Il Branco

Serie: Il Dio Solo

Gli anni trascorsi nel branco di Kato furono i migliori della mia vita. Per la prima volta da quando ero nato avevo uno scopo: Nephel mi propose di insegnare a leggere e a scrivere ai Daemon e così feci.

La biblioteca divenne un luogo magico, caotico, fuori dal tempo e dallo spazio. I libri raccolti dagli esploratori trovarono posto ovunque: scaffali recuperati nei negozi vicini, tavoloni da mensa, mobili d’archivio. Me ne occupavo con la consueta pignoleria, catalogandoli e registrandoli  su fogli di carta da stampante che raccoglievo in cartelle numerate.

Nelle ore di luce erano molti a frequentarla. Per mancanza di spazio sedevano sul pavimento, soli o in gruppo. Non era permesso portare all’esterno nessun libro o pubblicazione. Più di una volta avevo bloccato alla porta Arak fissandolo con ferocia, a braccia conserte come una comare, sfidandolo a portare fuori la rivista che aveva infilato sotto la felpa over size. Benedetti adolescenti…

Ti chiederai dove fosse finita la mia paura per i Daemon. Vedi, quello era il mio mondo: l’unico luogo in cui mi sentivo un leone. Sebbene fossi trattato con rispetto e gentilezza, una volta fuori dalla biblioteca tornavo a essere un topolino spaventato.

Conosco parte delle loro storie solo per aver rubato sussurri scambiati nelle ore di lettura.

Il bimbo nel ventre di Katy non era di Kato. Il Daemon l’aveva incontrata per caso, mentre la ragazza fuggiva da un gruppo di “maiali”: li aveva eliminati con facilità, facendosi carico della sua vita. Arak mi confidò che la figlia di Kato, Kateeja, era morta durante uno dei primi assalti ai presidi. Quando Kato aveva chiesto il nome  alla ragazza umana  i ricordi erano parsi sommergerlo ed aveva stabilito con lei un legame istintivo. Katy si era aggrappata a lui con pari forza e determinazione.

Juana si era unita al branco assieme ad altri due umani, James e Roger. James dirigeva la banca dove Juana e Roger si erano recati per ottenere un prestito. Le circostanze li avevano avvicinati nel corso della sommossa e da allora non si erano mai separati.

James era un omino smilzo, con lo sguardo da faina. Era il tipo di amico cui non avresti mai confidato di avere un tubo rotto a casa: il solo pensiero di mettere mano a cacciaviti e chiavi inglesi faceva ardere i suoi occhi come a un invasato. Peccato che a tanta passione non corrispondessero risultati apprezzabili.

Roger era un biker. Si era recato in banca per tentare di salvare la sua officina dal fallimento e si era trovato ad affrontare l’apocalisse zombie che tanto amava nella filmografia. Peccato che un macete potesse poco contro un Daemon. Si era rifatto con i “maiali”: li chiamava “morti”, forse per non porsi troppi interrogativi al momento di sopraffarli.

James e Roger formavano una strana coppia, ma in qualche modo andavano d’accordo. Si occupavano delle riparazioni e degli adeguamenti degli impianti a nostra disposizione. A loro va il merito di aver recuperato un bruciatore a legna con boiler: una doccia calda riusciva a disperdere parecchi pensieri cupi.

Randy, il più giovane fra gli umani, era abbigliato con la divisa scolastica sbrindellata di un college privato. Era vecchia, chiaramente inadatta al suo corpo secco. Quando l’aveva indossata per andare a lezione doveva pesare almeno una decina di chili in più. Si era alzato di statura: polpacci e polsi erano scoperti. Juana aveva provveduto a rivestirlo con indumenti comodi, ma lui faceva fatica ad abbandonare l’uniforme. Credo rappresentasse il suo unico legame con il passato. Trascorreva molto del suo tempo con Arak e Kind: giocavano con un mazzo di carte che avevano recuperato durante la marcia.

L’ultimo umano, Patrick, condivideva con Kato il peso del comando. Mi fu chiaro ancor prima di scoprire che era un soldato: il braccio e la gamba destra erano state sostituite con delle protesi meccaniche. Un sussurro che lo riguardava voleva avesse disertato. Era lui a pianificare le uscite dal perimetro di sicurezza e a decidere i turni di vedetta. 

Quello che il primo giorno avevo scambiato per un umano di alta statura si rivelò un ragazzo Daemon dall’aspetto inconsueto. Non aveva visto le corna perché al suo arrivo indossava il cappuccio della felpa calato sulla testa. Erano piccole, i capelli mossi le coprivano per completo. L’arcata sopraccigliare era appena accennata e passava inosservata. La sua struttura fisica era snella, l’unico tratto che lo accomunava alla stazza dei compagni era l’altezza. Nephel mi spiegò che Joy era l’ennesimo esperimento dei burloni genetisti. Pensai che avessero ammorbidito il suo aspetto per rendere più “gradevole” la razza che tanto ripugnava le signore per bene.

Ma non era questo a colpire in lui. Era… “bello”.

Quando confidai questo mio pensiero all’Elfide sembrò divertito. Si burlò di me in tono benevolo, invitandomi a non esprimere quel concetto nelle vicinanze di Patrick. Lui e Joy si erano uniti al branco dopo mesi d’Inferno in cui avevano condiviso molte cose. Non li avevo mai visti indulgere in atteggiamenti confidenziali, ma avevo notato che le loro brande erano vicine. Dormivamo tutti nel seminterrato e per me il sonno giungeva solo nelle prime ore del mattino. Penso che la mia fosse claustrofobia: non ero abituato a condividere i miei spazi con tante persone. Nella speranza di addormentarmi li contavo più volte, come le pecorelle, pronunciando il loro nome in un bisbiglio.  Quando volgevo lo sguardo su Patrick e Joy dormivano con il volto rivolto uno all’altro. Sempre. Anche il loro respiro pareva in sincrono. Era questo, l’amore?

