Il cielo mostrava tante piccole nuvole, a pecorelle, colorate d’alba. Lo sfondo campestre e l’aria pulita mettevano sempre di buon umore la vedova Sicurella.

Serie: Chi ben comincia

VIII

Il cielo mostrava tante piccole nuvole, a pecorelle, colorate d’alba. Lo sfondo campestre e l’aria pulita mettevano sempre di buon umore la vedova Sicurella. Tuttavia quel cielo, quella mattina, era presagio di pioggia, allegoria del ricongiungimento con la terra.

“… perché sei polvere e in polvere ritornerai” pensò la vedova. Non aveva idea del motivo, in ogni modo così fu. Scosse leggermente la testa, chiuse la porta-finestra e si sedette in cucina, scaldandosi le dita con la calda tazzina da caffè. Lo prendeva amaro, per assaporare il vero aroma, a contrario del suo Berto. Dolce anche in quello, che gran signore e galantuomo, le aveva fatto perdere completamente la testa.

La vedova si diede due schiaffetti, non era il momento di volare con la fantasia. Ingurgitò la bevanda, si scottò lingua ed esofago, bevve un bicchiere d’acqua, rigorosamente dal rubinetto, si chiuse per diversi minuti nello sgabuzzino e ne uscì pronta a espletare il suo compito di affittacamere. In un baleno la tavola fu imbandita e la biancheria fresca, pulita e profumata pronta a essere trasferita nella zona notte.

IX

Enea Maroni non poteva osservare quella meravigliosa alba di fine estate. Non che fosse tipo da romanticherie, in ogni caso, a volte, gli capitava di perdersi nei suoi pensieri contemplando la natura, il mondo e riflettendo sulla vastità dell’universo continuando a chiedersi se mai esista, da qualche parte, un’altra civiltà, un altro essere senziente come l’uomo, più o meno sviluppato tecnologicamente non aveva importanza. Lui era convinto di si.

Controllò l’orologio, dopo aver acceso la luce. Per un attimo si era dimenticato di aver dormito in un ripostiglio.

Enea decise che fosse l’ora giusta per scendere al piano di sotto in cerca di qualcosa da bere e mangiare. Il suo stomaco brontolante era pienamente d’accordo. Indossò una delle sue orrende camice a maniche corte rappresentanti i più inverosimili e variopinti paesaggi balneari, un paio di bermuda con le larghe tasche da pescatore, delle infradito e aprì la porta intento a sbadigliare. Un grido lo fece trasalire, mordendosi la lingua.

X

Calogero Maltese, dopo aver soccorso la professoressa Riggi, cercò in tutti i modi di liberarsi dalle sue grinfia. Non aveva avuto nessun secondo fine, era stato attratto dalle grida e voleva sincerarsi dell’accaduto, e nel momento in cui vide l’altro uomo, di cui non aveva idea di chi fosse, in atteggiamento aggressivo, non poté fare a meno di fermarlo e intervenire.

Non avrebbe mai immaginato, il povero rappresentante di materiale edile, rimasto bloccato anche lui, come il giornalista Romano, in Borgobello, a causa di un improvviso sciopero dei mezzi pubblici, di passare una gradevole nottata.

Di certo la Riggi non era un bel vedere, nonostante tutto, sapeva molto bene come soddisfare un uomo, specie se l’uomo in questione era tartassato dal lavoro e non aveva avuto tempo o voglia di un rapporto stabile, una famiglia, dei bambini ad aspettarlo la sera.

Maltese dormiva profondamente quando un rumore lo svegliò, si guardò intorno ma non vide nulla, nemmeno i raggi lunari, coperti da una nuvola. La sua attenzione fu attratta dalla professoressa: russava peggio di un orso in letargo. Il rappresentante provò a riaddormentarsi, cercò di tapparsi le orecchie, di mettere il cuscino sul volto della donna, lo pressò per qualche secondo, poi decise di tornare nella sua camera.

