Il Cavaliere della Luna

Dopo un viaggio durato mesi, stanco e martoriato, Sinfeno l’Oscuro s’inoltra in una buia foresta in cerca di ristoro. L’aria è fresca, pulita, gli sfiora il viso con delicatezza; in bocca ha il sapore di vecchi ricordi che fanno ancora sentire il pesante fardello del fallimento. Tuttavia, il suo cuore seguita a sussultare, ad accogliere il frutto di ogni passo esistenziale; il riposo è solo l’ultimo atto di una dura battaglia combattuta strenuamente, tale da lasciare segni indelebili nella sua coscienza e scuotergli l’anima nel profondo. La lama della Luna, lunga e luminescente, brilla al richiamo delle stelle alte nel cielo. Gocce annerite attraversano l’arcana scanalatura arrecanti parole incise nel buio di una notte senza fine:

“La morte del cuore segna la rinascita della vita”.

Le stille bagnano la candida erba che, nel frattempo, danza e fruscia al soffio del vento proveniente da terre lontane, da Nord; Sinfeno, gli occhi stanchi e le membra doloranti, si volta verso le montagne alle sue spalle. L’ultimo scontro è stato il più duro: sofferenza per ogni colpo ricevuto, gaudio per ogni stoccata sferrata. Una lotta eterna contro forze disumane, laddove dominano istinto, amore, irrazionalità; una danza infinita, in cui i dolci sentimenti lasciano spazio alla crudeltà della collera, della gelosia e del rancore. Entità mostruose, ma effimere, imbrigliate dal candore di un amore dalle parvenze imperiture. Lei, Meraviglia epigona di ogni realtà, ben presto divorata dallo spettro idealizzante di un sogno andato oltre l’umana concezione. Sì…. dentro di sé Sinfeno porta la massima divinazione di una mortale, sottratta alla Verità razionale e mutata in fantasia immortale capace di appagare ogni categoria del suo Spirito. Tragico errore, figlio dell’essenza da Cavaliere con cui è stato marchiato sin dalla nascita: una maledizione. Alza lo sguardo e fissa la Luna, Protettrice della luce che squarcia l’Oscuro vincolo degli Abissi. In quel preciso istante, il ruggito titanico del passato lo fa trasalire sino a tramortirlo. Sinfeno lascia cadere la spada e s’inginocchia. Abbassa il capo; serra le palpebre. Lacrime lucenti lo avvolgono, bagnando una distesa di vicini tulipani che, per magia, si colorano di bianco. La purezza del cuore, però, nulla può contro la forza del destino infausto, crudele. Ingiusto. I ricordi diventano all’improvviso linfa per il tetro oblio che avanza, mentre all’orizzonte nuvole grigie portano in grembo mille tuoni pronti ad uccidere… 

…Corpo… 

…Mente… 

…Anima. 

Sinfeno, con le guance ancora imperlate, afferra la sua spada, e l’incisione s’illumina allo schioccar di un fendente nel vuoto. Infine grida, ultimo respiro interiore di un Cavaliere ancora in piedi, piegato ma non ancora abbattuto.

Non mi arrenderò mai!

Nessuna replica, nessun rimbombo di tuono.

Solo…

…Un turbine impetuoso che s’infrange sul petto del Cavaliere, scagliandolo nelle vastità insanguinate della sua ultima lotta: il potere delle memorie, residuo baluardo prima della follia più completa.

