Il detective Guilliman

Serie: Cuore Nero

Il ragno occupava l’intero spazio della camera. Enorme e nero, il gigantesco aracnide osservava, con i suoi molteplici occhi, l’uomo che dormiva sotto di lui. La fronte crucciata e gli occhi che si muovevano sotto le palpebre chiuse, disegnavano sul suo volto lo sforzo mentale di un sonno agitato. Avvertiva la presenza del mostro, le sue zampe erano ricoperte di un manto di peli irti come aculei, che fendevano l’aria ad ogni suo movimento mentre il suo respiro pesante, si faceva sempre più vicino. Un verso gracchiante gli giunse alle orecchie. Il ragno era sempre più vicino. Poi improvvisamente, l’orrenda bestia spalancò le fauci umide e…

Lo squillo del telefono lo strappò via dai sogni e lo gettò nella realtà, senza alcun riguardo. Spalancò gli occhi, il ragno non c’era. Aveva il fiato corto e il battito accelerato. Temette di avere un infarto e inconsciamente ringraziò quella chiamata.

Altro squillo.

Si voltò e accese la piccola abat-jour sul comodino.

Altro squillo.

Si schiarì la gola prima di rispondere e poi sollevò la cornetta.

Altro squil…

“Si?” disse con voce roca, “Pat, sono io” gli rispose una voce giovanile ma assonnata.

“Dan, prega Dio che sia per un buon motivo, o…”,

“Hanno trovato un cadavere” lo anticipò il suo interlocutore, “All’interno di uno scantinato di un college in centro”,

“Mmmh…Passa tra mezz’ora” disse sospirando ancora con gli occhi chiusi,

“Facciamo un’ora. Non eri l’unico che dormiva sai?” Click.

Lunedì. 04:30 a.m.

Chiuse la telefonata e rimase a contemplare il soffitto, mentre si chiese se fosse stato meglio continuare a dormire sognando di essere divorato da un ragno spaventoso o essere svegliato per andare a vedere un cadavere in uno scantinato. Un cadavere. Bel modo di iniziare la settimana, pensò mentre si alzava dando un’occhiata fuori dalla finestra. La città era ancora immersa nel buio della notte e gli aloni luminosi dei lampioni ai bordi delle strade. In genere gli piaceva quella vista.

Non alle fottute quattro e trenta del mattino però!

Attraversò il soggiorno, verso l’angolo cottura e premette il tasto ON sulla macchina per il caffè. Una tazza nera con impresso lo stemma della polizia era già pronta ad accogliere la sua medicina preferita, lunga e macchiata. Accese la TV sul canale del notiziario, poi si diresse in bagno con le parole del cronista nelle orecchie,

…il processo durato più di dieci anni si è concluso con l’assoluzione…

attese che il vapore dell’acqua calda si espandesse donando al piccolo ambiente una temperatura “caraibica” e si buttò sotto lo scroscio caldo immaginando di essere sotto una cascata irradiata dai raggi del sole di un posto esotico,

…e ora passiamo alle notizie sportive, il quarterback dei Seagulls……..

Avrebbe dovuto radersi ma non c’era tempo. E poi la barba gli donava, si disse davanti allo specchio.

…una nuova ondata di gelo è prevista per questa settimana…

Si vestì in fretta e prese la tazza colma di caffè fumante, che sorseggiò in piedi davanti alla tv. Un momento di quiete prima di affrontare la tempesta. 

Il citofono suonò. Andò a rispondere, lasciando la tazza semivuota nel lavabo.

“Scendo”.

Agganciò la fondina con la pistola alla cintura dei pantaloni e indossò il parka scuro. Afferrò le chiavi dallo svuota tasche sul tavolo e uscì. 

Il Detective Patrick Guilliman, ne aveva avute parecchie di sveglie simili, ma la cosa che veramente lo mandava fuori di testa, era che non riusciva ad abituarsi. Anche dopo vent’anni, la rottura di palle era, ogni volta, una sensazione inedita. Di sotto in macchina, lo attendeva il suo collega Daniel Neri, di una decina d’anni più giovane di lui ma sveglio abbastanza per andargli a genio. Lavoravano insieme da sei anni. Neri era quello che più si avvicinava ad un amico per lui. Se non altro lo stava a sentire. Si buttò in fretta sul sedile del passeggero, richiudendo lo sportello quasi simultaneamente.

