I – Acciaio

Serie: L'Acciaio e la Seta - Miniserie 2 Episodi


Ifrad decide di essere Acciaio: uomo e non donna

La madre le spazzolò i capelli fino a quando non furono lucenti; simili a seta nera. Le sfioravano la schiena facendola rabbrividire. Lo specchio le restituì il volto sorridente della donna che poteva esserle sorella, china su di lei per quel rituale che apparteneva solo a loro. Gli uomini erano lontani, impegnati in una delle tante battaglie: Acciaio tuonava contro Acciaio.

«Sei bellissima. Sono certa che tuo padre concluderà per te un buon accordo matrimoniale.»

Sebbene bambina, non riuscì a trattenere un tremito.

Sapeva quanto bastava degli uomini da intuire che, per quanto amata, una volta adulta la attendeva una prigione dorata. Destinata ad essere una proprietà, un riflesso della loro gloria; un ventre in grado di dare frutto al loro seme. Non era interessata al mistero della vita, né a quelli della femminilità. Ad ogni colpo di spazzola, sentiva i capelli farsi sempre più pesanti: non fili di seta, ma maglie di ferro.

In quel preciso istante, Ifrad decise di diventare un uomo.

«Mio Signore!»

Ifred alzò il volto dalle mappe e dalle pergamene che coprivano per intero il piccolo tavolo. Aveva lasciato il clamore della battaglia per adempiere ad un compito ingrato, trovando la calma necessaria all’interno della piccola tenda che lo ospitava per un breve sonno notturno governato dagli incubi. Il suo battaglione aveva montato l’accampamento sulla cima di un colle che offriva una buona visibilità sulla valle sottostante. Lì, i suoi uomini perdevano la vita per una faida, capriccio di un Re lontano di cui solo gli dèi, suoi pari, conoscevano il nome: così era per tutti i membri della famiglia reale.

Non era compito suo discutere. Fremeva per fare ritorno nella pugna, preferiva la spada allo stilo, ma era suo obbligo stilare un rapporto da inviare al Generale d’Armata, documentando le perdite. Numeri d’inchiostro senza significato per quell’uomo che nulla sapeva della guerra, anime private di dignità. Al contrario, Ifred conosceva il nome dei suoi e li piangeva uno ad uno.

Il richiamo dovette essere ripetuto più volte, prima che prendesse coscienza della presenza del giovane messaggero: non appena lo invitò ad avvicinarsi il ragazzo gli porse la missiva, felice di aver portato a termine il suo compito.

Ifred la raccolse, cercando negli occhi dell’altro un indizio che potesse rivelargli l’identità del mandante. Non ottenne soddisfazione dal giovane, le sue vesti non recavano insegne: il suo aspetto gli fece intendere che era giunto lì cavalcando notte e giorno, senza concedersi alcuna pausa.

«Ragazzo, cerca un luogo dove sedere e riposare. Chiedi che ti venga data una scodella di zuppa e attendi i miei ordini.»

«Ti ringrazio.» Un nuovo inchino, quindi il messaggero lasciò la tenda incrociando un guerriero sulla soglia.

Josada si affiancò a Ifred incuriosito: era stato lui ad accogliere il nuovo arrivato e ad indicargli dove trovare l’altro comandante.

«Notizie dal Generale?»

Ifred e Josada avevano stretto amicizia quindici anni prima, quando entrambi erano dei giovani guerrieri in cerca di gloria. Prima cadetti, poi carne da macello, infine al comando di un drappello di militi. Anche se diversi come il sole e la luna, il loro sodalizio aveva concesso loro di sopravvivere a molte battaglie.

«No.» Ifred indugiò sul sigillo esterno, a lui sconosciuto. Lo ruppe con delicatezza, scoprendo che il contenitore cavo a forma cilindrica conteneva una pergamena recante tutt’altro glifo.

«Numi del Cielo!» Josada non riuscì a trattenere lo stupore.

Si era sporto in avanti e alla vista del sigillo si era fatto serio. I due uomini si scambiarono uno sguardo sgomento.

«Non può essere…» Le mani di Ifred tremarono leggermente.

Pochi uomini potevano vantare di aver tenuto fra le mani una pergamena sigillata dallo stemma della Piuma Dorata e lui non avrebbe mai pensato di poter entrare nel loro novero.