Calogero Maltese sgattaiolò fuori dalla camera. Alla porta era appesa una vestaglia, che finì tra battente e uscio. Controllato l’orario, erano le 2:20, si buttò a letto soddisfatto per come era finito il suo soggiorno in quel piccolo paese di campagna ma preoccupato di non sentire la sveglia il giorno successivo. Per sua fortuna, la mattina seguente, fu svegliato da un grido proveniente dal corridoio.

XI

Salvatore Romano, con la guancia rossa, seguì la neo coppia per le scale, lanciò uno sguardo fino all’uscio della signorina e constatò che i due bisbigliavano. Non bisognava essere un cronista rosa per capire come sarebbe andata a finire quella sera.

La sua ottusa opinione fu confermata: quella donna era una poco di buono, come se le donne fossero qualcosa di vuoto, un involucro da riempire e attendere che il frutto sia maturo per poterlo espellere e di cui, la donna, debba essere l’unica responsabile, nutrice ed educatrice. Se solo avesse potuto, Salvatore Romano, non avrebbe mai dato il diritto di parola, di lavoro e di voto a una donna. Abietto sessista.

In tal caso, non se ne curò più di tanto, quello di cui aveva bisogno era silenzio per tornare a dormire. Lasciò finestra e porta aperta, voleva che l’aria sorresse. Il giornalista aveva un’intolleranza per il caldo, se solo ne avesse avuto la possibilità avrebbe lasciato ben volentieri la sua calda terra. Romano si girò più volte sulla branda cigolante, aprì gli occhi e scattò seduto in cerca dell’interruttore della piccola lampada posta sul comodino. Il lume cadde a terra, la lampadina non si ruppe, ma il tonfo fu forte. Una mano frugò sulla parete fino a trovare l’interruttore: «Tutto bene?»

«Che ci fa lei nella mia stanza? Cosa va cercando?»

«Nulla. Ho sentito un rumore e mi sono preoccupato» rispose il mago Rullo.

«Lei era già lì, l’ho vista. Adesso vada via!»

Alla vista del fare bellicoso del giornalista, il signor Rullo si dileguò, proprio come in uno dei suoi decantati trucchetti da mago. Di contro il giornalista, dopo aver riposizionato la lampada al suo posto, spenta la luce principale e chiuso per bene la porta, non riuscì più a chiudere occhio e la mattina successiva, il grido dal tono femminile proveniente dal corridoio lo fece tagliare mentre si radeva.

XII

Essere un mago, o spacciarsi per tale, sicuramente comporta un certo tipo d’essenza, una personalità eccentrica, ad ogni modo si deve possedere un grosso ego. Le uniche cose grosse che, fino a quella mattina, aveva dimostrato il signor mago Rullo furono le penose figuracce.

Per primo l’abbandono della signorina Riggi, fuggendo, codardo, all’aggressione, tra l’altro da lui avviata. Poi la presunta sbirciatina nella stanza del giornalista, alla ricerca di cosa non si sa. Tuttavia lui se ne infischiava, di quello che diceva la gente non gli interessava, andava dritto per la sua strada, senza guardare in faccia a nessuno, senza farsi ferire, senza dare peso alle parole catapultate addosso. Chissà, forse aveva trovato il giusto equilibrio, il giusto modo di vivere, probabilmente vivono meglio le persone etichettate frivole rispetto a quelle responsabili. In ogni modo lui si denudò dei panni di mago, si buttò sul letto, senza nemmeno disfarlo, chiuse gli occhi e iniziò a respirare profondamente: dormiva.

Nemmeno il trambusto creatosi in corridoio dopo il grido della signora Sicurella fu in grado di destarlo. Al contrario, i pugni ben assestati allo stipite della porta lo strapparono al suo mondo onirico. Stropicciandosi gli occhi si recò verso l’uscio della sua camera e con grande stupore si trovò davanti al maresciallo Primo Maroni.

