Il Canyon

Serie: Gli Occhi del Drago


Raggiungere l’Altopiano di Erak prevedeva una deviazione verso Sud. Arrivati nei canyon avrebbero proseguito il loro viaggio in direzione nord est, aggirando Histora fino a incontrare il fiume Jasgad. A quel punto potevano dirsi in salvo; il traghetto li avrebbe portati direttamente in città.

Una volta lasciata alle loro spalle Imelda, ed aver attraversato il deserto per un paio d’ore, l’altopiano comparve all’orizzonte. Un massiccio imponente, che alla luce del sole di mezzogiorno pareva infuocato: i colori della roccia suggerivano quella sensazione. Ocra, magenta e oro, giocavano sovrapposti creando striature nei blocchi di roccia sedimentaria.

NELLA PUNTATA PRECEDENTE: E' tempo di partire e di raggiungere, finalmente, Histora. Contando sull'aiuto di Jeff, che si è assunto l'incarico di depistare i nemici, Akira, Lenore e Diana tornano a inoltrarsi nel deserto in direzione dei Canyon.

Si inoltrarono nella gola adottando un’andatura moderata. Sebbene piccolo, il mezzo era solido: le ruote del falco delle sabbie si adattarono al nuovo terreno senza difficoltà. Dopo il primo tratto Akira iniziò a guidare con disinvoltura: prendere le misure risultava difficile. L’ampiezza del canyon cambiava in continuazione e non era raro che il tratto che stavano attraversando fosse tanto stretto da consentire il passaggio solo per pochi centimetri. Guardando verso l’alto, la sensazione era quella di trovarsi al centro di una gigantesca torta tagliata a metà: le pareti li sovrastavano con i loro cento metri d’altezza, soffocanti. Per sorte nessuno di loro soffriva di claustrofobia.

Giunto il secondo giorno, la geografia del massiccio iniziò a cambiare e la gola a spaccarsi in varie diramazioni. L’Erborista si sporse verso Akira, guidandolo passo a passo all’interno del labirinto.

Godendo di più spazio Diana si raggomitolò come un gatto, cercando una posizione confortevole. La sua espressione beata strappò un sorriso a Lenore.

«È normale che dorma tanto?»

Akira lanciò un rapido sguardo oltre le spalle. Dopo essersi assicurato che la bambina dormisse tranquilla, rivolse nuovamente l’attenzione al canyon.

«Il suo metabolismo è accelerato; ha bisogno di dormire a mangiare. È così per tutti coloro che appartengono alla progenie del Drago.»

Il Ka profittò dell’occasione per soddisfare alcune delle curiosità. «È vero quanto si racconta degli Occhi di Drago? Chi li possiede ha il dono della preveggenza?»

«No. Temo che per la piccola sarà uno shock scoprire che non sono gli Occhi del Drago a renderla diversa.» Lenore fece scivolare il sedere a filo del bordo della seduta passeggeri. «Sta crescendo, negli anni svilupperà capacità all’apparenza “magiche”. Il suo cervello è in grado di elaborare dati e portare a termine processi deduttivi nella frazione di alcuni centesimi di secondo. Chiamalo “istinto”: Istinto Animale. Saprà sempre qual è la direzione da prendere, di chi fidarsi; “annuserà” il pericolo da lontano e agirà di conseguenza.»

«È una buona cosa.» Akira sorrise.

L’Erborista tacque per alcuni istanti, pensierosa.

«Non lo è?»

La domanda del Ka sembrò riportarla alla realtà. «Nei giorni trascorsi con Diana, ho compreso che in lei prevale la natura umana: il cuore. Sebbene il suo sia il cervello di un drago, il suo cuore caldo la legherà per sempre alle catene dell’amore per qualcuno.»

«È una buona cosa.»

Il sorriso tornò a piegare le labbra di Lenore. Sapeva che Akira aveva voluto pronunciare, ancora una volta, quella semplice frase di proposito.

«Dove la stiamo portando?»

Ormai non aveva più senso tenere il Ka all’oscuro dei suoi piani e l’Erborista decise di confidarsi con lui. «Conosco una persona, ad Histora, che può aiutare Diana. Può assicurarle una nuova identità, una casa e una comunità in cui crescere libera.»

«Fra la sua gente?» Akira non attese la risposta. «In questo modo, sarà per sempre “diversa”: credo che Diana abbia diritto di vivere libera nel luogo che desidera.»

«Vorrei fosse possibile.»

Lenore alzò lo sguardo oltre il parabrezza, puntandolo in alto. Il cielo era ridotto ad una striscia sottile che correva parallela alle pareti di roccia, una pennellata azzurra che si estendeva all’infinito. Le era parso di scorgere un’ombra oscurare il sole per un paio di secondi.