Nim, l’Elfide femmina, continuò a rappresentare un mistero. Al contrario di Nephel parlava appena e solo se sollecitata a farlo. Si teneva distante da tutti, nessuno del branco conosceva il suo passato. Il suo aspetto mi aveva sorpreso perché differente a quello di Nephel. Sì, i suoi capelli e le sue ciglia erano bianchi come la neve. Tuttavia la pelle vellutata era priva di venature e gli occhi azzurri sfumavano in una tonalità cobalto che avvinceva al primo sguardo. Al contrario della rabbia nel suo sguardo il suo aspetto non incuteva timore.

Lei e Nephel si alternavano nel ruolo di esploratore. Erano altrettanto abili nel infiltrarsi nei territori controllati dai gruppi ostili rendendosi pressoché invisibili. Le loro informazioni erano utili a Patrick, che, grazie a esse, stabiliva eventuali contromisure da adottare in caso di necessità.

Anche Anuk, l’ultimo Daemon, era un tipo solitario. Non si sottraeva al suo carico di lavoro, era gentile come i compagni, ma i suoi pensieri erano densi come melassa. Trascorreva molto del suo tempo all’aperto con il volto rivolto alle nuvole, assorto. La sua mente era in continuo movimento. Non era strano vederlo assieme a Nim, riuscivano a trascorrere interi pomeriggi senza parlare o scambiarsi uno sguardo: sedevano uno accanto all’altra, in silenzio. Mettevano i brividi.

Per la prima volta ero parte di qualcosa più grande di me: una comunità. Eravamo tutti diversi e nella diversità trovavo conforto e calore. Rimpiango quei giorni, rimpiango le loro voci: a volte sguaiate, divertite, gentili, sommesse. Il silenzio della biblioteca era  riempito da mille suoni che si fondevano in uno. Ero felice.

Sapevo che quella condizione di grazia non sarebbe durata a lungo, ma intendevo fare il possibile per sfruttare ogni secondo. Presto, sarebbero giunti altri a turbare l’equilibrio. Ero deciso a non cedere terreno, a tenere stretto il mio posto fra loro. Così feci, ma la felicità iniziò ad ammantarsi di sconforto.

Ricordo ancora il giorno in cui Patrick ruppe l’incantesimo come una bolla di sapone.

« Due umani attendono alla barricata: chiedono asilo. »

Serie: Il Dio Solo
  • Episodio 1: Alone
  • Episodio 2: Il Signore degli Anelli
  • Episodio 3: Nephel
  • Episodio 4: Kato
  • Episodio 5: Fuori
  • Episodio 6: Il Branco
  • Episodio 7: Equilibri
  • Episodio 8: Conflitto
  • Episodio 9: Luna Rossa
  • Episodio 10: Il Dio Solo
  • Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in LibriCK

    Commenti

    1. Antonino Trovato

      In questo racconto, fatto di descrizioni magistrali, mi sono soffermato sul pensiero di Alone riguardo al gruppo, al fatto di essere una piccola e ben organizzata comunità. È un concetto a me caro, perché anch’io, in condizioni di sovraffollamento e caos, annaspo… è chiaro che, dal prossimo episodio, mi aspetta un clima più caotico…

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Antonino, credo sia un concetto caro a tutti noi. La folla a volte annienta ed è preferibile trovare rifugio in un luogo sereno dove sentirsi protetti: perché no, un libro. Volevo immaginare Alone compiere alcuni, timidi, passi consapevole che la nostra natura non può comunque cambiare per completo. Così, sarà anche per lui.

      1. Micol Fusca Post author

        Ciao Daniele, scusa l’assenza prolungato. Oggi, finalmente, riesco a concedermi del tempo al pc. Ti ringrazio di seguire la mia serie, devo dire che l’appoggio di tutti voi mi ha dato parecchi stimoli.

      1. Micol Fusca Post author

        Una discussione in cui si scontreranno varie esigenze, tutte legittime. Difficile decidere.

      1. Micol Fusca Post author

        “Azione” come può essere definita tale riferita ad Alone… Questa serie si propone più che altro come una narrazione, ho deciso di lasciare spazio all’agire nell’altra. I due poveracci otterranno asilo politico (spoiler) a denti stretti. Sai che si dice, “fidarsi è bene…”

      2. Tiziano Pitisci

        quella dell’asilo politico, nella realtà così come nella fictio, è da sempre una faccenda assai complicata.

      1. Micol Fusca Post author

        Grazie Ely, il tuo appoggio mi dà la carica. Nell’ultimo anno ho lasciato da parte le CE, ma credo che ritenterò presto. Palestre come Edizioni Open mi danno modo, e me ne daranno sempre, di migliorare. Incrociamo le dita.

    2. Massimo Tivoli

      Questo è un episodio di transito, un episodio preparatorio. Sfruttato egregiamente per passare al lettore l’evoluzione del gruppo nella biblioteca e informazioni riguardanti i suoi membri. Ottimo il cliffhanger sul finale che fa impennare il climax. Non mi resta che attendere il prossimo episodio.

      1. Micol Fusca Post author

        Sì, siamo al giro di boa. Da qui il racconto inizia a farsi più veloce nei tempi, il povero Alone faticherà a respirare.