XIII

“L’efficienza prima di tutto!”

Se lo ripeteva sempre il carabiniere Nardò e cercava sempre, in ogni ambito, di dare il suo massimo, di essere un bravo carabiniere, un buon uomo, e anche un ottimo amante.

Il primo servizio del maresciallo Maroni doveva essere privo di intoppi, tutto doveva filare liscio e Nardò non avrebbe permesso a niente e nessuno di far andare storto quel giorno. Aveva preparato la caffettiera, doveva solo accendere il fuoco, aveva comprato dei cornetti freschi al forno vicino la caserma, aveva rassettato e pulito tutto meglio di una casalinga e sopratutto meglio della signorina Fortuna, la ragazza che quotidianamente si recava in caserma per spazzare, spolverare e lavare. Aveva deciso che l’avrebbe mandata via nel momento stesso in cui avrebbe messo piede in caserma: “Non c’è bisogno dei suoi servigi oggi, signorina” pensava di dirle il carabiniere Nardò. Purtroppo per lui, non sempre quello che sogniamo o immaginiamo va per come lo avevamo programmato.

Squillò il telefono. Il carabiniere Nardò rispose. Nel frattempo arrivò l’appuntato Spillo, in compagnia della signorina Fortuna, che stranamente era molto puntuale. Due cose caratterizzavano la signorina: il pettegolezzo e il ritardo.

Spillo e la signorina entrarono in cucina, accesero il gas. Nardò si fiondò e farfugliò qualcosa di altamente incomprensibile, tranne il nome del brigadiere Crimi, poi si catapultò veloce come un fulmine fuori dalla caserma.

Il carabiniere iniziò a suonare al campanello dell’appartamento del maresciallo. Primo Maroni si affacciò al balcone in canottiera e pantaloni lunghi slacciati: «Che succede, Nardò?»

«Ha chiamato suo fratello, dobbiamo correre. Un omicidio.»

«Mio fratello? Omicidio? Al primo giorno?»

«Maresciallo, sa come si dice no? Chi ben comincia…»

«Scendo subito» lo interruppe Maroni.

Serie: Chi ben comincia
  • Episodio 1: La comodità dell’elettrotreno era ormai un vago ricordo da quando, 
  • Episodio 2: Le mani del carabiniere Nardò erano sudate e appiccicaticce, l’ansia lo divorava dentro. La prima impressione per lui era tutto, e aveva toppato; 
  • Episodio 3: Il cielo mostrava tante piccole nuvole, a pecorelle, colorate d’alba. Lo sfondo campestre e l’aria pulita mettevano sempre di buon umore la vedova Sicurella.
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    Discussioni

    1. L’umorismo c’è, è voluto, e se è british non lo so, però ci può anche stare.
      Adesso vado a scrivere il prossimo capitolo, appena sarà online dovrebbe arrivarti la mail, quindi stay tuned 🙂

    2. Oserei dire che questo è un racconto poliziesco con un pizzico leggero di umorismo british.
      Sono curioso di proseguire la lettura.
      Secondo me verrà fuori un bel lavoro. Continua così.

    3. “«Ha chiamato suo fratello, dobbiamo correre. Un omicidio.»«Mio fratello? Omicidio? Al primo giorno?»«Maresciallo, sa come si dice no? Chi ben comincia…»”
      😂

    4. “Tuttavia lui se ne infischiava, di quello che diceva la gente non gli interessava, andava dritto per la sua strada, senza guardare in faccia a nessuno, senza farsi ferire, senza dare peso alle parole catapultate addosso”
      Ha un bel carattere. Mitico.

    5. “Essere un mago, o spacciarsi per tale, sicuramente comporta un certo tipo d’essenza, una personalità eccentrica, ad ogni modo si deve possedere un grosso ego. Le uniche cose grosse che, fino a quella mattina, aveva dimostrato il signor mago Rullo “
      😂