Il circo dei mostri

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione

“Detective?”

Patrick Guilliman riaprì gli occhi.

Alex lo osservava incuriosito: “Và meglio?”

Non si era reso conto di aver perso conoscenza, ma in effetti, la nausea si stava attenuando e così iniziò a porre meno attenzione all’odore tossico intorno a lui.

Tuttavia la vista era ancora leggermente appannata.

Provò a chiudere e riaprire gli occhi, diverse volte, ma il gesto non sortì alcun miglioramento.

“D-dove siamo?” Domandò guardandosi attorno.

“Dall’altra parte dello specchio.” Rispose Alex.

Patrick Guilliman tentò di alzarsi ma avvertì un improvvisa stanchezza che gli impedì di muoversi.

Sentiva gli arti intorpidirsi.

Guardò verso il basso.

Le sue braccia erano come inchiodate lungo i braccioli della poltrona ammuffita.

“Non agitarti detective.” Disse a quel punto Alex: “Qui le cose funzionano in maniera differente.”

“S-sono morto?”

“No che non sei morto!” Esclamò Alex, con una fragorosa risata: “Non ancora per lo meno. Prima vorrei divertirmi un pò. Hai preso i proiettili vero?”

Guilliman guardò istintivamente verso la tasca del cappotto, senza rispondere.

Alex sorrise.

“Bene…” disse alzandosi in piedi: “Sei stato davvero bravo, devo ammetterlo. Una parte di te voleva credere a Robbie, ma poi la razionalità ti ha costretto a soffocare quell’idea. Non potevi certo permetterti di seguire il tuo istinto giusto? Come hai fatto quella volta col signor Morris.” Alex scosse la testa in segno di diniego.

Patrick Guilliman venne investito dal ricordo di Theodore Morris, l’uomo che aveva arrestato ingiustamente tanti anni prima.

“Sai cosa accadde al povero Morris?” Domandò Alex inarcando un sopracciglio.

Si udirono dei passi nelle vicinanze.

Una nuova ondata venefica assalì l’olfatto del detective.

Un odore pungente di marcio e urina lo devastarono.

Guilliman chiuse con forza gli occhi nel tentativo di reprimere quel puzzo insopportabile.

Un uomo fece ingresso nella sala: “Buonasera detective, che gentile a farci visita.”

Patrick Guilliman riaprì gli occhi e quello che vide lo colpì più del tanfo repellente.

In piedi, di fianco alla poltrona dove era seduto Alex, c’era Theodore Morris.

Indossava un paio di boxer a righe e una canottiera bianca, parzialmente coperta da una vestaglia marrone. Calzava delle pantofole nere e con una mano reggeva un bicchiere pieno per metà di un liquido ambrato, mentre teneva l’altra infilata nella tasca della vestaglia.

“Posso unirmi a voi?” Domandò con un’espressione sorridente.

“Accomodati, Theodore.” Rispose Alex.

L’uomo sedette su un’altra poltrona.

Il grammofono riprese a suonare un triste blues.

Patrick Guilliman assisteva alla scena, incredulo. Era come se si trovasse al cospetto di due gentiluomini, che si scambiavano frasi gentili, all’interno di un macabro fumoir.

Iniziò a dubitare delle sue facoltà mentali, mentre li guardava sorridersi a vicenda.

“Allora, qual’è l’argomento della conversazione?” Chiese Morris sorseggiando il suo liquore.

“Io e il nostro detective qui presente, parlavamo proprio di te mio caro Theodore.”

“Ma che sorpresa! Ah ah!” Esclamò Morris con ironia: “Positivamente, voglio sperare.”

“Chiedevo al nostro detective se fosse a conoscenza della tua sorte.”

“Oh lasciamo stare, perché pensare a queste cose! Io suggerirei un brindisi piuttosto, siete d’accordo?”

“Mi sembra un’ottima idea!” Esclamò Alex, guardando Guilliman.

Theodore Morris si diresse verso un mobile, sfuggito all’attenzione di Patrick Guilliman e versò del liquore da un elegante bottiglia, in due bicchieri, porgendone uno ad Alex e l’altro. Guilliman.

Per farlo l’uomo di avvicinò al detective sorridendo e Patrick Guilliman avvertì di nuovo quell’odore fetido di urina stantia quando Morris si chinò su di lui mettendogli il bicchiere in mano.

