Il 1 ° novembre è giorno di cimiteri 

Il 1° novembre è giorno di cimiteri. Famiglie, coppie, singoli individui di nero vestiti che si riversano in massa a fare visita alle marmoree tombe dei loro cari morti nei cimiteri cattolici di ogni dove.

Una bambina di 9 anni si sta gustando la sua tazzona di latteecerealialcioccolato, con la calma di chi non deve essere in classe alle 8. I suoi genitori, nel mentre, organizzano il giro dei cimiteri, tappa per tappa. I genitori nel paesello, gli zii a San Giulio, la cugina a Montevecchio e la loro cara amica tragicamente morta in un incidente lo scorso anno, nel campo santo di città. Si, faranno così. Anche perché la messa nella parrocchia di casa è sul presto e lì bisogna sicuramente presenziare. I fiori li hanno portati da tutti. 180 euro ben spesi in composizioni dal fiorista due giorni prima, dopo una fila di 20 minuti fuori dal negozio. Come sempre nessuno vuole fare la figura di chi piazza qualche garofano finto. Ciuffi di petali in plastica presi negli store cinesi a 7, 99 euro per 360 giorni l’anno, ma nella settimana dei morti, tutti a lasciare un decimo dello stipendio in bouquet curati e freschi.

Cosa può capire la bambina di 9 anni che mangia latteecerealialcioccolato di questa farsa? Niente. Sa solo quello che le hanno detto Ma e Pa: “domani andiamo a trovare i nonni e gli zii, sei contenta? Mettiamo il vestito che abbiamo preso sabato, ok?”. “Si, lo so. Tuo fratello deve sempre fare il diverso, ma tu non ascoltarlo quando dice che queste cose sono delle messe in scena. Ve lo ha spiegato anche la catechista che è un giorno speciale, giusto?”

Si, glielo aveva spiegato, a lei e ai suoi amici. Ci sarebbero stati anche loro, quindi perché non andare?

Ore 15, tutti e tre pronti per uscire, eleganti e stirati. Il fratello della bambina di 11 anni che mangia latteecerealialcioccolato, in poltrona ha la testa nascosta dietro la copertina di un romanzo, sente il brusio in uscita e suo padre, forte e chiaro: “chissà cosa direbbe il nonno”.

Il fratello lo sapeva benissimo che cosa avrebbe detto il nonno. Cosa può pensare un uomo che non ha mai messo piede in chiesa in vita sua al di fuori del giorno di Natale e dei matrimoni, che tutti gli anni andava al cimitero il 1°novembre perché si fa così? Avrebbe pensato che era un maleducato irrispettoso, ecco cosa avrebbe pensato. Il vuoto tradizionalismo piccolo borghese senza sostanza che aveva accuratamente tramandato.

Al fratello della bambina di 9 anni che mangia latteecerealialcioccolato non importava un fico secco dell’opinione del nonno, dalla sua tomba, o di quella di suo padre, sulla porta di casa.

Gli importava però della sorella, guardava solo lei: ” Adesso ti dirò una cosa che tu non puoi capire ora, però te la devo dire. Tu pensi che sia cattiveria o ribellione la mia. Invece te lo spiego che cosa è: allergia al perbenismo. Non mi piacciono le feste, ancora meno quelle in cui si celebra l’ipocrisia. Viviamo in un Paese dove funziona così per le persone comuni: una vita di merda regolata da convenzioni mascherata da tradizioni. Il cimitero del 1°novembre è una di queste. È come che ogni famiglia il sabato sera va a mangiare la pizza come premio per essere stata una famiglia modello tutta settimana. È la forza dell’abitudine che fa sentire in pace con sé stessi. È come che ti devi sposare e poi fare un mutuo per una villetta a schiera in un quartiere residenziale, con dei vicini di casa che sono come e che il 1°novembre vanno al cimitero.”

Il fratello scompare di nuovo, dietro la copertina. La mano del padre si appoggia al panno scozzese del cappotto della figlia sulla schiena e con presa ferma e quasi protettiva la indirizza fuori.

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Suo marito è nervoso, non trova la cravatta. Sua figlia ha più pezzi di torta tra i capelli che in bocca. Tra un ora devono essere al cimitero, alla tomba di suo fratello, e devono passare a prendere i suoi genitori.

Dieci ore di lavoro al giorno e una casa da gestire, non ha avuto tempo di pensare a lui, che non c’è più, nemmeno una volta in qua settimana, poche volte da quando è morto 8 mesi prima. Un po’ anche per rifiuto, quello che succede a tutti, quando una persona cara si toglie la vita.

Infila frettolosamente le chiavi nella porta. Un rumore che la riporta a un altro salotto, quando era una bambina di 9 anni che mangia latteecerealialcioccolato.

Fuori dal cancello i vicini salutano, stanno andando al cimitero, “ci vediamo a fine messa”.

Salgono in macchina tutti e tre, lei al volante: “amore, lo so che io e papà e la catechista e tutti quanti ti abbiamo detto che oggi è importante andare al cimitero, però noi andiamo al mare.”

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Discussioni

  1. Wow! Un racconto basato sulla società moderna e sui finti perbenismi, sull’ipocrisia e sulle maschere che le persone si mettono per non distinguersi dalla massa, per non essere classificati come diversi, per non essere giudicati. Ho apprezzato tantissimo il tuo modo di scrivere: chiaro, semplice, lineare e diretto. Sei arrivata dritta al punto e hai descritto perfettamente quello che succede al giorno d’oggi: si fanno le cose perché lo danno tutti ed è la cosa più sbagliata che ci possa essere! Complimenti!

