Il desiderio più grande

Serie: Cronache di una Sognatrice

I martoriati sensi di Zaira vennero destati da alcuni suoni, ovattati, distanti, forse frutto della sua mente stordita. La testa le pesava come un macigno, e le immagini apparivano sfocate. Tutto il corpo era collegato ad un petalo gigante, su cui era coricata, attraverso strani filamenti. Provò a strapparli, e un forte dolore le pervase ogni lembo delle carni. Il suo urlo sofferente richiamò l’attenzione di qualcuno, che entrò piegandosi da una porticina tonda. Era una figura nascosta in una tunica verde, e reggeva in mano una bianca bacchetta ricurva.

«Finalmente ti sei ripresa» squillò l’estranea, roteando quell’arnese. «Eri davvero vicina alla morte. Il mio nome è Riza. Per fortuna, i miei fiori fanno ancora miracoli.» Tolse il cappuccio e rivelò il proprio volto. La sua pelle era rossastra, con due occhi color arancio, come quelli di Alina, e due piccoli fori al posto del naso. Una sottile coda gialla le scivolava dalla tunica. Nonostante le stranezze, dallo sguardo trapelava solo serenità.

«Non sforzarti, c’è voluto un po’ per estirpare tutto quel veleno. È stato un bene che Lundlum ti abbia trovata.»

Si avvicinò, giocherellando coi suoi corti riccioli castani, e le tastò il nudo corpo con la calda punta della bacchetta. Magicamente, quei fili scivolarono via. La osservò per bene, quindi annuì.

«Le macchie sull’addome sono scomparse. Adesso puoi rialzarti.»

Con aria rassicurante, Riza posò su un comò di foglie la propria bacchetta, e aiutò Zaira a drizzarsi e a rivestirsi, mirando con muta discrezione il tondo cristallo che le brillava al centro del petto. Per quanti sforzi facesse, la giovane non riusciva ancora a parlare, cacciando solo aria ad ogni sussurro tentato.

«Ti farò tornare io la parola» disse Riza, piegando le labbra in un breve sorriso. La prese per un braccio, sostenendo i primi passi di Zaira sino alla porta. La musica ovattata divenne sempre più squillante. Varcarono l’uscio, inarcando le schiene in avanti, e quando Zaira tirò su il suo sguardo rimase a bocca aperta. Mai si sarebbe aspettata di ritrovarsi in una allegra locanda, illuminata da robuste radici luminescenti ancorate al tetto e frequentata da bizzarri clienti. Erano allietati da boccali traboccanti di spumosa bevanda viola, serviti da grandi farfalle che danzavano sbattendo le loro colorate ali. In un palchetto, alcuni gatti strimpellavano un giocoso motivetto con flauti e violini. Uno di loro, con il muso da duro e un sigaro tra i baffi, suonava il piano.

«Benvenuta al Covo dei Cacciatori!» esclamò Riza, invitando la giovane ad accomodarsi su una seggiola di legno scuro. Il tavolo che si trovò dinanzi era un tondo mosaico pieno di colori sgargianti, sorretto da radici. Riza si avviò verso il bancone, ritornando da Zaira per servirle uno strano intruglio viola. Pizzicava già le narici quando il boccale fu vicino alle sue labbra. La giovane tentennò.

«Bevi! È il mio Fermen! Ti farà bene vedrai!»

Lo bevve, pressata anche dagli altri cacciatori. Indossavano tuniche e armature di ogni tipo, ed erano tanto chiassosi quanto strani, trincando come spugne e ruttando allegramente. Quella bevanda le risvegliò persino le viscere, e se avesse potuto sputare fuoco, lo avrebbe senz’altro fatto. Eppure, dopo il fastidio iniziale, Zaira si sentì rinascere. Entrò pure Lundlum, col suo fil di fumo in bocca, ben felice di rivedere l’umana. Le fece un piccolo inchino, e lei, un po’ imbarazzata, agitò la mano sinistra, sorridendo, in segno di saluto. Riza era ancora ritta vicino a lei.

