Il Cuore dell’innamorata — La leggenda 

Serie: Due sorelle, un destino


La giovane Jasmine, ancora immersa nelle sue vivide reminiscenze, rievocò passo dopo passo la mitica leggenda de “Il Cuore dell’innamorata”. Quella voce, sommessa e tremolante, condusse i presenti in altri luoghi e in tempi lontanissimi, trasmettendo nostalgia, passione e un pizzico di malinconia; gli odori della cucina erano ancora lì, ad accompagnare parole e gesti in una sinfonia ammaliante. Tutti ascoltarono con grande attenzione, compreso Lydia. Ruriko era esterrefatta: non aveva mai visto la sorella prestar orecchio in maniera così coinvolta nei confronti di una storiella.

*

Tanto tempo fa nelle terre dell’Esinroth, a Nord, esisteva l’antico regno di Volkland; proprio nel cuore di questo reame, sommerso da boschi lussureggianti, stava il piccolo villaggio di Eubia. La popolazione non aveva molto da offrire se non i prodotti di madre terra; eppure la serenità e la gioia non mancavano mai, mentre l’ospitalità abbondava nei cuori di quella gente. Ce n’era uno, però, che errava nella malinconia: quello di una donna di nome Magda, che aveva deciso di rinchiudersi in quella tetra prigione chiamata sofferenza. Le anime di Eubia provarono a destarla dal torpore della disperazione, ma invano: i suoi sogni erano ancora pregni di un grande sentimento divorato dalla furia dell’Avalot, il terribile mare del Nord che, un giorno d’inverno, s’era portato via Adam. L’amore della sua vita l’aveva abbandonata senza nemmeno dirle addio: semplicemente non era più tornato, e l’attesa venne colmata da lacrime infinite. Un giorno, su Eubia, s’abbatté una tempesta furibonda. Le stradine erano deserte, invase soltanto dall’acqua piovana; solo Magda, triste e assente, camminava scalza senza curarsi della pioggia. Dopo un po’, vide un anziano accasciarsi a terra e gemere per il dolore; questi chiese aiuto, ma la donna inizialmente lo ignorò. Poi, spinta da atavica compassione, tornò indietro e gli prestò soccorso. Magda accolse quel vagabondo con molta diffidenza; eppure la bontà dell’anima ebbe la meglio. Passarono i giorni, e lei si prese molta cura del vecchio di nome Grevin quasi fosse un padre. La solitudine sembrava un lontano ricordo: Magda aveva ritrovato persino il sorriso di una volta, e finalmente un nuovo scopo. Tuttavia le condizioni dell’anziano stentavano e, purtroppo, le amorevoli attenzioni della donna non riuscirono a risollevarne le sorti. Così, dopo una breve agonia e in una notte di luna piena, il malato esalò l’ultimo respiro. Magda pianse per tre giorni; dedicò al cielo i suoi rivoli amari e maledisse se stessa al cospetto della solitudine, per poi cadere in un sonno profondo. Lungo la strada dei suoi desideri più profondi, scorse l’ombra del suo amato Adam che correva senza mai volgere lo sguardo all’indietro. In lacrime per la gioia, lo rincorse attraversando una scia di petali di rose nere. Ma sembrava non raggiungerlo mai, una macchia che via via divenne sempre più piccola, sino a disperdersi tra le onde frastagliate delle tenebre. Ancora una volta abbandonata, pianse altre lacrime, inginocchiata e rivolta verso il nulla. Quando alzò lo sguardo per contemplare il buio, vide il volto sorridente del vecchio. La ringraziò sommessamente e, per sdebitarsi di tutto l’aiuto ricevuto, le donò un ciondolo circolare con una pietra rossa in mezzo. Magda, titubante, non ebbe la forza di parlare. Prima di andar via e scomparire, Grevin disse:

«Con questo dono potrai rivedere il tuo caro Adam. Ti concederò un giorno soltanto, dopo di ciò io tornerò a riprendermi quanto ti ho dato. Stringi il ciondolo e invoca il suo nome…».

Dopo quelle parole fu di nuovo il nulla sino al risveglio. Magda, incredula, si ritrovò tra le mani quel monile che brillava; serrò le palpebre e fece quanto dettole dal vecchio. Nello stesso istante in cui riaprì gli occhi, Adam comparve. Si guardarono, stupiti, timidi, ardenti, per poi sciogliersi in un abbraccio lungo e intriso di lacrime festanti. Da quel momento, i due vennero travolti dal turbine inarrestabile dei loro intensi sentimenti; e intanto il tempo parve arrestarsi: attimi intrisi di sensuale eternità. Stettero insieme sulle rive di un fiume, coccolati dal dolce canto degli usignoli. Arrivò infine la sera: consumati dal piacere e dai loro sguardi smarriti nell’amore ritrovato, non si accorsero della presenza del vecchio che li ammirava, assorto e sorridente. Un sorriso beffardo. Il sorriso del fato che spegne ogni sogno anelato.

«Magda… Il tempo è scaduto. Che i morti tornino da dove sono venuti.»

