II – Una Visita Inattesa

Serie: La Leggenda del Gatto Mannaro - La Bella e la Bestia

La notte si prendeva gioco di Alo, rifiutandosi di concedergli l’agognato riposo. Patra dormiva bocconi, a bocca aperta come quando era bambino: russava come un mantice mal oliato.

L’elfo sedette sul poggiolo della finestra, ammirando la luna. Non temeva di cadere, il suo equilibrio non l’aveva mai tradito. Quel ragazzino lo faceva impazzire fin dal giorno in cui lo aveva raccolto nelle “latrine”: per qualche anno, se ne era occupata la committente che lo aveva ingaggiato per portare a termine l’incarico che lo aveva condotto a Hanak. Pia lo aveva lustrato a fondo, insegnandogli le regole basilari del buon vivere; Alo gli aveva fatto visita con assiduità e provveduto al suo mantenimento. Il mago era un impiastro, sempre pronto a mettersi nei guai, ma possedeva una dote che invidiava. Riusciva a ritrovare il sorriso qualunque cosa gli accadesse.

Dei passi sulle scale lo distolsero dalle sue riflessioni. Si alzò e, dopo aver estratto uno degli stiletti dalle guaine legate sulle cosce, si avvicinò al letto di Patra. Con la mano libera gli diede uno scossone, insistendo fino a quando il giovane non aprì gli occhi.

«Messer Gatto?»

L’elfo riconobbe la voce al dì là dell’uscio; era quella della giovane Hanna.

«Messer Gatto?»

«Ehm… sì?» Patra si alzò a sedere sul letto, confuso.

«Chiedo perdono, Messere, è giunta una visita per voi.»

Alo e il mago si scambiarono uno sguardo perplesso. L’elfo invitò il ragazzo a sollecitare Hanna per farla parlare.

«Non attendo nessuno.»

La voce della giovane si fece un sussurro «temo che le nostre chiacchiere abbiano varcato le porte della Locanda. Mastro Keron non era così ubriaco come sembrava. Rincasando, ha raccontato a tutti quelli che incrociava per la via che all’Orso Nero pernotta un famoso mercenario, in grado di sconfiggere goblin e creature malvage.»

Alo alzò gli occhi al soffitto, irritato.

«Chi desidera incontrarmi?»

«Una dama. Dice di venire da Udaka, il regno governato dall’Orca Regina.»

«Orchessa.» Patrà spalancò la bocca in uno sbadiglio. «Diamine, la luna non ha ancora raggiunto lo zenit. Da queste parti le voci viaggiano più in fretta della sifilide.»

Gli rispose il silenzio e il mago fu dispiaciuto per la ragazza: comprendeva il suo imbarazzo. «Concedi a me e al mio vecchio genitore» ignorò l’occhiataccia di Alo «un momento per abbigliarci. Scenderemo appena fatto, chiedi alla dama di attendere.»

«Messere, se vi è gradito la taverna offre una piccola stanza privata dove desinare. A volte i clienti che trascorrono qui la notte non gradiscono la compagnia e gli starnazzi degli avventori dell’osteria, così mio padre ha pensato di dare loro un luogo in cui si sentissero a loro agio. A quest’ora la taverna è chiusa, ma penso che lì possiate godere di maggiore tranquillità.»

Patra raccolse il cenno d’assenso dell’assassino. «Sei gentile, è un’ottima idea. Dove si trova la sala?»

«Non appena scese le scale troverete un piccolo arco sul lato destro. Farò accomodare la dama e accederò una lampada per indicarvi il cammino.»

Quando la ragazza si fu allontanata, l’elfo storse le labbra in una smorfia di avvertimento.

Patra si alzò con cautela. Sebbene l’Assassino non avesse mai alzato le mani su di lui, decise che la prudenza non era mai troppa: ancora stringeva con fermezza il pugnale in mano.

«Ti prego, ascolta quanto ho da dire. Se la dama è venuta fino a qui, significa che desidera assoldare un uomo capace di contrastare la regina. Chi, meglio di un Assassino? Lo so che ti stai annoiando senza nessuno da affettare, io di certo non sono una buona compagnia. Oltre tutto, sarà disposta a pagare una discreta somma di denaro se accetterai l’incarico.

