Igor

Serie: La divina bellezza


NELLA PUNTATA PRECEDENTE: Dopo aver proseguito il mio cammino, tra pensieri, ricordi, sogni e paesaggi veri, incantevoli, ho incontrato uno che non capisce una parola di ciò che dico.

Oggi dovrebbe essere giovedì: sto cominciando a perdere la cognizione del tempo. Non so che ore sono. Il sole è già alto. Sono incorreggibile. Una buona camminatrice si sveglia presto e subito riprende il cammino. Il problema è che ieri sera sono cominciati i dolori alla muscolatura degli arti. Tutti i muscoli della schiena erano talmente rigidi che non riuscivo a piegarmi per slacciarmi le scarpe. I trapezi e i muscoli del collo erano duri come pietre. Gridavano pietà anche i lombricali dei piedi, di cui non ricordavo l’esistenza, pur avendoli studiati  per l’esame di anatomia col professor Murgia, che mi diede un bel trenta e lode.

Oggi mi sento anche peggio. Temo di aver esagerato. Le prime tappe del cammino avrei dovuto farle in quattro giorni, essendo poco allenata ai lunghi percorsi. Sono la solita incosciente. Per fortuna ho ritrovato Sally, la camminatrice che parla in versi. Mi ha dato i granuli di arnica montana.

 Ieri sera abbiamo cenato qui, dal pastore sardo, con il pane fratau, un bicchiere di chianti e un goccio di filuferru.

C’era anche Igor, il pittore e fotografo naturalista che ho incontrato prima di arrivare fin qui, da Efisio e Gonaria. Nella tasca del marsupio teneva un binocolo e una grossa macchina fotografica con vari accessori, che da lontano lo facevano sembrare molto panciuto.

Dopo aver messo in carica il cellulare, attraverso il traduttore di Google, a gesti e disegnini, ci ha raccontato la sua storia. Sua madre è un’artista dissidente, ormai molto anziana. Le hanno fatto di tutto, per domarla. L’hanno espropriata delle sue opere, dimezzato la pensione e arrestata; ma lei, imperterrita, ha ripreso ad andare in piazza a manifestare. Igor, invece, è dovuto fuggire. Aveva subito un processo per un ritratto un po’ irriverente: un volto sbiancato, dallo sguardo vitreo. Gli occhi erano due biglie incastonate, con venature rosse, che stillavano sangue. Il nome del quadro era Faccia di marmo. Le accuse, durante il processo, erano tutte false; così pure le testimonianze e le prove a suo carico. Era imputato – se non ho capito male – per abusi sessuali e commercio abusivo di vodka. Dopo la detenzione lo avevano deportato in Siberia. Un suo parente lo aveva aiutato a fuggire, corrompendo una guardia; quando altri sorveglianti erano stati richiamati per andare a combattere in Ucraina.

Igor ci ha fatto capire che dalle sue parti nessuno può scrivere liberamente. Chi scrive la verità muore, ma anche chi dipinge o espone foto, può rischiare grosso. Solo i cittadini che si comportano come sudditi sottomessi e i complici di chi ha il potere, o gli adulatori, sono ben accetti. Quando è arrivato a Leopoli, la città di suo padre, Igor ha rischiato di saltare in aria. Un razzo, esploso a poca distanza, lo ha reso sordo.

Una sorella di Igor lavora e vive a Roma; prima di raggiungerla ha voluto fare un’immersione nel verde delle colline tosco-emiliane, per ritrovare un po’ di equilibrio.

Ci ha mostrato le foto di alcune opere. I suoi quadri sono suggestivi, anche se guardarli fa male.

Tra le foto, una che mi ha dato i brividi è stata quella di una madre con un neonato dentro una sacca, tenuta sul petto, appesa al collo. La donna posa un girasole ai piedi di una croce, in un’aiuola spartitraffico, piena di altre croci. Lì sotto giace, probabilmente, il padre del neonato, sepolto in mezzo a una strada, vicino a tante altre vittime della guerra. La foto mi ha commosso; Igor lo ha notato e mi ha chiesto, a gesti, se poteva inviarmela.