“Buondì capo”,

“Stai scherzando vero?“,

Agguantò il “City Chronicles” dal cruscotto e diede uno sguardo ai titoli in prima pagina. Neri accese il motore e si immise sulla strada.

“Sembra che debba arrivare un’ondata di gelo” disse Neri.

“Uh-uh…” Guilliman mugugnò distrattamente, costretto nel solito limbo tra dare l’impressione di ascoltare e cercare nel frattempo qualche articolo che lo interessasse. Neri dal canto suo, sapeva di parlare perlopiù a vuoto, ma i silenzi gli mettevano ansia e riempirli con le parole per lui era quasi un obbligo. Si fermarono ad un semaforo rosso, le strade iniziavano a riempirsi di macchine e i cartelli dei negozi mutavano uno ad uno, da “Closed” a “Open”. Un timido sole faceva capolino da dietro alcuni palazzi. La città era sveglia ormai.

“Cos’era stavolta? Godzilla?” domandò Neri.

“Un ragno” rispose atono Guilliman.

“Beh, mi sarei aspettato qualcosa di meglio”,

“Era grande quanto tutta la camera da letto”,

“Ah…” Neri sorrise “Ora si che ti riconosco. Mi piacerebbe davvero capire cosa ti frulla in quel cervello”

“A questo servono gli psichiatri”,

“Patrick, andare a letto con la terapista, non è una terapia”,

“Mmm, devo fare qualche altra seduta prima di formulare ipotesi” rispose Guilliman abbozzando un sorriso che assomigliava più ad un ghigno tirato. Il detective non sapeva bene quale fosse il significato dei suoi sogni, o meglio, dei suoi incubi. Aveva doti deduttive eccezionali, che lo avevano aiutato a risolvere situazioni molto complesse. Fino a quando, durante un caso di pedofilia, fece incarcerare un innocente. In seguito alla risoluzione del caso, l’uomo venne scagionato e rilasciato ma non senza conseguenze per il detective che lo aveva incriminato. L’uomo vendette la sua storia ai periodici più importanti e fu ospite di molti talk-show. Fu la rovina per la carriera di Guilliman, da allora le sue intuizioni si tramutarono in orrendi incubi che agitavano le sue notti. Spesso sognava le vittime degli omicidi su cui indagava. Iniziò a dormire meno, ma ottenne solo il manifestarsi di allucinazioni e visioni mostruose, che lo perseguitavano ogni volta che crollava esausto in un sonno profondo, senza neanche rendersene conto. L’aria da duro alla Bogart con cui tentava miseramente di mascherare la sua inquietudine lo rendeva ancor più “strano” e ben presto, quella recita divenne cronica. 

Da qualche tempo vedeva una psichiatra, la Dottoressa Tracy Kemper, che aveva svelato il suo trucco dopo neanche mezz’ora. Tutto ciò deve esserle risultato molto attraente, dato che negli ultimi periodi le sedute terminavano quasi sempre in camera da letto, o sul divano stesso dello studio, ma in posizioni non proprio ortodosse per una sessione psichiatrica.

“Noi siamo usciti ieri sera” disse Neri una volta ripartito.

Guilliman alzò gli occhi al cielo “Non posso evitare di ascoltare questa storia, giusto?” rispose gettando il giornale spiegazzato sul cruscotto. Sapeva bene che il “Noi” si riferiva a Dan e alla sua nuova fiamma.

“Serata tradizionale stavolta” replicò Neri, guardando l’espressione contrariata del suo superiore “Pizza e un buon film al cinema”.

“Cinema? Dan, non dirmi che…”

“Abbiamo optato per il romanticismo” lo interruppe Neri “Il giardino dell’anima”,

“Cristo Dan…” Guilliman fece una smorfia di disapprovazione voltandosi a guardarlo.

“Non era male in realtà”,

“Cosa non faresti per portartele a letto”

“No no, mio caro. Stavolta voglio andarci piano, stavolta…”

“Stavolta è quella giusta, bla bla bla..” disse Guilliman voltandosi a guardare fuori dal finestrino. Neri sorrise, era consapevole che quell’uomo lo conosceva come le sue tasche, ma gli raccontava sempre tutto, come se si rivolgesse ad un saggio pellerossa. Svoltarono su Main Street.