È una buona occasione per provare la pozione per inibire la magia, ho portato alcune di fiale di riserva. Non è la prima volta che affronti un orco, maschio o femmina non credo faccia una grande differenza.»

«È il Gatto Mannaro quello a preoccuparmi, non l’orchessa.»

Patra sfoderò un sorriso. «Me ne starò fuori dai piedi, promesso. Parla con lei, mi rimetterò alla tua decisione; se vorrai riprendere il viaggio senza prestare orecchio alla sua supplica, ti seguirò senza protestare.»

Alo rinfoderò il pugnale.

Il mago afferrò un paio di calzoni posati su una sedia e i calzari ai piedi del letto. Nei pochi attimi che impiegò per infilarli, l’elfo aveva indossato il mantello e si era già volatilizzato in direzione del corridoio; lo rincorse, raggiungendolo quando ormai aveva messo piede al piano terra.

Seguirono la tenue luce della lampada che illuminava a malapena le ombre, entrando nella sala che Hanna aveva indicato loro.

La Dama era seduta al tavolo, il volto chino e le mani allacciate che tremavano visibilmente. Indossava un costoso mantello di velluto blu notte che la copriva da capo a piedi e le sue mani erano guantate di seta della stessa tonalità. Alle sue spalle, ben dritto e attento, sostava un uomo dal piglio deciso. Le vesti comuni non ingannarono Alo, comprese che quello a squadrarlo da capo a piedi era un armigero: probabilmente, una delle guardie del corpo della donna. Non portava armi con sé, ma non aveva l’aspetto di un uomo da sottovalutare.

Assassino e mago sedettero di fronte alla donna, attendendo fosse lei la prima a parlare.

«Messer Gatto…»

Patra scosse il capo con decisione, stingendosi nelle spalle. «In realtà, mia Signora, è a lui che dovete rivolgervi.»

La dama seguì il suo sguardo e portò l’attenzione sull’uomo che come lei indossava mantello e cappuccio.

«Mio…. Signore. Sono qui per chiedervi aiuto, Udaka soffre da molti anni ed è tempo che il regno dell’Orca Regina abbia termine.»

«Orchessa.» Patra sentì tre paia d’occhi puntati su di lui. «L’Orca è un mostro marino che ingoia interi vascelli usando i pennoni come stuzzicadenti.»

La voce della dama, dolce come quella di usignolo, tremò. «L’Orchessa. Tutti conoscono il destino dei bimbi che scompaiono di notte, ma tacciono. Vivo a corte e le grida, di notte, mi tolgono il respiro: vorrei correre in loro aiuto ma so che troverei la morte e desidero vivere per vedere l’alba di un giorno felice. La regina pasteggia nei suoi appartamenti privati, protetta da un nugolo di guardie. Nessuno ha coraggio di ribellarsi al re e molti dei villici stanno abbandonando le loro case per trasferirsi altrove.

Vi prego, mi hanno detto che qui avrei trovato un guerriero valoroso, senza timore alcuno. Altri hanno fallito, siete la nostra unica speranza.»

La donna abbassò una mano per prendere un sacchetto che custodiva all’interno del mantello, legato alla cintura della veste. Lo posò, aprendo il laccio per versare il contenuto sul tavolo. I monili che aveva portato erano ben più che preziosi, diamanti, rubini e smeraldi facevano a gara in splendore.

«È tutto ciò che possiedo.»

L’Assassino non degnò i gioielli di uno sguardo, concentrato su di lei.

«Mia Signora, se desiderate il mio aiuto dovete concedermi ben più di questo. Non siete la sola ad usare celare il proprio aspetto nell’intento di ingannare il giudizio di chi le sta di fronte. Sebbene seduta, indovino facilmente che mi superate in altezza di un paio di mani e sebbene la vostra corporatura non sia quella di una donna in carne, le vostre spalle sono solide e larghe.»

La guardia alle spalle della dama si avvicinò con il volto teso dalla preoccupazione, pronto ad intervenire in difesa della sua padrona.

«Vi farò dono di un atto di fede, spero vogliate fare altrettanto.» Alo tolse il cappuccio, esponendo il volto.

Dama e guerriero trasalirono leggermente, sorpresi.

«La locandiera…»

L’elfo interruppe la donna, gentilmente. «Hanna non è a conoscenza della mia identità. Posso risolvere il vostro “problema”, ma come vi ho detto desidero la verità.»