    1. Grazie mille Lara… Non ho mai letto niente di tuoi, è ora che io lo faccia. 😉

  2. Unica pecca del racconto è il titolo…perché è il 2 il giorno dei cimiteri XD
    Cmq a parte questo irrilevante dettaglio il racconto mi ha spiazzato, mi aspettavo qualcosa come la “livella” di Totò e invece mi sono trovato una lieta sorpresa. Il messaggio è chiaro, e attuale che affronta l’ipocrisia della tradizione. Molto bello, complimenti !

  3. Uno spaccato sociale molto interessante, è la seconda volta che ti leggo e noto questa attenta particolarità alla società moderna, sei brava e hai la giusta dose di sensibilità e coraggio per cogliere i particolari di tutti noi in questo momento storico. Complimenti.

  4. Ho adorato due frasi di questo racconto:
    “È come che ogni famiglia il sabato sera va a mangiare la pizza come premio per essere stata una famiglia modello tutta settimana”
    e
    “È come che ti devi sposare e poi fare un mutuo per una villetta a schiera in un quartiere residenziale”.
    Le ho trovare dense e pesanti di significati. Ogni giorno mi viene da pensare che quasi tutti noi facciamo delle cose e ci comportiamo in certe maniere forse per accontentare altri più che noi stessi; ci ritroviamo a lavorare 10 ore al giorno perché tutti si aspettano che lo facciamo.
    Quel ragazzo ha intuito e capito che voleva vivere per se, lontano da preconcetti e abitudini che lo avrebbero reso una persona falsa ed infelice…. Peccato che nel mondo di oggi, affannato e affamato di ogni genere di perbenismo di facciata non ci sia spazio per gli infelici..
    Brava Letizia, il tuo racconto mi è piaciuto e mi è rimasto dentro.
    Alla prossima lettura..

    1. Grazie Raffaele. Mi fa piacere che tu sia riuscito a vedere il ritratto che ho cercato di condensare in quelle righe. Sono quelle che hanno fatto da sfondo alla mia infanzia e adolescenza, il mondo in cui sono cresciuta. Vedere che sono riuscita a comunicarlo è gratificante. Alla prossima lettura certo, spero sia presto.

  5. Questo racconto fa riflettere sul vero significato di libertà. Perché dobbiamo fare una cosa? Beh, la fanno tutti! Si fa così. Tutti in fila come pecore, tirati a lucido per dimostrare agli altri che siamo come loro: parte della massa.

    1. È il fardello della morale collettiva e dei paletti da rispettare per stare al qua della linea che divide il bene dal male. Io credo nell’ autonomia dell’etica, quando è accordo e quando è conforme a quella condivisa.

  6. Mettere in risalto le contraddizioni e i costumi della società è una tentazione forte per chiunque abbia spirito critico e ami staccarsi dal gregge. Delle tante ricorrenze, questa del primo novembre mi è sempre sembrata incomprensibile, non più delle altre, ma comunque incomprensibile. Davvero bello il modo in cui è sviluppata la narrazione, il salto temporale, le riflessioni amare sul finale e l’improvvisa virata, lontano da obbloghi di facciata, lontano da sfilate e, una volta di più, lontano dal gregge.

    1. Grazie Tiziano, tanto per la lettura, quanto per il commento di apprezzamento. Una parte di me sa che l’ ostinarsi a staccarsi dalle convenzioni è essa stessa una gabbia. Però il più delle volte mi è impossibile non avere un atteggiamento di opposizione o, se non altro, di critica, spero consapevole.

  7. Massimo grazie per aver letto, innanzitutto. Interessante spunto il tuo, quello. Di approfondire il conflitto della bambina non più bambina. Non ci avevo pensato, ma in effetti avrebbe reso ancora meglio il carattere inesorabile dell’ipocrisia che volevo raccontare.

  8. Scrittura scorrevole, il racconto si legge con piacere. Alla fine, la bimba ha dato ascolto al fratello. Il racconto vuole essere una riflessione, ancora più in generale, sugli usi e costumi, sulle tradizioni, specialmente a stampo religioso, e sull’ipocrisia, la consuetudine, e l’appiattimento morale che celano. Cose che si sanno, insomma. La butto così, come riflessione per scambio di opinioni o spunti narrativi: magari poteva essere interessante generare un conflitto nella bimba divenuta donna. Lei la pensa come il fratello, ma nonostante ciò, quasi inconsapevolmente, sarà comunque travolta da quell’ipocrisia che lei stessa denuncia, magari solo per vedere la foto di suo marito sulla lapide, magari solo per non dimenticare il suo volto… ovviamente, in questo caso, bisognerebbe conferire a quella foto una certa importanza, legarla a un evento chiave del loro, ormai, passato insieme.

    1. Ho dimenticato di premettere: tra l’altro concordo con la visione del fenomeno che hai dato nel racconto 😉

  9. Grazie mille Annalisa. In verità il mio Intento era più che altro quello di parlare di un mondo, quello delle famiglie dei quartieri residenziali o paeselli usando come pretesto il giorno dei morti. Sono contenta che ti sia piaciuto.

  10. Ho letteralmente adorato questo racconto. Un po’ perché anche io credo che sia tutto una farsa, fatto solo per farsi vedere dagli altri, un po’ perché capisco cosa significhi perdere una persona cara che andava contro a tutte queste messe in scena. Il cambio temporale mi è piaciuto molto ed il finale ancora di più. Ho letto la storia tutta d’un fiato, è molto scorrevole e i temi trattati sono la ciliegina sulla torta in una giornata come questa. Brava!