I am Kurt.

“Oddio che bella la vita! Grazie ad un mese di psicoterapia e terapia farmacologica sono rinata. Finalmente posso vivere la vita che ho sempre sognato!”
Speravate di sentirmi così dopo tanto tempo, vero?
E invece no. Sono sempre la solita stronza-odia-tutti solo che adesso sono imbottita di farmaci.
Si
certo qualcosa fanno, ma cazzo se è dura. Sapevo che in poco tempo non sarebbe cambiato proprio nulla, ma lottare è sempre più difficile.
Lo so che devo avere pazienza è dall’età di 10 anni che vengo scorrazzata da uno psicologo ad un altro. Tra quelli che ti fanno fare i disegni per analizzarti e quelli che interpretano i sogni, ormai potrei lavorare al posto loro.
Ma
ammetto che questa nuova terapia è interessante. Attraverso una specie di ipnosi riesce a tirare fuori pensieri e sensazioni che nemmeno pensavo di provare. Il problema è sempre il dopo, quando torno a casa e mi rendo conto di tutto quello che ho vomitato e mi rendo conto che quella sono io, è il mio passato, il mio bagaglio, la mia merda.
E’ bastato un ricordo per farmi tornare il panico e l’autolesionismo, che cosa pazzesca. Ma la cosa sorprendente è questa sorta di sadismo che ogni psicologo deve avere, a parer mio. Lui era consapevole che sarei stata malissimo dopo l’incontro e me l’ha anche detto aggiungendo: <fa parte del processo. Bisogna star male per stare bene>.

Che frase assurdamente vera. Un dottore ti cura il dolore, lo psicologo te lo fa venire. Però entrambi riescono a farti stare bene.

Ah, quasi dimenticavo…Buon 2022 a tutti!
Che barzelletta. “Buon 2022”, non fa già ridere così?
Questi sono i miei anni migliori (pensa un po’) e li sto passando chiusa in casa a rimuginare sulle mie problematiche. Dovrei essere in discoteca, ai concerti, a lavorare, a studiare, a godermi la vita e invece mi ritrovo a fare le parole crociate e tifare un concorrente di Masterchef come fosse un mio parente.
Tutto questo perché il vaccino non lo voglio fare. Iniziate pure con la pioggia di insulti, prego. Ormai non li temo più.
La cosa triste è che siamo un paese libero e vengo giudicata per aver compiuto una scelta. Non sono no-vax perché per me chiunque si può fare il vaccino, non mi interessa. Io, però, ho paura. La mia mente mi dice che se lo faccio vado incontro a complicanze, quindi lo evito. Il problema è che così anche io vengo evitata da tutti come fossi un’appestata. In realtà faccio tamponi per qualsiasi cosa e sono, forse, la più sicura con cui stare in contatto, considerato i controlli che faccio. Però no, mi vengono segate le gambe. Non posso studiare, lavorare, andare al cinema, vivere. Volevo tornare a studiare all’università, ma non posso. Sono obbligata a stare in casa a guardare il vuoto chiedendomi se la soluzione migliore sia un cappio o una lametta. Ora non posso nemmeno prendere un bus per andare a farmi curare dal mio psicologo sadico. Ma se faccio il tampone e risulto negativa perché non posso salire su un pullman? Non lo capisco.
Comunque non sono una di quelle che crede alle teorie complottiste, che crede ci iniettino un microchip per controllarci o che usino i feti per fare i vaccini. Riconosco io per prima che siano grandi stronzate. Ho solo paura. Tutto qua. Come se fosse una novità, vero?
Sentirmi inutile, avere paura, essere depressa… Tutte cose che ormai pure voi conoscete a menadito se avete letto anche gli altri miei racconti.
La
ragazza più felice sulla faccia del pianeta: eccomi qua.
La cosa che fa sorridere è che nessuno capisce la mia sofferenza guardandomi e si stupiscono quando apro bocca e sentono il mio tono pessimista, realista e il mio black humor. Tutti si aspettano una ragazza positiva, avendo sempre il sorriso sulle labbra. In realtà quello è un sorriso di cortesia. Non sono capace di trattare male gli altri inutilmente, quindi risulto sempre tanto “carina e gentile”, ma questo mi porta ad avere una svalutazione del mio problema e come risultato: io voglio fare la vittima, voglio solo attenzioni. Col cazzo!
Voglio vivere in pace senza questa lotta continua nella mia testa. Alle volte mi immagino due maghi nel mio cervello che combattono. Uno vestito di bianco che punta la bacchetta verso quello vestito di nero che a sua volta punta la bacchetta verso il suo avversario. Due fasci di luce si incrociano cercando di prevalere sull’altro. Tutto questo mentre io cerco di capire se per merenda è meglio un’arancia o uno yogurt, oppure se è meglio guardare Masterchef o un film impegnato.

