Il De Orchibus

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle

   Le luci del tramonto dipingevano di arancione le poche nuvole, che meste si avvicinavano alla città spinte da una leggera brezza.

   Jordan osservava quello spettacolo straordinario, era difficile ammirare qualcosa di così bello a Luna Nascente.

   Col passare dei secoli il piccolo borgo, fondato nel mezzo di un bosco da due famiglie coloniali provenienti dal Vecchio Continente, aveva preso il sopravvento sulla natura, spinto dalla veloce tecnologia coadiuvata dalla magia indigena, sostituendo i variopinti colori offerti dal panorama mozzafiato con il grigio del cemento fino alla guerra dei quattro maghi, portatrice di desolazione, fame e tempi oscuri, ignava e crudele, rivelatrice di bui e immondi segreti, unica nel suo genere e progenitrice di una nuova era, instabile e mutevole.

   Tutto cambiò, nulla era come prima, gli uomini, le creature magiche, le città, il clima, il tempo trascorso e le date, tutto faceva riferimento a quella guerra, come fosse un presente e pesante monito da non dimenticare con leggerezza nonostante fosse stato meglio l’opposto.

   La paura era la regina di quella nuova epoca. Il nuovo Governo Mondiale, guidato da una oligarchia seduta comodamente davanti al fuoco di un camino nel Vecchio Continente, alimentava la paura a proprio vantaggio, fornendole un nuovo regno non fisico: la notte; nessuno poteva addentrarsi nell’oscurità tranne le forze della Polizia Mondiale. L’unica regola vigente durante il coprifuoco era sparare a vista e non lasciare traccia degli eversivi; non era proibita la vita notturna bensì la frequentazione delle strade e ciò fece la fortuna di molti club notturni, tutti facenti comunque capo al principe della notte Skelett, fondatore del De Orchibus.

   Jordan parcheggiò la moto poco distante dal nightclub e s’incamminò verso l’ingresso, si fece spazio tra la fila mostrando il proprio distintivo mentre i buttafuori, grossi orchi verdi dalle maestose mascelle e dalle lunghe zanne, vestiti con pelle di squalo, selezionavano la clientela abbassando o meno la cordicella vellutata rossa. Jordan raggiunse l’ingresso in pochi istanti.

   «Andiamo Jordan! Non funziona più questo giochetto.»

   «Sono in veste ufficiale.»

   «Te ne vai con le buone o dobbiamo prenderti a calci?»

   «Non è uno scherzo. Devo parlare urgentemente con Skelett.»

    L’orco fece cenno al collega di tenerlo sott’occhio mentre lui entrava nel nightclub. Dopo qualche minuto ne venne fuori e afferrato Jordan per un braccio lo strattonò verso l’interno.

   «Vedi di non fare brutti scherzi.»

  «So benissimo che non amate il divertimento voi musoni.»

   In lontananza si avvertiva, ovattata, la musica elettronica.

   Jordan entrò in una cabina armadio sulla destra subito dopo l’ingresso e iniziò a far scorrere le tute in lattice fino a trovare la sua misura, tolse gli indumenti e ne indossò una, l’anonimato era una delle prerogative del nightclub, nessun contatto visivo diretto, tutti dovevano essere uguali e uniformi.

   Le scale di marmo scendevano fino a una tenda, tessuta con squame di drago, che immetteva in un largo corridoio accostato da vetrate che lasciavano intravedere i clienti intenti a consumare sesso ricoperti di lattice nero, con solo gli orifizi scoperti.

   Man mano che Jordan percorreva il corridoio sentiva la musica aumentare di volume fin quando raggiunse una porta dal manico antipanico, l’orco con fare deciso la spalancò; i due vennero investiti dalla musica.

   Jordan non era nuovo alla scena.

   Centinaia di persone intente a muoversi convulsamente al tempo dettato dalla musica elettronica, alcuni lussuriosi si scambiavano piacevoli effusioni sui divani, altri ingurgitavano qualsiasi cosa fosse liquida, altri odoravano il contenuto di piccoli contenitori.

   Jordan seguiva l’orco, che si faceva prepotentemente strada tra la folla.

