ore di sonno per maciullare un insetto. Sono un idiota.

Silenzio. Le ore passano. Mi sveglio alle 7 e 45 in punto.

Caffè, biscotti, qualche sbadiglio, sigaretta. Sto per accendere il pc, la giornata lavorativa sta per iniziare.

<zzz>.

Forse non ho sentito bene.

<zzz>.

Non ci credo. E’ ancora lei. Non è possibile. Di nuovo. Ma dai: L’AVEVO AMMAZZATA!

Ho capito. Questa è come il Messia: risorge.

E va bene. A mali estremi, estremi rimedi, diceva mia nonna. E così sia. Al costo di intossicarmi i polmoni, capisco che l’unica soluzione è quella di rendere il mio ambiente domestico una polveriera di veleno. Mi inserisco la mascherina P3 e spruzzo ovunque l’OFF ADVENTURE.

Alle 8 e 20 di stamane c’erano più sostanze tossiche nella mia camera da letto che a Chernobyl.

Ovviamente non apro una finestra e chiudo pure la porta. L’obiettivo, al costo di rimetterci la vita, è quello di comprimere in un’unica stanza tutta la nocività dell’insetticida al fine di uccidere l’invereconda bestia.

Per due ore rimango in una sorta di apnea. Piano piano i muri assorbono la letale tossina. Di ronzii non ne sento più. Sono le 11 e 24 minuti. Ho indosso i pantaloni lunghi, una felpa col cappuccio, delle ciabatte pelose a forma di cane e una mascherina P3 che costa 18 euro.

Praticamente sono un cavaliere avvolto in un’armatura. Ma non basta. Che voi ci crediate o no, sono appena stato punto.

Nell’unico punto di cute disponibile, a ridosso della mia caviglia sinistra, Antonella ha colpito.

Mi arrendo. Questa zanzara ha dei poteri paranormali. Vi dico solo che in questo preciso istante la vedo.

E’ qui, di fronte a me. Ricorda vagamente Cruciani. E’ appoggiata sopra alla libreria. Ha i polmoni pieni, strabordanti, fottutamente infarciti di veleno. Eppure respira. E vuole il mio sangue. E in un modo o nell’altro, prima o poi, di notte o di giorno.. lo avrà.

Non mi resta che gettare la spugna e arrendermi a questo triste destino. Io e Antonella siamo costretti a vivere insieme per l’eternità. Proprio come fratello e sorella.

Vi dirò, sono quasi contento. Essendo figlio unico, ho sempre sognato di diventare zio.

Facendo una rapida ricerca su Google, ho pure scoperto che le zanzare fanno una media di 300 larve a covata.

Insomma, non c’è dubbio: avrò tantissimi bei nipotini.

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Discussioni

  1. Bel racconti davvero, che secondo me ha due punti di forza.
    Il primo è il ritmo. Le azioni scandite in paragrafi brevi e veloci la rendono un “racconto d’azione” che scorre via velocemente invogliando il lettore a leggere.
    Il secondo è l’ironia, lo stile aa tratti comico, le metafore e le descrizioni caricatutaali.
    Bello!

  2. Ciao Lorenzo, mi hai fatto fare una bella risata. Tant’è, le zanzare sono tremende. Ho una segreta convinzione che mi spinge a credere che Bram Stoker si sia ispirato a loro, oltre a Vlad III, per creare la leggenda di Dracula: sono immortali!

    1. Ciao Micol! Che bello pensare di aver fatto sorridere una persona. Io odio queste bestie. Andrò a leggermi qualcosa di tuo volentieri. Ciao a presto!