“In alto i calici!” Disse poi a gran voce.

Contro ogni volontà il braccio di Guilliman si tese verso l’altro e tutti e tre fecero scontrare i loro bicchieri producendo un intenso tintinnio. Non aveva intenzione di berlo, ma non riuscendo a controllare i suoi movimenti, si trovò il bicchiere poggiato sulle labbra e dovette trangugiare qualsiasi cosa vi fosse contenuta.

Avvertì un intenso calore mentre il liquore scendeva per la gola e arrivava allo stomaco.

Sollevò lo sguardo confuso verso gli altri due.

“Guarda guarda! Il signor detective non regge l’alcol.” Disse Alex ridendo.

“Oh si, divertente!” Intervenne Morris ridendo a sua volta. L’uomo poi sollevò il braccio sinistro e guardò il polso: “Accidenti, com’è tardi!” Disse infine, sebbene non indossasse alcun orologio: “Sarà meglio che vada ora.”

L’uomo scolò con un sorso il suo liquore e poi si alzò, guardando Guilliman con un’espressione assonnata.

Il detective lo vide dirigersi verso il corridoio, ma accadde qualcosa che lo inorridì.

Dall’oscurità del soffitto notò il capo di una corda, spessa e nodosa, scendere lentamente fino a toccare terra.

Theodore Morris la afferrò e in pochi istanti formò un nodo inconfondibile.

Un cappio.

“Ma che diavolo…” sussurrò Guilliman.

Il detective spostò lo sguardo verso Alex, il quale osservava placido la scena, con le mani incrociate sulle gambe accavallate.

Theodore Morris si mise il cappio al collo e strinse il nodo: “Arrivederci signori.” Disse infine.

Improvvisamente la corda si tese con violenza come se qualcuno, all’altro capo, la stesse tirando con una forza inaudita, sollevando l’uomo impiccato. L’espressione di Morris cambiò repentinamente e gli occhi strabuzzarono dalle orbite mentre soffocava. Una macchia scura comparve sui suoi boxer e colò sul pavimento, formando densa una chiazza giallognola.

“Cristo!” Patrick Guilliman urlò scattando in avanti, ma incapace di muoversi.

“Non reagire Patrick, te l’ho già detto.” Disse Alex: “Goditi lo spettacolo.”

Il detective osservava i violenti spasmi del corpo appeso di Morris, fino a quando cessarono e il corpo rimase inerte.

Seguì un attimo di silenzio. Poi Alex prese la parola e disse: “Tutto merito tuo detective.”

“Merito mio?”

“Morris, rimase solo, senza lavoro, senza amici, senza famiglia. Dopo quelle accuse, l’innocenza non fu sufficiente a rendergli la vita un inferno. Ed è tutto merito tuo.”

Patrick Guilliman chiuse gli occhi per reprimere un nuovo moto di nausea.

Una risata echeggiò davanti a lui. Il detective sollevò lo sguardo e vide la testa di Morris, piegata in avanti, iniziare ad agitarsi debolmente, poi sempre più forte e scoprì che era proprio lui a ridere.

La risata divenne un urlo isterico e ora il corpo dell’impiccato si agitava vincolato alla corda stretta attorno al collo, con movimenti violenti e nervosi.

La corda poi, iniziò a trascinarlo verso l’alto e in un attimo Theodore Morris, sparì nel buio, inseguito dall’eco della sua risata.

Patrick Guilliman strinse le mani attorno ai braccioli della poltrona: “Che diavolo vuoi da me?”

Chiese a denti stretti.

Alex sorrise.

La luce nella stanza si affievolì, tanto che il detective, riusciva a malapena a distinguere gli oggetti nella sala.

Avvertì uno scricchiolio proveniente dal corridoio buio e si accorse di alcuni movimenti sulle scale.

Un’ombra discese i gradini, accompagnata da un suono incomprensibile.

Era un sibilo basso e cadenzato.

Guilliman si chiese cosa fosse ma quando vide l’ombra raggiungere la fievole luce del soggiorno, non vi badò più.

Riconobbe immediatamente Franz Mendel, mentre avanzava verso di lui con passo lento e dinoccolato. Indossava lo stesso vestito del giorno della sua morte, ma la cosa che disturbò maggiormente il detective fu la posizione innaturale della sua testa.