La donna supplicò il vecchio in tutti modi di farle ancora vivere quel frammento d’eternità, invano. Grevin fu irremovibile. E mentre la fiamma di Adam si stava per spegnere per sempre, la donna, accecata dal fervore del desiderio, prese la sua decisione. Ignorò le proteste del vecchio e, con forza incredibile, spezzò il ciondolo in due parti per poi gettarlo, mentre la pietra evaporò dopo aver prodotto una potente vampa. Il patto si spezzò; Adam riebbe anima e corpo, ma la valle fu invasa da un urlo titanico; le membra fragili di Grevin si sgretolarono in un pulviscolo rosso che generò dal niente l’ombra terribile di un drago cremisi. E il destino implacabile si palesò.

«Io, Azaroth il Rosso, ti maledico donna. Maledico entrambi! La mia ira sarà funesta!»

I due innamorati, impauriti, fuggirono in paese. Dopo un potente fulmine, il silenzio regnò sovrano; il pericolo parve solo un lontano ricordo. Trascorsero la notte abbracciati, specchiandosi l’un l’altro negli occhi senza fiatare; infine s’addormentarono cullati dal loro respiro. La mattina seguente, Adam non era più accanto alla sua amata. Magda, nel cercarlo disperatamente, vide con gran sgomento la sua Eubia avviluppata dalle fiamme; gli schiamazzi di terrore della gente vennero sommersi dal ruggito furibondo di un maestoso drago dalle squame rosse e scintillanti. La creatura librava tra le case, intenta a distruggere tutto, per poi arrestare la sua avanzata malefica solo alla vista della donna; sbuffò tre volte, atterrò disintegrando due catapecchie e s’avvicinò a lei. Magda fece per fuggire, ma il drago la ghermì e la portò con sé nelle vicine montagne più a nord. Eubia fu quasi rasa al suolo, e della solitaria Magda non si seppe più nulla. Passarono i mesi, ma la devastazione continuò senza sosta: l’intero regno di Volkland subì la collera della bestia rossa. Fu allora che il giovane re appena salito al trono, Cylen I, decise di intervenire. Impavido e determinato, si diresse verso quelle vette impervie, tra neve e fatica, con il solo obiettivo di riportare la pace. Giovane si, ma con l’immenso potere appartenente alla gloriosa stirpe dei Cacciatori di Bestie nel cuore. Non gli fu difficile scovare il nemico: sembrava aspettarlo. E così sfidò la minaccia sfruttando la sua più grande abilità: la mira. Col suo arco, ricavato dalle rune mistiche di Shen-Li e forgiato dai migliori mastri nani, incrociò le sue frecce azzurre – pregne di potere lunare in grado di penetrare interamente le carni – con le temibili fiammate dell’avversario. La lotta fu serrata: l’arciere, protetto da alcune caverne, combatté strenuamente per tre giorni scoccando i suoi dardi senza sprecare un colpo; d’altro canto, la belva seguitava a bersagliare con grande potenza di fuoco ogni anfratto di quelle montagne. Stanco e con le spalle al muro, Cylen decise di addentrarsi in una di quelle spelonche per rifiatare; il crepuscolo del quarto giorno era appena giunto. Grazie ad un piccolo rombo luminescente, dotato di luce bianchissima e arcana donatogli dalla maga di corte per tale impresa, proseguì lungo una serie di cunicoli. Voleva cogliere di sorpresa l’avversario, ma capì che stava lottando contro un vero dio, e quel pensiero riuscì a scalfire ogni sua certezza. Madido di sudore e affaticato, raccolse le ultime energie e continuò attraversando tenebre e angoli di pura putrescenza. Dopo alcune ore, riuscì ad uscire, ritrovandosi stavolta alle spalle della bestia. Il drago cremisi era immobile e meditabondo: contemplava il biancore della Luna piena. Silenzioso, come un vero cacciatore, il re si avvicinò al nemico ed estrasse la Spada Celeste – imbevuta di gocce lunari – e gli tagliò la coda. La creatura urlò furiosa per il dolore; quindi si voltò, ma non vide nessuno. Solo buio. All’improvviso, da un angolo remoto della piana, una freccia scagliata con impeto colpì l’occhio destro del dragone; quest’ultimo si dovette inchinare alla sofferenza. A quel punto, Cylen lanciò la sua lama in direzione del nemico ferendolo mortalmente al ventre. Tutto parve terminato ma, nel momento in cui il vincitore stava per dare il colpo di grazia allo sconfitto, ecco arrivare Magda di corsa e in preda alla disperazione: invocava il nome del suo amato, “Adam”. La donna, con forza disumana, estrasse la lama fatale, colpì se stessa al petto e condivise tra lacrime e sangue l’immane pena di quel drago; un bagliore intenso avvolse lo spiazzo; infine, dopo un attimo di involontaria cecità, Cylen vide due innamorati baciarsi per un’ultima volta. La coppia scomparve nel nulla, lasciando il frutto gemente del loro amore e un ciondolo a forma di cuore con una pietra cremisi in mezzo; del drago non vi era più traccia. Cylen accolse quella bimba tra le braccia; la chiamò Eyrin e, ammirandola negli occhi amaranto, capì che il destino di quelle terre non sarebbe stato più lo stesso.