Sinfeno, stordito, si ridesta su un’alta scogliera. Le onde spumose fiaccano le pareti della nuda roccia; il fragore del mare echeggia severo per tutto lo scenario, quasi ad infrangere le dimensioni immense dell’universo. Era un vicolo cieco, impossibile da superare. L’unica via di scampo? Gettarsi tra le agitate braccia di quelle acque tormentate. Col coraggio in una mano e l’elsa della sua arma nell’altra, Sinfeno si tuffa, scinde l’aria in miliardi di molecole consegnate agli ululati del vento e trapassa l’oscurità del mare. Nessun abbraccio liquido: solo densa pece che lo intrappola, lo avviluppa. Lo sommerge. Strana reminiscenza, frammento sfuggito alla logica del tempo passato. Il Cavaliere si guarda attorno: alberi spogli, rachitici residui di una natura inferma; putridi cadaveri che ciondolano al gracchiar di cornacchie svolazzanti; fantasmi di un’umanità, tartassata dalla falsità, che urlano la loro fede all’empietà del bene abbruttito dal dolore. Infine, al di là di un’alta muraglia di rovi e morti aggrovigliati tra loro, scorge una flebile luce, un raggio di speranza. Sinfeno prova a camminare, compie uno sforzo immane. Col cuore. Con l’anima. La spada della Luna, infusa della stessa energia di chi la possiede, emana un bagliore verde. La forza del sentimento vìola le catene di quel nulla; eppure qualcosa continua a trattenere Sinfeno: una voce cavernosa, tenebrosa, ma calma. 

Dannazione e sofferenza ti attendono oltre i confini di ciò che conosci…

L’ambiente s’infiamma all’istante per poi spegnersi di colpo. Una cascata di plumbea cenere accarezza l’obbrobrio di quel creato ignorato persino da Dio; Sinfeno ne sfiora un fiocco che si scioglie all’istante. La morte non incontra la vita: la sotterra.

Non importa! Per Lei attraverserei gli eoni di tutti i tempi e affronterei gli abomini di ogni esistenza… di ogni realtà… e i sogni riempiranno il fiore del nostro amore!

Il Cavaliere della Luna grida, sbraita, inveisce contro gli echi del fato maledetto. Corre, s’abbatte contro le nefaste creature affettando senza pietà per poi arrestarsi. Si piega per l’ennesima volta. Grande è la fatica, immense le ferite che lo divorano incessantemente.

NO! NON ADESSO!

L’uomo evoca quel poco che gli resta; la luce all’orizzonte diventa sempre più tenue. Sinfeno fissa il baluginare smeraldino della lama. Nessuna scelta: solo in lei è riposta la vittoria. Trafigge se stesso al petto; sangue nero sgorga da ogni orifizio; a mani giunte, capo chino e all’estremo di tutte le pene, recita una triste litania:

“O cara Luna che guidi il mio cammino, 

sacrifico me stesso e consegno la mia vita a te, 

per l’eternità e oltre.

Luce di ciò che fu e di ciò che sarà…”.

La lama affonda ancora di più; Sinfeno vomita grumi impastati dal tormento interiore; indomito, prosegue:

“…Dai al tuo fedele servitore

Acqua e pane per sfamare il corpo,

Resta alta nel cielo, ma ti prego

Irradia il mio essere di nuova vita

Affinché possa io compiere il Sogno…”.

L’aria diventa elettrica; le tenebre vengono sconquassate dalla furia di un potente lampo che colpisce l’elsa della spada. Sinfeno sgrana gli occhi e sente…

… la vita tornare a pompare al prezzo della sua mera mortalità. Lotterà per sempre e morirà ogni volta, per poi tornare e soffrire ancora senza sosta. Ma nel fluire dei suoi pensieri scorre solo l’anima di quel Sogno… 