   In fondo alla sala, il grande parco adibito alle esibizioni era affiancato da due scale a chiocciola di acqua marina magica. Nonostante i gradini fossero costituiti da acqua di mare scrosciante, erano abbastanza consistenti da poter essere calpestati.

   L’orco fece cenno al malgradito ospite di salire. Jordan procedeva due gradini alla volta. Un nodo alla gola gli rendeva la respirazione difficile e tutte le membra vibravano vistosamente; non aveva paura bensì nervosismo. Qualche mese prima che Mafalda lo lasciasse, i due avevano avuto una pesante discussione e mai come quella volta, Jordan, perse il controllo. Tutto il corpo vibrava prepotentemente, talmente forte da non poter reggere nulla in mano né stare in piedi, la normale locomozione era impedita dal tremore diffuso. Il nervosismo lo faceva tremare.

   La rampa di scale terminava davanti un muro apparentemente anonimo se non per un piccolo foglio rettangolare, un sigillo. L’orco lo sfiorò a malapena e sullo sfondo rosso del sigillo apparì una scritta nera nell’incomprensibile e grugnente lingua di quelle belve assetate di sangue e fameliche di violenza. Dietro il sigillo, la parete si aprì scivolando su invisibili binari creando un piccolo varco al centro. L’orco spinse Jordan, che protestò: «Fai piano!»

   Il buttafuori verde si guardò rapidamente indietro prima di sparire anche lui dietro il sigillo.

   La sala che li accolse era completamente costituita di vetro, era possibile controllare la sala che Jordan aveva superato pochi minuti prima e ogni singolo angolo del nightclub tramite un intricata e sofisticata rete di telecamere: i monitor erano appesi agli angoli opposti rispetto all’ingresso.

   Al centro della sala un gigantesco scranno con una abominevole poltrona voltata verso la parete dei monitor, ai lati della poltrona due orchi dentro armature di drago armati di una lancia laser arancione.

  «Come posso esserti utile Jordan?» chiese una voce spettrale.

  «C’è una nuova droga in città, dagli effetti devastanti.»

  «Non mi risulta.» rispose secca la voce.

  «Invece ti dico di si.» disse Jordan cercando di camuffare il suo nervosismo.

  «E da quando la polizia viene a sapere le cose prime di me.»

   Il detective iniziava a spazientirsi, la calma non era mai stata il suo forte. «Smettiamola con i giochetti Skelett, dimmi cosa sai in merito.»

   La poltrona roteò su sé stessa portando alla luce l’enorme scheletro di un orco racchiuso dentro un elegante completo color porpora. Le scheletriche dita erano incrociate su quello che una volta era l’addome e tamburellavano lentamente. «Non so assolutamente nulla su una nuova droga, se fossi così gentile da argomentare meglio la tua tesi eviteremmo di perdere tempo entrambi mettendo fine a questo incontro tanto sgradevole per te quanto per me.» quei paroloni non si intonavano per nulla bene alla figura che li pronunciava.

   Jordan si liberò dalla sua maschera di lattice, alzò una manica e pigiò sul suo bracciale fosforescente, che trasmise l’immagine della vittima su cui stava indagando.

   Skelett trasalì per un attimo. «Quella non è opera di una droga. Ti consiglio di stare alla larga da questa faccenda.»

   «Dimmi di cosa si tratta!» tuonò quasi imperioso il detective.

   «Non mi stai molto simpatico, specie per i casini che combini nel mio nightclub ma un consiglio voglio dartelo ugualmente: stanne fuori.»

   «Non prendo consigli da un mostro.» controbatté Jordan facendo qualche passo avanti.