«Allora,» disse sistemandosi un ricciolo ribelle dietro il suo orecchio «hai parlato con Regina. Che cara amica è stata» aggiunse rammaricata dopo aver scrollato il capo. La giovane annuì, e anche se ancora frastornata, sentiva che le parole stavano tornando al loro posto. Fece un profondo respiro, prima di aprir bocca.

«Si, ma io, sapere di più. Cosa è tutto questo?» balbettò, ancora un po’ impedita. Riza la fissò negli occhi con aria cupa e seria.

«Somnium è il mondo dove le Lacrime lucenti, guidate dalla Luna, vagano alla ricerca del Limbo, luogo dove possono manifestarsi agli uomini, nel cuore della notte, e trasformare ogni desiderio in Sogno. È da tempo che noi cacciatori cerchiamo di proteggere il loro cammino dai divoratori, intenti a corromperle con l’oscurità e mutarle in Lacrime Nere.»

«Perché…loro fare… questo?»

«Per infestare il Limbo, e le notti degli uomini, di Incubi terrificanti. Tutto questo per stravolgere e traviare le loro menti. E solo tu, che nel tuo desiderio hai accolto la supplica di questo mondo, con le Lacrime al petto, puoi impedire la crescita dell’Oscurità, risvegliando la nostra protettrice, Eden. È una fortuna che tu sia qui. Ti accompagnerà Lundlum al Sacro Santuario, lui saprà cosa fare.» Sorseggiò un po’ del Fermen dato a Zaira, e ripulendo le labbra nere con un fazzoletto giallo preso dalla tasca della tunica, proseguì, ancor più rabbuiata, puntandole il suo indice rossastro.

«Se tu fossi finita in mano agli Escalion, persino il tuo mondo adesso rischierebbe la caduta.»

«Non capisco,» replicò Zaira, tra un fischio di flauto e una nota di pianoforte, in preda ai dubbi, nonostante mostrasse segni di netta ripresa «cosa c’entrano i sogni con la realtà? I sogni sono solo…» si fermò e fece spallucce, roteò gli occhi, quindi rimirò Riza «sono solo sogni, fantasie. Vuoi farmi credere che gli incubi possono davvero minacciare la realtà?»

«Non capisci. Le Lacrime non sono solo semplici portatori di Sogni o Incubi, e tu, pur essendo in carne ed ossa, hai un legame profondo, spirituale con loro, perché…»

In quel momento entrò un cacciatore, spalancando il tondo portone nero. Aveva il fiatone, e piegato in due dalla fatica, cercò di riprendersi sbuffando dal suo lungo naso seghettato. Tutti lo guardarono con aria attonita, finché non proferì parola.

«Al di là delle nubi, ho visto avvicinarsi un branco di Escalion in groppa ai loro Nurlok, e…» si fermò un attimo, sospirando «e ho intravisto Kaio tra loro.»

Sgomento e stupore iniziò a serpeggiare tra i tavoli del Covo, e l’allegra orchestrina smise di suonare. Riza e Lundlum, seppur preoccupati, rinfrancarono ogni compagno, spronandoli a prepararsi ad una imminente battaglia, anche a costo di incrociare le lame contro un vecchio amico, che ormai non era più tale. Dopo di ciò, i due abbandonarono quel luogo, lasciando la Sognatrice da sola, interdetta. Approfittando della confusione, Zaira sgattaiolò fuori, e quando uscì da quella specie di locanda, ne ammirò la sua forma, tonda e un po’ schiacciata in mezzo, da cui sbucava un radioso albero adornato da splendidi fiori a campanellino azzurri. Voltandosi, scorse in lontananza i due cacciatori confabulare. Senza farsi notare, si nascose in un fitto cespuglio giallo lì vicino, origliando strani bisbigli.

«Tu sai cosa fare. Porta con te l’umana al Sacro Santuario e sacrifica le sue Lacrime trafiggendola con la tua lama.»

