Il Dedalo Mentale

Serie: Emotikon

Il bello di girovagare con pantaloni da completo elegante e petto nudo è che nessuno ha il coraggio di avvicinarsi, e nel mio caso, in effetti, era meglio che proprio nessuna forma di vita si avvicinasse a me.

C’era lo spettro nero delle forze dell’ordine ad aleggiare tra le mie paure, e questo mi faceva sentire ancora più criminale di quel che probabilmente ero. Solo un criminale si nasconde e fugge dalla polizia, giusto? Ma il costituirmi mi avrebbe reso meno criminale?

Un omicida che si costituisce è meno omicida? No, pensavo.

E poi, non sapevo nemmeno se ero stato io a… più mi addentravo nel dedalo di ricordi mescolati, più immagini di me in quel maledetto ospedale mi perseguitavano. Non riuscivo ad andare oltre la crepa nel vetro, oltre l’urlo di quella bambina, che spiccava più di tutti gli altri: l’innesco che mi fece capitolare nel mondo nero, in fondo al pozzo, a bagno nel sangue.

Era sangue, sì, in quel momento ne ero certo, e per quello avevo abbandonato la camicia macchiata di rosso. Perché di sangue si trattava, anche se, per qualche motivo, i miei sensi non lo riconoscevano, o ne traviavano l’immagine verso qualcosa di più… delizioso.

Era l’unico termine che mi saltava alla mente: delizioso. E il solo pensare al cotone irrorato di nettare purpureo generava in me l’istinto di contrarre la mia anima e, per qualche istante, di nuovo il mondo assumeva quella strana chiarezza di grigi. Sforzare la mia anima significava, in qualche modo, sollevare il velo e vedere quel che per me era veramente importante: la vita, il sangue.

In un’altra roggia, incontrata lungo il percorso verso Milano, avevo tentato inutilmente di lavare anche il mio corpo, ma gli aloni rossastri permanevano, e qualsiasi individuo con un briciolo di cervello avrebbe pensato al peggio.

E avrebbe fatto bene.

Più riflettevo su quel che mi era capitato all’ospedale, più ero certo di aver compiuto qualcosa di terribile, ed erano le urla delle vittime, i ricordi di quelle urla, in quel terribile pozzo, a darmi conferma. Forse mi aveva colto un raptus… no, qualcosa di peggio del raptus; devono sentirsi così i serial killer, perché più avanzavo attraverso i campi che costeggiavano la strada, più tornava l’ombra del bisogno: il bisogno di avere, di ottenere nuovo nutrimento.

Quando giunsi nei pressi di un ponte, a cavallo di una ferrovia, mi accorsi però che ancora ero ben lontano dal ritorno dell’oblio, e più conservavo le forze nella mia avanzata e meno il vuoto richiamava la bestia.

Alla sommità di quella strada sopraelevata, incontrai finalmente altre indicazioni per Milano, e un grande cartello mi informava in quale località ero: Garbagnate Milanese. Da lì, potevo osservare quel che mi aspettava nel proseguimento del mio ritorno a casa, ma non mi era possibile restar molto fermo, in quanto, se si fosse fermata una voltante, non avrei avuto scampo, e di certo non mi sarei potuto gettare dal ponte.

“Come mi sono ridotto…” pensavo, mentre tentavo di evadere dalle colpe, con il pretesto di difendere la mia famiglia dalla vergogna e altre svolte mentali di comodo.

E proprio quando giunsi alla verità, compresi quanto mi stessi allontanando dalla mia morale, per colpa di qualcosa che non conoscevo. La fame, lo strano bisogno di nutrirmi, era qualcosa di troppo nuovo da potermici lasciar trasportare, senza nemmeno aver un briciolo di fiducia nell’umanità. Lo stress si era dissolto, e potevo analizzarmi con la freddezza di chi può guardarsi fuori dal proprio corpo.

Ero un assassino, avevo ucciso delle persone, colto da una strana frenesia, mai provata prima, e non era certo un caso fosse giunta proprio dopo essere emerso da una fossa.

Solo con l’aiuto delle forze dell’ordine, pensai, avrei di nuovo guadagnato dignità umana; non ero un esperto di medicina o psichiatria. Ero solo un impiegato d’ufficio affetto da qualcosa che non comprendeva, e solo informando le autorità mi avrebbero potuto guarire.

Se avessi fatto finta di nulla, continuai ad elucubrare, avrei potuto fare del male a un vicino o, peggio ancora, alla mia famiglia. Ed è peggio essere considerati un mostro dai propri cari o far sì che il mostro li divori?

Mi sentivo… infettato, da qualcosa, e doveva essere estirpata.