Mi sento come Kurt Cobain. Sento un filo connesso a lui. Di recente ho visto il documentario sulla sua vita con filmini girati da lui, frasi annotate sui suoi diari e cazzo se mi sono immedesimata.
“Mi piace la sincerità. Mi manca la sincerità. Queste non sono opinioni. Queste non sono parole di saggezza, questa è solo una denuncia, una denuncia per la mia mancanza di istruzione formale, per la mia mancanza d’ispirazione, per la mia logorante ricerca di affetto per la mia convenzionale vergogna nei confronti dei molti che hanno più o meno la mia età. Non è neppure una poesia. E’ solo un gran mucchio di merda. Come me”.
“Probabilmente non ho mai conosciuto nessuno che secondo me fosse compatibile con la mia volontà intellettuale, spirituale e umoristica”.
“Gli umani sono stupidi”.
Grazie Kurt. Ho ancora 3 anni di buono, chissà se finirò come te o il sadico avrà la meglio e tutto questo sarà solo un brutto ricordo.

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Discussioni

  1. Oltre ai Nirvana, a me è venuto in mente il brano dei CCCP, quello in cui canta: “Non studio, non lavoro, non guardo la tv, non vado al cinema, non faccio sport”… Un’emozione provata dal giovane Lindo Ferretti negli anni ’80, una sindrome della capanna affrontata con un ironico bipolarismo punk, ma a quei tempi il tema isolante era la droga, specie l’eroina. Oggi, a netto di Networks, affrontare un periodo del genere vuol dire forse entrare in un vuoto più acuto, lancinante e pericoloso, perchè si può sapere tutto in ogni momento, per questo apprezzo l’ironia con cui la protagonista tende a voltare pagina.

  2. Copio incollo che faccio prima: “.”
    Nota allegata: Questa cosa del “un giorno il tuo dolore ti sarà utile” non l’ho mai mandata giù e quando ci penso mi si illumina un “vaffa” sulla fronte

    Vorrei che la vita avesse dotato tutti noi del libretto delle istruzioni, vorrei che una sana “stupidità” rendesse per tutti le cose più facili. La paura è tremenda, affoga, toglie tutto. Trasforma le persone in un pallido riflesso, le spinge in un buco nero. Ma sai che c’è? Io credo fermamente che esista un dopo migliore, anche se va conquistato con le unghie e con i denti. Continua a battere i pugni contro quel muro, prima o dopo si formerà una crepa che darà inizio ad un processo di liberazione

    1. Ora lo trascrivo direttamente: “fa parte del processo. Bisogna stare male per stare bene.”

  3. “Un dottore ti cura il dolore, lo psicologo te lo fa venire. Però entrambi riescono a farti stare bene.”
    Questa frase arriva diretta come un pugno inatteso. È terribilmente efficace, rende benissimo l’idea. Credo che tu abbia veramente un dono nel sapere descrivere così efficacemente, in maniera concisa eppure completa, sensazioni difficili.