I fratelli della costa (parte II)

Serie: Le gang dell'Urbe

– Allora ragazzi! (il pirata si rivolge con tono serio e cupo) adesso vi dico come stanno le cose!

A questo punto si ferma e ci osserva mimando uno sguardo truce ed imbestialito stile David Jones.

Diventa tutto immobile e microscopico… Sulla mia testa volteggiano i pensieri come aquile imbizzarrite nella furia di mille centauri con la diarrea, ma poco importa… Mi sembra trasparente la nausea che viene come un’immensa cagata interstellare e poi che cosa accade? Ma si! Andate al diavolo.

– Ci siete cascati con tutte le scarpe.

Tutti che ridono… Loro e quei faccini di merda in questa giostra del cazzo… La carnevalata finale per la fiera universale degli stronzi con tanto di bigliettino nella bottiglia gettato nell’oceano in tempesta sulla luna: qualche astronauta lo leggerà.

E mentre scivolano via i pensieri che colorano la mia mente mi arriva una domanda, la domanda delle domande, epicentro di ogni ragionevole glorioso ed antiquato vaffanculo dodecafonico.

– Ehi! Ti sei messo paura? Stai lì in silenzio non dici nulla… Enrico che cosa è successo al tuo amico: si è morso la lingua?

Il terrore degli oceani con tutta la sua baldanza ha parlato e pensa d’essere simpatico e spiritoso, ma ho in canna, (repetita iuvant), “la domanda delle domande” che magicamente trasformo in un’affermazione.

– Non fai ridere!

Eh! Si! Ci sono momenti in cui non puoi farne a meno. Gli imbecilli del multi universo e del mutuo soccorso universale, intrecciato nel vortice temporale, blaterano cose senza senso… Puoi soltanto inghiottire quello che è amaro, ma non confonderti: la confraternita dell’hashish accoglie i più meritevoli: qui non vogliamo menti geniali ed io ho fatto una gran cazzata. Posso essere dei vostri?

– Ti sei messo in un bel casino: testa di cazzo!

(Così ha profetizzato il predone dei sette mari e per non farmi mancare nulla gli rispondo per le rime).

– Vaffanculo tu con tutta Tortuga.

Enrico diventa bianco come una statua di Michelangelo e l’espressione del suo viso, immobile ed asimmetrica, sembra un’opera d’arte contemporanea.

Serie: Le gang dell'Urbe
  • Episodio 1: La banda degli Elfi
  • Episodio 2: I fratelli della costa
  • Episodio 3: I fratelli della costa (parte II)
  • Episodio 4: La danza della squaw
  • Avete messo Mi Piace1 apprezzamentoPubblicato in Narrativa

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    Discussioni

    1. Questo tuo urban fantasy é molto interessante, ho letto con molto piacere la prima serie, adesso attendo i prossimi episodi di questa nuova avventura dello sfortunato Raf, ho come l’impressione che volerà qualche cazzotto.
      A presto

      1. Ti ringrazio per aver dedicato un po del tuo tempo nella lettura di questo racconto. Nel fine settimana ci saranno altre due puntate e forse qualche rissa.

    2. Ciao Raffaele, sempre trascinante la tua ironia! Episodio che mi richiama alla mente I pirati dei Caraibi solo… In salsa urban?! Non vedo l’ora di scoprire perché Enrico è sbiancato???! Alla prossima!

    3. “E mentre scivolano via i pensieri che colorano la mia mente mi arriva una domanda, la domanda delle domande, epicentro di ogni ragionevole glorioso ed antiquato vaffanculo dodecafonico.”
      Tra poesia e risate qui eh❤️ ?

      1. Ciao Kenji!
        Come tuo lettore (anche se è difficile starti dietro considerando la quantità di materiale che pubblichi) è sempre un piacere ricevere i tuoi commenti.

    4. Ciao Raffaele,
      finalmente sei tornato, con le tue descrizioni colorate e colorite e tutti questi repentini cambi di fortuna.
      Una follia coerente, un sogno cosciente, il tuo stile mi rapisce.
      Adesso Enrico si è messo nei guai? Beh, forse si, ma la risposta per le rime ci stava tutta.

      1. Se dovessi scrivere una mia bio copierò una parte di questo tuo commento. Per essere chiari devo dire che mi ritrovo in quello che dici: descrivo scene colorate e colorite, follie coerenti e sogni coscienti.
        Grazie per il tuo sostegno.

    5. “Enrico diventa bianco come una statua di Michelangelo e l’espressione del suo viso, immobile ed asimmetrica, sembra un’opera d’arte contemporanea.”
      Questo passaggio mi è piaciuto