Sì, ammetto di aver pensato all’ovvia origine sovrannaturale della mia situazione; ma, cazzo, credereste veramente di essere vampiri? Se la risposta è sì, cazzo, guardate meno televisione.

Non avevo telefono o altri dispositivi con me, così attesi il passaggio dell’ennesima auto.

Mi sbracciai, agitai le mani in alto e urlai con tutta la forza, ma mi ignorò, e lo fece anche quella dietro, e quella quella successiva, e quella ancora dopo.

Riflettei: io mi sarei mai caricato in macchina qualcuno come ero io, lì in quell’istante?

No, no di certo. Sporco, pallido, mezzo nudo.

Non c’era speranza, ma che altro avrei potuto fare?

“Ma certo…”, balenò un’idea, “… devo solo cercare una stazione dei carabinieri. E lì…”, arrivò il malessere, “… loro sapranno che fare. Devo solo dire la verità.”

Inutile confessare che non ero per nulla convinto delle mie scelte, ma, del resto, ogni buon cittadino lo avrebbe fatto, ragionai.

E io ero veramente un buon cittadino?

Al lato opposto del ponte, dopo una lunga discesa a bordo strada, sfiorando di tanto in tanto il guardrail con le unghie dure, trovai un’importante rotonda: se avessi proseguito dritto, mi sarei diretto sulla Statale Varesina; a sinistra mi avrebbe aspettato una strada verso una nuova zona campestre, mai sentita nominare; e a destra, il centro di Garbagnate, o almeno così interpretai i segnali stradali.

Seguendo la logica spiccia del momento, mi abbandonai all’idea che la stazione dei carabinieri non è mai lontana dal centro di un paese. Qualsiasi cosa fosse andata storta, avrei vinto l’imbarazzo, per chiedere indicazioni a qualcuno.

E non osavo immaginare le espressioni che avrebbero avuto, al mio approcciarmi.

Dannazione…

Serie: Emotikon
  • Episodio 1: Dalla Terra
  • Episodio 2: L’Incrocio
  • Episodio 3: Il Bimbo in Pasticceria
  • Episodio 4: Il Colore Rosso
  • Episodio 5: Il Dedalo Mentale
  • Episodio 6: La Lunga Notte
  • Episodio 7: Sfiorare l’Azzurro
  • Episodio 8: La Materia Rossa
  • Episodio 9: Le Fata Notturna – Finale di Serie
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    Commenti

    1. Antonino Trovato

      Ciao Bellard, ciò che più mi ha colpito è il discorso legato alla morale: il discorso del tuo protagonista potrebbe essere simile a ciò che penserebbe un omicida “per caso”, ossia fuggire o arrendermi, sono buono o cattivo, bene o male… una dicotomia che affligge ogni lato della nostra anima… ok, a parte la mia riflessione, anche questo episodio mi è piaciuto, perché mantiene intatto il fascino del mistero attorno all’intera vicenda😁

      1. Bellard Richmont Post author

        Sono proprio i punti sui quali mi piace portare il lettore: mettere in discussione l’umano e se stesso. “Cosa farei io al suo posto?”
        … e così faccio anche nei miei romanzi. Grazie mille per leggermi e soprattutto per la segnalazione riguardo il testo.

    2. Tiziano Pitisci

      L’immagine più suggestiva è quella del (nin saprei come chiamarlo) che per spera anche solo per un secondo di riuscire a fermare un’auto ridotto in quello stato e nel cuore della notte. I ricordi sono ancora intrappolati in un angolo della mente, il mistero sulla sua vera natura e su quello che ha fatto (o non ha fatto) è ancora fitto…

    3. Micol Fusca

      Ciao Bellard, sbaglio o anche questo racconto fa parte della serie Emotikon? Lo chiedo, perché forse hai voluto creare di proposito un parallelo. In questo episodio il tuo protagonista si fa più pensante: mi ha ricordato un’anima che aleggia sopra il corpo che ha vestito e non riesce a staccare il cordone ombelicale che la unisce a quel pezzo di carne: sono vivo, o sono morto? Proseguo il cammino 🙂

      1. Bellard Richmont Post author

        Ciao Micol, AVEVO pubblicato due serie: Emotiko – di cui questa è la quarta puntata – e Relicta, ma ho rimosso quest’ultima per tenere l’attenzione solo su Emotikon, che sembra piacere molto. Se in questa hai avvertito una leggera differenza nel protagonista, vedrai nella prossima! XD

      2. Bellard Richmont Post author

        Scusami Micol, ho sbagliato qualcosa nel pubblicare i racconti e mi si è sballato l’ordine. Appena posso, sistemo.

      3. Bellard Richmont Post author

        Ok, Grazie all’admin ho sistemato la serie. Dedalo mentale è il capitolo 5 e La Lunga notte è il capitolo 6.