Ci siamo salutati prima di andare a dormire. Lui domani riprenderà il cammino molto presto. Efisio e Gonaria ci hanno offerto due camere, pur non essendo un B&B: una per me e Sally, l’altra per Igor. Qualche volta lo fanno – ha detto Gonaria – la moglie del pastore. Il latte delle pecore non rende. Molti preferiscono darlo ai cani, quello che non utilizzano per fare il formaggio. Il pecorino fresco che abbiamo assaggiato ieri notte sul pane fratau era delizioso, anche il casu ajedu addolcito con la sapa era squisito.

Spero che a Gonaria non dispiaccia se resto ancora un po’ distesa sul letto. Non parla tanto, i suoi occhi hanno un velo di tristezza; credo che conduca una vita dura, senza essersi lasciata indurire dalla vita.

Ora sono in piedi; vedo un foglietto infilato da sotto la porta della camera. C’è anche un ramoscello di tiglio. Leggo e sorrido, per questo pensiero gentile. Chi dice che la bellezza salverà il mondo dimentica di unirla alla gentilezza.

***

Fresca è la foglia, di verde speranza, qui sulla soglia della tua stanza. Qual più bel cuore, dal ramo di tiglio, con un sentore, al tuo risveglio, di questo fiore appena colto, giù sul ciglio della via; in segno di saluto alla buona compagnia.

                                                                                                                                                             Sally

Mi affaccio alla finestra: Gonaria sta colando il latte appena munto, in un grosso bidone di metallo, poi cerca di sollevarlo. Pesa, sembra in difficoltà, sta per rinunciare, poi arriva un ragazzo (forse suo figlio) e il bidone, in un attimo, è sopra la carriola. Visto da qui il ragazzo mi ricorda qualcun altro con i capelli lunghi, un po’ ricci: il “cherubino” di monte Adone. 

Ora non lo vedo più,  quando uscirò fuori andrò a conoscerlo. Sono curiosa di vederlo da vicino.

A colazione Gonaria mi ha fatto assaggiare la ricotta freschissima, con il miele, spalmati sul pane carasu. Non avevo mai assaggiato una crema tanto semplice e così buona.

Mi piacerebbe dedicarmi alle api. Sarebbe bello favorire la riproduzione di questi insetti tanto preziosi e sempre meno numerosi.

Con Luca, la mia dolce metà, avevamo frequentato un corso per apicoltori. In quel periodo, tra noi, iniziavano ad esserci più momenti di fiele che di miele. Dopo la fine del corso, perciò, ho abbandonato l’idea. Lui era poco convinto sin dall’inizio,  poco entusiasta e poco determinato. Aveva ottenuto sempre tutto ciò che chiedeva, senza faticare mai. Ogni tanto faceva finta di lavorare, presentandosi in agenzia, per dare il tormento ai dipendenti di suo padre.

Non avrei voluto che, prima o poi, potesse scatenarmi addosso uno sciame d’api. Avvelenata con l’apitossina; essendo allergica, avrei rischiato di passare a miglior vita. Lui, invece, da impunito (con l’avvocato di papà), la solita vita  da nullafacente.

Gonaria mi ha proposto di andare a vedere le sue api. Tutte bardate, con maschera, tuta, guanti e calzari. Ha preparato il fumo per stordirle: vorrebbe darmi un pezzo di favo da portare via, per rinvigorirmi durante il cammino. Mi ha regalato anche la propoli: un rimedio naturale che le api usano per disinfettare l’alveare, molto efficace per curare le nostre infezioni virali o batteriche.

Mi ha dato anche un paio di ciabatte. Avevo scordato di metterle nello zaino, insieme alla carta igienica. Usare le foglie di bosco non so se sia più naturale o contro la natura. Io comunque avevo i fazzolettini di carta.

Efisio mi ha regalato un coltellino con il manico in osso, cesellato: l’ha fatto lui. Ho sempre avuto una forte avversione per le arresojas, come le chiamano dalle mie parti. Sono coltelli molto affilati, bisogna maneggiarli con grande attenzione. Possono diventare un’arma da taglio molto pericolosa. In alcune zone della nostra terra, ne ha inciso più la leppa, dei bisturi nell’ospedale San Francesco di Nuoro.

Non ho potuto rifiutare l’omaggio. Questo genere di manufatti sono costosi, molto richiesti, anche come souvenir. Non vorrei offendere Efisio; chissà quante ore ha impiegato per realizzare il coltellino a serramanico con le mie iniziali incise.