Akira fu lesto a cogliere il suo interesse. «Un’aquila?»

L’Erborista si strinse nelle spalle. «Lo spero.»

Tacquero, temendo di dare consistenza al loro sospetto solo al parlarne. Il canyon era troppo stretto per permettere il volo al suo interno, ma un buon paio d’occhi poteva seguire i loro movimenti anche da lontano.

Trascorsero alcune ore prima che l’Erborista facesse cenno di svoltare. Akira seguì le istruzioni, notando che la pendenza stava aumentando verso l’alto: raggiunsero un passaggio a tornanti che si inerpicava lungo uno dei fianchi del canyon. Giunti a cielo aperto si guardarono attorno, constatando con sollievo di essere soli.

«Poco distante c’è una frattura nella roccia: una specie di grotta. È stabile e sufficientemente grande per ospitare noi e il falco delle sabbie. Domani scenderemo dal massiccio, l’ultima parte sarà più facile: la pianura ci attende a mezza giornata di viaggio.»

Akira controllò la posizione del sole. «Una buona notizia. Mancano un paio d’ore al tramonto e ti confesso che non mi sentivo tranquillo al pensiero di trascorrere la notte sul cornicione.»

Raggiunsero la spaccatura in breve tempo e il Ka constatò che la memoria dell’Erborista non l’aveva ingannata. Condusse il falco delle sabbie all’interno della caverna occultandolo da sguardi indiscreti.

L’arrivo del buio non era l’unica cosa a preoccuparlo. Avere un rifugio avrebbe permesso loro di contrattaccare in caso di pericolo; era deciso a vendere cara la pelle e a sfruttare ogni proiettile che Jeff gli aveva consegnato assieme alle armi. 

Serie: Gli Occhi del Drago


Avete messo Mi Piace3 apprezzamentiPubblicato in Fantasy, Sci-Fi, Young Adult

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Discussioni

    1. Ciao Dario 😀
      Credo che sia il conflitto che noi tutti viviamo fra ragione e sentimento.

  1. Finalmente un brano un po’ più tranquillo per i nostri tre beniamini, anche se il pericolo è sempre allerta.
    Mi piace come hai descritto il tuo mondo, il canion e la conformazione del paesaggio che ci appare di sfuggita dall’abitacolo del mitico Falco.
    Al prossimo episodio

    1. Ciao Alessandro, come ben dici il pericolo è il allerta!
      Mi rende felice che il Falco sia diventato mitico: magari omologhiamo il modello e lo registriamo ;D

  2. Ciao Micol, ciò che mi ha colpito di più in questo episodio – anche più dele descrizioni paesaggistiche accurate, che mi piacciono sempre – è il modo in cui conduci il dialogo tra Akira e Lenore, si percepisce una certa tensione, con L’erborista concentrata nella missione, intenzionalmente criptica nel rivelare ciò che ha in mente per Diana, ed il ka che cerca di tastare il terreno con lei con frasi che suggeriscono quanta sarebbe bella una relazione..
    Mi preoccupa un po’ il modo in cui lei glissa su queste mezze frasi di lui!

    1. Ciao Sergio. Prima o poi tutti i nodi verranno al pettine, ma a questo punto Akira non deve più temere i silenzi dell’Erborista. Le riflessioni di Lenore avranno spazio (penso nella terza serie) al momento di decidere il destino di Diana. E quello di tutti loro, perchè ognuno ha un passato con cui mettersi in pace

  3. “Ocra, magenta e oro, giocavano sovrapposti creando striature nei blocchi di roccia sedimentaria.”
    Immagine decisamente verosimile! Si vede che conosci bene ciò che descrivi, che racconti le cose con cognizione di causa!

    1. Ho sempre voluto attraversare un canyon, ma purtroppo non sono mai riuscita a realizzare questo desiderio. L’ho visto da lontano, sopra un aereo, quando sono andata a Las Vegas per una pazza vacanza di qualche giorno. Niente slot, quando io e mio marito eravamo giovani e “scapestrati” (prefiggendoci sempre un budget e lasciando a casa portafogli e carte bancarie), eravamo attratti dalla roulette. Poi, diciamocelo. Las Vegas è bella da vedere solo passeggiando

  4. Bene! Una buona notizia: hanno trovato riparo per la notte. Anche io mi preparo per andare a dormire dopo questa traversata nel deserto.
    Al prossimo episodio.

  5. “Una volta nel canyon avrebbero proseguito il loro viaggio in direzione nord est, aggirando Histora fino a incontrare il fiume Jasgad.”
    Sono bellissimi i nomi delle località che inventi😃