Il capo dello psichiatra era completamente reclinato da un lato, tanto da poggiarsi sulla spalla. Ad ogni passo, quel corpo repellente, produceva un sibilo, che sembrava essere il suo respiro ostacolato dalla carotide disarticolata.

Gli occhi di Guilliman tremavano sull’orlo del pianto e della disperazione per l’orrore che provava alla vista di quel corpo ambulante.

Avvertì una sensazione di bagnato sulla manica del cappotto.

Si voltò e vide delle piccole macchie, liquide e schiumose.

Alzò gli occhi e lanciò un grido soffocato.

Alan Longfellow, era in piedi alla sua sinistra e lo fissava con occhi vitrei.

La lingua penzolava dalla bocca senza mandibola, colando saliva sul cappotto del detective.

Non trascorse neanche un istante, che qualcosa lo afferrò per la caviglia.

Patrick Guilliman abbassò lo sguardo e vide il cervello sanguinante e violaceo, che fuoriusciva dal cranio di Lucas Dawson.

Il cadavere del ragazzo lo tratteneva per la gamba e, sollevando lo sguardo senza vita verso il detective, sorrise scrocchiando le ossa della capo e della bocca.

Franz Mendel si avvicinò e lo trattenne per la fronte, premendola verso lo schienale.

Intorno a lui Patrick Guilliman sentiva solo versi gutturali, respiri sibilanti, mani gelide e unte e l’odore nauseabondo della rovina e della morte. Non riusciva a muoversi e respirava a malapena ma sfortunatamente, rimase lucido, in balia di quei mostri orridi.

Ansimava. Ogni muscolo del suo corpo era teso fino all’estremo, per cercare di ritrarsi dalle mani dei cadaveri che lo bloccavano.

Con un occhio vide Alex alzarsi ed avvicinarsi a lui e ai suoi macabri guardiani.

“Che cosa voglio da te?” Gli domandò retorico: “Voglio che resti qui con noi, per sempre.”  

Serie: Cuore Nero - Seconda Stagione
  • Episodio 1: La prima volta
  • Episodio 2: Cenere alla cenere
  • Episodio 3: Il mestiere dell’investigatore
  • Episodio 4: Uno sfortunato incidente
  • Episodio 5: Vecchi amici
  • Episodio 6: Messaggi dal buio
  • Episodio 7: Il confine
  • Episodio 8: A caccia di fantasmi
  • Episodio 9: Dall’altra parte
  • Episodio 10: Il circo dei mostri
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    Responses

    1. Be’, il colpo di scena c’é stato. Da un lato, forse, é il giusto finale, considerata la natura oscura e horror della serie, riuscendo a trascinare il lettore fino alla fine, costringendolo, quando mancano ormai poche righe, a chiedersi ma dove stiamo andando, perché non fa niente, come andrà a finire? Fino alla frase finale, che lascia anche un po’di amaro in bocca, perché dall’altro lato il detective non credo che si meritasse questa fine, nonostante il suo percorso psichiatrico non sia andato nella giusta direzione era comunque tormentato già nel mondo reale, con sprazzi di lucidità assoluta, figli del contrasto con la paura, più stava sveglio meglio era, adesso invece vorrebbe tanto addormentarsi e sperare di tornare, al suo risveglio, alla normalità. Mi sono piaciute molto le scene di descrizione dei “membri” del circo, entrati uno alla volta ma con un climax ascendente che ha saputo tenere alta la tensione. Personalmente non credo ci sia una terza stagione, ma un consiglio mi sento di dartelo, se vuoi continuare a scrivere di questo tuo mondo, il protagonista dovrebbe diventare Daniel Neri, gran bel personaggio, già maturo per una sua degenerazione
      A rileggerti. Ciao

      1. Ciao Eliseo,

        Ti ringrazio davvero tanto.
        Scrivo questa serie da parecchio tempo e mi sono affezionato anche ai mostri credimi! (Anche se non credo si possano invitare a cena :))
        Ad ogni modo, non so cosa accadrà in futuro ma forse il nostro detective potrebbe avere ancora qualche colpo da sparare.
        Grazie ancora Eliseo e a presto!!!