   Gli orchi puntarono le loro lance verso il detective. Skelett fece segno di abbassare le armi. «Come vuoi. Molto prima della guerra dei quattro maghi io ero un orco ambizioso e assetato di potere, proprio per questo motivo decisi di arruolarmi presso la Milizia Orca. All’epoca cercavamo di contrastare l’invasione degli uomini sbarcati dal Vecchio Continente. Vincevamo battaglie su battaglie fino all’avvento di uno dei quattro e della sua brutta luogotenente: la fata delle vespe. Durante una di queste battaglie avevamo il mago quasi in pugno, espugnato il suo castello, eravamo a un passo dall’acciuffarlo nascosto nella cripta. Proprio in quegli attimi precedenti la gloria, essa stessa ci fu negata dalla fata: bassa, vestita completamente di nero, con la pelle grinzosa e gli occhi più scuri della notte e della morte. Si posizionò davanti l’ingresso della cripta e fece apparire centinaia, forse migliaia, di vespe. Quei maledetti insetti non iniettavano veleno, spruzzavano dall’alto una strana sostanza bianca. La carne iniziò a bruciare e sciogliersi, il dolore era indescrivibile. Fummo costretti alla ritirata mentre le vespe continuavano a bersagliarci. Tutti i miei commilitoni morirono durante la fuga, pure le ossa si sciolsero. Io fui fortunato, riuscii a salvarmi la vita se pur ridotto in questo stato, un semplice scheletro.»

   «Cosa c’entra con il mio caso?»

   «Noi orchi siamo creature magiche, reagiamo in modo diverso alla magia rispetto agli uomini.»

   «Dove trovo questa fata?»

   «Vive esiliata in una dimensione parallela dell’estremo nord. Alcuni dicono sia solo una leggenda.»

   «Una dimensione parallela?» chiese incuriosito Jordan.

   «È raggiungibile tramite un portale. Io posso farti viaggiare attraverso il mio…» aggiunse lo scheletro facendo una pausa volutamente lunga «… ma te lo sconsiglio vivamente.»

   Jordan colse la provocazione, aveva sempre adorato le sfide prima di cadere in quel baratro depressivo che lo teneva prigioniero da diversi mesi. «Mostramelo.»

   Skelett schioccò le dita e nella stanza spuntò una lavatrice. Jordan, stupito, esclamò: «Mi prendi in giro?» Skelett fece cenno di no con il suo teschio.

   «Ho bisogno dei miei vestiti.» quelle parole furono seguite da un altro schiocco d’ossa, gli indumenti si materializzarono sul tavolo dell’orco, Jordan li indossò. «E ora? Come funziona?»

   «Entra, io penserò al resto.»

Jordan scivolò dentro l’elettrodomestico. Skelett chiuse l’oblò, girò un paio di manopole e il cestello iniziò a roteare.

Serie: Detective Jordan: La spasmodica ricerca della polvere di stelle
  • Episodio 1: Tristezza
  • Episodio 2: Intuizione
  • Episodio 3: Il De Orchibus
  • Episodio 4: L’isola di sapone
  • Episodio 5: Lo specchio senza riflesso
  • Episodio 6: Terrore
  • Episodio 7: Dolore
  • Episodio 8: Epilogo
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    Commenti

    1. Daniele Parolisi

      Scusami se ci ho messo tnt a leggerti, permettimi di farmi perdonare con un elogio al punto interrogativo che lasci al lettore conducendolo a mille pippe mentali sul proseguio della storia. Altra nota i dettagli che lasciano intravere caratteri ed emozioni.
      Complimenti anche per come lasci conoscere questo tuo mondo un tassello alla volta senza annoiare.

    2. Isabella Sguazzardi

      Ciao Eliseo,
      mi ha fatto sorridere l’immagine del detective dallo sguardo spento e rassegnato alla vita con la tutina di lattice. Un tocco originale per non rendere banale il locale. Chissà dove lo porterà la lavatrice 😀

      1. Eliseo Palumbo Post author

        Ciao Isabella, scusa il ritardo nella risposta, beh diciamo che dovevo inventarmi qualcosa di intrigante e mi é venuta fuori la tutina, per il seguito ho postato qualche ora fa il nuovo episodio

    3. Giuseppe Gallato

      Orchi, portali, dimensioni parallele, lavatrici DeLorean! C’è di tutto in questo episodio, fantastico! La serie si fa sempre più interessante e con questo finale mi lasci proprio con la curiosità a mille! Dov’è il prossimo capitolo? 🙂

      1. Eliseo Palumbo Post author

        Ciao Giuseppe, scusami anche tu se non ho risposto subito, comunque sono contento che ti sia piaciuta la serie fino ad adesso, il nuovo episodio é stato postato qualche ora fa e mi farebbe piacere un tuo riscontro perché non sono proprio soddisfatto al 100%