Il condor

Serie: Gianfilippo

Esplose all’improvviso una intensa luce che inondò la stanza. Una luce piena, soffice ed uniforme, che non stava solo permeando le pareti che rinchiudevano Gianfilippo, ma che stava anche investendo lui, illuminando ogni meandro della sua fisicità e rischiarando ogni suo più cupo pensiero.

Era una luce che lo costringeva ad uscire dall’insoddisfazione della sua nobile condizione sociale. Quel penetrante chiarore ravvivava il suo agitato io, catapultandolo in un mondo fantastico, in un viaggio memorabile.

Alzò gli occhi, verso il soffitto, dove un cielo limpido e infinito, semplicemente macchiato, qua e là, da piccole e soffici nuvole bianche, aveva preso il posto a quell’opprimente secolare architrave, che aveva sempre gravato su di lui. Ora la leggerezza dell’aria di quel cielo azzurro aveva spazzato via tutta la pesantezza che gli era quotidianamente compagna di vita, nella quale era involontariamente costretto.

Non era un semplice osservatore di una scena inconsueta, bensì l’unico protagonista, fino a quando le sue orecchie incominciarono a udire un impercettibile suono. Uno spostamento d’aria, a lui sconosciuto, lo stava perforando nell’intimo. Era un debole e piacevole rumore, simile ad un fruscio, a produrre una melodia dalla quale era difficile distrarsi, tanto che lo sguardo ne veniva attratto, come una calamita che punta il suo ago verso il nord del mondo. Era una musica composta anche da un fischio, prodotto di un invisibile attrito tra due particelle d’aria entrate in contatto tra loro. Annunciavano uno spostamento d’aria portatore di cambiamenti. Erano un rumore, un fischio e un suono che si infrangevano dentro di lui laddove la potenza della luce, sprigionata dall’armadio della camera degli ospiti, aveva già aperto una strada di accesso, un varco.

La testa, con un docile ed involontario movimento, si spostò verso la sua destra, sempre però ben in alto, verso quel cielo limpido dal quale non riusciva a staccarsi. Comparve all’orizzonte un enorme rapace. Il suo volo spavaldo e fiero, sospinto dal vento, annunciava potenza e determinazione. Il suo corpo possente, al contatto con la leggerezza dell’aria, produceva il suono che aveva rapito Gianfilippo, nel corpo, nell’anima e nella mente.

Uno stato di benessere, come una funzione matematica direttamente proporzionalmente all’avvicinarsi di quel possente Condor, lo stava permeando ancora di più. La cupezza della sua triste vita, seguendo il principio dell’inversamente proporzionale all’intensità sonora prodotta dallo spostamento d’aria che quelle interminabili ali creavano a contatto con le invisibili particelle d’aria, si stava allontanando.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, direbbe un famoso bambino nel suo mondo fantastico.

“L’invisibile è nutrimento dell’animo”, si diceva un incredulo Gianfilippo dentro quel mondo fantastico.

Era ormai entrato in sintonia con quanto gli stava intorno. La freschezza dell’aria , lui solito a “rinchiudersi dentro”, e l’incontaminata natura, lui abituato in una antica e cementificata città, lo avevano circondato.

“L’invisibile della circostanza è luce agli occhi della coscienza”, raccontava il mondo fantastico, diventato realtà.

Il volo del Condor gli si fece sempre più vicino tanto da costringerlo ad abbassare lo sguardo.

Ma mentre gli occhi lasciarono il cielo per seguire il veleggiamento del rapace, un’altra emozione ferì il fragile spirito di quel ragazzo: una schiera di irregolari vette fecero un trionfale ingresso sul palcoscenico che gli si stava allestendo attorno. Picchi di imponenti montagne col naso all’insù verso il pacifico cielo azzurro, macchiato, qua e là, da qualche piccola e soffice nuvola bianca. Tutte rivolte nella stessa direzione, come ad indicare la via maestra.

Gianfilippo non era più racchiuso tra le quattro insignificanti mura della camera degli ospiti del suo nobile appartamento: un fresco odore di vegetazione, che rivestiva il suo orizzonte, le aveva abbattute.

La neve, candida come le nuvole sparse qua e là nel cielo, colorava alcune sommità della catena montuosa. Il giovane rampollo fu tentato di andare a liberarle, con un gesto di stizza, da quella che a lui sembrava un’oppressione. Accomunava quei cristalli di ghiaccio, che le rivestivano, al gelo che si portava dentro da tempo immemorabile. Non capiva la benevolenza di quell’ammasso nevoso, necessario a completare un ciclo biologico fondamentale per la natura; non comprendeva l’importanza di quelle macchie di colore bianco, nell’equilibrio visivo del paesaggio in cui stava vivendo. Il suo oblio e il suo buio interiore erano ancora troppo presenti per poter accettare piccole, ma piacevoli, sbavature della vita: non tollerava di essere imperfetto, pur consapevole di vivere costantemente in una imperfezione.