Josada scoppiò a ridere, assestando all’altro una sonora pacca sulla spalla. «Ben ti sta. Ora non hai alcuna scusa, la Strega ti chiama al suo cospetto. Se verrai scelto, dovrai mettere la testa a posto.»

Il volto di Ifred si era fatto cinereo; era consapevole di non poter rifiutare la convocazione, era suo dovere presentarsi alla Cerimonia.

Cogliendo la sua preoccupazione, Josada riacquistò compostezza. «Amico mio, a più di trent’anni devi pensare a mettere su famiglia. Non è normale che tu viva come un eunuco, la gente mormora e mette in discussione il tuo vigore.»

La preoccupazione del guerriero era legittima. Il compagno d’armi aveva manifestato un comportamento bizzarro fin dall’arrivo al campo d’addestramento, molti lo avevano deriso e ostracizzato per la sua figura minuta e il volto dai caratteri delicati. Ifred aveva dimostrato di meritare un posto fra loro, impartendo a ciascuno una lezione esemplare. Era di corporatura minuta, ma veloce e letale. Aveva appreso nel suo paese natale, del quale nessuno aveva familiarità, una tecnica di lotta che gli permetteva di mettere a terra avversari del doppio del suo peso. Dormiva con un occhio aperto e un pugnale appuntito fra le mani, nessuno aveva mai abusato di lui come spesso accadeva alle reclute. Non dopo che sei compagni ebbero perso un testicolo. Uno a testa. Come Ifred soleva osservare con magnanimità non aveva voluto privare nessuno di loro di una discendenza.

«Non desidero una famiglia.»

Josada si strinse nelle spalle, cercando di smorzare la tensione dell’amico. «Nessuno sposo è stato scelto negli ultimi quindici anni. Gli Dei desiderano che la Strega muoia zittella» accennò un sorriso, tornando a piegare le labbra in un’espressione seria non appena vide che la preoccupazione dell’altro non accennava a scemare.

Ifred sospirò, riponendo la pergamena nel tubo di legno senza aprirla. Si augurò che Josada avesse dalla sua ragione, che gli Dei avessero deciso per la Strega una vita senza compagno: almeno quell’anno.

«Suvvia, cerca di sorridere della tua sorte. Se diverrai il suo consorte siederai alla corte del Re: porterai a lui le nostre pene, la nostra voce.»

Josada era un’inguaribile ottimista. Dopo il primo momento di smarrimento, aveva iniziato a pensare che quell’invito poteva portare del buono.

«Verrai presentato a corte, potrai spiegare al Re la nostra situazione. Per il Generale Korel siamo dei pezzi disposti su una scacchiera. Combatte seduto alla scrivania, al sicuro nel suo palazzo di città; l’unico sangue che conosce è frutto di un incauto taglio causato dal rasoio che utilizza per sbarbarsi.»

Ifred riconobbe la bontà di quel ragionare, ma quello a spaventarlo era altro. Si diceva che la Strega avesse il dono dell’onniscienza: tutto sapeva. Diceria o verità, lo avrebbe scoperto solo di fronte a lei.

Rivolse un sorriso all’amico, tenendo per sé la sua angoscia.

«Non ho scelta, in realtà.»

Josada ritrovò il buon umore. «Vado a dire al ragazzino che ti unirai a lui per il viaggio di ritorno.»

Ifred non ebbe tempo di obiettare. Di nuovo solo, strinse il tubo di legno tanto forte da sentire la superficie ruvida aderire alla pelle: una scheggia si piantò sul palmo, in profondità, facendolo sanguinare. Non mosse un muscolo, lasciando che le gocce vermiglie cadessero al suolo. 

Serie: L'Acciaio e la Seta - Miniserie 2 Episodi


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy

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Discussioni

    1. Ciao Raffaele, grazie mille per aver letto con molta attenzione questo racconto 😀 Sono contenta di essere riuscita a gestire questi due momenti della storia

  1. Primo episodio molt ointeressante e avvincente, che ci introduce in uno dei tuoi mille, fantastici mondi. Chissà quali legge lo governeranno, già le premesse sono ottime.
    Al prossimo episodio

    1. Ciao Alessandro, in realtà di questo particolare “mondo” darò uno scorcio piccolo piccolo 😉 Sono contenta che il racconto ti sia piaciuto