Serie: Due sorelle, un destino


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Discussioni

  1. Caro Tony, già dal titolo dell’episodio sapevo dell’enorme portata significativa che avrebbe avuto. Questo è uno dei motivi per cui prima di leggerlo avevo bisogno di tutta la tranquillità di questo mondo. Me lo sono gustato come si deve, con calma e con la mente collegata al mondo magico che hai creato.
    La leggenda che hai architettato, inutile dirlo, è davvero bella. Da una parte epica, dall’altra romantica. Quel romanticismo che non guasta mai. Anzi! Ritrovarmi poi un drago è stata una graditissima sorpresa, queste “piccole” bestiole le amo alla follia. sì, lo so cosa stai per dirmi. Anche tu le ami, lo so benissimo! E si capisce da come hai descritto la leggenda. “Il Cuore dell’innamorata”… titolo perfetto! Come sempre mi hai catturato, le vicende mi hanno preso molto, e questo episodio in particolare mi ha strappato qualche lacrimuccia. Il finale poi è tra quei finali che mi piacciono un botto. Bravissimo, ottima prova! Come sempre! 🙂 Al prossimo episodio, ho una tale curiosità che nemmeno immagini! 🙂

    1. Carissimo Peppe, entrambi facciamo la stessa cosa: per i nostri rispettivi racconti abbiamo sempre bisogno della massima calma, silenzio e concentrazione per calarci nella parte del lettore appassionato e addentrarci nelle nostre storie. Non so il perché, di certo non per semplice amicizia. Penso che le nostre storie abbiano qualcosa in più, e lo dico senza superbia, anche se un pizzico servirebbe, soprattutto quando ci sono i motivi per farlo! Ma… Sto divagando😅! Azione e romanticismo: due motori che accompagnano tanti miei racconti, e che trovano ampio respiro nel mio stile che, può anche non piacere ovviamente, ma io ci metto l’anima e il cuore per renderlo sempre più mio e diverso. Cuore e anima, azione e amore, gli ingredienti perfetti per un bel racconto, e io provo a dosarli al meglio, cercando di migliorare sempre! Eheheh, I draghi sono la mia passione in assoluto, impazzisco per loro, sono semplicemente divini! Anch’io mi sono emozionato nello scrivere questa storia d’amore, questa tragedia fantasy che era parte di un altro racconto e che poi ho ripreso per questa serie. E i finali, beh, ci provo a lasciarvi di stucco, e sono sempre felice quando ci riesco. Inutile dirti che non smetterò mai di ringraziarti per il tuo infinito sostegno e per il tempo che hai dedicato e continui a dedicare a ciò che scrivo, un grande grazie😊! All’ultimo episodio dunque, che spero di pubblicare presto😎😎😎

    1. Ciao Sergio, sono felice che anche la leggenda ti sia piaciuta😊, beh si, il romanticismo tragico in me lo troverai sempre! Grazie come sempre😊😊

  2. Ciao Tonino, mi associo agli altri nel dire che la leggenda è bellissima. Varrebbe per se stessa un’intera serie, cosa che magari vorrai considerare 😀
    Ora ne sappiamo di più sull’origine del cuore dell’innamorata resta da spiegare il senso di “appartenenza” che Ruriko sente nei confronti del monile.

    1. Ciao Micol, perdona l’enorme ritardo😅! Diciamo che era nata come storia a sé, poi l’ho riciclata per questa serie, e sono felice che il tutto funzioni! Vedremo che rapporti ha Ruriko col monile, vedremo😎! Intanto, grazie come sempre per il tuo sostegno 😊

  3. Per commentare questo episodio dovrei evocare Marco Reo (è lui l’appassionato di leggende?). Per quanto mi riguarda, devo dirti che apprezzo quando le storie si arricchiscono con aneddoti, favole e, appunto, arcaiche leggende. Poi diciamocelo, i draghi non deludono mai…?

    1. Ciao Dario, è da un po’ che Marco non si fa vedere… 😂😂😂! Sono d’accordo, le leggende arricchiscono sempre, danno un tocco particolare alle storie, le riempiono di significati e sapori antichi! I draghi? Per me sono i numeri uno😎😎

  4. Molto bella la leggende del cuore, è sempre difficile creare dal nulla una leggenda-favola originale che racconti i miti di un mondo fantastico, ma ci sei riuscito alla grande.
    Anche se purtroppo non c’è stata la mitica Ruriko a fare guai il brano mi è piaciuto o stesso 🙂
    Al prossimo episodio.

    1. Ciao Ale, ti ringrazio come sempre per il tuo supporto! Ho sempre desiderato scrivere una leggenda, doveva essere più lunga ma… Motivi di spazio, lo sai bene! Felice che l’effetto sia riuscito comunque! Ruriko? La rivedrai nell’ultimo epispdio😎😎