Una melodia incominciò a riempire gli spazi vuoti lasciati dalla musica della natura. Il veleggiare del Condor, lo sbattere delle foglie degli innumerevoli alberi e lo scorrere dello scioglimento della neve furono affiancati da un penetrante suono di un misterioso e lontano flauto di Pan.

Si udivano solo le sue note, delle quali era impossibile vedere il dove della loro origine.

Si percepivano, forti, le sue vibrazioni, dalle quali era impossibile rimanere estranei.

Si sentivano gli effetti delle emozioni, con le quali era impossibile intraprendere un duello.

Gianfilippo dovette cedere ad abbandonarsi completamente a quanto lo stava investendo, compresa quella soffice neve minacciosa. 

Non gli fu difficile accogliere la serenità e la pace che la canzone gli stava regalando. Parole che narravano del desiderio di essere condor per dominare il cielo, della speranza di diventare martello per poter battere sull’incudine, della necessità di trasformarsi in foresta per contrastare il grigio avanzare del cemento. 

Era costretto a farsi parola di uno strumento antico che gli permetteva di veleggiare leggiadro come il condor, portato dal vento sopra quelle vette, con gli occhi rivolti nella loro stessa direzione.

Il tempo si era fermato. Lo scorrere delle lancette aveva lasciato il posto al vivere delle emozioni.

Il suo viaggio, però, così come era iniziato dovette concludersi per fare di nuovo posto alla sua triste realtà.

Chiusa l’anta dell’armadio e lasciata la stanza degli ospiti, lo aspettava il nobile letto per le poche ore che gli rimanevano per riposarsi.

Questa volta, il sonno fu sereno perché quel mondo fantastico ancora risuonava nelle sue agitate membra.

Ed una nuova giornata gli avrebbe riservato un altrettanto memorabile e fantastico incontro.

Ma Gianfilippo ne era ignaro.

Serie: Gianfilippo
  • Episodio 1: La torre d’avorio
  • Episodio 2: Il condor
  • Episodio 3: La scuola
  • Episodio 4: Il pappagallino
  • Avete messo Mi Piace2 apprezzamentiPubblicato in Amore, Fantasy, Fiabe e Favole

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    Discussioni

    1. Ciao Claudio, eccomi al secondo episodio di questa Serie che ci illude di poter evadere dalla realtà per poi riportarci bruscamente in un mondo grigio e monotono. Aspetto con ansia e speranza il prossimo episodio.

      1. Tiziano!
        Hai colpito in pieno il senso di questo mio tentativo di descrivere la realtà.
        Ci sono giorni grigi (o bui) che si alternano a giorni pieni di luce (almeno nella nostra fantasia) e, per fortuna, anche a volte nella realtà!

    2. Ciao Claudio, ho atteso di leggere il racconto per potermelo gustare in un attimo di pace, accompagnato da “EL condor pasa”. La musica andina ha sempre avuto un posto speciale nel mio cuore, si ascolta con l’anima e non con le orecchie. Di solito la rifuggo, perché quando sento i flauti mi si stringe il petto in un’emozione tristemente dolce che mi fa piangere. Ricordi ancestrali? Non so, mi capita solo con questo genere musicale. Mi sono immedesimata nel volo di Gianfilippo alla perfezione, sentito le note che in lui hanno portato l’infinita libertà del cielo: grazie alla tua capacità descrittiva. Bella l’idea di abbinare ogni episodio ad un brano musicale. Attendo con curiosità il prossimo.

    3. ?????
      Vorresti già conoscere il finale?
      A parte gli scherzi, il secondo (e ti anticipo anche il terzo) sono introduttivi per poter far partire la storia, che viaggia tra il fantastico, il reale ed il surreale!
      Quello che posso dire è che spesso gli episodi saranno accompagnati dalla musica!
      Grazie per gli apprezzamenti che mi hai fatto…

    4. Ho seguito il tuo consiglio, e ho letto l’episodio ascoltando “El condor pasa”. Il brano mi è piaciuto tanto e ha accompagnato bene la lettura, anche se devo ammettere che mi ha distratto un po’, però ho immaginato bene l’ambientazione anche perché il tuo stile di lettura l’ha descritta bene. Ma alla fine, ora mi chiedo: Claudio, ma dove vuoi andare a parare? Spero di capirci qualcosa in più nel prossimo episodio, ciao!