«Non sarà rischioso per lei?» replicò Lundlum, con tono dimesso. Riza non rispose, dandogli le spalle e alzando lo sguardo al cielo. Ma Zaira non volle sentire altro. Pensava volessero aiutarla, e invece volevano sacrificarla in un rituale. Fuggì via dalla locanda, avviandosi in una vicina selva, dove le fronde di alberi altissimi danzavano al ritmo di piccoli girasoli canterini. Nel suo cieco peregrinare, s’imbatté in un grosso felino maculato. Questi parve ignorarla ma, all’improvviso, venne accerchiata da altri felini di svariati colori e dimensioni. I fiori assiepati lì vicino iniziarono a torturarla con una macabra cantilena.

“Questi son i Fallen, chissà se ti mangieran, o si che ti prenderan!”

In realtà i Fallen le fecero tornare in mente il suo gattino, il caro Black, e senza paura si avvicinò ad uno di loro, uno splendido e grande esemplare dal folto pelo corvino e i baffi bianchi, lunghi e sottili. Lo accarezzò, come avrebbe fatto col suo Black. Il Fallen ricambiò facendole le fusa, e gli altri si allontanarono, diffidenti, tornando nei loro oscuri meandri. Zaira visse un momento di conforto, un istante di normalità. Restò da sola, seguendo con lo sguardo quel Fallen mentre si allontanava con passo breve e felpato. I girasoli seguitavano a gorgheggiare al chiaro di Luna, e il vento flebile sospinse la giovane verso le acque di un docile ruscello, dove pesci a forma di lama spiccavano salti scintillanti, creando splendidi arcobaleni grazie al riflesso delle loro coloratissime squame. La tranquillità di quel luogo ameno ebbe il potere di farle dimenticare ogni cosa, e il leggero scroscio di quel rivolo non disturbò affatto il dolce silenzio della sua anima.

«Come vorrei che i miei genitori fossero qui, accanto a me» sussurrò in un sorriso bagnato da una lacrima lucente. Una folata improvvisa le scosse il ciondolante codino.

«Io posso esaudire il tuo desiderio.»

Quella voce familiare attirò l’attenzione della giovane, e quando vide il bimbo dai capelli neri, corse da lui, felice e rinfrancata.

«Allora stai bene! Chissà quante ne hai passate!»

Lui rispose con un lungo e sottile sorriso, abbandonandosi tra le braccia di Zaira.

«Vieni con me. Ti porterò dai tuoi genitori.»

Stretta nella morsa di quell’abbraccio, Zaira percepì a malapena gli ultimi, distorti, sibili, infine si sentì soffocare. Lundlum, avvertito da un compagno, fece in tempo ad ammirare gli occhi di quel bimbo, neri come la pece. Li vide scomparire, avvolti da una lunga fiammata nera.

Serie: Cronache di una Sognatrice
  • Episodio 1: Oltre i confini della realtà
  • Episodio 2: Una lacrima nel buio
  • Episodio 3: Il bimbo che piangeva al chiaro di Luna
  • Episodio 4: Il treno dei Sogni
  • Episodio 5: Cuore Oscuro
  • Episodio 6: Una Rosa nera tra candidi fiocchi di neve
  • Episodio 7: Le lacrime amare di un lontano passato
  • Episodio 8: Il desiderio più grande
  • Episodio 9: Ultima battaglia ai piedi della Luna
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    Commenti

    1. Isabella Sguazzardi

      Ciao Antonino,
      nonostante sia entrata in una locanda “colorata” abitata da personaggi con abilità canore e apparente serenità e frivolezza, ho percepito l’oscurità che la avvolgeva. Tutti i colori li vedevo velati di nero, immaginavo i volti che cantavano con sorrisi ambigui. Mi hai fatto tuffare in un’ambientazione di oscuro colore. Bravo 😊

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Isabella, in effetti il nero è celato ovunque, anche in quella locanda, e i colori, l’allegria, sono sempre sovrastati segretamente da forti tinte oscure. Tim Burton, col suo Alice in Wonderland, mi ha influenzato parecchio, perché anche là, nonostante l’allegria, il dark dominava sempre! Brava lo dico a te, che hai colto questa sfumatura, e per il resto non posso dir altro, se non un grande GRAZIE😊!

