Il criceto



Una mattina, il signor T. L. Fakka si ridestò da visioni angosciose, poco meno che affini a veri e propri incubi corvini. Nel suo disseppellirsi dal dormiveglia, il nostro si scoprì mutato in un piccolo criceto. Al posto del suo letto, vi era adesso una comoda lettiera ricavata dal mais. Inoltre, egli non si trovava più nella sua stanza ma addirittura in una gabbia in metallo. La gabbia era divisa in tre compartimenti, collegati gli uni con gli altri da due scalette, sempre in metallo: piano terra o piano primo, quello della lettiera; piano intramezzo, nel quale facevano bella mostra una ciotolina e un beverino; piano terzo, dove si spandevano una ruota e dei tubi. All’esterno della gabbia, poi, solo lezzo, nebbia, fumi e ombra. La gabbia sembrava in sostanza sospesa nel nulla, empiastrata alla stregua di un impiccato nel bel mezzo di questa vaporosa caligine.

«Che cosa mi è successo? Sto fantasticando?», pensò per un momento il piccolo animale, quasi come se conservasse tuttora una parvenza di accorta umanità. Eppure, non rimembrava nulla di quello che era stato, nemmeno se era stato effettivamente qualche cosa. Non era un sogno, però. Ogni cosa era affatto reale.

Il signor Fakka, o, è preferibile, il criceto, pareva in buonissima salute: magro e snodato, respiro silenzioso, con zampine a fusoliera, pelo abbondante, nasino asciutto, occhietti ficcanti, vivaci e lindi. Ciò non ostante, il piccolo roditore non vedeva quasi nulla. Tutto gli sembrava offuscato e ottenebrato dalla spessa coltre. Sceso dalla lettiera, si stropicciò gli occhi e il muso. L’animale, intravedendo per un istante la sua pelliccia marrone-grigia, si spaventò leggermente. Fu una questione di secondi, nondimeno. Pressoché meccanicamente si diresse poi al piano intramezzo, per la precisione al beverino, e bevve; indi, alla ciotolina e mangiò qualche seme. Dopodichè, filando via al terzo piano, entrò spedito nella ruota e cominciò a correre celermente, come un dissennato. Dalla ruota passò poi ai tubi. Al termine dell’esercizio atletico, si diresse di nuovo al piano intramezzo, verso la ciotolina e trangugiò un po’ di verdura fresca e un pezzetto di formaggio. Subito dopo, stanco, si volse al piano terra, puntò verso la lettiera, la raggiunse e si mise nuovamente a dormire.

Quando si svegliò, erano trascorsi tre anni. Sentendo dei rumori giungere dai piani superiori, scese dalla lettiera. Il signor T. L. Fakka, o, sarebbe meglio dire, il criceto, avvertendo la presenza di un qualche estraneo, si diresse immantinente ai piani superiori. Giunto al terzo piano, vide che nella ruota vi era un altro criceto, un maschio come lui, ma di colore grigio con una striscia nera, che la faceva girare in modo velocissimo. Pur essendo più grosso e corpulento del signor Fakka, quest’altro criceto appariva molto più agile. Il nostro signor Fakka, ormai adulto, abituatosi a vivere da solo, rifiutava un qualunque coinquilino, soprattutto se maschio. Ed ecco che, immediatamente, senza tirarla per le lunghe, il signor Fakka si lanciò contro il coabitatore. I due cominciarono a lottare in modo crudele e feroce. La lite violentissima si concluse con la morte del criceto di colore grigio con una striscia nera. Dopo di ciò il nostro stesso criceto marrone-grigio entrò nella ruota e incominciò a muoversi rapidamente, come uno scriteriato. Dalla ruota passò poi ai tubi. Al culmine della ginnastica, si diresse di nuovo verso la ciotolina e trangugiò un po’ di frutta fresca e qualche pezzetto di un uovo sodo. Prontamente dopo, spossato, si volse in direzione della lettiera, la raggiunse e si mise ancora una volta a dormire.

Nel mentre in cui si destò, era passato un ulteriore anno. Udendo degli strepiti giungere dai piani superiori, mosse dalla lettiera. Il signor T. L. Fakka, o, a preferenza più opportuno, il criceto, percependo la presenza di un qualche estraneo, si diresse senza indugio ai piani superiori. Giunto al terzo piano, vide che nei tubi vi era un altro criceto, una femmina, di colore grigio-rossiccio, che faceva un po’ di attività ginnica, muovendosi come se scavasse tunnel sotterranei. Il nostro si avvicinò, entrò nei tubi e iniziò pure lui a fare ginnastica. Subito dopo i due si indirizzarono al piano terra, si infilarono nella lettiera e si accoppiarono. Dopo l’amplesso, nella medesima lettiera, i due principiarono a combattere in modo spietato e disumano. La brutale contesa si chiuse con la morte del criceto di colore grigio-rossiccio. Al termine della lotta, il signor Fakka si avviò di nuovo verso la ciotolina, al piano intramezzo, e ingollò un po’ di carne scottata; quindi, pressoché meccanicamente, al beverino e bevve. Immediatamente dopo, svigorito, ridiscese al piano terra, si volse verso la lettiera sulla quale ancora giaceva il defunto criceto femmina grigio-rossiccio, la raggiunse e si mise un’ulteriore volta a dormire, con lei affianco.

Quando si risvegliò, era trascorso ancora un altro anno. Di fianco a lui, sulla lettiera, giaceva un altro criceto, femmina, di colore marrone-grigio. Il nostro signor Fakka la annusò e la leccò. Poi, il piccolo mammifero, non scorgendo quasi nulla, discese dalla lettiera, sfregandosi gli occhi e il muso. L’animale, intravedendo per un istante la sua pelliccia marrone-grigia, si turbò lievemente. Fu una questione di attimi, nondimeno. Pressappoco automaticamente si diresse poi al beverino e bevve; indi, alla ciotolina e mangiò del cibo non fresco con qualche batterio. Dopodichè, portatosi al terzo piano, entrò nella ruota e cominciò a correre velocemente, come un irragionevole. Dalla ruota passò poi ai tubi. Al termine della ginnastica, si diresse di nuovo verso la ciotolina, al piano intramezzo, e trangugiò un po’ di aglio, cipolla, cacao, mandorle e fagioli. Subito dopo, sfiancato, ritornò al piano terra, si volse verso la lettiera sulla quale ancora dormiva il criceto femmina grigio-marrone, la raggiunse, la annusò, la leccò, di nuovo, e si mise un’altra volta a dormire.

Questa volta di una veglia infinita, sempiterna illimitata ed innumera.

[Giugno 2008]



Pubblicato in LIBRICK SCELTI PER VOI, Narrativa

Commenti

  1. Tiziano Pitisci

    Si, mi è piaciuto tanto. Ha solo un enorme “difetto”: quello di indurre il lettore a riflettere sul senso della propria vita e sul fatto che, come degli animaletti in cattivitá, la vita di ciascuno di noi a un certo punto prenda una piega inesorabile, fatta di routine e tappe obbligate da cui piú passa il tempo e più sembra difficile evadere; ed a cui – ed è questa lamcosa peggiore – ci si può addirittura assuefare.