Più tardi mi accompagnerà con la jeep fino all’incrocio, per riprendere il cammino.

Adesso, però, vorrei aiutare Gonaria a smielare i telaietti, asportando lo strato di cera che li ricopre. Mi ha detto che non hanno figli; nessuno che gli aiuta. L’unico figlio che avevano è morto un anno fa, sotto un trattore: aveva vent’anni. Non ho osato chiederle chi fosse il ragazzo che l’ha aiutata a sollevare il bidone del latte.

Ho visto la foto del figlio con i capelli raccolti in un codino. Era bello come un angelo e somigliava vagamente alla figura comparsa all’improvviso nel cortile della casa, che forse era suo cugino. 

Gonaria mi ha chiesto come sto. Secondo lei dovrei fermarmi un’altra notte qui da loro. “Offre la casa” mi ha detto, con lo spiccato senso dell’ospitalità che sanno avere i barbaricini.

Non ho esitato ad accettare. A parte la stanchezza e i dolori, ho la possibilità di fare il bucato. Gonaria mi presterà una delle sue gonne taglia 48: per tenerla su basterà legarla in vita. Sarò un po’ buffa, ma tanto, qui all’ovile di Efisio, non devo fare colpo su nessuno e  magari neanche dopo.

Serie: La divina bellezza


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Discussioni

  1. Un altro capitolo raccontato con la solita dovizia di particolari, un po’ di poesia che non manca mai, non dimenticando che stiamo vivendo il dramma irrisolto di una guerra alle porte dell’Europa. I nomi dei personaggi citati mi hanno fatto venire in mente due film: Harry ti presento Sally e Frankestein Junior con Igor (Il gobbo interpretato da Marty Feldman) nella frase che è nelle nostre corde “Lupu ulula Lupululà? Là! Cosa? Lupu ululà e castello ululì”.

    1. Giusto, non ci avevo pensato. Frankestein l’ ho rimosso. Igor, pero` e` anche il nome di un santo che e` stato pricipe, monaco e martire di Kiev.
      Sally, invece, e` nei titoli di molte canzoni di : Lou Reed, Bob Dylan, Grand Funk R., Fabrizio de Andre`, Vasco Rossi e tanti altri. Una di queste mi ha sempre toccato profondamente. Facile, per te, capire quale. E` lei che mi ha ispirato, soprattutto, in questo caso, quando dice che cammina per la strada sicura.
      Grazie per le tue considerazioni sempre stimolanti.

    1. Grazie Kenji, devo ammettete che e` piu` forte di me: non riesco a ignorare quel che sta succedendo, ancora, dopo quattro mesi in Ucraina. Lo vediamo ogni giorno nelle immagini che compaiono in tv. Penso che non possiamo sottrarci al dovete morale di fare qualcosa, o di esprimere la nostra vicinanza, che sia un piccolo gesto o una semplice riflessione.

  2. Bellissimo episodio, ricchissimo di descrizioni piacevoli che prima mi hanno fatto sentire i dolori ai muscoli e dopo mi ha fatto sentire il rumore delle api attorno. Ma, ovviamente, la parte che mi ha incuriosito di più è stata la storia di Igor. Mi ha fatto ricordare le diverse, e non poche, testimonianza di ribellione e dissidenza che si sentivano soprattutto all’inizio della guerra quando in Russia almeno attraverso i social si riusciva a oltrepassare la censura. Adesso invece, per chiunque rimpianga tempi andati di “ordine e sicurezza” in certi anni del passato italiano e tedesco, sappiamo cosa vogliano dire “ordine e sicurezza” detto dai dittatori. Spero ci siano molti Igor in Russia, anche se non è minimamente facile esserlo, ma di tanto in tanto si leggono di curiosi “incendi” in edifici e infrastrutture strategiche russe…cortocircuiti dice la propaganda russa, Resistenza spero io. In ogni caso, brava per questa serie e per questo episodio!

    1. Grazie Carlo, sapevo che avresti capito la mia esigenza di accennare, almeno, questo aspetto drammatico di uno dei tanti Paesi dove la liberta` di espressione per i suoi abitanti e` tutt’ altro che garantita.
      Sulla questione degli incontri ravvicinati e calienti, e` chiaro che, a questo punto del mio cammino sulla Via degli Dei, voglio trovare soltanto un po’ di pace… dei sensi?😉