    2. Giuseppe Gallato

      Appena ho letto “fermen” non so perché ho pensato subito “non berlo, Zaira. Non lo fare!” Ahahahah
      Che effetto scoprire la sorte che vogliono riservare alla protagonista: sacrificarla per un rituale, altro che sostegno! Povera Zaira, continuamente in balia di nuovi altalenanti emozioni… in un mondo che ancora fatica a decrittare. Non vorrei essere nei suoi panni! Non vedo l’ora di leggere il successivo episodio! 🙂

      Ps. Quanto ho adorato questo passo: “«Somnium è il mondo dove le Lacrime lucenti, guidate dalla Luna, vagano alla ricerca del Limbo, luogo dove possono manifestarsi agli uomini, nel cuore della notte, e trasformare ogni desiderio in Sogno. È da tempo che noi cacciatori cerchiamo di proteggere il loro cammino dai divoratori, intenti a corromperle con l’oscurità e mutarle in Lacrime Nere.»”

      1. Antonino Trovato Post author

        Be’, una volta tanto l’alcol non ha fatto danni😂😂! In Zaira ho voluto ritrarre lo sgomento, il senso di impotenza e smarrimento che prova ognuno di noi nelle situazioni più difficili, o nei luoghi a noi sconosciuti, in cui, nonostante la diffidenza, alla fine ti appigli a qualsiasi cosa che assomigli al termine fiducia. Zaira è buona, anche ingenua, ma non è una codarda, ha solo bisogno di una cosa: consapevolezza. Hai fatto bene a citare quel passo, e mi fa piacere che ti sia piaciuto così tanto, le parole di Riza sono molto importanti, anche se la verità deve ancora venire a galla… e intanto l’oscurità attende…

    3. Dario Pezzotti

      Ciao Antonino, il tuo mondo è pieno di magia, meraviglia e colore! Ti confesso che mi ci devo un po’ abituare, io sono abituato solo ai colori cupi!!!!😂
      Bel racconto, anche stavolta. L’unico “difetto” che sento di farti presente è la protagonista. Zaira, per ora, risulta un personaggio senza particolari guizzi, passivo (come ti hanno fatto presente in un altro commento). Penso che abbia bisogno di tempo per crescere. Detto in parole povere, questa tua serie necessita di almeno un paio di stagioni.😃

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Dario, ti ringrazio come sempre. E chi ha detto che le disavventure di Zaira finiscano con questa serie? Certo che ci sarà un seguito! Forse Zaira è un personaggio sin troppo umano, io al suo posto non so cosa farei, ma tranquillo, Zaira crescerà😁!

      2. Antonino Trovato Post author

        Dario, il tuo bourbon è da ricovero… volevi spedire la mia Zaira nel tuo inferno? Io non sono così cattivo😂😂!

      1. Antonino Trovato Post author

        Su questo hai ragione, ma ho immaginato una ragazza catapultata in un mondo completamente estraneo… Zaira non ha ancora una precisa cognizione di dove si trovi, e le sono successe cose al di sopra delle sue possibilità, anche se ogni tanto ha detto la sua, liberando le Lacrime. Sul finale non dico nulla, ma Zaira avrà modo per prendere in mano la situazione… o quantomeno potrà essere di certo decisiva!

    4. Micol Fusca

      Ciao Tonino, quando ho l’illusione di aver compreso qualcosa la trama rimette tutto in discussione! Il ruolo di Zaira è chiaro, ma chi siano i “cattivi” non è più una certezza. Dal punto di vista della ragazzina tutti: il loro desiderio è quello di “usarla” che il fine sia buono o malvagio poco importa. Leggendo questo episodio mi sono detta che sarebbe bello se le tue “creature” prendessero vita grazie a delle illustrazioni. Ci hai mai pensato?

      1. Antonino Trovato Post author

        Ciao Micol, come insegna il buon Nietzsche, bene e male sono solo due parole, due punti di vista dettati da determinati scopi… di colpi di scena ne vedrai ancora, e si, in questa serie la povera Zaira ha un ruolo passivo, per così dire, forse in futuro si darà una svegliata😂! Sarebbe un sogno vedere i miei personaggi prendere vita in disegni, chissà, con un buon disegnatore (io sono una capra in questo) potrebbe diventare realtà…