«Mia Signora, credo sia meglio fare ritorno.»

Lei scosse il capo. «No. Ha ragione, Joffer.

Di grazia, qual è il vostro nome?»

«Sono soliti chiamarmi “Bestia”.»

La guardia trasalì, posando una mano sulla spalla della protetta. Cercò con un gesto dettato dall’abitudine l’arma che normalmente portava al fianco, digrignando i denti al ricordare che lei lo aveva pregato di lasciarla nella carrozza.

«Mia Signora. Costui è il peggior Assassino che le terre conoscano.»

Contrariamente a quanto auspicato dal guerriero, la voce della donna tradì una rinnovata speranza. «Sono lieta di fare la vostra conoscenza. Il mio nome è Leggiadra.»

Senza altro tentennamento, la dama portò le mani sul cappuccio per abbassarlo.

Serie: La Leggenda del Gatto Mannaro - La Bella e la Bestia
  • Episodio 1: I – Patra il Valoroso
  • Episodio 2: II – Una Visita Inattesa
  • Episodio 3: III – La Principessa Leggiadra
  • Episodio 4: IV – L’Orca Regina
  • Episodio 5: V – La Leggenda del Gatto Mannaro
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    Discussioni

    1. Di certo sai come tenere incollati i lettori 🙂 mi piacciono molto le descrizioni fisiche dei personaggi, soprattutto quei dettagli che li contraddistinguono e permettono di figurarseli davanti agli occhi

      1. Grazie ancora 😀
        Sono contenta di essere riuscita a dare di loro un’immagine chiara, anche se molto sta alla fantasia del lettore ;D

    2. Mi viene da dire “ma porca l’orca! Ops, orchessa.?
      Questa nuova serie appare fresca, piacevole, e leggera al punto giusto. Patra è un bel pg.

      1. Ciao Dario, sono felice che la serie ti piaccia 😀
        Spero che Patra continui a farti ridere, anche perchè questa storia sarà il canto del cigno per quanto riguarda la sua carriera di Mannaro.

    3. Ciao Micol. Altro episodio degno delle epiche avventure di Alo… e Patra! Mi ha tenuto incollato allo schermo, suscitando passo dopo passo la mia curiosità. Dialoghi coerenti al contesto, e al genere che stai trattando. Proseguo subito con la lettura. 🙂

      1. Ciao Giuseppe, sono felice che questa serie ti stia piacendo. L’atmosfera della Locanda dove si sussurra ha preso anche me 😀 E meno male, mi ci voleva 😉

    4. “«Orchessa.» Patra sentì tre paia d’occhi puntati su di lui. «L’Orca è un mostro marino che ingoia interi vascelli usando i pennoni come stuzzicadenti.»”
      Ma se non è epico lui!

    5. “Patra raccolse il cenno d’assenso dell’assassino.”
      Questo passaggio mi è piaciuto. Ottimo espediente per far “muovere” i personaggi e far capire chi è che comanda.

      1. Ciao Sergio, l’intenzione è quella sempre che non capitino degli imprevisti 😀

    6. “dall’Orca Regina.»«Orchessa.» “
      Bravo Patra, che nonostante la situazione, corregge d’istinto la cameriera! 😂
      E brava Micol, che hai avuto l’intuizione di immaginare la cameriera che sbagliava la parola, così che Patra potesse correggerla 😉

    7. Ti sembra il modo di far finire un brano ? Ma io ti brucio la macchina!
      Scherzi a parte, bravissima come sempre, mi piace tutto. Alo è fantastico, Patra lo adoro e la trama veramente appassionante.
      BRavissima

      1. Ciao Alessandro, mi sta bene solo se me ne ricompri un’altra 😀
        Sono contenta di essere riuscita nell’impresa di far ridere con Alo. Anche se in realtà sappiamo tutti che il merito è di Patra 😀

      1. Qualunque cosa fosse, sono felice che ti abbia fatto ridere 😀 (succede anche a me, spesso e volentieri)

    8. Ciao Micol, la storia prosegue molto bene. Il finale lascia molta curiosità riguardo alle fattezze della dama e mi ha divertito particolarmente la questione Orca/Orchessa 🙂

      1. Ciao Raffaele, sono felice che questa serie un po’ giocosa ti stia piacendo 😀