…Amore infinito…

Il bagliore si sta per spegnere, i secondi non aspettano nonostante l’eterno rincorrersi delle lancette. Sinfeno estrae la spada dal petto, lasciando in eredità il segno dell’immane sacrificio. Sorride, digrigna i denti e si toglie di bocca il sangue rappreso. Non importa: avrebbe fatto qualunque cosa, persino Donare il suo essere alla Donna che ama più di sé stesso. Afferra la fedele compagna con entrambe le mani e carica contro la muraglia di spine e morte. I fantasmi lo infastidiscono, proprio come la menzogna; i coltelli che brandiscono non sono evanescenti: feriscono, tagliuzzano lembi di carne che, vivida, cade al suolo sciogliendosi al cospetto della rarefazione. Ma Sinfeno non si ferma e abbatte l’ostacolo; quindi dirige la punta verso gli avversari, ruota il busto e li fulmina con un poderoso rovescio. Il filo della spada assaggia l’eterea ebbrezza di vuote creature. Non gli resta che avanzare, solitario, alla riconquista di ciò che ha perduto. Giunge alle porte di un bosco sconfinato, labirintico. Il silenzio lo circonda, ma la luce continua ad attirarlo. E lui la segue, a grandi passi, incurante dei rampicanti intrisi di veleno. Con l’armatura nera ormai ridotta a brandelli, percorre un selciato, a pochi metri dal bagliore, indefinito per gli occhi, limpido per il cuore: Lei attende, abbagliante, splendente. La stradina muta in incubo incandescente, le pietre in tizzoni ardenti che avrebbero distrutto qualsiasi volontà. Non quella di Sinfeno, che continua, protende un braccio e tocca la mano dell’Amata: un battito di ciglia, poi il nulla. Il Cavaliere è sgomento. Non capisce. Infine la Verità. Dinanzi si ritrova una mortale: nuda; semplice; diversa. Sinfeno prova a tastarne la consistenza, ma lei non si lascia prendere. Lo guarda quasi fosse un estraneo: con occhi assenti e sconosciuti, nulla a che fare con le iridi dorate dell’amata. Simili nella materia, non nell’anima. La donna, all’ennesimo e titubante tentativo del Cavaliere, fugge via, lasciandolo in compagnia di una dimenticata Solitudine. Ciò che resta di lei è solo una scia di polvere luminescente che si dissolve al tocco di dita del prode guerriero.

Illusione…

…Sogno…

…Fantasia…

Ecco per cosa ha combattuto. Tutto disciolto come neve caduta in una torrida giornata d’estate. La sofferenza muta in rabbia, rancore, delusione, trasformando a sua volta in incubo i ricordi di quell’Amore. Un’ombra terrificante avente le di Lei sembianze appare, mostruosa immagine di un sentimento ormai irriconoscibile. Sinfeno proietta tutta la sua frustrazione in schiacciate e fendenti, ma l’avversario cresce ad ogni tocco di lama. In un impeto di furore, intravede in terra un piccolo cuore bianco, puro e luminoso. Si ferma e ignora il resto: tutto scompare.

Solo Lui e il Cuore di un Amore perduto. Per sempre.

Lo raccoglie. Tra le mani quel Cuore s’accende, e il calore emanato lo rinsavisce sino a scaldargli l’essenza più intima. All’improvviso, ogni ricordo di quel tenero e intenso sentimento lo assale, e comprende che aveva amato qualcosa che non esisteva, solo e soltanto la proiezione di ciò che desiderava: Amore Eterno.

Sorride; chiude gli occhi; e il Cuore di ogni bel ricordo lo penetra per poi svanire.

Non smettere di sognare, ma non sognare ciò che la realtà mai sarà… 

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Responses

  1. Non smettere di sognare, ma non sognare ciò che la realtà mai sarà… Durante la lettura pensavo, e alla fine questa frase ha confermato quello che pensavo… Ricordo che giorni fa non hai trascorso momenti felici, e a questo punto credo che tu abbia scritto questo racconto proprio in quei momenti, perché si vede a un chilometro di distanza che è VERO! È una magra consolazione, lo so, ma almeno dalla delusione ha saputo trarne un vantaggio: hai scritto un bel racconto; e le descrizioni ben fatte mi hanno portato proprio lì.

    1. Ciao Ivan, e grazie davvero. Hai capito perfettamente: questo racconto è frutto di una mia disavventura esistenziale, sentimentale, accadutami di recente. La consolazione non c’è, nel senso che il tempo lenisce ogni cosa, sovrascrive il passato con cose nuove, e la scrittura mi ha aiutato a cacciare fuori ciò che provavo. Eh si, proprio perché vero, assieme a Cavaliere caduto, è uno dei miei migliori racconti, senza nulla togliere agli altri figli miei… Evidentemente dò il meglio quando sono a pezzi… Beh, ho colmato un po’ di quel vuoto coi vostri commenti, appassionati e vividi! Grazie di cuore❤️