“Ti hanno detto qualcos’altro al telefono?” domandò Guilliman.

“Non molto. Un corpo ritrovato in uno scantinato del college. Uno dei custodi ha chiamato la centrale. Di pattuglia in zona c’erano Dole e Moore, sono in attesa dell’arrivo del coroner e della scientifica”.

Quando arrivarono sul posto, notarono che erano due le volanti della polizia parcheggiate davanti all’ingresso del college. Una coppia di agenti stava transennando la via di accesso all’istituto e, vedendoli arrivare, gli fece segno di avvicinarsi. Un furgone grigio e squadrato era fermo in uno spiazzo antistante l’ingresso, coperto dalla neve, mentre un’elegante berlina nera era parcheggiata in uno stretto viale che correva lungo un lato della facciata frontale della scuola. 

Neri fermò l’auto dietro la berlina nera.

“Signori”, l’agente Dole gli andò incontro mentre scendevano dalla macchina.

“Ciao Jeff. Il Doc è arrivato?” domandò Neri.

“Di chi credi che sia quella?” disse l’agente indicando la berlina nera.

“Gli omicidi rendono bene” commentò Guilliman.

L’agente Dole indicò una delle volanti. “Il custode che ha scoperto il corpo si chiama August Bell. Ora è seduto in macchina con Moore, sotto shock”.

Mentre parlavano, le porte dell’ingresso del college si aprirono e due Yeti uscirono all’esterno. O almeno questo era quello che aveva pensato Guilliman vedendo i due operatori della scientifica con indosso il particolare abbigliamento necessario affinché non vi fossero contaminazioni della scena del crimine. Metà del viso era coperto da una mascherina bianca con una piccola banda di alluminio stretta sul naso, che lasciava intravedere solamente gli occhi. I due operatori trasportavano due grandi trolley di metallo e mentre si dirigevano verso il furgone scuro, attraversando lo spiazzo, uno di loro si voltò verso i due detective. Quello sguardo fu più che sufficiente per Guilliman e Neri. In un attimo si resero conto che la situazione là dentro, era peggiore di quanto potessero immaginare.

“Dan” disse Guilliman “Diamo ancora qualche minuto al signor Bell”.

Poi aggiunse voltandosi verso il collega “Entriamo”. 

Serie: Cuore Nero
  • Episodio 1: Prologo
  • Episodio 2: Il detective Guilliman
  • Episodio 3: Il ritrovamento di Lucas Dawson
  • Episodio 4: Il professor Robert Carlson
  • Episodio 5: L’interrogatorio
  • Episodio 6: Il Carlson-dentro-lo-specchio
  • Episodio 7: Analisi
  • Episodio 8: Non c’è altra scelta
  • Episodio 9: Un’ottima idea
  • Episodio 10: La scena del crimine
  • Episodio 11: Lui è qui
  • Avete messo Mi Piace4 apprezzamentiPubblicato in Narrativa

    Commenti

    1. Tiziano Pitisci

      buone le premesse per una storia crime in cui il duro detective inseguito (perfino in sogno) dai fantasmi del passato deve a sua volta catturare un mostro reale, nel presente. Questo gioco di inseguimenti, condito dal fluido e divertente fraseggio con Neri, rendono la storia godibilissima. Visto che è appena uscito il terzo episodio corro a leggerlo.

    2. Raffaele Sesti

      Secondo episodio decisamente migliore del primo, più fluido e credibile con il detective Guilliman con il giusto compromesso fra rozzeria e sagacia. La storia è un noir di altri tempi e i due nuovi personaggi sembrano delinearsi bene nei vari passaggi del racconto.
      Spendi qualche minuto nella rilettura; alcuni passaggi sono poco chiari (“La città era ancora immersa nel buio della notte e i PALLONI ALONI luminosi dei lampioni ai bordi delle strade”) mentre in altri ci sono dei refusi (“disegnavano sul SUO volto dell’uomo”).
      Spero di leggere presto il seguito.
      Alla prossima lettura.

      1. Daniele Baldestein Post author

        Grazie mille Raffaele! Hai ragione per i refusi, a volte la correzione automatica non è un aiuto anzi… Ahimè! Farò più attenzione. Grazie per i consigli e per dedicarmi il tuo tempo a presto!!!