  2. Leggo molto di te nelle gesta coraggiose e nell’implacabile ricerca del Cavaliere, il finale a metà tra speranza e disillusione è una chiosa degna del livello del brano.
    Quando si sale in altro con l’astrazione riesci sempre a mostrare le tue armi migliori, affilate come la Spada della Luna, e guidi il lettore in un viaggio onirico, pieno di simboli e immagini forti e affascinanti.
    Bravissimo

    1. Ciao Ale, in questo tipo di racconto ogni angolo racconta di me e di ciò che ho provato in quel momento. Il fantasy dark è la mia passione, e per questo uso questa base, ma ho voluto condividere con voi un momento infelice. E sono felice che persone come te abbiano avuto il piacere e il tempo per ascoltare la mia anima. Un grande grazie, e felice di averti deliziato anche stavolta😘😊

  3. “Cavaliere Caduto” e “Il cavaliere della luna” sono due racconti poetici che esprimono pienamente il tuo stile, già rintracciabile in altre storie con un sapore più classico.
    Se devo consigliare qualcosa di tuo ad un lettore, senza ombra di dubbio, gli direi d’iniziare con queste due “perle”: ti rappresentano pienamente.

    La tua capacità d’esprimere le emozioni, anche quelle più intime, in pubblico è per me veramente sconvolgente: la dote di una persona con grande coraggio; credo sia anche catartico.

    1. Ciao Raffaele, per me è sempre un onore ricevere questi apprezzamenti e attestati di stima, è fonte di grande orgoglio, proprio perché questo tipo di racconto è parte di me: ciò che avete letto è un pezzo annerita della mia anima, sia in Cavaliere caduto che in questo. A me riesce spontaneo esprimere le mie emozioni su carta, anzi, è l’unico modo per me, perché non sarei in grado di farlo a voce. Grazie come sempre, è un piacere immenso averti tra i miei lettori più affezionati😊

  4. Caro Tony, in confidenza mi permetto di asserire che sembra trattarsi di un racconto autobiografico. Mi sbaglio forse, ma ho avuto questa impressione. L’ultima frase “Non smettere di sognare, ma non sognare ciò che la realtà mai sarà…” ha tutto il sapore di un monito, un monito che lanci proprio per te stesso. Nella vita molte volte siamo “costretti” ad assaporare quel dolore prodotto dai bei ricordi, quel bene che diventa male e si ritorce nello stomaco. Buttare fuori queste emozioni negative attraverso la scrittura è sempre catartico, liberatorio. Dona alla scrittura una veste pura, divina. La penna allora diventa un’arma contro chi ha attentato ai nostri sogni, alla nostra fantasia, al nostro spirito.
    Ora, al di là della filosofia nella filosofia, 🙂 lasciami dire che questo tipo di racconti sembra appartenerti in particolar modo; un genere con cui, oltre a districarti in maniera esemplare, riesci a veicolare dei significati davvero profondi. Sono molti che scrivono questo genere, che tentano di scrivere racconti del genere, ma senza la potenza emozionale che sei riuscito a evocare tu… probabilmente anche di getto.
    Poetica, caro amicone mio, pura poetica la tua.
    Grazie per questo bellissimo viaggio! 🙂

    1. Ciao Peppe, mi commuovi così, è uno dei più bei commenti mai ricevuti, e sono felice che tu abbia in qualche modo condiviso questo viaggio con me😊! Si amico mio, nonostante mi sia servito del mio amato fantasy, ogni visione ed emozione appartengono al mio vissuto recente. È così, ho usato la scrittura per liberarmi dell’odio, della sofferenza verso quel mondo che si spezza e perde ogni sogno e significato, tingendosi solo di nero. La libertà del cuore passa attraverso l’immane sofferenza di quei bei ricordi sbriciolati come cenere al vento… La speranza è che il futuro è sempre un’incognita, nel bene e nel male! Si, è un monito a me stesso, perché devo smetterla di idealizzare ogni amore, ma di trattarlo nel suo essere umano e fallibile… Vedremo! Questo tipo di racconto, scritto di getto dici bene (ma tu mi capisci, parliamo la stessa lingua😂), è il mio pane. Scrivo sta roba da anni, seguendo la mia naturale evoluzione, ma questa è casa mia, casa fatta di dolore, sofferenza e decadenza… Non credo che col sorriso ne sarei capace😂😂😂! Grazie di cuore amico mio. Per tutto, e tu lo sai😉!

  5. Liberarsi dalle catene e lasciare che le emozioni fluiscano libere. Ho letto rabbia in questo racconto, dolore ma anche speranza. Rinascita. Il fato colpisce senza pietà? Noi possiamo solo rialzarci dopo ogni caduta. Ciao Antonino.🙂

    1. Ciao Dario, hai detto tutto. Solo la scrittura poteva racchiudere il pianto e il dolore della mia anima e del mio cuore, e voi siete gli amici che mi avete ascoltato. Grazie❤️, si è vero, possiamo solo rialzarsi, perché non si può aggiustare ciò che si è rotto per sempre!

  6. “All’improvviso, ogni ricordo di quel tenero e intenso sentimento lo assale, e comprende che aveva amato qualcosa che non esisteva, solo e soltanto la proiezione di ciò che desiderava: Amore Eterno.”
    Credo di capire. Sei un grande!

    1. 😊😊😊 Grazie, lo so che hai capito tutto, in questo racconto, ogni parola o gesto non è casuale❤️

  7. “Ciò che resta di lei è solo una scia di polvere luminescente che si dissolve al tocco di dita del prode guerriero.”
    Poetico! ❤️

    1. ❤️❤️❤️ Si anch’io quando l’ho riletto ho detto “porca miseria, potentissimo” 😂😂😂

  8. “Una cascata di plumbea cenere accarezza l’obbrobrio di quel creato ignorato persino da Dio”
    Questo passaggio mi è piaciuto! 😊

    1. Ah, le immagini metaforiche fanno impazzire anche me😊😊😊❤️

  9. “il potere delle memorie, residuo baluardo prima della follia più completa.”
    Le memorie, loro hanno il potere… di liberare, di librarci.

    1. È vero, sono molto importanti, perché ci aiutano a guardare avanti con fiducia, perché non tutto ciò che è stato è da buttare😊

  10. “Lei, Meraviglia epigona di ogni realtà, ben presto divorata dallo spettro idealizzante di un sogno andato oltre l’umana concezione.”
    ❤️

  11. “una danza infinita, in cui i dolci sentimenti lasciano spazio alla crudeltà della collera, della gelosia e del rancore”
    Questo passaggio mi è piaciuto molto! 😍

    1. Sembra che mi droghi, ma non è così, tutto naturale😂😂😂, grazie fratello❤️

  12. “Sinfeno, stordito, si ridesta su un’alta scogliera. Le onde spumose fiaccano le pareti della nuda roccia; il fragore del mare echeggia severo per tutto lo scenario, quasi ad infrangere le dimensioni immense dell’universo”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  13. “Lei, Meraviglia epigona di ogni realtà, ben presto divorata dallo spettro idealizzante di un sogno andato oltre l’umana concezione.”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  14. ” La lama della Luna, lunga e luminescente, brilla al richiamo delle stelle alte nel cielo. Gocce annerite attraversano l’arcana scanalatura arrecanti parole incise nel buio di una notte senza fine:”
    Questo passaggio mi è piaciuto

  15. Ciao Tonino, questo racconto assieme a “Cavaliere Caduto” potrebbe essere l’inizio di qualcosa di più grande. Ogni parola è scritta con sentimento e riesce ad arrivare dritta dritta nel cuore del lettore. Non prosa, non poesia, ma un componimento che le accoglie entrambe. Pensaci

    1. Ciao Micol, quando mi sento sotto scacco e sommerso dalle emozioni, dalla malinconia e dalla sofferenza interiore, è sempre stato questo il risultato. Non potrei mai scrivere questa roba con la serenità nel cuore, ma ci proverò, perché hai ragione, questo è il mio terreno! Grazie come sempre per esserci, cara Micol😊